Diario del viaggio di nozze F&B – sabato 4 luglio: rientro

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Il viaggio aereo verso Madrid è andato bene: eravamo anche vicini, finalmente :P

Ci sono stati un paio di momenti in cui l’aereo ha scrollato un poco e io ho avuto paura, ma spero lo shock da Linee di Nazca mi passi con il tempo.

Ho visto un paio di filmetti (Full Monty, era una vita che volevo rivederlo, e L’Appartamento, con Jack Lemmon e Shirley McLane, simpatico.

Arrivati a 10501766_10153383384329654_3111276082637760567_nper fortuna abbiamo pensato di informarci su come visitare la città. La prenotazione dei voli che era stata fatta per noi infatti prevedeva quasi otto ore di scalo, e passarle in aeroporto sarebbe stato delirante. Per fortuna agli uffici informazione erano tutti molto gentili ed efficienti, quindi abbiamo potuto capire subito come fare.
Abbiamo lasciato la valigia del mio bagaglio a mano in un deposito bagagli apposito (10€) e abbiamo preso il biglietto per il bus in partenza verso Madrid (altri 10€)
Verso le 13.30 eravamo già in viaggio verso la città! Siamo scesi in una delle piazze principali con l’idea di farci un girettino disimpegnato, tanto avremmo avuto occasione di tornare da lì a un mese e mezzo perchè saremmo tornati in Spagna ad agosto per il matrimonio di Bea e Andrea :)
Faceva veramente molto caldo (come dimostra la foto testimonianza: dopo aver preso tanto freddo in Perù ecco una bella botta di 47 gradi :P) quindi abbiamo fatto molte tappe per bere qualcosa di fresco e ristorarci all’ombra, comunque siamo rimasti con l’impressione che Madrid sia veramente una città stupenda e meriterebbe una visita di qualche giorno.
Mi piacerebbe visitarne con più calma le splendide vie pedonali e soprattutto i musei!

Sembravano stupendi anche i giardini che abbiamo visitato un po’ superficialmente.

Verso le cinque ci siamo avviati comodamente a prendere l’autobus espresso e siamo tornati in aeroporto con largo anticipo per fare tutto con calma.

11692706_10153383381019654_7213103656118082562_nIl nostro viaggio era ormai alla fine. Siamo scesi dall’aereo a Venezia verso mezzanotte, se non erro, e abbiamo fatto rientro a casa dove ci attendeva la nostra cat sitter, la mia mammina.

La domenica il tempo per qualche foto, i racconti principali, i souvenir, un mezzo bagno insieme sul fiume, e il lunedì eravamo già tutti e due al lavoro, per non farci mancare nulla ;)

In conclusione è stata un’esperienza splendida: spero di conservarne i ricordi meravigliosi a lunghi, penso che siamo stati davvero fortunati a fare questo viaggio e ringrazio nuovamente tutti coloro che lo hanno reso possibile :)

Diario del viaggio di nozze F&B – venerdì 3 luglio: ultimo giorno a Guayaquil

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030715Guayaquil (14)Caldo e sole a Guayaquil. Mi mancano le Galapagos, le loro spiagge e il loro mare.

 Ci siamo svegliati di nuovo piuttosto presto, sia per la luce sia per il traffico della città, sia per l’abitudine, immagino. Dopo una colazione al Ristorante La Canoa, di fronte all’albergo e a lui affiliato, siamo tornati al Parchetto Bolivar delle Iguane, perchè io desideravo una foto con un’iguana :)

Poi ci siamo avviati lungo il Malecon per raggiungere la Collina di Santa Ana, e il quartiere Las Peñas.

Alle dieci del mattino sia la passeggiata lungofiume sia il quartiere di Santa Ana erano come ancora addormentati. Probabilmente sarebbero stati più belli da visitare la sera ;)
Sotto la collina di Cerro Santa Ana c’è una viuzza molto graziosa in cui le facciate storiche sono dipinte di tenui color pastello e si affacciano sulla via delle belle balconate di legno: questo, abbiamo ricostruito, è la via che papà ricorda come la via del quartiere spagnolo.
Quando papà è stato in Ecuador era rimasto sbalordito dalla presenza improvvisa tra queste casette spagnole di una casa giapponese, costruita assolutamente in stile giapponese e quindi che saltava all’occhio in maniera davvero curiosa: avrei tanto voluto ritrovarla ma non è stato possibile, probailmente non esiste più purtroppo.
11707538_10153380751914654_8562321699776794429_nCi siamo avviati alla famosa salita turistica sotto un sole che alle 10 del mattino era già abbastanza cocente. Il quartiere è molto grazioso, ma nella quiete del mattino era deserto salvo che per la presenza, rassicurante e inquietante al contempo, di numerose guardie armate di tutto punto che sorvegliavano il nostro passaggio.
Li sentivamo comunicare con le radioline e ogni volta che uscivamo dal campo visivo di uno di loro sentivamo che comunicava alla guardia successiva che una coppia era passata e attendeva conferma che anche l’altra guarda ci vedesse arrivare. Davvero è stato l’unico momento in cui non ci siamo sentiti proprio tranquilli.

A un certo punto abbiamo tentato di lasciare la via principale per vedere se dietro un certo angolo si aveva una bella visuale del fiume per una foto, e la guardia ci ha sbarrato il passo indicandoci di tornare indietro che di là era pericoloso.. “no senor, es perigloso“… O_o

Siamo finalmente arrivati in cima, ma anche qui le eventuali attrazioni dal faro (una sorta di galeone spagnolo che fa servizio bar ma credo sia anche visitabile di suo) erano chiuse. Tutti i bar e i negozi di souvenir erano chiusi. Quando siamo arrivati fin su siamo stati gratificati da una bella vista, è possibile anche salire fino sul faro e godersi il panorama dall’alto. Tutto sommato è stata una piacevole escursione.

030715Guayaquil (50)Scendendo nuovamente ci siamo fermati a tirare fiato dal gran caldo in un baretto che era aperto e c’è stato il simpatico siparietto della cocacola: c’era un ragazzino a sevire al bar, e abbiamo ordinato una cerveza Alberto e una coca io. Lui porta la birra e poi mi dice che se aspetto un momento porta la coca.
Sparisce. Dopo un minuto lo vedo uscire in strada e andare di fronte in un altro bar: è andato a comprare lì la cocacola, evidentemente l’aveva finita, e poi con grandissimo stile me l’ha portata ^_^
Alla base del Cerro Santa Ana siamo riusciti finalmente a trovare un negozio aperto, una specie di corte interna in cui diversi espositori avevano allestito le loro bancarelle.
Abbiamo fatto una veloce visita anceh alla mostra nel Maac http://www.museos.gob.ec/redmuseos/maac/, il museo alla fine del Malecon.Era una mostra con numerosi reperti archeologici molto antichi, ben curata e bella, con una grandissima collezione di statuine e di vasellame.

Di fronte alla struttura vicina, un altro museo credo di cui non ho afferrato il nome, erano esposte delle fotografie enormi stampate su grandi pannelli che erano davvero stupende, in stile National Geographic con soggetto gli abitanti dei mari ghiacciati del polo nord, quindi foche orsi e pesci stupendi. Avremmo volentieri visitato la mostra relativa ma era chiusa da giusto un paio di giorni, sob.

10995640_10153380750874654_9153721009393941250_nPasseggiando lungo il Malecon abbiamo deciso di pranzare sul presto in un bel Cafè Victoria, ombreggiato e vicino a un piccolo stagno.
Il pranzo in sè è stato discreto, l’enorme gelato al gusto malaga che mi hanno servito dopo era davvero davvero buono.

All’ombra e al venticello si stava molto bene.

Rientrati in albergo abbiamo avuto tempo di fare una bella doccia e i chiudere, finalmente, per l’ultima volta la valigia.
In aeroporto abbiamo gironzolato un poco e fatto qualche ultimo acquisto di artigianato ecuadoregno e di souveir, trovando anche cose graziose.

Il nostro volo avrebbe fatto uno scalo molto lungo a Madrid, il giorno seguente, e speravamo di avere il tempo per visitare un poco la città.

E’ strano ripartire verso casa dopo una permanenza così lunga in luoghi così esotici. Pur essendo stanca e ben contenta di tornare a casa mi si stringeva il cuore al pensiero di ripartire: ogni meta che abbiamo visitato mi è rimasta molto impressa nel cuore, e non volevo che i ricordi sbiadissero nel tempo come eventualmente fanno.
A volte sembra quasi di non essere mai partiti, e che sia stato tutto un sogno…

Diario del viaggio di nozze F&B – giovedì 2 luglio: arrivo a Guayaquil

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11666293_10153379131439654_803784418316565513_nOggi è giovedì 2 luglio ed è il penultimo giorno di viaggio. Io sono a pezzi, stanchissima e con le spalle scottate dal sole. Mi dispiace molto lasciare queste isole di sogno, ma tornare a casa dopodomani non sarà male ;)

Quel mattino era prevista una visita ai crateri gemelli dell’isola, ed eravamo entusiasti all’idea. Peccato che abbiamo preso l’ennesimo paccone della vacanza, purtroppo: Fernando, il signore gentilissimo che ci accompagnava questa volta, era un personaggio super affascinante anche biologo tra l’altro, ci ha spiegato con grande chiarezza la formazione di questo cratere, la natura delle specie endemiche di qui e di alberi e volatili, sarebbe stato da ascoltarlo e farsi guidare da lui per ore: e invece “non c’era tempo” quindi la visita è durata 10 minuti e basta :( il percorso da fare sarebbe durato solo un’ora e mezza, avrei davvero voluto farlo! che dispiacere!
Il breve soggiorno in aeroporto prima dell’imbarco è stato gradevole, era molto ventilato e nonostante la coda ai check in eterna (era aperto solo uno sportello) abbiamo avuto poi il tempo di girellare nei negozietti e mangiare un’ultimo hamburger.
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Il breve volo per Guayaquil è andato molto bene: abbiamo trovato ad accoglierci una città molto calda e soleggiata.
La nuova guida (di cui non ho segnato il nome) ci ha accolti parlando in italiano (ma quando chiedevo alcune informazioni o non capiva o comunque non rispondeva).Ci ha accompagnati all’Albergo Continental 

che si è rivelato in buona posizione, piuttosto moderno e comodo: una camera spaziosa e luminosa che si affacciava proprio su Parco Bolivar, che credo proprio che fosse il parco delle iguane che aveva visitato papà più di trent’anni prima: che emozione!

