Diario del viaggio di nozze F&B – giovedì 26 giugno: dal Perù all’Ecuador

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270615 Quito (1)  Il 26 abbiamo lasciato Cusco partendo con l’aereo verso Lima, che partiva alle 8.15 del mattino. altre levatacce naturalmente e corse incredibili.
Del cambio a Lima non ho particolari ricordi, così come dei voli: tanto meglio, evidentemente la stanchezza mi ha sopraffatta…
Da Lima con un cambio di volo ci siamo diretti in Ecuador.

Ero davvero emozionata. Avevo addirittura insistito per trascorrere un giorno intero a Quito e uno a Guayaquil prima e dopo la visita alla nostra meta principale, le splendide isole Galapagos. L’idea di tornare come rappresentante Traversa in quelle due città dopo più di trent’anni mi emozionava molto e mi ha resa in qualche modo orgogliosa. Andare alla ricerca di quei luoghi di cui papà mi ha sempre parlato, come per esempio il panettone di Quito o il quartiere spagnolo di Guayaquil, era per me importantissimo :)

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Purtroppo nel passaggio di confine il raffreddore iniziato il giorno prima mi ha stesa definitivamente, e il primo giorno in Ecuador avevo la febbre. Per fortuna viaggiavo con una vera e propria infermieria da viaggio, quindi un paio di aspirine mi hanno più o meno rimessa in piedi.

All’aeroporto è venuto a prenderci il fratello della nostra guida Ramiro- nome del fratello non pervenuto, ma molto simpatico. Mentre guidava dall’aeroporto a Quito -circa un’ora di macchina- ha chiacchierato molto ed è venuto fuori che lui ha sposato una signora di Alassio e conosce benissimo la riviera ligure: tutto il mondo è paese, eh? ;)

Dopo una breve pausa aspirina in albergo abbiamo deciso di fare due passi per conto nostro e siamo andati a girellare, perchè ero decisa di non farmi fregare dalla febbre. Più tardi quella notte ho sfebbrato un po’ e il giorno dopo stavo già meglio, per la cronaca.

La città è decisamente più moderna ed è in una sfera diversa dalle ultime città peruviane visitate. Gli ecuadoregni di Quito si stanno dando molto da fare per portare la città ai livelli di una capitale europea, però senza perdere troppo di quelle caratteristice eccezionali di individualità che può avere una città dell’Ecuador. Chissà come l’avrebbe trovata diversa papà :)

mo soggiornato per due notti in un albergo moderno bellissimo (che sollievo poter buttare la carta giù nel water per due giorni, che sollievo!!!) che si chiama Mercure Hotel.

Vicino c’è il Parco El Ejido che è bellissimo e animato di vita, era pieno di gente ed è stato stupendo gironzolare e osservare la vita locale, sia il venerdì sia il sabato seguente. C’erano diversi campetti di pallavolo e piccole squadre che giocavano secondo delle regole locali: una folla numerosa di  spettatori di ogni età scambia scommesse, vincite e perdite in base agli esiti della partita.
Ci siamo anche presi un gigantesco spiedino di carni da un venditore, è pieno di tizi con la griglia portatile che cucinano questi profumatissimi spiedi: impossibile resistere ;)
Abbiamo già scoperto che l’Ecuador fa concorrenza alla Inka Cola con una ennesima bibita gassata dolcissima ;)
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Subito dietro all’albergo abbiamo scoperto un negozio di souvenir meraviglioso in cui abbiamo fatto tanti acquisti, ma non quanti avrei voluto: pensavo di trovare altri negozi così stupendi e invece per esempio a Guayaquil non ho trovato un tubo, quindi mi sono amaramente pentita di non aver comprato alcune cose che avevo addocchiato!

Sempre girellando ci siamo imbattuti anche in un mercato strabiliante in cui abbiamo comprato ancora altre cose: hanno un artigianato locale fatto di madreperla vegetale, praticamente dei semi a buccia scura che dentro sono bianchi madreperla, costano pochissimo e vengono intagliati con grandissima maestria: sono spettacolosi!

Di negozio bellissimo in negozio bellissimo si è fatta sera. Qui gli orari di buio e soprattutto la temperatura sono ben diversi dal sud del Perù in cui eravamo solo poche ore prima. Un vero sollievo non dover mettere mille strati per proteggerci dal freddo: non ne potevo più di stare a zotto zero la sera come a Cusco ;) Nonostante questo l’arietta la sera era bella frescolina.

Per cena abbiamo improvvisato fermandoci in un locale chiamato Toro Carbon , e mentre mangiavamo carne buonissima abbiamo guardato la partita e poi ce ne siamo andati a letto non tardi: l’indomani Ramiro sarebbe venuto a prenderci alle nove per farci visitare Quito.

Diario del viaggio di nozze F&B – giovedì 25 giugno: Machu Picchu

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250615Machu Picchu (2)La giornata a Machu Picchu è stata indimenticabile, per quanto alla fine sia stata un po’ frenetica come tutto il resto del nostro viaggio.
Come avevo accennato normalmente il tour prevede di fare le cose con più calma partendo da Ollantaytambo, viaggiando verso Machu Picchu, dormendo poi ad Aguas Calientes e avendo così il tempo di visitare con calma tutte le splendide e famosissime rovine Inca.
Noi invece siamo partiti da Cusco e tornati a Cusco tutto in un giorno: stancante, ma ne valeva la pena!

La nostra giornata è iniziata alle 4. E’ stato traumatico. Faceva freddo e il mondo era buio e ostile. Il nostro pullmino è passato a prenderci con 20 minuti di ritardo perchè un altro gitante non si era presentato nella hall dell’albergo. Mentre viaggiavamo a rotta di collo sulle strade della Valle Sacra montane e tortuose a noi già note hanno cercato di accordarsi con questo poveretto (a cui pare nessuno avesse detto bene l’orario di partenza) e alla fine lo abbiamo recuperato in un paesino lungo la strada dove lui si è fatto portare da un taxi, perdendo ulteriore tempo per aspettarlo e tornando indietro per un tratto di strada.
Ho dei ricordi confusi del tragitto fino a Ollantaytambo. Nel bus faceva molto freddo e correvamo come disperati quindi per non temere per la nostra incolumità e per non soffrire mi sono lasciata scivolare in uno stato di semi incoscienza. Probabilmente qui sono stati gettati  i semi della febbre che mi è venuta un paio di giorni dopo: maldigola e raffreddore hanno cominciato a nascere e più tardi ho dato loro la botta finale: il vento freddo all’ombra di Machu Picchu ghiacciava il sudore sulla schiena, dopo che il sole andino faceva sudare un poco…
Scrivo nel diario:
a quel punto dovevamo recuperare il ritardo e il nostro autista ha percorso la strada verso Ollantaytambo con un po’ troppa velocità e fare le tortuose stradine di montagna si è rivelata un’emozione non richiesta. Meno male che non avevo ancora mangiato!
Alla stazione sono arrivata mezza congelata perchè in autobus c’era un freddo cane.

12032018_10153575910339654_2210789239711941634_nAbbiamo fatto una frugale colazione mentre tutti i turisti si accalcavano in questo baretto sui binari, e finalmente è giunto il momento di salire sul trenino per Machu Picchu.
Salendo in treno abbiamo incontrato di nuovo Maria, Josè  e Carmen con il marito: avremmo poi avuto modo di rivederli in cima a Machu Picchu e salutarci adeguatamente.

Il viaggio in treno panoramico verso Machu Picchu è davvero molto grazioso: il trenino è delizioso, con delle finestre anche sul tettuccio che permettono di guardare le vette delle Ande e bearsi degli splendidi paesaggi con più facilità. La valle, fertilissima, è ricca di di corsi d’acqua e di splendidi panorami.
Guardando online vedo che la nostra sistemazione era la Vistadome: infatti nel viaggio avevamo inclusi degli spuntini sia all’andata sia al ritorno con bevande calde e fredde omaggio. Il viaggio procede a velocità ridotta, è proprio un trenino panoramico.
Il ritorno sarebbe poi stato più lungo perchè la stazione di arrivo, se ho ben capito, sarebbe stata Poroy (più vicina a Cusco) e non Ollantaytambo.12009770_10153575913214654_7053620262060507798_n

Arrivati ad Aguas Calientes, il villaggio ai piedi di Machu Picchu. Sembra davvero grazioso e consiglio di soggiornare lì la notte, come già detto. Dopo una breve pausa in un’agenzia turistica (non so perchè… ci sballotavano facilmente perchè dopo 11 giorni di perù eravamo molto malleabili) siamo partiti con l’autobus che ci avrebbe condotti su.

ad Aguas Calientes ci hanno datto delle cuffiette con ricevitori per l’aiudio e la guida Victorci ha accolti e introdotti alla visita. E’ un peruviano che nel modo di fare ci ricordava molto Yoshi.
Victor è un peruviano molto alto, il che significha che è alto più o meno come Alberto e tra i suoi è considerato un gigante :) E’ una persona straordinaria e gentile e immagino che fare la IncaTrail con lui come guida debba essere un’esperienza mistica.

Il viaggio in bus verso la cima è molto avventuroso: l’autobus si inerpica su tornanti montani circondati da alberi e viaggia sul filo di alte scarpate: io ero tralmente elettrizzata da non preoccuparmene, ma ho visto Alberto piuttosto a disagio.
Per intenderci qui mi pare che si veda bene la strada che si percorre, quella zigzagante sulla sinistra.
Tra gli alberi a tratti, girando continuamente su questa strada tortuosa, sbuca la famigliare forma del monte di fronte alla famosissima fortezza Inca.
Avevo il cuore che batteva fortissimo e mi emozionavo tantissimo ogni volta che vedevo sbucare il monte tra gli alberi.

12002235_10153575911284654_592865175567645544_nTra l’altro faccio un sacco di confusione con i nomi, credo che quello che si vede stagliarsi alto dietro alle rovine nelle foto tradizionali sia il Huayna Picchu. Sulla sua cima parte un sentiero che in un’ora circa porta ai resti del Tempio della Luna, un tempio cerimoniale Inca; tutte le zone lì sono ricche di questi luoghi dispersi e suggestivi, e mi piacerebbe tanto tornare per vedermeli tutti :)
Ma sto divagando, e nel frattempo noi siamo arrivati alla fine della corsa dell’autobus e siamo finalmente alle soglie di Machu Picchu.

Dopo aver fatto una veloce fila con controllo all’ingresso si può approfittare del Sello, il timbro speciale di Machu Picchu, e apporlo sul proprio passaporto: ne sono molto orgogliosa!!! è bellissimo :)

Victor ci ha accompagnati su e giù per Machu Picchu raccontandoci tante cose interessanti sulla città, sugli inca e sulla loro cultura. Purtroppo avevamo solamente la mattina a dispozione, Alberto ed io, invece di poter stare lì tutto il giorno come altri visitatori; col senno di poi me ne pento amaramente, ma è stato comunque veramente stupendo.
Avremmo potuto tranquillamente saltare il pranzo e continuare la visita fino al momento di ripartire.. Dopo che il breve tour guidato ha avuto luogo, infatti, ogni persona aveva quanto tempo voleva per gironzolare nel sito. Ci sono diverse mini escursioni da fare -ad esempio verso il Tempio della Luna di cui parlavo prima- ma non avendone il tempo ci siamo limitati a salire dalla città (e vi assicuro che dopo tanti giorni di sveglia presto e tanta altitudine la salita per quanto all’ombra è stata durissima) fino ai punti più alti, per vedere il panorama.

E insomma, sali e sali. Ti fermi a bere. Mangi un pezzo di cioccolata e la offri a due guardie locali che dopo aver fatto un po’ i timidi la accettano e ti regalano un sorriso splendido. Sali ancora e finalmente sbuchi dal sentiero.250615Machu Picchu (49)
E Machu Picchu è ai tuoi piedi. E’ lì, sotto il sole, davanti a te, bella come l’hai sempre sognata.
Non nascondo che ho versato una lacrimuccia di emozione :°)
Che spettacolo, che batticuore: come sono stata felice di vederla!!!

Non saprei dire quando è iniziata la mia passione per il Perù. Penso sia dovuta a quando papà era stato in Ecuador per lavoro e aveva acquistato questa musicassetta chiamata El Condor Pasa, di un gruppo chiamato Machu Picchu.
Da bambina l’ho ascoltata fino a consumarla e ora ho addirittura la copia in cd.
Ascoltavo questa lingua esotica, gli strumenti musicali così strani, il declamare con teatralità alcune introduzioni, e disegnavo. C’è stato un momento in cui l’ho anche portata a scuola, alle elementari, per un esercizio di classe in cui bisognava ascoltare musica e disegnare ciò che la musica ci evocava alla mente.
In qualche modo il nome Machu Picchu, le musiche peruviane e le immagini di questa antica città inca hanno messo radici nel mio subconscio e mi hanno affascinata infinitamente.

Insomma trovarmi di fronte a questo luogo delle fantasie della mia infanzia è stato un momento profondamente emozionante.
Sarei rimasta a lungo a bearmi della vista di questo luogo.

Quando siamo ripartiti abbiamo incontrato nuovamente i nostri amici spagnoli e abbiamo avuto occasione di salutarci e scambiarci i contatti :)
Peccato non avere una foto insieme!

12032961_10153575910644654_9034179418112032010_nVerso le due siamo rientrati per andare ad Aguas Calientes per mangiare; avevamo infatti il pranzo già incluso e prenotato in un posticino che si è rivelato stupendo davvero, Inkaterra
uno dei posti in cui abbiamo mangiato meglio, una location molto suggestiva in muratura bianca con i tetti di paglia tipo capanne, subito sopra al corso dell’Urubamba e affiacciata direttamente sui binari del treno panoramico.

Mentre eravamo comodamente seduti al nostro tavolino, io su un elegantissimo divanetto bianco, e attendevamo il pranzo, ho cominciato a sentire che mi colava il naso.. e ho pensato che fosse il famoso raffreddore che stava prendendo piede. E invece ho cominciato a sanguinare copiosamente dal naso, è stato stranissimo! Non stavo male nè niente.. ma non ho fatto in tempo ad arrivare in bagno senza lasciare la scia di gocce di sangue in terra!
Dopo un po’ mi ha raggiunta Alberto per vedere come stavo e poi mi ha riaccompagnata al tavolo.
Nonostante io avessi rassicurato il personale del ristorante di stare bene mi hanno comunque mandato un medico, che si è presentato con una cassetta di pronto soccorso e mi ha accudita premurosamente. Che carini! Ancora non so cosa mi sia successo e perché, ma non mi è più capitato.

Il pranzo come dicevo è stato uno dei migliori, il che è perfetto considerando che è stato effettivamente l’ultimo pasto consumato con calma in ristorante in Perù.12047048_10153575914419654_7079621188676717707_n

Dopo aver mangiato abbiamo potuto fare due passi per Aguas Calientes e goderci un poco di shopping: nei meravigliosi mercati abbiamo comprato i nostri poncho peruvani, gioiellini per amici e parenti e altri souvenir. È a malincuore giunto il momento di ripartire. Io sarei rimasta volentieri per tornare su a Machu Picchu ma altre mete esotiche ci chiamavano! L’indomani avremmo dovuto affrontare il viaggio di ritorno a Lima e la partenza per Quito.

Il viaggio di rientro è stato lungo e un po’ stancante ma reso più bello dalla conoscenza che abbiamo fatto con Jane e Mike. Viaggiatori avventurosi e piacevolissimi compagni di viaggio.
 Lei è Jane, una dona sportiva di 66 anni, mitica: era empre la prima a fare le cose più strane senza problemi, come ad esempio assaggiare il Cuy al Palo. Lui è Mike, il figlio, un insegnante di scuola media, vengono dalla California. Anche se ora che è in pensione in realtà Jane si è trasferita da San Francisco all’Ecuador, Quito.
Vivono una vacanza davvero avventurosa. Hanno dormito nelle capanne locali nella foresta amazzonica del Perù, ad esempio, e mangiato le formiche. E i pirana.
Il viaggio in treno chiacchierando con loro è stato molto piacevole.

Tornati a Cusco tardi e col buio abbiamo appena avuto la forza di rassettarci,  richiudere le valirge e crollare nel letto.