Siamo subito usciti a fare due passi; prima meta il parco di fronte. Le incredibili iguane del parco, che sono davvero numerorissime, passeggiano placidamente sia nelle aiuole sia lungo le viuzze del parchetto, senza farsi il minimo problema a tagliarti la strada o a rubarti il posto su una panchina!
Non abbiamo visitato la Cattedrale e abbiamo optato per raggiungere il Malecon, il lungofiume, altro protagonista dei racconti di papà. Cercavamo il Mercato del Sur, il bellissimo mercato costruito da Mr. Eiffel: papà ne parlava con grande passione!
Adesso non è più usato come mercato bensì come location ospite per mostre d’arte. Comunque è una struttura molto suggestiva :)
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Abbiao percorso il malecon nell’altra direzione, la passeggiata è piuttosto gradevole. Stanno lavorando tantissimo per modernizzare tutto e diverse aree sono ben finite: ci sono locali e sul confine estremo anche un cinema (in mezzo alla passeggiata :P). Stanno lavorando a un parchetto alberato in cui speravamo di entrare a ripararci dal sole, e ci sono molte panchine dove riposare e monumenti; nel complesso è una bella zona.
Siamo arrivati sotto le coloratissime collinette di Guayaquil: i quartieri sono chiamati se non sbaglio Las Peñas e sono i più antichi, sono stati costruiti dopo un incendio di fine 1800. Quindi è qui, ho pensato, che si troverà senza dubbio il famoso Quartiere Spagnolo di cui mi aveva tanto parlato papà.
Abbiamo scoperto che sono zone piuttosto malfamate, ma che stanno trasformando il quartiere il più possibile in una zona turistica. Quantomeno per quanto riguarda la collina più verso il fiume..020715sGuayaquil (18)
Si può salire una scalinata molto bella di 444 gradini, che conduce al famosissimo faro in cima alla collina. Tutto intorno alla scalinata si affacciano negozietti, ristoranti, bar e locali. Chiaramente il quartiere vive di notte, ma purtroppo quando siamo arrivati al suo confine quella sera Alberto ed io eravamo ko. Troppo stanchi: abbiamo preferito rimandare al giorno dopo e farci portare da un taxi in un ristorante che la guida consigliava molto bene e pensare poi di tornarcene all’albergo sempre in taxi, che ci sembrava più prudente.
Forse con il senno di poi abbiamo sbagliato a rimandare la gita al giorno dopo..
 11692537_10153379133714654_4535430198564400718_nCosì siamo finiti a cenare al Pique e Pase, un locale piuttosto bello ed elegante; il menù è vastissimo ed è stato davvero difficile decidere cosa cenare, considerando che non avevamo più una fame da lupi dopo tre settimane di bagordi :D
Comunque sia è stata una piacevole serata, anche se ormai eravamo davvero cotti e pronti a tornare a casa :)

Diario del viaggio di nozze F&B – mercoledì 1° luglio: Santa Fè

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 Al mattino del 1° luglio ero sovreccitata.

12115785_10153599960399654_5966747765752692675_nCi siamo comunque svegliati presto, in linea con gli orari della vacanza, perchè come accennavo l’albergo è bellissimo ma la strada è molto rumorosa. C’erano numerosi galli nei dintorni, probabilmente nei cortili, e il loro canto unito al vociare di alcuni passanti e al passaggio di diverse macchine ci ha svegliato piuttosto presto.

Avevamo comunque dormito molto bene, quindi eravamo riposati.

Ho fatto colazione sperando di non soffrire il mal di mare durante la giornata, e alle 8 eravamo pronti: finalmente era una bella giornata di sole!

All’imbarcadero ci siamo trovati nuovamente sul nostro pontile, ormai conosciuto. I nostri compagni di viaggio erano una famigliola di 4 americani, mamma papà e due bimbe simpaticissimi. Una famigliola più schiva e riservata sempre anglofona, origini sconosciute, papà mamma e bimbo. Una coppietta penso spagnola. Il gruppo in sè era piuttosto gradevole, educato e piacevole.

La guida Sandro Parades era un personaggio simpatico, giovane, che più o meno ci ha spiegato il programma della giornata.

12108763_10153599960289654_4613281717829875862_nAvremmo raggiunto l’isola Santa Fè, sulla quale non si può salire tranne che con alcuni permessi speciali. Avremmo fatto un paio di immersioni in due zone differenti, pranzato in barca e poi raggiunto una spiaggetta sulla via del ritorno dove avremmo potuto fare un ultimo bagno, non prima però di aver fatto una pescatina. Un programma eccezionale!

La prima tratta del viaggio è andata benissimo; da Santa Cruz a Santa Fè ci abbiamo messo circa 40 minuti; il mare era un po’ mosso ma niente di che, e durante il viaggio non me la cavo male: comincio a soffrire quando la barca si ferma all’ancora per lo più.

Arrivati in vista delle coste dell’isola abbiamo potuto avvicinarci e ammirare le famose Sule con i piedi azzurri, proprio quando cominciavo a disperare di vederle: che buffe! Sembra che abbiano immerso becco e zampette nella vernice azzurra :)

Abbiamo proseguito un pochino e il nostro motoscafo si è ancorato non distante dall’isola, in una bella zona lontana dagli scogli e con un fondale stupendo: era il momento della prima immersione!12074896_10153599960854654_6783271450006194267_n
Ci hanno dato pinne di misura e maschera e boccaglio, stavolta ben lavati in acqua saponata per non appannarsi. Sandro Parades si è immerso con noi e nuotando ha cominciato a indicarci dei meravigliosi branchi di pesci, coloratissimi o numerosissimi!  Alcuni erano piccolissimi, tipo branchi immensi di sardine, altri erano più grandi e azzurrini, color celeste chiaro.

Abbiamo visto anche una grossa stella marina giallo brullante, e poi è arrivato un branco di pescetti immenso, davvero immenso, che non sapendo cosa fosse dichiareremo “acciughine”. Era bellissimo nuotar loro vicino e vederle spostarsi in blocco.

La scena più bella per me è stata vedere arrivare un cacciatore locale: un gabbiano o un pellicano si è tuffato in acqua come un siluro per mangiare qualcuno di quei pesci, esplodendo una miriade di bollicine: ho sentito un botto fortissimo che era il rumore del suo tuffo nell’acqua, e ho visto una lunghissima colonna di bollicine, e ho capito cos’era giusto in tempo per vederlo risalire verso la superficie. Che esperienza :)

12074898_10153599961199654_8384350813614667669_nCi hanno lasciati stare in acqua tanto tempo, senza pressarci per risalire: i fondali sono davvero stupendi, avrei tanto voluto vedere nuotare anche una tartaruga! L’acqua dopo un po’ era freschina e mi sono rassegnata a risalire. Ci attendevano a bordo con un asciugamano pronto e con un piccolo aperitivo, che bella sorpresa! Sprite, banane, patatine e biscotti, per tutti i gusti! E’ stato molto bello sgranocchiare qualcosina in quel bell’angolino di mare.

Ci hanno poi portati nel secondo punto di immersione: di fronte a una colonia di leoni marini! Che spettacolo!

Era un bellissimo posto di fronte agli scogli, dove innumerevoli leoni marini dormivano oppure si tuffavano in acqua per nuotare con i turisti.

Quando ci siamo immersi ero davvero emozionata: ho scelto di rimanere per un po’ semplicemente ferma nell’acqua guardando sotto, a stella marina, perchè c’erano talmente tanti leoni marini in acqua che per vederli nuotare bene liberi e felici bastava star fermi e godersi lo spettacolo. E’ stato simpatico Sandro che mi ha vista lì ferma e deve aver pensato che non avevo coraggio, e quindi è venuto vicino a me per spronarmi a immergermi e ad avvicinarmi, che carino!

12106995_10153599962104654_2724692706925961942_nInsomma, chevvelodicoaffare, nuotare con loro è un’esperienza unica.
Eravamo attorniati: a un certo punto mi sono girata su me stessa, sott’acqua, e mi sono trovata davanti a meno di un braccio di distanza il musetto di uno di loro, anche infastidito che fossi così vicina: sono bellissimi, con quegli occhietti neri e il nasino i baffetti e le orecchiette.. verrebbe voglia di sprimacciarli!
A un certo punto sono andata per tirare il fiato vicino ad Alberto, che era seduto su uno scoglio, e lui mi ha tirata via bruscamente: la forma scura su cui stavo per cercare di sedermi non era un altro scoglio bensì un leone marino ^_^ erano davvero dappertutto, e vicinissimi!
Alberto è risalito a bordo prima di me ed è stato gentilissimo perchè così ha potuto farmi alcune fotografie: che bello!
Avevo ormai freddo quindi sono dovuta arrendermi anche io e risalire: non sarei mai uscita da quell’acqua meravigliosa!

Era ormai ora di pranzo e abbiamo trovato un tavolino imbandito con tutti gli ingredienti necessari per preparare dei buonissimi tacos! Insalata, carne, pesce, pomodori, salsine.. erano molto buoni e gli altri passeggeri erano gentili e civili, quindi ognuno si è servito in ordine e senza esagerare e c’era da mangiare per tutti.

12106752_10153599961969654_4073363000955656676_nHo approfittato per prendere un’altra xamamina perchè stare fermi all’ancora come sempre mi dava problemi, e presto siamo ripartiti: hanno montato tre grandi canne da pesca e hanno portato il motoscafo a un’andatura leggera e lenta, che lo faceva beccheggiare e rollare troppo, facendomi peggiorare il leggero mal di mare che avevo.
Quando finalmente una delle canne ha agganciato qualcosa hanno fatto perscare Alberto: alla fine ha tirato su un gigantesco e coloratissimo tonno, che è stato ampiamente fotografato! E’ stato divertente ma non proprio una pesca eccitante, è quasi solo una lotta di resistenza.

Presa la nostra preda, che pensavamo che sarebbe finita sul tavolo della cena dei nostri accompagnatori, abbiamo finalmente ripreso una bella andatura tornando verso Santa Cruz: mi piace molto stare al sole in barca, esposta agli spruzzi del mare: è stato rilassante e rinfrescante :)

Quando siamo arrivati hanno gettato l’ancora vicino a una spiaggetta da sogno: circondata di vegetazione e mangrovie, bianchissima e contornata da scogli nerissimi, con un mare verde acqua da sogno. Nell’acqua però nuotava anche qualche manta e qualche piccolo squaletto, quindi a fare il bagno io non ero proprio a mio agio. Inoltre l’acqua non era cristallina stavolta bensì molto opaca, probabilmente per la sabbia.11059863_10153599961154654_3420546125070613371_n

Allora abbiamo fatto due passi sulla spiaggia, scoprendo che non era possibile senza essere assillati da degli enormi tafani neri perniciosissimi! Insomma, spiaggia da sogno ma un po’ disagevole :D

Mentre noi sguazzavamo e facevamo fotografie i nostri amici ecuadoregni hanno iniziato a pulire il tonno pescato, gettandone i resti in acqua e preoccupandomi ancora di più per il discorso squaletti: infatti a un certo punto sono rimasta solo io in acqua, non volevo venir via come sempre, ma quando Alberto dal motoscafo mi ha avvisata che uno squaletto nuotava verso di me mi sono tanto spaventata da salire in barca così in fretta da farmi un livido contro un bullone sporgente :P
Ad aspettarci c’era una nuova sorpresa: salsa di soia, sashini di tonno appena pescato, e birretta fresca! Che servizio ;)

Il piccolo rinfresco consumato ammirando la spiaggia e avvistando ogni tanto una piccola manta e gli squaletti è stato la degna conclusione di questa gita indimenticabile!

12088319_10153599962249654_6757678581449046606_nDa lì purtroppo la strada per Puerto Ayora è stata brevissima e alle quattro eravamo già a terra. Io sarei tornata immediatamente in mare..
Non abbiamo ricevuto indicazioni (nè saluti effettivamente) dalla nostra guida riguardo a quello che sarebbe successo, quindi ci siamo considerati liberi e siamo andati per conto nostro. Avevamo ancora un briciolo di energie e ormai era un punto d’onore trovare i francobolli. La sera prima una signorina di un’agenzia ci aveva dato finalmente qualche indicazione più chiara.