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Diario del viaggio di nozze F&B – mercoledì 24 giugno: Inti Raymi

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11667368_10153359248754654_1574850987865505702_nIn Perù e in particolare a Cusco il 24 giugno viene celebrata una ricorrenza importante: la cerimonia religiosa inca Inti Raimi, che in quechua significa Festa del sole.
Inti era il dio-sole, e la sua festività segna il solstizio d’inverno: la festa viene celebrata sia in Cusco sia nella fortezza inca Sacsauyhuamàn. Questa festa segnava l’inizio dell’anno, al tempo degli Inca, e durava 9 giorni in cui si festeggiava con balli e con sacrifici al sole.Il Sole (“Apu inti” -“Apu P’unchau”) era assolutamente la divinità principale della cultura Inca ed era considerato come il creatore del mondo e degli incas.
Nella Mitologia Andina doveva essere adorato naturalmente e per ingraziarlo bisognava offrire sacrifici per evitare che durante il suo lungo cammino attraverso il cielo abbandonasse la terra e i suoi figli, che sarebbero rimasti senza luce e calore.  E’ facile immaginare dunque che questa fosse la festa
e più importante degli Inca. Durante il 24 giugno nell’emisfero australe il sole è al suo punto di massima distanza dalla Terra: gli Inca perciò festeggiavano il nuovo anno pregando il Sole di tornare da loro, celebrandolo con danze e sacrifici.Tra il 1500 e il 1600 è stata vietata dai Conquistadores spagnoli ovviamente, in quanto cerimonia pagana. I festeggiamenti sono continuati in forma clandestina e la cerimonia era così importante per la popolazione peruviana da essere ripristinata immediatamente appena raggiunta l’indipendenza.Attualmente la festa ha un’affluenza impressionante ed è spettacolare, sia per i turisti sia per gli abitanti di Cusco e del Perù. I figuranti che contribuiscono con la loro presenza alla manifestazione sono centinaia.
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L’Inti Raymi vissuto da noi

Piccola nota: la cerimonia si svolge parlata in quechua, quindi è incomprensibile ma molto suggestivo: ci avevano fornito dei librettini come a teatro, con il testo in quechua, spagnolo e inglese :)

La manifestazione inizia di fronte al Qoricancha, il Tempio del Sole di Cusco.
Noi avevamo una posizione piuttosto privilegiata in quanto, con altri turisti, eravamo stati accompagnati un poco prima in una scuola elementare che si affaccia su questa piazza della città: dalle finestre di una delle aule abbiamo potuto ammirare l’inizio della cerimonia:

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video dell’inizio della cerimonia

240615 IntiRayimi (104)Il grande sacerdote Willaq Uma invoca Inti, il Sole; centinaia di figuranti arrivano saltellando/marciando a passo ritmato, disponendosi in file lunghissime; ogni gruppo ha un costume differente, colorato e spettacolare, e quelli che si dispongono nel giardino sembrano i raggi stessi del sole.
Sugli spalti della fortezza scendono altri gruppi di sacerdotesse e di guerrieri, altri figuranti conducono diversi alpaca e lama tutti addobbati di fiorellini, diverse fanciulle reggono brocche e vasi di offerte.
Ci sono delle abluzioni rituali eseguite in una pozza di acqua e numerosi musici chiamati Harawis che suonano conchiglie, tamburi, flauti.. la musica è stupenda.

Viene cantato un inno al Dio sole Inti da parte dell’imperatore, Inca. Invita la popolazione ad assumere un atteggiamento riverente e lui e i dignitari rappresentanti dell’Impero si ritirano.

La cerimonia si sposta a questo punto nella Plaza De Armas di Cusco, Huaqaypata , dove non avevamo un posto riservato: c’era così tanta gente che abbiamo lasciato perdere ogni intenzione di raggiungere un posto da cui vedere la cerimonia.11667445_10153359247954654_8051285718781266607_n
L’Inca e la guardia reale incontrano il Sindaco della città in un simbolico incontro da antico governo e nuovo. Invocano la benevolenza e supporto degli spiriti delle montagne Apus, mi pare che offrano loro delle foglie di coca e condividano un tè di coca insieme, e poi tutto il corteo procedere verso la antica fortezza dove si svolgerà la parte principale di cerimonia: Saqsayhuaman.

Alberto ed io abbiamo sfruttato il tempo della cerimonia in piazza per fare due passi e qualche acquisto, compreso il mangiare una empanada di spuntino. Alberto ha comprato il bellissimo cappello di cuoio da Indiana Jones che sfoggia nelle foto e poi siamo tornati insieme alla nostra guida Georghe al bus. A passo d’uomo ci siamo diretti al sito archeologico dove erano allestiti gli spalti per gli spettatori. Su tutte le colline dietro a noi la gente era seduta sull’erba e c’era davvero una folla impressionante. Noi abbiamo ricevuto, oltre dei bei posti assegnati (fortunatamente all’ombra delle impalcature, perchè era da scottarsi) un sacchetto con pranzo al sacco contentente succo, acqua, frutta, snack salati e una sorta di paninetto.

240615 IntiRayimi (82)Dopo esserci accomodati abbiamo scoperto con estremo orrore che si sedevano proprio dietro di noi i nostri nemici, il maledettissimo idiota emiliano con pollaio al seguito: anno rotto le palle tutto il tempo in maniera totale, blaterando continuamente. Quando all’estremo della rottura di scatole ci hanno chiesto di toglierti il copricapo di cartoncino che avevamo indossato per festeggiare, che a detta loro copriva le inquadrature della loro videocamera, Alberto molto seccamente ha commentato che lo avrebbe fatto se loro avessero smesso di parlare a voce alta e di rompere gli zebedei.

Il messaggio è arrivato. Quando dopo un’ora di pace hanno ricominciato a scassare, abbiamo rimesso su i cappelli per dar loro fastidio. Non hanno osato dire niente, ma io ho continuato a odiarli profondamente.

A parte questo spiacevolissimo dettaglio di compagnia, per il resto è stato tutto molto bello.
Dopo un po’ di attesa trepidante la cerimonia è iniziata: dei fumogeni colorati hanno iniziato a spandere nuvole coloratissime in cima alla collina e i cortei sono arrivati.
I musicanti hanno continuato tutto il tempo ad accompagnare la cerimonia: il suono delle conchiglie più suggestivo scandiva il ritmo di tamburi e flauti, mentre le varie delegazioni rappresentanti le popolazioni peruviane si schieravano ordinatamente continuando a marchiare a ritmo, rappresentando militari e cittadini dei luoghi più remoti del Perù.

Ecco alcuni video della manifestazione:

inizio della cerimonia

Vi consiglio di guardarveli qui
240615 IntiRayimi (75)Le quattro delegazioni “Suyos” -i quattro punti cardinali dell’Impero- hanno portato di fronte all’altura centrale i loro doni per il dio Sole, e il magnifico Inca in portantina è stato condotto fino di fronte al Sacerdote.
Anche la splendida regina è stata portata, seduta in portantina, di fronte a noi.
Le delegazioni dei Suyos hanno fatto rapporto, per così dire, all’Inca, ciascuno spiegando come fosse andato l’anno: bene, male, ricco, povero, pacifico o con tanti conflitti.
All’ingresso di alcune figure più importanti si vedono delle scene che rimangono storicamente dalle tradizioni inca delle prime rappresentazioni: alcune fanciulle spargono fiori di fronte a chi sta facendo il suo ingresso, e in altri casi un gruppo di “pichaq” spazza il percorso dell’inca affinchè se ne vadano gli spiriti maligni.
Dopo sono iniziati alcuni rituali, durante i quali tutti i figuranti continuavano a marciare sul posto e un omino, vestito da cervo, saltellava in giro. Non trovo riferimenti su di lui e sul suo ruolo: qualcuno ne sa qualcosa e può darmi questa informazione?

Il rito del Pane Sacro Sankhu

I sacerdoti hanno presentato a Inti delle ceste ripiene di Sankhu, del pane fatto di  farina di mais. Queste vengono benedette grazie al sacrificio di un alpaca e, imbevute del suo sangue, vengono mangiate.. questo è legato alla traduzione passata di digiuno di diversi giorni prima dell’Inti Raymi.
Fatto sta che sto povero alpaca è stato davvero sgozzato.. un po’ mi è dispiaciuto, devo dire.