Siamo andati fino alla grande statua della tartaruga, che segna un po’ la fine del paese prima dell’inizio del Centro Ricerche Darwin, e abbiamo lasciato la Charles Darwin Avenue per risalire in senso perpendicolare rispetto al mare: abbiamo chiesto nuovamente indicazioni per il correo e ci hanno indirizzati correttamente: finalmente ce l’abbiamo fatta!!! A quel punto abbiamo concluso la passeggiatona tornando verso il nostro albergo.

Verso le sette dopo esserci riposati un po’ siamo scesi nella hall, perchè il nostro programma diceva che ci sarebbe stata la solita cena prenotata. Una delle guide locali è venuto a prendere altre persone (la famigliola ormai conosciuta di vista) e ci ha dato indicazioni per la partenza del mattino seguente, dicendoci che invece per questa serata saremmo stati liberi!
Ci hanno suggerito di provare la food court locale, una via di bancarelle alimentari e ristorantini prevalentemente di pesce dove avrebbero accompagnato anche gli altri: è stato un bellissimo suggerimento! L’avevamo già addocchiata, e così ci siamo convinti a cenare lì: abbiamo selezionato la bancarella Renato’s e abbiamo ordinato la Langosta alla Plancha Alberto e Arroz con Langosta io.11240481_10153599962414654_3347769465047206098_n
Il cameriere non si è scritto le nostre ordinazioni, e per due volte è tornato a chiedere se volevamo Langosta o Langostina (scampi). E noi a insistere che vogliamo Langosta.
Poi viene anche la signora che gestisce il chioschio, chiaramente la padrona matrona, e ci chiede di nuovo con una langosta in mano se vogliamo proprio quella. Si grazie, chevidobbiamofirmareuncontratto per avere sta langosta?

Alla fine ce l’abbiamo fatta, ed entrambi i piatti erano squisiti :)

Dopo la cena abbiamo fatto due passi, anche perchè eravamo strapieni ed era la nostra ultima sera sulle isole.
Al pontile abbiamo visto due leoni marini in una scena tenerissima, erano su uno dei gommoni a riposare, e il piccolo stava tettando così rumorosamente da sentirsi a distanza e sopra al rumore del mare: lo potete sentire anche voi guardando questo video!
Ci siamo rilassati un poco su una panchina, appagati di questa splendida vacanza e cercando di convincerci di essere pronti a ripartire. Io no nlo ero per niente, sarei rimasta lì almeno un’altra settimana!

Diario del viaggio di nozze F&B – martedì 30 giugno: Santa Cruz

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La sveglia era di nuovo alle 5 di mattino. Ero preoccupata di dover di nuovo affrontare la traversata da Isabela a Santa Cruz quindi ho scelto di non mangiare quasi nulla.12115934_10153599971179654_2043628133329521315_n

E’ stato un piccolo dispiacere lasciare la Casita de la Playa e Puerto Villamil. Nelle luci dell’alba siamo tornati vicino alla Concha de Perla: tentazione fortissima di scappare ai piani prefissati e tornare a fare il bagno lì.
Con altri passeggeri siamo stati nuovamente caricati con la solita rocambolesca modalità sul motoscafo: il viaggio è stato molto più tranquillo, a livello di scossoni e mare, che era mosso ma non più grosso.

Purtroppo in realtà sono stata quasi peggio, perchè avevo molta fame ed ero debole, e la pastiglia di xamamina mi dava sonnolenza: ogni volta che mi calavano gli occhi iniziavo a soffrire il dolce moto delle onde.

Siamo scesi a terra dopo meno di due ore, ed ero allo stremo delle forze. Per fortuna avevo i biscotti e mentre attendevamo di essere raccattati come sempre da una guida, che tardava parecchio ad arrivare, ho sgranocchiato qualcosa. Dopo un bel po’ finalmente è arrivato un ragazzo che ci ha fatti portare in un nuovo albergo con un taxi, il North Seymur. https://www.expedia.ca/Santa-Cruz-Island-Hotels-North-Seymour.h9812039.Hotel-Information
Avremmo soggiornato lì due notti e siamo stati felici di vedere che è molto bellino e la nostra stanza era in una bellissima posizione, molto in alto, ampissima e luminosa, spaziosa e comoda.
Purtroppo la notte si è rivelata un po’ rumorosa ma pazienza. Abbiamo anche reincontrato i due romani che abbiamo disprezzato alla fine del viaggio in Perù per la loro mancanza di rispetto delle regole, ma per fortuna erano in partenza. Abbiamo subito fatto colazione in albergo (che freddo, c’era l’aria condizionata fortissima) e poi siamo andati a fare due passi allascopertas di Puerto Ayora.
Avevamo infatti la mattina libera: di nuovo non era una giornata di sole, il cielo era coperto e velato ma più luminoso. Mi sono anche un poco scottata le spalle :)
12065794_10153599972229654_1619132762483054089_nSiamo scesi verso il lungomare camminando su grasiosi marciapiedi di questa cittadina turistica. L’albergo essendo in posizione più periferica è in una zona leggermente più grezza, con tanti lavori in corso. Più ci si avvicina al mare e più le cose sono finite e curate, ci stanno lavorando tanto e il risultato è molto bello secondo me.

Abbiamo visto subito sulla sabbia dei leoni marini che si rilassavano, più o meno di fronte alla zona dei pontili del porto. Volevamo avvicinarci per fare foto ma essendo vicino a una caserma era proibito l’ingresso. Un militare, gentilissimo, ci ha visti ed è venuto a offrirci di scattare una fotografia con dietro di noi un leone marino, sullo sfondo. E’ stato un gesto stupendo anche perchè alla fine non ce ne siamo resi conto, sul momento, ma è l’unica fotografia che abbiamo insieme alle Galapagos :)

Sulla guida si parla del bellissimo mercato del pesce di Puerto Ayora: è davvero stupendo! E’ poco più di una bancarella in una piazzetta, ma è animata da una serie di animali mitici che vivono lì e rubacchiano o elemosinano un po’ di pesce dalle giovani venditrici.
E’ davvero incredibile :)

Ci sono pellicani (che la sera abbiamo visto dormire sulle mangrovie lì vicino) e leoni marini! Quando siamo andati noi ce n’era uno in particolare che elemosinava pesce con l’abilità di un bel cagnolino :) I pellicani cercano continuamente di rubare il pesce, e le venditrici hanno un bel lavoro a tenerli a bada.11403105_10153373235924654_5385014170694773598_n

Proseguendo sulla passeggiata del lungo mare a Puerto Ayora ci sono dei negozi di souvenir davvero incredibili, bellissimi, con oggetti di artigianato stupendi a ottimi prezzi. Uno in particolare specializzato in artigianato in legno è veramente meraviglioso. Abbiamo comprato alcuni souvenir di cui sono ancora super contenta.

Poi abbiamo cercato disperatamente i francobolli che non avevamo potuto trovare a Puerto Villamil: l’impresa si è rivelata ardua, perchè solo il Correjo li vende, ma farsi dire cos’è e dov’è non è stato facile: continuavano a darci indicazioni mooolto discordanti, lo abbiamo trovato solo il giorno seguente mi pare..

A pranzo ci hanno portati in un localino moderno e grazioso sulla passeggiata, dove abbiamo mangiato la solita sopa di antipasto che stavolta era eccellente e un pescado insaporito con una salsa al pesto, e alle due e mezza sono tornati a prenderci: con altre persone ci hanno portati alla nostra meta, che poi si trovava poco oltre sulla promenade ma curiosamente abbiamo raggiunto in auto.
Abbiamo visitato il Centro di Ricerca Charles Darwin, dove si possono osservare le iguane di terra e tantissime razze di tartarughe, e ti spiegano come le accudiscono; per aiutarle a sopravvivere le raccolgono dalle varie isole e poi le crescono qui per i primi anni, finchè sono in grado di cavarsela da sole: fanno anche loro degli allenamenti specifici. Poi le riportano esattamente dove le hanno prese!

E’ stata una visita semplice ma carina, rilassante e addolcita da una pausa gelato all’ombra :)

Siccome avevamo un poco di tempo prima di una visita successiva abbiamo potuto ammirare una spiaggetta lì vicino: è molto suggestivo essere sulla spiaggia bianca di conchiglie, circondata da rocce laviche nerissime e popolate di granchietti.

11402971_10153374470949654_4993860505779082561_nLa guida ci ha di nuovo caricati in auto e abbiamo viaggiato sotto un cielo uggioso verso un allevamento di tartarughe giganti delle Galapagos, la Reserva El Chato.
Come prima cosa abbiamo dovuto toglierci le scarpe e indossare degli stivali in gomma offerti dalla riserva, cosa che non ci ha messo proprio a nostro agio: però era necessaria, perchè la passeggiata si svolge quasi completamente nel fango e non c’è altro modo per non infangarsi completamente.
Le tartarughe sono davvero grandi, impressionanti: le si osserva a una certa distanza, per non disturbarle.
La passeggiata si conclude un po’ senza anticipazioni con una micro escursione in un paio di grotte naturali, di cui una ha un tratto di buio pesto che fa molta impressione: per quanto non abbiamo capito come mai ci sia questo giro, è stato comunque divertente ed interessante :)

Nella tettoia – ristorante del centro ci hanno poi offerto una bella tazzona di Erba Luisa, che abbiamo sorseggiato riposandoci e godendoci il relax di quel pomeriggio.

12112427_10153599975134654_4657069750277853139_nRientrati in albergo, dopo una bella doccetta rinfrescante siamo stati accompagnati a cenare al ristorante Il Giardino, l’unico che a vederlo dalla strada noi avremmo scartato perchè troppo italiano :D

Ci siamo trovati benissimo e il locale è molto bello: eravamo seduti all’aperto e ci siamo goduti la brezza della sera, mentre ogni tanto un gatto veniva a farsi fare due coccole. Abbiamo mangiato tartine di antipasto, il pescado del dia e sulle note delle canzoni di Bon Jovi abbiamo mangiato un ottimo gelato e una torta di banana!

Abbiamo ripreso poi la nostra passeggiata sul lungomare: la piazzetta del mercato del pesce era addormentata, nel senso che i suoi clienti abituali (pellicani e i due leoni marini) dormivano della grossa il sonno dei giusti.

Tornati al porto dell’imbarcadero abbiamo vissuto nuove avventure: di notte si popola di leoni marini che dominano felici il pontile di legno, e in mezzo ai turisti entusiasti gironzolano come se niente fosse e fanno un po’ di show.

11207283_10153599975404654_1745764161639852109_nQuella sera in particolare c’era un gruppo che noi abbiamo identificato come una famiglia, mamma papà e cucciolo. Il cucciolo era frenetico, non ne voleva sapere di andare a dormire, perciò continuava a tormentare gli altri due: e sali, e scendi, e mordi, e spingi, e salta sulla panchina, e torna giù, da morire dal ridere :) siamo stati a lungo a ridere delle loro avventure e a guardarli, e dopo aver ammirato nuotare nell’acqua del porto, dall’alto, uno squaletto e una manta, ci siamo dichiarati soddisfatti e siamo andati verso l’albergo.