Mi pare che dopo abbiano buttato il suo cuore su un bracere e ne abbiano fatto dei vaticini.240615 IntiRayimi (98)

La cerimonia della chicha

E’ stato molto carino e scenico, praticamente l’Inca solleva questa gigantesca coppa dorata  colma di chicha consacrata offrendola al dio Sole e agli Apus; poi la chica viene versata in terra come offerta alla ormai a noi nota Pachamama, Madre Terra. Poi tutte le figure più importanti (sacertodote e funzionari) bevono altra chicha da coppe d’argento.240615 IntiRayimi (85)

Messaggio finale dell’Inca

Questa proclamazione di messaggio finale tutta in quechua non è semplicissima da seguire, ma l’alternanza precedente di balli, canti e rituali ha comunque tenuto vivo il nostro interesse fino alla fine.
L’Inca esorta tutti i sudditi a dimostrare devozione al sole continuando a proteggere i valori della loro tradizione religiosa.
Dopo questo ultimo messaggio tradizionalmente i festeggiamenti continuano, anche se la rappresentazione teatrale a beneficio dei turisti viene conclusa con una lunga sfilata di tutti i figuranti.

La fine della giornata

Per percorrere due chilometri e tornare a Cusco in bus ci abbiamo messo una vita, dato il traffico e la quantità di gente presente. Siamo tornati stravolti ma molto felici e abbiamo deciso di regalarci una serata in città, stavolta mangiando in un bel ristorantino.
Seguendo i consigli della nostra guida perciò siamo andati al Ristorante El Trucho.

E’ quasi un museo, bellissimo: eravamo in un tavolino in una nicchia con una grande finestra affacciata su una piazzetta: quindi faceva un freddo becco per via del solito problema degli infissi peruviani :D10616602_10153359241749654_1807155534943135421_n

Mentre cenavamo (io dei gamberoni-bidone e Alberto un buon cuy) un piccolo gruppetto di tre suonatori è venuto un’oretta a suonare dal vivo nel ristorante. E’ stato bellissimo e siccome erano molto bravi ho preso un loro cd. Devo dire che ogni tanto lo ascolto ed è proprio gradevole :)
Siamo poi andati a dormire prima delle nove, in quanto la sveglia per la gita a Machu Picchu sarebbe stata super presto il giorno dopo!

Diario del viaggio di nozze F&B – martedì 23 giugno: Valle Sagrada

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230615Vallesacra (0b)La giornata del 23 giugno è stata dedicata alla visita alla Valle Sacra degli Inca.
Normalmente i tour in questa splendida valle sono più rilassati e prevedono che, partiti al mattino da Cusco, ci si fermi poi in zona Ollantaytambo per la notte per poi visitare con calma Machu Picchu il giorno seguente.

Noi invece siamo tornati verso Cusco perchè il 24 giugno in Perù è un giorno molto speciale, e abbiamo voluto approfittare della sorte che ci ha portati in Cusco proprio nel giorno della Festa di Inti Raymi! Ma di questo parlerò domani :)

Siamo partiti come al solito di buon mattino dunque, stavolta alle 8: lusso, quasi “tardi” rispetto al solito :D

In bus eravamo in 16, e nel gruppo c’erano una signora americana 60enne e il figlio 40enne in vacanza insieme: li abbiamo poi reincontrati due giorni dopo nel treno di rientro da Machu Picchu e abbiamo poi avuto occasione di conoscerli meglio, ma già quel 23 giugno avevamo notato che lei era simpatica e spiritosa :)

230615Vallesacra (5)La strada percorsa nella Valle Sacra è stupenda, si snoda nei tornanti della valle (sono riuscita a non soffrire il bus..) lungo il corso del fiume Urubamba e offre dei panorami molto belli e suggestivi. E’ tutto rigoglioso e colorato anche se è inverno: che posti stupendi!

La prima tappa del giorno è stato un posticino dove hanno un allevamento di Lama e Alpaca ed è possibile ammirare anche qualche Vigogna.
E’ stato molto simpatico perchè si può dare da mangiare agli animali (video di ruminante)   e c’è un negozietto in cui abbiamo acquistato un po’ di souvenir mangerecci e del buonissimo tè di coca.
La prima visita “seria” della giornata è uno stupendo sito archeologico nella Valle Sacra, Pisaq.230615Vallesacra (10)
In fondo alla valle si trova il moderno paese omonimo, famosissimo per gli splendidi negozi e mercati, e più in alto sui pendii collinari che lo sovrastano ci sono degli enormi e splendidi terrazzamenti agricoli di pietra delimitano la zona di questa località. La Pisaq antica di cui si possono visitare le rovine era una grande città inca. La passeggiata per raggiungerla parte dal parcheggio dei bus, punteggiato di numerose bancarelle di cibo, bevande e souvenir, e si percorre piano (sempre per via delle altitudini) sino a giungere alle rovine che si possono esplorare autonomamente.

Alberto ed io abbiamo gironzolato felici per questi antichi edifici, godendoci i panorami esotici e il sole che iniziava finalmente a scaldare l’aria che, di primo mattino, era ben fredda.

230615Vallesacra (8)La visita è stata davvero molto interessante: tra le tante cose che ci ha spiegato Ricardo, la nostra guida, abbiamo visto una patata disidratata secondo l’uso dell’epoca: è incredibile, sembra una pietra pomice. Diventa piccola e leggerissima e si può trasportare in enormi quantità senza problemi.
Al termine della visita ci siamo avviati verso il nostro autobus: prima però abbiamo comprato una enorme pannocchia da una venditrice. Era bollita e servita con un formaggio duro salato a fianco. Bianchissima e con chicchi grandi ognuno un paio di cm di lato, un’esperienza mistica rispetto alle pannocchie nostrane.
230615Vallesacra (17)Scesi a Pisaq abbiamo presenziato a una breve visita guidata in una gioielleria: la lavorazione dell’argento è tipica di quella zona perciò ci hanno mostrato la loro tecnica artigianale. Quel negozio aveva effettivamente degli oggetti splendidi a prezzi molto ragionevoli, così ho potuto acquistare alcuni souvenir e dei bellissimi orecchini variopinti raffiguranti i colibrì per me. Quelli foggiati a gattino erano altrettanto stupendi, ma ho talmente amato vedere i colibrì librarsi di fiore in fiore in Perù da non resistere a portarne due con me come ricordo ;)
Ricardo ci ha consigliato poi di provare una famosa empanada di Pisaq: vengono fatte nell’Horno, nei forni di pietra rotondi tipici. Abbiamo preso l’empanada al Santa Lucia Horno Colonial

; era davvero buonissima! E’ stato divertente assaggiarla e poi passeggiare per la splendida piazza del paese. Abbiamo avuto secondo me troppo poco tempo da dedicare allo shopping, a Pisaq l’artigianato era eccellente e i prezzi con un poco di contrattazione erano molto buoni. Abbiamo comprato dei bellissimi souvenir in pietra dura (serpentite, cioè la pietra di Machu Picchu, e altre che non ricordo) e poi era già il momento di ripartire.

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Ripartiamo per una nuova tappa: ci sono una serie di bacarini lungo la strada che arrostiscono un anota prelibatezza locale, il Cuy al palo. Sostanzialmente un porcellino d’india infilato in un palo e arrostito sul fuoco, tutto pieno di erbette profumatissime.

Inutile dire che era squisito: i nostri amici passeggeri del bus ne hanno preso uno solo in condivisione giusto per assaggiare e io ne ho mangiato un pezzettino, mi è piaciuto di più di quello bollito che aveva preso Alberto ad Arequipa!

Il pranzo si è svolto in uno di quei ristoranti a buffet da turisti che usano lì, decisamente il più bello in cui siamo stati anche a livello paesaggistico: il ristorante Tunupa è dentro una villa e ha un giardino che declina leggermente fino al corso del fiume, è splendido. Nel porticato che si affaccia sul giardino ci sono le tavolate dove abbiamo potuto sederci a pranzare, e poi abbiamo fatto un giretto sul prato guardando e fotografando i lama domestici che si trovano lì e gironzolano pacifici.
Una pausa davvero piacevole durante la giornata :) Il giardino è pieno di fiori bellissimi e all’ingresso del ristorante c’erano due pappagalli azzurro-verdi.
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Come sempre abbiamo mangiato molto bene e siamo ripartiti felici e rinfrancati verso la tappa successiva, Ollantaytambo.
Subito appare una imponente gradinata inca in pietra, che pare più alta e suggestiva delle altre già viste.

La fortezza incompleta che c’è in cima è raggiungibile tramite una salita che lascia letteralmente senza fiato. L’altitudine è sempre intorno ai 3000 metri e vi assicuro che la salita è molto lunga, i gradini sono innumerevoli e il sito è gremito di persone. Per fortuna le guide lo sanno e ogni due gradoni fanno fermare tutto il gruppo e raccontano qualche fatto storico o curiosità, spesso mostrando delle dispense fotografiche che si portano dietro nello zaino.

230615Vallesacra (19)La caratteristica di questa fortezza è di vantare grandi costruzioni monolitiche e precisissimi tagli nella pietra, quindi i più fanatici chiamano la presenza extraterrestre a spiegazione dell’abilità tecnica ed ingegneristica degli Inca.
Man mano che si sale sulle rovine, guardando il monte di fronte si possono ammirare delle formazioni rocciose che paiono volti di donne o di regnanti, e altre due grandi costruzioni di templi sul fianco della montagna.

Dall’alto si può ammiare la moderna Ollantaytambo, famosa perchè stazione di partenza del trenino per Machu Picchu. Mi dispiace molto non aver potuto fermarmi qui in zona per la notte, Alberto ed io abbiamo dovuto rifare i 75 km di strada in senso contrario per tornare a Cusco.

Sulla via del ritorno abbiamo fatto un’ultima tappa presso un villaggio che credo si chiamasse Amara, dove c’è una comunità artigianale rinomata per l’abilità tessile.
In un simpatico negozietto delle donne vestite di abiti tradizionali ma con su delle espressioni terribilmente dure e poco accoglienti ci hanno mostrato la lana degli alpaca e i metodi naturali di colorazione tramite utilizzo di pietre, foglie e insetti. Mentre sorseggiavamo un buon tè di muna ci hanno mostrato anche la filatura della lana e i loro prodotti finiti.
Abbiamo fatto qualche acquisto di souvenir prendendo sciarpe, cappelli e guanti molto belli ma devo dire che l’accoglienza e la simpatia in questo caso lasciavano molto a desiderare.
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Al rientro al nostro splendido Hotel a Cusco (nella camera migliore da noi richiesta) abbiamo scoperto che la città era in pieno fermento per la giornata dell’Inti Raymi. C’era gente dappertutto a fare festa, banchetti di fiera, rumore e vita. Abbiamo deciso di buttarci nella calca: lasciati soldi e documenti in camera d’albergo, a parte lo stretto indispensabile, al suono delle musiche peruviane ritmate ci siamo buttati nella folla.
Spintoni, spiaccicamenti e vicinaza troppo intima sono stati caratteristiche prevalenti di questa stranissima esperienza: le piazze e le vie erano gremite di gente, ovunque c’erano banchetti di artigianato -il che significa che per terra erano stesi dei teli zozzi su cui tutta la merce veniva esposta da venditori e venditrici che, seduti per terra, chiamavano a gran voce i possibili compratori. In ogni angolo c’erano tavolini alimentari con in vendita spiedini di carne, minestre, cibanze salate di origini e tipologie misteriose. Banchetti di dolciumi e di bevande e venditori ambulanti completavano il quadro mentre lungo le vie della città passavano sfilate di danzatori in costume tradizionale e di gruppi di ballerini di ogni età.230615Vallesacra (27)
Faceva un freddo becco e tantissima gente indossava normalmente i ponchi peruviani rossi e variopinti tipici, tanto che mi han fatto voglia e un paio di giorni dopo me ne sono comprato uno come souvenir :)
Non lontano dal nostro albergo, anzi proprio sulla piazzetta a fianco, c’erano allestiti numerosi giochi: un intero campo di tavolini di calciobalilla, diversi giochi da lunapark locale (in cui si tira ad esempio un anello intorno ad alcuni oggetti, che possono così essere vinti) e innumerevoli giochi di carte e dadi cui non abbiamo capito le regole.
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Abbiamo cenato da Don Marcelo e poi sempre in mezzo alla folla festante siamo andati verso l’albergo per riposare in vista del giorno seguente.
E’ stato super divertente e super stancante! Certamente non abbiamo potuto vedere niente di Cusco come si farebbe in una occasione normale, come ad esempio le piazze più belle o i monumenti, ma come dicevo la città era sporca da far paura e non particolarmente attraente e almeno la gente metteva allegria.

Diario del viaggio di nozze F&B – lunedì 22 giugno: imprevisti verso Cuzco

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La giornata di lunedì 22 giugno prevedeva un lungo spostamento da Puno verso Cuzco (circa 400 km) allietato da diverse tappe “cassiche” per quel giro turistico.

  Pukara
Alla partenza al mattino presto, con la Inkatour, eravamo 40 turisti su un grande bus sciccosissimo, Inka Express. La nostra guida, Manuel, ci ha avvisati che lungo la strada c’è un villaggio di minatori che spesso fa scioperi importanti in occasione dei quali blocca completamente la strada, e quel giorno era probabile che succedesse. Avremmo in caso valutato di fare una deviazione che ci avrebbe portato via del tempo ma che avrebbe evitato di rimanere diverse ore fermi in coda.

Sull’autobus comunque ci avrebbero offerto più volte da bere bibite calde e fredde oppure qualcosina da mangiare.

Le tappe previste nella Ruta Del Sol erano Pukara (con visita al Museo), il Passo di La Raya (il punto più alto, a 4335 metri) dove ci saremmo fermati giusto per scattare qualche foto, Sicuani (pranzo in un ristorante -el buffet andino),  Raqchi (con il famoso tempio di Wiracocha) e infine Andahuaylillas (la Cappella Sistina delle Ande) fino ad arrivare a Cusco, che si trova comunque a 3400 metri quindi un’altitudine di tutto rispetto!

Pukara era la prima tappa, dopo 40 minuti, e abbiamo raggiunto questo paesino in orario: è stato uno dei primi centri abitati rilevanti nella zona del Lago Titicaca, pertanto nel suo museo sono esposti e consevati alcuni splendidi esempi di arte antica preistorica quali sculture monolitiche zoomorfe e geometriche, ma anche antropomorfe; bellissimi in particolare gli omini decapitatori!

La visita al Museo è stata interessante, ma ancor di più mi sono rimasti impressi gli scorci e i colori di questo paesino, color bianco e terracotta: sui tetti infatti sono posti dei tori di terracotta dalla foggia tipica, più o meno grandi e più o meno colorati, sempre in numero pari.

Pukara2Queste coppie di tori sono apotropaiche e vengono messe sul tetto quando la costruzione (chiesa o casa che sia) viene completata, a guardia e buona sorte dell’edificio. Era una traduzione pre ispanica naturalmente, che è stata mutata dalla colonizzazione spagnola: prima le statuette pare raffigurassero lama o animali locali analoghi,e poi sono divenute dei tori.

C’era un piccolo mercatino in piazza e dal momento che avevamo un poco di tempo dopo la visita al museo e che la chiesetta di Pukara era chiusa abbiamo approfittato per fare piccoli acquisti di souvenir molto convenienti e graziosi: avevano dell’artigianato di terracotta e ceramica bellissimo e abbiamo preso, oltre a un po’ di torelli per gli amici, anche una bellissima testa di puma per noi.

Da qui in poi la giornata ha impennato nella quota imprevisti:  causa di questo fantomatico sciopero dei minatori, che per ridere immagineremo così , abbiamo iniziato la deviazione: e quindi il nostro autista ha iniziato a percorrere sperdute stradine montane tortuose portandoci in splendidi panorami desolati; Io e Alberto ci siamo divertiti tantissimo, perchè è stata un’esperienza inaspettata. Ci siamo trovati davvero su stradine impensabili con questo autobus gigantesco, a passare piccoli guadi e chiederci, ogni tanto, se saremmo finiti impantanati. Qualche momento è stato da batticuore (tipo quando avevamo le scarpate a fianco dal mio lato del finestrino e mi chiedevo se ci saremmo capottati di sotto) ma nel complesso non avevamo troppo timore.racqhu
Passavamo davanti a casette sperdute e isolate circondate da campi con qualche mucca e qualche lama al pascolo, e la gente di montagna usciva a guardarci un po’ stupita come chiedendosi cosa ci facessimo lì.