In definitiva è stata sicuramente la giornata più sottotono di questa visita alle Galapagos, ma comunque una giornata serena e bellissisma, e le premesse per l’indomani erano emozionanti.
Sul momento, arrivati a Santa Cruz, abbiamo avuto un po’ paura di prendere un bel bidone.
La nostra agenzia infatti evidentemente non aveva prenotato come da noi richiesto l’escursione a Santa Fè che speravamo di fare, e da Isabela ci avevano detto che non potevano aiutarci ma che avremmo dovuto aspettare di essere a Santa Cruz per prenotare qualcosa.
Con gli sforzi congiunti nostri e dell’agenzia via mail abbiamo in qualche modo insistito, e il ragazzo che ci ha accolti quella mattina aveva accennato che alle otto avremmo avuto l’occasione di fare l’escursione richiesta.
11014900_10153374484054654_5951692632510989367_nAndando a cena quella sera stessa i nostri tre accompagnatori ci avevano chiesto cosa avevamo in programma, e si erano detti ignari della famosa escursione a Santa Fè. Qualcosa era andato storto! Ci hanno chiesto se avevamo prenotato la gita o meno, e quanto avremmo dovuto pagare e se eravamo sicuri. Quando abbiamo comunicato loro il prezzo (piuttosto elevato) che ci avevano detto, hanno confabulato un poco e improvvisamente si sono detti sicuri che avremmo fatto la gita, confermandoci l’appuntamento delle 8. La cosa era forse un poco sospetta, ma non ci importava.
Abbiamo chiesto loro se avremmo potuto fare snorkelling e ci hanno confermato, con mia somma gioia, che la gita era quasi tutta di snorkelling e che ci avrebbero fornito tutto l’occorrente loro stessi il giorno dopo.

La cosa mi ha riempita di gioia e siamo andati entrambi a dormire con il sorriso e con grandissime aspettative.

Diario del viaggio di nozze F&B – lunedì 29 giugno: Isabela

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 290615Isabela (11)Il 29 giugno è stata una delle giornate più belle di tutto il nostro viaggio.

La sveglia era ancora settata sull’ora del Perù, pertanto è squillata impietosa un’ora prima di quando avrebbe dovuto.

Quindi alle 5 invece delle 6. Evidentemente non era nostro destino dormire! A quel punto dopo aver poltrito un poco ancora abbiamo deciso di sfruttare la situazione e di andare a esplorare un poco la splendida spiaggia. Il cielo quel giorno era ancora molto coperto quindi non ci siamo potuti godere appieno l’alba, ma lo stesso è stato stupendo.

Vento, sabbia, oceano, e sulla spiaggia impronte di iguane. Granchi e pellicani, e le stesse iguane nere appostate sugli scogli. Che bello! E’ stata una passeggiata splendida. Avrei anche avuto voglia di fare un bagno, ma le onde erano così grosse e il cielo così coperto da non mettere proprio tanta voglia di tuffarsi in serenità.
290615Isabela (5)Siamo rientrati all’hotel e abbiamo fatto una abbondante colazioe, e alle 7.30 ci sono venuti a prendere. Abbiamo viaggiato in una jeep con un autista giovanissimo  e una ragazza inglese molto appariscente, dal nome Charlotte. Considerando che il suo nome era assolutamente coordinato con il personaggio (come lo pronunciava sembrava mancare la C davanti e il “te” finale) e considerando che per una escursione sul vulcano è venuta vestita con una canottina semi trasparente e dei jeans corti così corti e bassi da mostrare comodamente il perizoma di pizzo, ancora mi stupisco che il povero ragazzino sia riuscito a guidare senza cadere vittima di un infarto.

Gita sul Vulcano Sierra Negra

290615Isabela (18)Un signore ecuadoregno, piccolino di statura, gentilissimo e in gamba ci ha fatto da guida per questa stupenda escursione. Eravamo 10 gitanti e ci ha guidati e accompagnati lungo il sentiero, vestito di abiti tecnici e con uno zainetto delle tartarughe ninja. Abbiamo percorso i primi 4 km sino al primo Mirador, e sono stati il tratto più duro: spesso in salita. Ho cominciato a dubitare di riuscire a sopravvivere dignitosamente a tutta l’escursione, essendo fuori allenamento. Per fortuna mi sbagliavo, e dopo aver ingranato Alberto ed io abbiamo onorevolmente macinato tutti i chilometri  rimanenti.
In questo primo punto panoramico si può osservare il cratere più giovane, di soli 60 anni fa. La lava è nerissima. La giornata era sempre molto coperta e spesso ha piovviginato, e me ne dispiacevo: invece probabilmente è stato meglio così perchè in battuta di sole avremmo veramente patito il caldo.
Il panorama era molto suggestivo: un cratere così grande da avere i confini persi nelle brume del mattino, nebbie nate dalla terribile umidità che c’era, e tutto intorno una vita ricchissima di insetti, piante, uccellini (tantissimi i fringuelli di Darwin) e animali: lungo il cammino più avanti abbiamo incrociato il cammino di una splendida enorme tartaruga di terra, che al nostro rientro diverse ore dopo era grossomodo sempre ferma lì ^_^

Poco dopo dalle nebbie che avvolgevano alcuni tratti del sentiero sono sbucati alcuni cavalli.. considerando che il primo di loro aveva solo il muso quasi tutto bianco e sembrava un teschio, è stata una apparizione piuttosto suggestiva :D

290615Isabela (30)La gita è stata ragionevolmente faticosa, con diversi momenti di pausa.
Abbiamo raggiunto presto un paesaggio estremamente suggestivo, che mi ricordava senza dubbio la Mordor della mia fantasia. Nonostante questo alcuni cactus continuavano a crescere lungo il sentiero, e in uno di questi abbiamo visto il bellissimo nido a forma di horno di un uccellino hornero, il quale poco dopo è sbucato dal suo nido apposta per farsi fotografare.

Intorno a noi c’erano rocce gialle sulfuree, spettaccolari corridoi di lava rimasti cavi dopo la colata, e enormi fosse e burroni nel cratere. Sicuramente non sono i miei panorami preferiti, ma sono spettacolari.

Quando siamo arrivati sulla cima, il punto finale della nostra escursione, abbiamo potuto mangiare. A ognuno di noi era stato fornito un sacchetto con un frutto, un panino, un pacchetto di biscotti, una bottiglia di acqua e un succo di frutta. Il vulcano è immenso e non se ne vedevano nemmeno i confini.

Una scarpata in pietrisco conduceva a una pietrona posizionata sul ciglio del burrone: sono scesa come tanti altri per scattare una foto ma una volta lì non mi sono certo sentita di mettermici in piedi, che impressione! Nella foto non rende l’idea di quanto era alto ;)

Il rientro è stato molto piacevole nonostante fossimo stanchi: eravamo tremendamente soddisfatti di noi stessi, e le emozioni della giornata erano solo appena cominciate.
290615Isabela (50)Rientrati al nostro albergo avevamo un’oretta di tempo prima che Fernando venisse a prenderci per la seconda attività prevista, sulla quale nutrivo grandissime aspettative: lo snorkelling in una baia chiamata Concha de perla. Abbiamo usato il tempo concesso per mangiare, dato che nonostante il lunch box avevamo un certo appetito, e ci siamo fermati in uno dei bar dietro al nostro albergo, il Mary Sol.
Tavoli di legno tipo banchi di scuola, sabbia ovunque, e una gigantesca tv su cui proiettavano il Signore degli Anelli-Il ritorno del Re in spagnolo ;)
Abbiamo ordinato due hamburger e il mio hamburgesa de queso ha creato un po’ di scalpore: li sentivo chiedersi se era de queso o con queso, abbiamo mandato in totale sbattimento la famigliola che gestisce il bar, è stato davvero comico: alla fine si sono decisi su una ricetta e io ho mangiato un hamburger con formaggio super buono :D
Per digerire ci siamo concessi un poco di relx sulla amaca dell’albergo, di fronte alla spiaggia e al mare: è stato stupendo!

Snorkelling alla Concha de perla

290615Isabela (60)Tempo di metterci i costumi, e via. Fernando ci è venuto a prendere e ci ha portati in un negozietto ad affittare le pinne della nostra misura e maschera e boccaglio, poi in auto ci ha portati nuovamente vicino al molo dove eravamo sbarcati il giorno prima.

Ci ha condotti alla baia: avevamo portato con noi solo i vestiti che avevamo indosso, perciò non abbiamo potuto fare foto. Per mostrarvi di cosa parlo rubo delle foto online. Mi sono molto pentita di non aver portato nemmeno una semplice macchinetta kodak subacquea, quando torneremo in questo paradiso in terra (perchè voglio tornare) rimederemo con più saggezza.

La baia si raggiunge attraverso un pontile di legno che serpeggia in mezzo alle mangrovie. In mezzo al sentiero dormono a 4 di spade enormi iguane giallastre, incuranti di chi passa loro intorno.
Il pontile termina in un moletto di legno a cui è ancorata una sorta di boa che permette, con una scaletta, di scendere in acqua.
La baia è leggermente riparata dagli scogli e le onde dell’oceano, spezzate da queste barriere naturali, non colpiscono più con la loro forza. Fernando ci ha mostrato dove invece le correnti tornano forti e ci ha proibito di nuotare verso quelle zone, pericolose.

Ci ha salutati dandoci appuntamento due ore e mezza dopo.

290615Isabela (61)Ci siamo immediatamente immersi. Ero così emozionata da riuscire a infilarmi maschera e boccaglio senza pensarci troppo. E poi appena immersi l’emozione era già moltissima: pesci coloratissimi e simpaticissimi ovunque si guardasse, ricci di mare, anemoni: un fondale meraviglioso che si alzava a tratti a sufficienza da riposarsi posando con delicatezza i piedi sugli scogli scivolosi, e a tratti si inabissava maggiormente. Ci siamo presi per mano con Alberto e insieme abbiamo nuotato in mezzo alle mangrovie, e all’improvviso da un brando di piccoli pesciolini argentei che nuotava dritto di fronte a noi è sbucata la forma grossa, scura e sinuosa di un leone marino!
E’ stato incredibile, ha nuotato proprio verso di noi e ha iniziato a giocare letteralmente con noi. Passava da uno all’altra, nuotandoci così vicino da poterlo quasi sfiorare: ancora un po’ e affogo per l’emozione, ero senza fiato. Si tuffava in profondità guardandoci, roteava e tornata sul pelo dell’acqua, e poi giù di nuovo invitandoci a seguire le sue movenze: è stata un’esperienza incredibile.
Abbiamo vissuto questo momento speciale tutto nostro perchè eravamo soli in quella zona della baia da soli, poi anche altri turisti si sono accorti della presenza del leone marino e noi ci siamo ritirati a riprendere fiato, lasciando spazio anche a loro.
290615Isabela (59)Eravamo contentissimi e abbiamo continuato a sguazzare nella parte della baia più isolata e senza persone, più vicina al confine proibito.
Ci siamo fermati un momento sugli scogli a pelo dell’acqua che delimitano quelle zone e Alberto si è subito accorto di una presenza da me tanto desiderata. Avevo appena fatto in tempo ad appoggiarmi allo scoglio e a dire che la mia giornata sarebbe stata ancora più perfetta se mai avessi visto un pinguino, che Alberto mi ha indicato una forma a pelo d’acqua: da non crederci! C’era effettivamente uno splendido pinguino delle Galapagos che nuotava a fianco a noi.

Sono rimasta immobile dov’ero per la paura di spaentarlo, ma era concentratissimo nella caccia. Mi nuotava davanti, anche a meno di mezzo metro, e siamo rimastifermi a guardarlo stupefatti e felici: nuotava un po’ sott’acqua, e poi emergeva facendo capolino con la testa ed emettendo un piccolo verso delicato (tipo “mè”), e poi giù di nuovo sott’acqua. Me lo sono guardato bene, felicissima: era proprio stupendo. E a un certo punto, rapido come era comparso, è sparito.