A un certo punto abbiamo anche dovuto scendere tutti dal bus mentre cercava di fare un tornante in salita con guado, sfida particolarmente importante.

Nonostante tutti gli impegni e sforzi l’autista e la guida hanno, per qualche motivo, sbagliato strada. A un certo punto quindi abbiamo dovuto fare retro marcia e tornare indietro fino a un bivio in un paesino preso una ventina di minuti prima.
Tra una cosa e l’altra abbiamo mancato l’appuntamento del pranzo e ci siamo fermati a Maranganì, dove abbiamo pranzato in un ristorante a buffet di cui purtroppo non trovo più i riferimenti.
wiracochaIl detour si è rivelato molto avventuroso, abbiamo percorso strade sterrate spesso strette, e piene di buchi e di corsi d’acqua. Tutto sommato è stato molto divertente e abbiamo visto dei bei posti. Abbiamo perso un poco di tempo però la giornata è stata fin’ora molto piacevole.
Abbiamo ripreso la strada corretta, avendo ormai aggirato lo sciopero. Il tempo così “perso” era stato molto, e tantissima gente del bus era seccata.
Soprattutto i nostri quattro amici spagnoli erano indignati, ed erano stati su di giri per tutto il viaggio in montagna: erano spaventatissimi all’idea di percorrere quelle strade sperdute e tortuose e si lamentavano che gli organizzatori non avessero scelto una diversa soluzione.

La cosa buffa è che la loro soluzione era la seguente: avrebbero dovuto organizzare delle jeep da 4-5 persone e portarci tutti a destinazione su mezzi più sicuri. Effettivamente mi chiedo come mai non avessero 11-12 jeep pronte all’uso da dedicare per questi 40 turisti che richiedono tale servizio. ;)

Alcune delle tappe minori della gita sono a quel punto state saltate. Ad esempio il Abra La Raya,un passo importante che divide la valle del Lago Titicaca dalla valle che conduce a Cusco e alla Valle Sacra.

Una tappa mantenuta per fortuna perchè molto bella è stata a Raqchi, un piccolo paesino reso famoso ai turisti perchè ospita un famoso e bellissimo sito archeologico di discreta importanza, il Tempio di Wiracocha.
Si può ammirare il tempio centrale parzialmente conservato e poi delle costruzioni chiamate “Qolqas”,  degli edifici circolari di cui non si conosce bene la funzione (magazzini? abitazioni? ostelli  per i pellegrini?): questo luogo era molto importante già in passato, infatti è circondato da una muraglia imponente molto lunga, quasi sicuramente protettiva.

Lo abbiamo visitato al tramonto (verso le cinque) quindi la luce lo ammantava di colori molto suggestivi!

AndauaNonostante fosse poi calato il buio e fossimo tutti stanchi ci hanno permesso di fermarci ad Andahuaylillas: solitamente la visita comprende dei coloratissimi mercatini (sob sob io adoro i coloratissimi mercati peruviani), ma ormai era tutto chiuso. Hanno addirittura tenuto la chiesa aperta solo per noi, per permetterci di visitarla.
Nota di fastidio: in bus c’erano due italiani, una giovane coppia romana, come noi in viaggio di nozze. Hanno chiacchierato tutto il tempo in un buon inglese con una coppia sui 55 anni di canadesi (o erano australiani? in questo momento non ricordo più) e  ci eravamo fatti l’idea che fossero piuttosto civili.

Poi in chiesa abbiamo avuto di che vergognarci, come sempre, perchè era vietato scattare foto e loro sono stati gli unici due babbei che hanno dovuto per forza fare gli italiani di turno e fare fotografie. Che poi: siccome la cappella è molto bella (per attirare turisti la chiamano addirittura la Cappella sistina delle Ande) compreso nel prezzo c’è un cd pieno di fotografie dei suoi interni. Io scommetto quello che volete che sti due burini hanno fatto le foto nonostante il divieto e poi manco se le sono guardate a casa, men che meno hanno guardato il cd. Ci giurerei..

Comunque sia: la cappella è davvero stupenda, fatevi un’idea vedendo le foto online.
Era buio e freddo ed eravamo ormai allo stremo.
Siamo finalmente arrivati a Cusco trovandoci in un ambiente ben diverso da quello a cui ci eravamo ormai abituati: una città caotica, un po’ più organizzata in termini di quartieri, pavimentazione, marciapiedi etc, ma rumorosissima e soprattutto sporca.
Abbiamo visto vie intere piene di pattume fino al marciapiede, completamente piene di rifiuti, sacchetti, e in mezzo gente che ravanava nella rumenta e cani che gironzolavano, e tutto questo praticamente dietro al nostro albergo!

Abbiamo pensato che questo disordine e sporco così deprimente fosse dovuto all’affluenza di tutte le persone richiamate in questa grande città dall’Inti Raymi, come noi.. ma non abbiamo modo di saperlo.

Il nostro hotel era il Cusco Jungle.
Non fatevi ingannare dal sito, non era per niente così. (infatti tra l’altro vedo su tripadvisor che ha solo 1 recensione ed è negativa…)
già il fatto che fosse completamente vuoto nonostante questa affluenza dovrebbe dare da pensare: era disastroso.
La stanza che avrebbe dovuto accoglierci per 4 notti, le uniche 4 notti del viaggio di nozze in cui saremmo rimasti nella stessa stanza, era una vera schifezza. Il letto era piccolo, e intorno c’era a malapena lo spazio per camminare, non potevo nemmeno tenere la valigia aperta. Avevamo un bagno minuscolo, senza mensole nè altro per appoggiare le nostre cose, e con il gabinetto che non scaricava. Già in Perù è rarissimo poter tirare lo sciacquone con la carta dentro, vi lascio immaginare se non puoi nemmeno tirare l’acqua.

La camera era sporca, e si congelava. Vi ricordo i 3400 metri: la notte andava sotto zero la temperatura, e avevamo una portafinestra enorme in camera con i classici infissi peruviani, legno con diversi centimetri di spifferi tutto intorno al vetro. In camera saranno stati 10 gradi a esagerare. Abbiamo chiesto una stufetta in reception per fortuna. Inoltre eravamo sulla strada principale e c’era un rumore orribile.

Io sono andata a dormire in lacrime per lo stress e il dispiacere, e il giorno dopo abbiamo chiesto di cambiare stanza perchè davvero era indecente: ci hanno subito spostati in una che non aveva confronto: sempre vecchia e fredda, e un po’ raffazzonata, ma comunque più pulita e leggermente più comoda. E dava sul cortile interno quindi meno rumorosa.

L’albergo non aveva il servizio bar, era deserto e freddissimo, e la colazione faceva davvero pena: ci sono rimasta proprio male di fare 4 giorni in un posto così indecente dopo aver soggiornato al volo per solo una notte in tanti posti bellissimi!
Quella prima notte ho anche fantasticato sul provare a cambiare hotel autonomamente, da tanto ero dispiaciuta ;)

Diario del viaggio di nozze F&B – domenica 21 giugno: lago Titicaca

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210615Titicaca (2a) Sotto un bel sole ci siamo svegliati quella domenica a Puno, 3827 m s.l.m.

Alcuni dei nostri compagni di viaggio, come avevo accennato, avevano avuto bisogno delle bombole di ossigeno dell’hotel. Per fortuna noi eravamo un po’ fiappi ma stavamo bene.

Una bella colazione con tè di coca bello caldo ed eravamo pronti alla nostra giornata sul lago Titicaca, con visita alle Isole galleggianti degli Uros annessa!

Imbarcati sul nostro traghetto abbiamo scoperto che era molto divertente anche viaggiare sulla sua sommità, per quanto l’aria fosse piuttosto freddina.

Purtroppo ho subito perso l’orecchino da viaggio, grande lutto che porto tutt’ora perchè non è più in commercio e non ho potuto sostituirlo, e avevamo dimenticato di prelevare un po’ di soles per gli acquisti di souvenir, quindi mi sentivo abbacchiata di avere solo dollari in taglio grosso (intendo tipo banconote da 20/50 $) e di non poter eccedere in eventuali acquisti di artigianato locale economico.

La guida del nostro traghetto ci ha insegnato due parole in lingua Uros, Kamisarachi (ciao come stai?) e guahichi (bene!)

Il lago Titicaca e gli Uros

Più volte nel corso del nostro viaggio ci siamo sentiti raccontare l’origine del nome di questo famoso lago; le versioni serie differiscono spesso, la versione spiritosa delle nostre guide peruviane sostiene che la parte di lago chiamata Titi è la parte peruviana, e la parte boliviana è la “Caca”. La più spiritosa delle nostre guide ha onestamente sottolineato che per i boliviani la divisione è, naturalmente, al contrario :)
210615Titicaca (9)

La popolazione degli Uros, direttamente discendente dalla omonima popolazione pre incaica, vive tradizionalmente in mezzo al lago in un arcipelago di isole artificiali fatte di totora, giunchi e canne, dove si era trasferita per sfuggire ai bellicosi incas.

Al giorno d’oggi gli uros vanno a scuola a Puno, fanno la spesa a Puno, e vivono il resto del tempo su queste isole ancorate al lago.
Sostanzialmente è uno strato di giunchi sull’altro, ammassati in modo da creare un’isolotto e legati insieme. Escono dalla superficie del lago di circa un metro (anche meno) e non ricordo onestamente di quanto scendano nel livello dell’acqua. Naturalmente marcisono giorno dopo giorno e vengono rinnovate con strati sulla superficie, uno nuovo ogni settimana.
Ogni cosa è costruita con questa totora, sull’isola: le capanne, i letti, le “sedie”. Solo per cucinare si usa un fornelletto doppio fatto di terracotta.
Per costruire una nuova isola ci vuole circa un anno – considerate che un’isola come quella che abbiamo visto noi è grande come la piazzetta di un paese e ci sono circa 6 capannette al massimo, una per famiglia. Un’isola, completata quando la si ancora al fondo del lago, vive circa 35 anni poi viene abbandonata per una nuova.

Gli uros, che ora vivono naturalmente di turismo, mangiano questi giunchi, piccoli pesci del lago, trote che ora sono infestanti, e uccelli del lago quali i cormorani ad esempio.

210615Titicaca (8)La prima visita alle isole galleggianti degli Uros è stata davvero molto interessante.

Siamo sbarcati sulla Isla Q’hanamarca: scendere su questo strato di giunchi è strano, è come camminare su un enorme materassino gonfiato e messo sull’acqua..
La visita sull’isola inizia con il “sindaco” dell’isolotto che dà il benvenuto ai turisti, e le donne uros vestite in abiti coloratissimi che aiutano i passeggeri del traghetto a saltare sull’isola. Queste donne sono dei bei donnoni peruviani con baricentro classico, basse e tarchiate, con lunghi capelli annodati in trecce nerissime e adornate di ponpon, hanno delle gonne lunghe coloratissime e delle casacche altrettanto variopinte: bellissimo!E’ possibile fare un giro con una delle loro imbarcazioni: sono fatte di giunchi, e hanno una forma particolare che le contraddistingue come taxi d’acqua. Durante il giro si può stare al piano superiore o a livello dell’acqua e le signore che guidano l’imbarcazione permettono a qualche turista di provare a guidarla con i loro remi.
Dopo siamo stati fatti sedere al centro dell’isola su dei fasci di giunchi e ci hanno  mostrato come costruiscono le loro isole e ci hanno mostrato, in scala, tanti modellini per avere un esempio pratico. E’ molto istruttivo e molto interessante e anche se l’isola mi dava un lieve mal di mare è stata un’esperienza unica.210615Titicaca (11)

Gli abitanti dell’isola a quel punto espongono le loro merci: oggetti di artigianato di squisita fattura, belli e coloratissimi, che chiedono a gran voce di essere acquistati. Abbiamo preso qualche bellissimo souvenir lasciando anche qualche dollaro in più del dovuto, ma abbiamo un bel ricordo della famiglia composta da Manuel e Jhianna da cui abbiamo preso un bel tessuto, che adorna la camera degli ospiti in Zugliancastle, e una giostrina per bimbi coloratissima che decora la nostra sala.

Ripartiti con il traghetto abbiamo fatto una seconda pausa in un’isola più grande, un po’ la capitale di questo arcipelago, Quecha: qui si trovava qualche negozio di souvenir e di ciberie ed è possibile farsi fare sul passaporto un timbro speciale, di cui sono molto orgogliosa :)
Partiti da Quecha ci siamo diretti a tutta birra verso Taquile: il viaggio è stato divertente perchè sono voluta salire nel punto più alto dell’imbarcazione per godermi il panorama, ma si congelava: il vento in mezzo al lago, a quella altitudine, è freddissimo nonostante il sole.

L’isola di Taquile

Taquile è un paradiso, è proprio bella.210615Titicaca (25)
Abbiamo fatto la passeggiata che risale la dolce altura dell’isola per arrivare alla piazzetta principale: credetemi che è stato molto faticoso! Il fiato viene facilmente meno, il sole e caldo e l’altitudine gioca brutti scherzi. Facendo con molta calma e con molte pause abbiamo affrontato la strada beandoci degli splendidi panorami pastorali e lacustri offerti dall’isola.

Al nostro stesso passo saliva un peruviano locale: un signore anziano (forse, perchè in realtà lì è davvero difficile capire l’età delle persone) che portava sulla schiena un sacco di patate ENORME. Lui sembrava pesare 40 kg bagnato, a guardarlo, e portava con flemma sto saccone enorme legato alla schiena. Si fermava spesso a fare pausa e noi, prudentemente, abbiamo preso il suo ritmo e il suo passo.

Nella piazzetta di Taquile ci sono alcuni negozietti e dei negozianti meravigliosi che cucinano ignoti spiedini di carne e piatti di patate sulle griglie. Meno male che non avevamo moneta, così abbiamo resistito a molte tentazioni.
C’è una chiesetta, il municipio e una fabbrica di tessuti con annesso piccolo museo: pensate che l’arte tessile di Taquile è stata proclamata “Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità” dall’UNESCO. Qui ogni tessuto e ogni sua fantasia ha un significato, e le persone vestono abiti tradizionali. Soprattutto i copricapi hanno una lavorazione molto particolare e precisa e vengono fatti a mano dagli uomini: ogni colore indica uno stato civile (sposato, o nubile, ad esempio) e l’abilità con cui un uomo cuce il proprio copricapo è un criterio di scelta di una sua possibile moglie, che saprà che l’uomo è abile e quindi merita di essere preso a marito oppure no.210615Titicaca (26)

Dovreste vedere con che abilità e rapidità tessono il loro tessuto senza nemmeno guardare le mani che lavorano: impressionante.

La visita dopo una sosta in piazza conduce nuovamente su splendidi sentieri e in vista di panorami meravigliosi. Ci siamo fermati a mangiare, con il nostro gruppetto, come fanno tutti i gruppi turistici: presso una famiglia locale che ha allestito nel cortile di casa una grande tavolata, riparata dal sole da una tettoia.
Le portate del pranzo erano: Ochucuta (un preparato fresco di pomodori tagliati a micro cubetti, cipolla, peperoncino relleno) da mangiare sul pane o nella minestra.
Una Quinoa Soup molto semplice, eccellente. E il piatto forte, Trucha a la plancha: era squisita, buonissima! Ci hanno poi offerto uno squisito Mate de Muna da bere. E’ stato un pranzo eccellente allietato da una buona compagnia, abbiamo chiacchierato un poco con alcune ragazze americane (veterinarie militari) in visita in Perù.

La famiglia ospite poi intrattiene i turisti con alcune dimostrazioni di tessitura dei cappelli e di danze tipiche locali, rendendo l’esperienza ancora più simpatica e il ricordo più suggestivo.