Abbiamo continuato le nostre esplorazioni passando anche dalla zona dei coralli; purtroppo la maschera si appannava spesso. Abbiamo visto uno splendido pesce palla, e altri pesci molto grandi che ci indicavamo l’uno con l’altra senza però sapere cosa fossero. Abbiamo provato anche ad andare nella zona dove la corrente era un po’ più forte ma non ne valeva la pena; l’unica cosa scomoda era la presenza dei tafani, che venivano a infastidirci appena sbucavamo un poco dall’acqua.img_2005

Rientrati nella prima zona vicino al pontile abbiamo ritrovato un leone marino, che però sembrava meno incline a giocare. Si capiva proprio che gli davamo fastidio. Si avvicinava l’ora dell’imbrunire quindi anche lui aveva iniziato a cacciare. Molte delle persone stavano facendo armi e bagagli, e il comportamento degli animali intorno a noi cambiava per la caccia della sera.

Ci siamo fermati a guardare gli scogli pieni di vita. Alcuni granchi rosso fuoco e due uccelli, forse dei cormorani delle Galapagos, hanno iniziato ad appostarsi per la caccia. Noi, fermi fermi nell’acqua, siamo stati spettatori di vari tentativi di uno di loro che però fallivano, finchè l’altro degli uccellini ha acchiappato un pesciolino. Abbiamo riso mentre il primo sembrava rosicare tantissimo. Era un poco in bilico su un ramo di mangrovia, e quando ha alzato una zampetta per grattarsi ha perso la presa ed è scivolato giù. Poi è andato  a protestare dall’altro e il loro alterco ha spaventato il granchio che era lì vicino, che è cascato in acqua. Non vi dico le risate!IMG_5863

Dopo aver osservato ancora un poco il leone marino ci siamo avviati per uscire dall’acqua. Io però non volevo ancora mettere fine a questa esperienza e nonostante fossi infreddolita sono rimasta dentro. Improvvisamente una enorme forma nera mi è passata vicina: una manta, grande più di due metri. Impressionante! Ero così sovra eccitata che non ho nemmeno avuto paura (Alberto sostiene che fosse una razza, e lui ci teneva tanto a vederne una: se l’è guardata da sopra il pontile, ammirandola dall’alto mentre mi nuotava placida vicino. Faceva molta impressione e me la sono guardata per bene. Poi quando si è diretta verso di me mi sono un po’ impressionata e mi sono allontanata, e finalmente sono uscita dall’acqua.

Mentre tornavamo all’albergo accompagnati da Fernando non smetteva di battermi forte il cuore: tutte le splendide emozioni di questa esperienza si alternavano rapide in me ed ero sovreccitata come non mai: vorreri ripeterla cento volte!

Dopo la doccia e un po’ di relax in camera abbiamo fatto due passi in Puerto Villamil cercando francobolli e acquistando piccoli souvenir e cartoline nei negozietti.

Abbiamo cenato di nuovo a El Faro , dove stavolta ci hanno servito un’ottima zuppa e del pesce con una salsa ai gamberetti e riso bianco: di nuovo un’ottima cena.gyclgwaw-1327155919-700x525

All’albergo abbiamo dormito di nuovo benissimo, nonostante fossero arrivati dei ragazzi in gruppo e facessero un po’ di cagnara. Eravamo gratificati dalla splendida giornata appena vissuta :)
Io tornerei a Puerto Villamil subito, e ci trascorrerei almeno 4-5 giorni alternando escursioni come quella sul Sierra Nigra a infiniti bagni nella baia Concha de Perla. Assolutamente uno dei posti più emozionanti che io abbia mai visitato.

Le emozioni di quel giorno

Quel giorno stesso, la sera, ho scritto queste considerazioni:

Non ci sono parole per descrivere la giornata di oggi.
La gita al vulcano è stata bella, faticosa, umidissima, gratificante. Dopo aver pranzato e fatto un poco di siesta sulle sedie sdraio di fronte all’albergo siamo stati portati prima a scegliere pinne maschera e boccaglio e poi alla Concha Perla.
È vicino all’imbarcadero, è una baia protetta da formazioni di scogli quindi per lo più senza corrente forte e molto riparata dalle onde dell’oceano. Mangrovie la circondano e il fondale spesso è costituito di scogli alti su cui ci si può accoccolare.img_2003

In acqua abbiamo visto miriadi di pesci curiosissimi il cui nome ora mi sfugge, pesci anche grossi splendidi, un pesce palla (!!!) Ma soprattutto.. appena entrati in acqua siamo andati solitari vicino alle mangrovie e da un branco di pescetti di fronte a noi è sbucato un leone marino, che si è messo a giocare con noi nuotandoci così vicino da essere quasi toccabile. Non è possibile descrivere cosa sia vederlo che si tuffa e si gira nell’acqua e poi ti guarda come attendendo che lo faccia anche tu. Tu gli nuoti dietro e lui torna e ti passa vicino. Quasi ti sfiora. È davvero incredibile! Eravamo solo noi tre e finché gli altri non si sono accorti di cosa succedeva è stato un momento solo nostro. È stato bellissimo!

 Subito dopo in una zona dove di nuovo eravamo solo Alberto ed io ci ha avvicinati un pinguino. Un pinguino!!!
Si è messo a cacciare a meno di mezzo metro da noi, su e giù nell’acqua! Mamma mia…

 Dopo due ore in acqua non sarei ancora uscita. Non sarei mai uscita!
Abbiamo nuotato di nuovo con il leone marino e poi quando Alberto era già uscito dall’acqua ho visto una forma nera.. enorme…e vicino mi è passata maesosa una manta enorme! È stato incredibile.

 Mentre ci asciugavamo c’erano vicino a noi enormi iguane e sulla spiaggia non distante altri leoni marini addormentati che parevano Morwen quando le prende l’abbiocco.

 Indimenticabile.
Vado a dormire cullata da queste sensazioni.

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Diario del viaggio di nozze F&B – domenica 28 giugno: Galapagos

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  280615Isabela (18) Quella mattina Romiro ci ha accompagnati all’aeroporto in perfetto stile sudamericano: tardissimo, con calma e senza alcuna preoccupazione del fatto che ci fosse troppo poco anticipo rispetto all’orario di partenza del nostro volo.

Partire con il volo da Quito verso le Galapagos significa fare forzatamente scalo a Guayqauil, dove alcuni passeggeri scendono e altri salgono, e passare numerose file di controlli molto rigidi.

Le Galapagos infatti sono una riserva marina e parco nazionale, protette da regole ferree volte a proteggere l’ecosistema dell’arcipelago. I bagagli dei visitatori perciò vengono controllati accuratamente e bisogna dichiarare di non importare ed esportare nulla, nemmeno un sassolino teoricamente. Si paga anche una tassa d’ingresso, insomma le code e i controlli per imbarcarsi sono davvero tanti!

Romiro ci ha salutati dandoci giusto un paio di istruzioni ecuadoregne su come saltare meglio le code ed è ripartito. Siamo rimasti con un palmo di naso e piuttosto nervosi. Per fortuna evidentemente lì sono abituati a questi ritardi quindi ci hanno aiutati a fare tutti i passaggi dovuti e ci hanno in qualche modo aspettati, così ci siamo trovati seduti sul nostro piccolo aereo diretto a Guayaquil.
Il viaggio è stato piuttosto impegnativo per me, dal momento che dopo l’esperienza del sorvolo di Nazca l’aereo mi mette molto in difficoltà. Ad ogni movimento imprevisto o scossone avevo il cuore in gola, e partenza ed atterraggio erano momenti difficili.
Verso le due, dopo quindi tutta la mattina di viaggio in volo tra una cosa e l’altra, siamo arrivati a Baltra Island. L’aeroporto delle Galapagos   è un qualcosa di meraviglioso. Piccolissimo, rustico, installato nel mezzo del nulla brullo dell’isola, con le pareti con enormi spazi aperti che fanno passare l’aria calda e meravigliosa equatoriale.
Da qui in poi il trasporto è stato molto avventuroso: recuperi i bagagli e vieni indirizzato a prendere il bus con tutti gli altri turisti. Ressa per prendere i posti, i bagagli vengono più o meno scaraventati nel ventre del bus e ti chiedi se li rivedrai mai.
5-10 minuti di corsa in bus fino al mare. Imbarcadero: c’è un traghetto che in 5 minuti percorre i 30 metri di acqua che separano Baltra da Santa Cruz. Non c’è un ponte perchè così si evita che specie di animali non indigene dell’isola passino e mettano in pericolo le specie protette. I bagagli vengono lanciati sul taxi d’acqua e tu speri non in acqua.
Alcuni strani uccelli cominciano a volare sopra di te, e dopo 4 giorni in cui ti sembreranno dei draghi capirai che sono le fregate. Un pellicano si tuffa a bomba in acqua. Emozione.
Sbarcati su Santa Cruz ci hanno caricati su un’auto con altri 4 passeggeri e ci hanno portati attraverso tutta l’isola, un viaggio di circa 40 minuti durante il quale l’autista anche cercava di chiacchierare andando su e giù per questa strada a saliscendi, ma il rumore della vettura copriva molto della conversazione.
Arrivati a Puerto Ayora, la cittadina princpale di Santa Cruz, vieni lasciato di fronte all’imbarcadero con poche istruzioni e tanta confusione (e i tuoi fidi bagagli). Ti etichettano con un colore dividendoti per gruppi a seconda della destinazione, e a fianco a numerosissime persone tutte ammassate e confuse attendi speranzoso di essere imbarcato.
Lanciano nuovamente i tuoi bagagli su un motoscafo  e tu guardi verso l’orizzonte. Il cielo è nuvoloso e minaccioso, il mare è scuro e agitato. Anzi, l’oceano. Ci sono tante barche e navi da crociera e speri che il tragitto fino a Isabela, che dovrebbe durare massimo due ore, non venga fatto su questo motoscavo.
Sollievo, ti portano verso un altro, effettivamente. Panico: questo altro è solo di poco più grande, e dopo averci fatto stare non so come i bagagli di tutti ti stivano dentro con 20 persone. Addosso un giubbotto di salvataggio puzzolentissimo, che metti perchè nonsisamai, e alla guida un giovanotto 16enne.
E via!280615Isabela (25)
La traversata è stata veramente indimenticabile, un’esperienza impegnativa. Le onde erano grosse e il mare era mossissimo: il guidatore era effettivamente molto bravo e cercava di accompagnare le onde in quando i salti che facevamo con il motoscafo erano così violenti da farci sbattere prima la testa e poi il sedere. Il maldimare ha subito colpito molte delle persone a bordo, Alberto ed io per fortuna eravamo all’asciutto anche se essendo nella zona coperta del motoscafo non avevamo tanta aria fresca, ma le ragazze che rimettevano venivano fatte spostare verso il sedere dell’imbarcazione dove il vento e gli spruzzi forse le aiutavano a star meglio. Insomma descrivere lo stato di trance mentale in cui si entra in quei casi non è semplice. Cerchi un rifugio nella tua mente e in qualche modo ti diverti a cavalcare le onde, ricordandoti di quando eri bambina e andavi in gommone. Quando sono già due ore che sei lì però cominci ad avere paura di bloccarti con la schiena a furia di prendere colpi. Cominci a pregare che la xamamina presa abbia abbastanza effetto e cerchi di non guardare gli altri che vomitano. E ripensi a quando mesi prima, guardando Master And Commanders, hai capito che avresti voluto visitare le Galapagos e hai chiesto a tuo marito se l’idea, per il viaggio di nozze, gli andava a genio. E ti chiedi perchè invece non sei in un posto più tranquillo come l’Irlanda, e chi te l’ha fatto fare di essere lì.
Più di tre ore. La traversata è durata più di tre ore.
In tutto questo ricordo che eravamo partiti alle sette del mattino e in pancia, oltre alla colazione, avevamo solamente lo snack offerto in aereo (arachidi in sacchetto).
E quando ero lìlì per cedere anche io, abbiamo visto la terra. Ci hanno fatti spostare di nuovo (con lancio di valigie annesso) dal motoscafo al taxi d’acqua, che ci ha portati verso le spiagge; sono scesa traballante sul pontile di Isola Isabela,  e ho visto tutto intorno a me leoni marini. Sdraiati sulla sabbia, a panza all’aria. Sdraiati sulle panchinette lungo la strada. Nell’acqua. E iguane, parimenti rilassate a distanza ravvicinata da noi. Il cielo scuro da tempesta, il caldo umido soffocante, il mare mosso, la fame e i disagi sono immediatamente spariti mentre mi beavo della vista dei leoni marini sulla sabbia bianchissima e delle iguane appostate sulle rocce nerissime.

Ho capito “chi me l’aveva fatto fare”  e sono stata felice, in un modo che mi riempie il cuore nuovamente ogni volta che ripenso a quei giorni.

Purtroppo la nostra nuova guida, un omaccione coprulento che non emanava proprio voglia di lavorare, ci ha subito condotti via e io ero troppo stanca per insistere e fermarmi a fare due foto.

Sotto un tempo scuro, minaccioso e nuvoloso siamo arrivati in questo paesino stupendo di casette e strade di terra battuta che è Puerto Villamil. Meraviglioso. Per arrivare all’ingresso del nostro albergo La casita de la playa Fernando è passato dalla spiaggia praticamente, perchè l’albergo è proprio sul limite di una splendida spiaggiona di sabbia. L’hotel è rustico e dipinto di bianco, il rumore delle onde dell’oceano è onnipresente ed è stupendo. La nostra camera era bellissima, semplice e salata e umida come tutto il resto, con un finestrone gigante che dava sul lato oceano. Siamo stati proprio felici.
Una porta di legno dà sulla grande e spaziosa camera e un piccolo gego ci ha accolti sulla parete.
Eravamo stravolti e sporchi e stanchi. Abbiamo lasciato la valigia e ci siamo subito fatti accompagnare all’escursione concordata, che ahinoi non erano le tartarughe (ci hanno detto che avendo fatto tardi il posto aveva chiuso) bensì i fenicotteri. Che erano degli stupendi fenicotteri rosa in una piccola laguna a poca distanza dal villaggio.
Dopo la bella ma breve visita siamo rimasti soli: abbiamo preso due succhi di frutta al bar dietro l’albergo e ci siamo avviati sulla spiaggia nonostante il vento -e abbiamo fatto bene!
Sugli scogli neri di lava vivono centinaia di granchi, e dal molo di legno vivono e si riparano le Iguane Marine, nere come gli stessi scogli.
E’ stato bellissimo: ogni tanto un pellicano ci passava sulla testa ricordandoci ancora una volta in quale splendido posto esotico fossimo. Ci siamo avventurati in un tratto della spiaggia dove un cartello avvisava di prestare attenzione perchè si stava camminando in una zona di nidificazione delle iguane marine. Saremmo stati ore sul molo in legno e sugli scogli ma ormai era calato il buio, quindi abbiamo lasciato la spiaggia.280615Isabela (22)

Passeggiando per il paese siamo entrati in un piccolo market e ci siamo comprati dei biscotti e una scorta di acqua per l’escursione del giorno seguente.

La cena era già prenotata presso il Ristorante El Faro. E’ molto grazioso, tutto in legno, con dei bei dipinti sulle pareti raffiguranti creature delle Galapagos e i portatovaglioli in legno a forma di fregata e di sula dai piedi azzurri: ce ne siamo anche comprato uno di ricordo apposta, i giorni seguenti. Ci hanno servito il pescado del dia, dopo un antipasto di minestra di verdure e spaghetti al sugo (pure buoni): sembrava una specie di tonno con una salsetta all’arancia molto particolare e molto buona.
Davvero eccellente, e abbondante.. davvero stavo per scoppiare.
All’hotel abbiamo dormito come due pascià, con le onde del mare a cullarci e la ventola attaccata per muovere un minimo l’aria calda e umida della stanza.
280615Isabela (10)Ecco cosa ho scritto nel mio diario prima di crollare a dormire, quella sera:
Siamo rocambolescamente arrivati alla nostra destinazione. Sono un po’ stufa di trascorrere giornate intere a viaggiare. La nostra guida di Quito il sig. Romiro ci ha portati in aeroporto senza grande anticipo, e noi abbiamo patito molto di dover fare tutto di corsa. Ci sono code innumerevoli, controlli, documenti da compilare, visti, tasse e dichiarazioni da fare, tutto solo per accedere alle Galapagos. Sono giustamente molto esigenti e attenti.
L’aereo ha fatto sosta a Guayaquil per fare rifornimento di carburante e per caricare altri passeggeri.
Le pastiglie solite mi han permesso di dormicchiare anche se il volo era un po agitato.. temo di essere rimasta traumatizzata dal volo a Nazca.
Arrivati all’aeroporto delle Galapagos siamo andati in bus fino a un traghetto, cinque minuti ed eravamo sull’isola di fronte (Santa Cruz su cui torneremo) con i bagagli che ci seguivano sempre un po’ rocambolescamente. Tragitto in macchina attraverso l’isola e imbarco al volo su un motoscafo modello guscio di noce. Eravamo pigiati in 20. Puzza umidità poca aria giubbotto di salvataggio appiccicoso di sale vento e mare grosso. Una traversata spaventosa. In tre passeggere son state male e han rimesso. Io grazie alla pastiglia e agli anni sul gommone me la son cavata. Mi hanno comunque dato il sacchetto di plastica per prudenza ma non è servito :)
Ci abbiamo messo tre ore. Tre ore infinite di oceano agitato su una barchetta a riflettere su chi diavolo me lo abbia fatto fare. E sul fatto che dopodomani alle cinque del mattino mi tocca uguale il viaggio di ritorno.
Per fortuna a parte uno snack sull’aereo a mezzogiorno non avevamo mangiato niente!
Arrivati siamo stati gratificati dal vedere leoni marini sguazzare felici a pochi passi da noi nella spiaggia dove siamo sbarcati. Pellicani ovunque vicinissimi. Ma soprattutto i musetti delle otarie o cosa sono che sbucano dal mare e dormono sulla spiaggia.  Purtroppo non abbiamo nemmeno avuto il tempo di fare una foto che la persona che ci aspettava ci ha caricato in auto e portati all’albergo. Ha provato a nicchiare la gita prevista perché era si vede passata l’ora della fine della giornata di lavoro siccome siamo arrivati tardi. Niente tartarughe perché ha detto che il posto era  chiuso. Ci ha portati a vedere i fenicotteri rosa però!280615Isabela (28)Il paese in cui siamo è proprio sulla spiaggia. Strade di terra e sabbia :) tanti bambini che giocano in giro e ragazzini in bici. Spiaggia e baretti e ristoranti rustici. L’albergo è sulla spiaggia e la stanza è pulita e graziosa. Tutto è umido da morire, caldo umido, le onde dell’oceano fanno un rumore fortissimo e abbiamo un piccolo geco in camera.
La spiaggia è sabbia e rocce nere di lava vulcanica. Le quali sono popolate di iguane piccole e nere e di granchi rossicci. Speriamo di poter fare foto domani, oggi è calato il buio subito.

Domani gita al vulcano. Suderemo da morire. Con questo caldo umido si suda a star fermi! Purtroppo il cielo è molto coperto.
Poi snorkelling nella baia Cocha perla. Ci daranno tutto il necessario perché noi abbiamo solo i costumi.. non vedo l’ora di cacciarmi in bocca il boccaglio usato da altri. È un paese di grandi condivisioni.

Diario del viaggio di nozze F&B – sabato 27 giugno: Quito

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270615 Quito (48)Dopo la sfebbrata notturna mi sono sentita un po’ meglio; la colazione in albergo era ricca e abbondante e con tanta scelta, abbiamo fatto un piccolo banchetto e ci siamo preparati per la visita guidata alla città.

La signora americana Jane ci aveva parlato di Quito e di quanto fosse altrettanto sporca e disastrata come Cusco.
Quella sera ho scritto nel mio diario:
Comincio a sospettare che la signora americana parlando di Quito mi abbia fatto delle supercazzole tipo Amici miei.. non è per niente sporca come Cuzco né è mai piovuto e il sig. Romiro che ci ha fatto da guida stamani ha smentito a sua volta tali voci. Dice che vent’anni fa si era sporca e caotica ma il governo ha investito molto in togliere le bancarelle dalla strada, dando però agli ambulanti e ai venditori uno spazio apposta tipo mercato coperto e finanziandone parte delle spese. Ha finanziato lavori di restauro degli edifici del centro storico. Ha promosso campagne sulla guida sicura delle auto, sull’uso delle cinture di sicurezza e sul non uso del clacson.
Il risultato è una città tutto sommato pulita (meno cacche di cane di Savona, anche se non è che brilli eh) e sembra tranquilla.
La zona della città vecchia è resa bella soprattutto dalla conformazione del territorio che è a saliscendi e regala scorci sulle colline intorno a cui si trova. Le piazze e le chiese principali del centro storico sono molto belle. Pullulano di venditori non insistenti e di lustrascarpe.Abbiamo visto la chiesa più decorata d’oro del mondo e altre graziose chiese in compagnia della nostra guida Romiro, un simpatico ecuadoregno che pareva uscito da un fumetto. Ha vissuto diversi anni in Alassio e la sorella vive ancora lì dopo aver sposato un italiano che guida Porsche..
Rideva in un modo molto curioso ed esagerato, piegandosi addirittura in due, e ci ha dato l’impressione di improvvisarsi guida acculturandosi personalmente leggendo e informandosi. È stato simpatico e ci ha scattato molte foto. Il tour è durato poco più di due ore. Le chiese sono in grande fermento perché due giorni dopo la nostra partenza da qui verrà proprio a Quito e a Guayaquil papa Francesco!270615 Quito (9)Una cattedrale spicca perché invece dei soliti gargoyles ha decorazioni a forma di iguane, pinguini, delfini, pellicani e condor!
Siamo molto contenti. Ci ha fatto venir voglia di tornare a visitare il resto dell’Ecuador.
Romiro ci è venuto a prendere alle nove e mentre ci porta in giro nella Città Vecchia ci spiega la storia dell’Ecuador e di Quito.
Quito vuol dire “metò del mondo”. Quitoquara era il popolo che abitava queste zone; gli Inca sono arrivati da Cuzco e hanno conquistato tutta la zona unendosi agli indigeni anche tramite alleanze matrimoniali. Poi sono arrivati gli spagnoli, e ora più del 50% della popolazione è mestiza.Due parole su Romiro: è stato una guida simpaticissima, molto gentile e sicuramente memorabile.
Un omone imponente, spiritoso e sempre pronto a ridere: ogni tanto ci chiedevamo se ride sempre così o se si sforzava per essere più simpatico.. io penso la prima ;)
Ci ha dato l’idea di essere un gran trafficone, in senso buono, per lo stile che aveva nel salutare tutte le persone che incontravamo e i responsabili delle biglietterie delle varie chiese ed attrazioni. Più di una volta siamo entrati dal retro per evitare le code di turisti, e il modo di fare che aveva ci ha indotti a pensare che sia una guida fai da te, una persona intelligente che si è improvvisata a fare questo mestiere e che con ricerche e approfondimenti studia per conto proprio per sapere poi cosa raccontare ai turisti che gli vengono affidati. E’ stato molto bello averlo come accompagnatore e siamo stati contenti di conoscerlo, ed è stato interessantissimo sentirlo parlare appassionatamente del proprio paese e della propria cultura.

E’ stato attento a farci vedere le cose più belle, e a farci alcune fotografie. Il momento più memorabile è stato quando ci ha portati in un chiosco a bere due succhi di frutta artigianali, rassicurandoci che non ci avrebbero fatto male: ci ha fatto assaggiare Guanabana e Naranjilla, erano letteralmente squisiti, ma ci ha spiazzati bevendo tranquillamente anche lui dal nostro bicchiere: viva la condivisione! ^_^°°°

Ci conduce ad ammirare gli esterni della Basilica Del Voto Nacional: siamo poi tornati nel pomeriggio a visitarla perchè siamo rimasti affascinati dalla sua caratteristica più distintiva: i gargoyles foggiati ad animali dell’Ecuador invece che a demoni classici.

Romiro ci ha accompagnati alla Città Vecchia, dalla strada si vede la famosa collina El Panecillo, con la Virgende Quito che veglia sulla città.
Siamo stati nella bella Plaza Grande, animata da numerosi venditori che chiamano a gran voce per le proprie merci e da tanti lustrascarpe che lavorano con i numerosi impiegati elegantemente vestiti degli uffici che si affacciano sulla piazza; abbiamo visitato la Cattedrale, di cui non ho grandi ricordi ma che agli ecuadoregni è cara anche perchè ospita le tombe di due importanti protagonisti della storia di indipendenza dell’Ecuador, Mariscal Sucre e Garcia Moreno.
Romiro ci ha poi portati a visitare la Compagnia di Jesus, splendida negli interni. Guardatevi le foto online, è impressionante: è tutta ricoperta di oro e di finissime decorazioni, è un vero splendore.
Poi abbiamo visto Plaza San Francisco e l’omonima Chiesa di San Francisco, assolutamente la più bella. Pare che sorga ovviamente su un antico tempio Inca, e ha degli intedni davvero riccamente decorati; c’è un bel chiostro con dei pappagalli ed era allestita anche una piccola mostra di quadri. Nella chiesa c’era una funzione religiosa di ordinamento dei nuovi sacerdoti, il che ci ha resi ancora più discreti nel visitarla.

Dopo di che Romiro, la nostra guida spiritosa e dalla risata fin troppo facile, ci ha lasciati. Ci saremmo rivisti la mattina seguente per andare in aeroporto a prendere il volo per le Galapagos.

 270615 Quito (41)
Appena lo abbiamo salutato ci siamo diretti a piedi alla Basilica, che sorge in cima a una collinetta: è davvero molto caratteristica grazie a questi animali scolpiti nella pietra che protrudono dalle sue pareti: squali, tartarughe, pinguini, scimmie, iguane, coccodrilli, armadilli, delfini, e ancora pellicani, cormorani, gufi e puma.
Siamo potuti salire in cima alla Basilica, dove tra l’altro ci sono un baretto e un paio di negozi di souvenir. Proseguendo la salita si arriva all’altezza del grande Rosone frontale, dove una balconata permette di ammirare la navata e le arcate interne; si può camminare su una passarella di legno che conduce attraverso tutto il tetto della navata centrale, fino all’accesso alle due torri. Si sale fino a 115 metri di altezza e si può ammirare dai corridoi esterni il panorama della città e del famoso Panecillo, e per i più arditi c’è ancora la possibilità di arrampicarsi su una traballante scaletta di ferro su una delle ennesime torrette neogotiche della basilica, raggiungendo il suo punto più alto. Io ero già abbastanza provata dall’altezza, e Alberto il coraggioso invece è salito. Brr!

E’ stata una visita bellissima: tra l’altro di fronte si tenevano delle manifestazioni culturali (come in tutta la città, vivissima da questo punto di vista), e c’erano dei gruppi di ballerini che si stavano esibendo con costumi e musiche tipiche.

270615 Quito (84)Abbiamo pranzato piuttosto tardi in un locale super consigliato dalla nostra guida: il San Agustin Heladeria un locale storico davvero bellissimo! Abbiamo assaggiato qualche piatto tipico rimanendo super soddisfatti ma le dosi, abbondantissime, ci hanno messi ko! Nonostante questo ci siamo regalati una coppa di gelato, hanno dei gusti alla frutta sconosciuti e buonissimi. Abbiamo assaggiato di nuovo Naranjilla e Guanabana, e uvilla. Gnam.

Per tutto il resto del pomeriggio abbiamo passeggiato ininterrottamente su e giù per la città; la via più bella è sicuramente Calle La Ronda, nonostante di notte sia più bella ed animata. Ci sono numerosi negozietti artigianali che sono una vera delizia; in un negozio tutto solo di trottole di legno abbiamo acquistato una trottola per papà, e l’artigiano nonchè venditore ci ha dimostrato sul momento che la trottola funziona bene con una splendida esibizione di bravura: ha fatto volare la trottola in aria, lanciandola con il suo cordino, e se l’è fatta atterrare su una mano che ancora roteava perfettamente :)

270615 Quito (85)Siamo pian piano rientrati verso il Parco El Ejido e abbiamo camminato nel quartiere Mariscal finchè siamo arrivati al Mama Clorinda,  di cui avevamo letto molto bene. Essendo troppo pieni per cenare completamente ci siamo limitati a mangiare delle patatine e il dolce tipico Quilombo, un dolce di mais simile a un plumcake avvolto in una foglia: buono.
Nelle piazze di quella zona c’era una manifestazione gay coloratissima e rumorosa, c’era un concerto in piazza Foch e una folla incredibile di gente che ballava e festeggiava.
E’ stata una bella giornata conclusa degnamente!

Ora andremo a nanna. Domani partenza alle sette e mezza, e viaggio in aereo verso le Galapagos. Avremo un tragitto anche in barca e subito nel primo pomeriggio già una visita all’allevamento di tartarughe.
Pare impossibile.

 

Diario del viaggio di nozze F&B – giovedì 26 giugno: dal Perù all’Ecuador

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270615 Quito (1)  Il 26 abbiamo lasciato Cusco partendo con l’aereo verso Lima, che partiva alle 8.15 del mattino. altre levatacce naturalmente e corse incredibili.
Del cambio a Lima non ho particolari ricordi, così come dei voli: tanto meglio, evidentemente la stanchezza mi ha sopraffatta…
Da Lima con un cambio di volo ci siamo diretti in Ecuador.

Ero davvero emozionata. Avevo addirittura insistito per trascorrere un giorno intero a Quito e uno a Guayaquil prima e dopo la visita alla nostra meta principale, le splendide isole Galapagos. L’idea di tornare come rappresentante Traversa in quelle due città dopo più di trent’anni mi emozionava molto e mi ha resa in qualche modo orgogliosa. Andare alla ricerca di quei luoghi di cui papà mi ha sempre parlato, come per esempio il panettone di Quito o il quartiere spagnolo di Guayaquil, era per me importantissimo :)

 270615 Quito (2)
Purtroppo nel passaggio di confine il raffreddore iniziato il giorno prima mi ha stesa definitivamente, e il primo giorno in Ecuador avevo la febbre. Per fortuna viaggiavo con una vera e propria infermieria da viaggio, quindi un paio di aspirine mi hanno più o meno rimessa in piedi.

All’aeroporto è venuto a prenderci il fratello della nostra guida Ramiro- nome del fratello non pervenuto, ma molto simpatico. Mentre guidava dall’aeroporto a Quito -circa un’ora di macchina- ha chiacchierato molto ed è venuto fuori che lui ha sposato una signora di Alassio e conosce benissimo la riviera ligure: tutto il mondo è paese, eh? ;)

Dopo una breve pausa aspirina in albergo abbiamo deciso di fare due passi per conto nostro e siamo andati a girellare, perchè ero decisa di non farmi fregare dalla febbre. Più tardi quella notte ho sfebbrato un po’ e il giorno dopo stavo già meglio, per la cronaca.

La città è decisamente più moderna ed è in una sfera diversa dalle ultime città peruviane visitate. Gli ecuadoregni di Quito si stanno dando molto da fare per portare la città ai livelli di una capitale europea, però senza perdere troppo di quelle caratteristice eccezionali di individualità che può avere una città dell’Ecuador. Chissà come l’avrebbe trovata diversa papà :)

mo soggiornato per due notti in un albergo moderno bellissimo (che sollievo poter buttare la carta giù nel water per due giorni, che sollievo!!!) che si chiama Mercure Hotel.

Vicino c’è il Parco El Ejido che è bellissimo e animato di vita, era pieno di gente ed è stato stupendo gironzolare e osservare la vita locale, sia il venerdì sia il sabato seguente. C’erano diversi campetti di pallavolo e piccole squadre che giocavano secondo delle regole locali: una folla numerosa di  spettatori di ogni età scambia scommesse, vincite e perdite in base agli esiti della partita.
Ci siamo anche presi un gigantesco spiedino di carni da un venditore, è pieno di tizi con la griglia portatile che cucinano questi profumatissimi spiedi: impossibile resistere ;)
Abbiamo già scoperto che l’Ecuador fa concorrenza alla Inka Cola con una ennesima bibita gassata dolcissima ;)
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Subito dietro all’albergo abbiamo scoperto un negozio di souvenir meraviglioso in cui abbiamo fatto tanti acquisti, ma non quanti avrei voluto: pensavo di trovare altri negozi così stupendi e invece per esempio a Guayaquil non ho trovato un tubo, quindi mi sono amaramente pentita di non aver comprato alcune cose che avevo addocchiato!

Sempre girellando ci siamo imbattuti anche in un mercato strabiliante in cui abbiamo comprato ancora altre cose: hanno un artigianato locale fatto di madreperla vegetale, praticamente dei semi a buccia scura che dentro sono bianchi madreperla, costano pochissimo e vengono intagliati con grandissima maestria: sono spettacolosi!

Di negozio bellissimo in negozio bellissimo si è fatta sera. Qui gli orari di buio e soprattutto la temperatura sono ben diversi dal sud del Perù in cui eravamo solo poche ore prima. Un vero sollievo non dover mettere mille strati per proteggerci dal freddo: non ne potevo più di stare a zotto zero la sera come a Cusco ;) Nonostante questo l’arietta la sera era bella frescolina.

Per cena abbiamo improvvisato fermandoci in un locale chiamato Toro Carbon , e mentre mangiavamo carne buonissima abbiamo guardato la partita e poi ce ne siamo andati a letto non tardi: l’indomani Ramiro sarebbe venuto a prenderci alle nove per farci visitare Quito.

Diario del viaggio di nozze F&B – giovedì 25 giugno: Machu Picchu

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250615Machu Picchu (2)La giornata a Machu Picchu è stata indimenticabile, per quanto alla fine sia stata un po’ frenetica come tutto il resto del nostro viaggio.
Come avevo accennato normalmente il tour prevede di fare le cose con più calma partendo da Ollantaytambo, viaggiando verso Machu Picchu, dormendo poi ad Aguas Calientes e avendo così il tempo di visitare con calma tutte le splendide e famosissime rovine Inca.
Noi invece siamo partiti da Cusco e tornati a Cusco tutto in un giorno: stancante, ma ne valeva la pena!

La nostra giornata è iniziata alle 4. E’ stato traumatico. Faceva freddo e il mondo era buio e ostile. Il nostro pullmino è passato a prenderci con 20 minuti di ritardo perchè un altro gitante non si era presentato nella hall dell’albergo. Mentre viaggiavamo a rotta di collo sulle strade della Valle Sacra montane e tortuose a noi già note hanno cercato di accordarsi con questo poveretto (a cui pare nessuno avesse detto bene l’orario di partenza) e alla fine lo abbiamo recuperato in un paesino lungo la strada dove lui si è fatto portare da un taxi, perdendo ulteriore tempo per aspettarlo e tornando indietro per un tratto di strada.
Ho dei ricordi confusi del tragitto fino a Ollantaytambo. Nel bus faceva molto freddo e correvamo come disperati quindi per non temere per la nostra incolumità e per non soffrire mi sono lasciata scivolare in uno stato di semi incoscienza. Probabilmente qui sono stati gettati  i semi della febbre che mi è venuta un paio di giorni dopo: maldigola e raffreddore hanno cominciato a nascere e più tardi ho dato loro la botta finale: il vento freddo all’ombra di Machu Picchu ghiacciava il sudore sulla schiena, dopo che il sole andino faceva sudare un poco…
Scrivo nel diario:
a quel punto dovevamo recuperare il ritardo e il nostro autista ha percorso la strada verso Ollantaytambo con un po’ troppa velocità e fare le tortuose stradine di montagna si è rivelata un’emozione non richiesta. Meno male che non avevo ancora mangiato!
Alla stazione sono arrivata mezza congelata perchè in autobus c’era un freddo cane.

12032018_10153575910339654_2210789239711941634_nAbbiamo fatto una frugale colazione mentre tutti i turisti si accalcavano in questo baretto sui binari, e finalmente è giunto il momento di salire sul trenino per Machu Picchu.
Salendo in treno abbiamo incontrato di nuovo Maria, Josè  e Carmen con il marito: avremmo poi avuto modo di rivederli in cima a Machu Picchu e salutarci adeguatamente.

Il viaggio in treno panoramico verso Machu Picchu è davvero molto grazioso: il trenino è delizioso, con delle finestre anche sul tettuccio che permettono di guardare le vette delle Ande e bearsi degli splendidi paesaggi con più facilità. La valle, fertilissima, è ricca di di corsi d’acqua e di splendidi panorami.
Guardando online vedo che la nostra sistemazione era la Vistadome: infatti nel viaggio avevamo inclusi degli spuntini sia all’andata sia al ritorno con bevande calde e fredde omaggio. Il viaggio procede a velocità ridotta, è proprio un trenino panoramico.
Il ritorno sarebbe poi stato più lungo perchè la stazione di arrivo, se ho ben capito, sarebbe stata Poroy (più vicina a Cusco) e non Ollantaytambo.12009770_10153575913214654_7053620262060507798_n

Arrivati ad Aguas Calientes, il villaggio ai piedi di Machu Picchu. Sembra davvero grazioso e consiglio di soggiornare lì la notte, come già detto. Dopo una breve pausa in un’agenzia turistica (non so perchè… ci sballotavano facilmente perchè dopo 11 giorni di perù eravamo molto malleabili) siamo partiti con l’autobus che ci avrebbe condotti su.

ad Aguas Calientes ci hanno datto delle cuffiette con ricevitori per l’aiudio e la guida Victorci ha accolti e introdotti alla visita. E’ un peruviano che nel modo di fare ci ricordava molto Yoshi.
Victor è un peruviano molto alto, il che significha che è alto più o meno come Alberto e tra i suoi è considerato un gigante :) E’ una persona straordinaria e gentile e immagino che fare la IncaTrail con lui come guida debba essere un’esperienza mistica.

Il viaggio in bus verso la cima è molto avventuroso: l’autobus si inerpica su tornanti montani circondati da alberi e viaggia sul filo di alte scarpate: io ero tralmente elettrizzata da non preoccuparmene, ma ho visto Alberto piuttosto a disagio.
Per intenderci qui mi pare che si veda bene la strada che si percorre, quella zigzagante sulla sinistra.
Tra gli alberi a tratti, girando continuamente su questa strada tortuosa, sbuca la famigliare forma del monte di fronte alla famosissima fortezza Inca.
Avevo il cuore che batteva fortissimo e mi emozionavo tantissimo ogni volta che vedevo sbucare il monte tra gli alberi.

12002235_10153575911284654_592865175567645544_nTra l’altro faccio un sacco di confusione con i nomi, credo che quello che si vede stagliarsi alto dietro alle rovine nelle foto tradizionali sia il Huayna Picchu. Sulla sua cima parte un sentiero che in un’ora circa porta ai resti del Tempio della Luna, un tempio cerimoniale Inca; tutte le zone lì sono ricche di questi luoghi dispersi e suggestivi, e mi piacerebbe tanto tornare per vedermeli tutti :)
Ma sto divagando, e nel frattempo noi siamo arrivati alla fine della corsa dell’autobus e siamo finalmente alle soglie di Machu Picchu.

Dopo aver fatto una veloce fila con controllo all’ingresso si può approfittare del Sello, il timbro speciale di Machu Picchu, e apporlo sul proprio passaporto: ne sono molto orgogliosa!!! è bellissimo :)

Victor ci ha accompagnati su e giù per Machu Picchu raccontandoci tante cose interessanti sulla città, sugli inca e sulla loro cultura. Purtroppo avevamo solamente la mattina a dispozione, Alberto ed io, invece di poter stare lì tutto il giorno come altri visitatori; col senno di poi me ne pento amaramente, ma è stato comunque veramente stupendo.
Avremmo potuto tranquillamente saltare il pranzo e continuare la visita fino al momento di ripartire.. Dopo che il breve tour guidato ha avuto luogo, infatti, ogni persona aveva quanto tempo voleva per gironzolare nel sito. Ci sono diverse mini escursioni da fare -ad esempio verso il Tempio della Luna di cui parlavo prima- ma non avendone il tempo ci siamo limitati a salire dalla città (e vi assicuro che dopo tanti giorni di sveglia presto e tanta altitudine la salita per quanto all’ombra è stata durissima) fino ai punti più alti, per vedere il panorama.

E insomma, sali e sali. Ti fermi a bere. Mangi un pezzo di cioccolata e la offri a due guardie locali che dopo aver fatto un po’ i timidi la accettano e ti regalano un sorriso splendido. Sali ancora e finalmente sbuchi dal sentiero.250615Machu Picchu (49)
E Machu Picchu è ai tuoi piedi. E’ lì, sotto il sole, davanti a te, bella come l’hai sempre sognata.
Non nascondo che ho versato una lacrimuccia di emozione :°)
Che spettacolo, che batticuore: come sono stata felice di vederla!!!

Non saprei dire quando è iniziata la mia passione per il Perù. Penso sia dovuta a quando papà era stato in Ecuador per lavoro e aveva acquistato questa musicassetta chiamata El Condor Pasa, di un gruppo chiamato Machu Picchu.
Da bambina l’ho ascoltata fino a consumarla e ora ho addirittura la copia in cd.
Ascoltavo questa lingua esotica, gli strumenti musicali così strani, il declamare con teatralità alcune introduzioni, e disegnavo. C’è stato un momento in cui l’ho anche portata a scuola, alle elementari, per un esercizio di classe in cui bisognava ascoltare musica e disegnare ciò che la musica ci evocava alla mente.
In qualche modo il nome Machu Picchu, le musiche peruviane e le immagini di questa antica città inca hanno messo radici nel mio subconscio e mi hanno affascinata infinitamente.

Insomma trovarmi di fronte a questo luogo delle fantasie della mia infanzia è stato un momento profondamente emozionante.
Sarei rimasta a lungo a bearmi della vista di questo luogo.

Quando siamo ripartiti abbiamo incontrato nuovamente i nostri amici spagnoli e abbiamo avuto occasione di salutarci e scambiarci i contatti :)
Peccato non avere una foto insieme!

12032961_10153575910644654_9034179418112032010_nVerso le due siamo rientrati per andare ad Aguas Calientes per mangiare; avevamo infatti il pranzo già incluso e prenotato in un posticino che si è rivelato stupendo davvero, Inkaterra
uno dei posti in cui abbiamo mangiato meglio, una location molto suggestiva in muratura bianca con i tetti di paglia tipo capanne, subito sopra al corso dell’Urubamba e affiacciata direttamente sui binari del treno panoramico.

Mentre eravamo comodamente seduti al nostro tavolino, io su un elegantissimo divanetto bianco, e attendevamo il pranzo, ho cominciato a sentire che mi colava il naso.. e ho pensato che fosse il famoso raffreddore che stava prendendo piede. E invece ho cominciato a sanguinare copiosamente dal naso, è stato stranissimo! Non stavo male nè niente.. ma non ho fatto in tempo ad arrivare in bagno senza lasciare la scia di gocce di sangue in terra!
Dopo un po’ mi ha raggiunta Alberto per vedere come stavo e poi mi ha riaccompagnata al tavolo.
Nonostante io avessi rassicurato il personale del ristorante di stare bene mi hanno comunque mandato un medico, che si è presentato con una cassetta di pronto soccorso e mi ha accudita premurosamente. Che carini! Ancora non so cosa mi sia successo e perché, ma non mi è più capitato.

Il pranzo come dicevo è stato uno dei migliori, il che è perfetto considerando che è stato effettivamente l’ultimo pasto consumato con calma in ristorante in Perù.12047048_10153575914419654_7079621188676717707_n

Dopo aver mangiato abbiamo potuto fare due passi per Aguas Calientes e goderci un poco di shopping: nei meravigliosi mercati abbiamo comprato i nostri poncho peruvani, gioiellini per amici e parenti e altri souvenir. È a malincuore giunto il momento di ripartire. Io sarei rimasta volentieri per tornare su a Machu Picchu ma altre mete esotiche ci chiamavano! L’indomani avremmo dovuto affrontare il viaggio di ritorno a Lima e la partenza per Quito.

Il viaggio di rientro è stato lungo e un po’ stancante ma reso più bello dalla conoscenza che abbiamo fatto con Jane e Mike. Viaggiatori avventurosi e piacevolissimi compagni di viaggio.
 Lei è Jane, una dona sportiva di 66 anni, mitica: era empre la prima a fare le cose più strane senza problemi, come ad esempio assaggiare il Cuy al Palo. Lui è Mike, il figlio, un insegnante di scuola media, vengono dalla California. Anche se ora che è in pensione in realtà Jane si è trasferita da San Francisco all’Ecuador, Quito.
Vivono una vacanza davvero avventurosa. Hanno dormito nelle capanne locali nella foresta amazzonica del Perù, ad esempio, e mangiato le formiche. E i pirana.
Il viaggio in treno chiacchierando con loro è stato molto piacevole.

Tornati a Cusco tardi e col buio abbiamo appena avuto la forza di rassettarci,  richiudere le valirge e crollare nel letto.

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