Dopo pranzo la passeggiata, ormai in discesa, continua fino all’imbarcadero: il tempo vola ed è già ora di lasciare Taquile alle spalle e tornare a Puno.210615Titicaca (37a)

Durante la giornata eravamo nello stesso gruppo di Maria e Josè, e Carmen e Josè, alcune delle coppie spagnole che erano con noi sul pullman nel Canyon del Colca. Avevamo ormai comiciato a fare amicizia perciò abbiamo deciso che non eravamo ancora abbastanza stanchi per tornare in albergo e avremmo voluto visitare Puno. Abbiamo gironzolato insieme mentre rapidamente calava il buio passeggiando lungo la via turistica della città e comprando numerosissimi souvenir. Alla fine abbiamo deciso di cenare anche insieme e abbiamo scelto, a cuore, il Ristorante La Hosteria.
Carmen e il marito sono tornati in albergo e noi abbiamo trascorso una simpatica serata con Josè e Maria, chiacchierando un po’ in italiano e molto in spagnolo (che nè io nè Alberto, ricordo, sappiamo parlare): il locale ha un servizio impressionantemente lento ma si mangia davvero bene, io hopreso il mio solito amato Lomo saltado e osè aveva preso il Cuy fritto :D

Abbiamo chiacchierato tantissimo con loro e ci siamo trovati davvero bene, scambiando racconti di viaggio e di esperienze. Pensate che loro, appena arrivati a Lima, sono stati rapinati lungo la strada dall’aeroporto all’albergo: una persona ha rotto il vetro del taxi e ha rubato la borsa a Maria :( che brutto!210615Titicaca (35)

E’ stata una serata molto bella: Siamo tornati in albergo alle nove di sera, stanchi morti, e abbiamo così finalmente saputo informandoci noi (c’era stata un po’ di disinformazione nella gestione) presso la hall dell’albergo che l’indomani saremmo dovuti partire verso Cuzco alle 6.30 del mattino: tanto per cambiare :D

Diario del viaggio di nozze F&B – sabato 20 giugno: Condor e Puno

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Colca Alle 7.30 siamo partiti come da programma; abbiamo fatto una piccola tappa nel pueblito de Yamque, davvero molto grazioso, colorato da danze e da mercatini variopinti. Abbiamo visitato una chiesetta e ammirato i vestiti tradizionali tipici: in questa Valle del Colca, punteggiata di costruzioni pre incaiche, nei paesini è ancora uso comune vestire nella quotidianeità con gli abiti tradizionali, quantomeno per le donne. Per gli uomini invece solo nelle occasioni di festa.

Ci sono delle simpatiche statue di danzatori che sono riprodotte vicino alla piazzetta del paesino: Peter ci ha quindi spiegato della Danza dell’amor, due mujeres (si scrive così?) danzano insieme e si mandano baci, il baron invece pur essendo anche lui vestito da donna si mette un ampio sombrero.. purtroppo non abbiamo potuto vedere una di queste esibizioni dal vivo.

Colca1Altri aneddoti che ci ha raccontato riguardano le festività che si protraggono con danze e canti per una settimana intera in occasione dell’8 dicembre e avevano come protagonista la bibita nazionale Chicha, la quale veniva prodotta molto amara e rossa come il sangue.

Ora invece viene mischiata alla canna da zucchero, e alle feste va più per la maggiore una buona cerveza fresca.

Comunque: nella piazzetta del paesino c’erano diverse ragazzine che ballavano in tondo a ritmo di musica, raccogliendo poi qualche offerta dai turisti. C’erano anche delle signore peruviane che per qualche soles ti posavano sulla spalla una enorme aquila grigia per fare una foto ricordo, è stato incredibile sentire quanto sia leggera quella creatura così maestosa (e con un’apertura alare di tutto rispetto!) e quanto fosse delicata sul braccio.
Il paesaggio in cui abbiamo viaggiato è qualcosa di stupendo, indimenticabile: ovunque si affacciano gli antichi terrazzamenti chiamati andeneria, in quechua patapata, utilizzati ancora ora per l’agricoltura in alcuni casi.
 Colca11

Abbiamo fatto alcune soste in punti panoramici mozzafiato e Peter ci ha scattato delle belle foto ricordo. Ci sono spesso bellissime bancarelle piazzate nei punti più strategici, mi chiedo come facciano le venditrici ad arrivare fin lì ogni giorno con tutte quelle merci..

Alle 8.45 abbiamo finalmente raggiunto la Cruz del Condor. Nonostante il posto sia gremito di turisti non ci sono problemi a trovare spazio per tutti. E’ vastissimo e ci sono diverse terrazze o punti di avvistamento, quindi non si deve sgomitare. Bisogna solo stare attenti a non sporgersi troppo, il canyon in quei punti è davvero alto e scosceso, da brividi!
Osservare il volo dei condor è una bellissima esperienza. Nel primo mirador ne abbiamo visti alcuni che però parevano lontani, poi ci siamo spostati in una posizione migliore e ci volavano proprio sopra la testa: bellissimo!

Sono davvero delle creature enormi.

Dopo una bella permanenza alla Cruz del Condor ci siamo avviati per il rientro.
La strada panoramica del rientro era la stessa percorsa il giorno prima. In alcuni tratti abbiamo sonnecchiato, in altri io mi beavo dello splendido panorama peruviano ascoltando le musiche della mia infanza del gruppo Machu Picchu :)
Abbiamo fatto una bella tappa in uno dei punti panoramici pieno di banchetti di souvenir, l’ultima tappa al Canyon del Colca, e abbiamo mangiato il Helado di Cactus! C’era sia la versione con latte sia senza, abbiamo preso quella senza per non sfidare troppo Montezuma. Era buonissimoe non abbiamo avuto spiacevoli inconvenienti ;)
 Colca9

A pranzo ci siamo di nuovo fermati a Chivay a pranzare al ristorante del giorno prima, e abbiamo avuto un poco di tempo libero per noi dopo pranzo: siamo andati ad esplorare le graziosa piazzetta del paese con le sue splendide bancarelle e ci siamo avventurati nel mercato locale: i sacconi immensi di mais di qualità, colori e dimensioni diverse e di patate erano davvero memorabili :)

Il rientro verso Chinitos Patahuasi è trascorso sonnecchiando: eravamo davvero stanchi.
Abbiamo avuto il tempo di sorseggiare un altro bicchierone di Mate Inca ma stavolta non è venuto a trovarmi il mio amico gatto ;)

Abbiamo salutato a malincuore la guida Peter e alle 15.20, saliti su un nuovo pullman davvero enorme questa volta, ci siamo avviati sotto la guida di Wilson, in direzione Puno. La previsione era di arrivare a Puno alle 19.Colca8

Ci ha spiegato le tappe che avremmo fatto: una sarebbe stata nel paese più freddo del Perù, a 4100 metri, dove la notte di inverno si toccano i -25°. Una presso il lago più alto -se ho ben capito a 4500 metri, che è più piccolo del Titicaca ma ha comunque questo primato. Il Titicaca invece è il lago più grande del Sudamerica e il lago navigabile più alto del mondo, se ho capito bene.
Una tappa è stata fatta alla Pechegna Laguna, mi sono segnata il Lago Wiges come nome ma devo aver sbagliato, non lo trovo online.. mi sono scritta che era a 4170 metri. Comunque sia era un paesaggio veramente molto suggestivo, reso ancora più esotico dai colori azzurrissimo del cielo e giallo delle colline dei dintorni e dell’erba.
In questa location selvaggia ho nuovamente approfittato dei servizi, in questo caso addirittura per tirare l’acqua si fa a mano: c’è un omino che per 1 soles tira una secchiata d’acqua nel water e fa scendere tutto.

C’erano alcuni lama (o alpaca?) lì vicino, alcuni liberi e altri accompagnati da un pastore. Una turista francese che era in autobus con noi si è avvicinata a uno di loro nonostante lui l’abbia dovutamente avvertita di non voler posare per una foto insieme. Ha iniziato a fare dei suoni disgustosi tipo scatarrata, e quando lei ostinatamente si è avvicinata ancora è arrivato lo sputazzone del lama: una cosa disgustosa, una sorta di improvviso e violento starnuto. L’ha lavata!!! Mi ha fatto così pena che le ho passato una salvietta per pulirsi.

Pochissimo dopo ci siamo fermati per una seconda breve tappa, di fronte a un altro laghetto in cui vivono placidi dei flamingo, dei fenicotteri rosa. Molto belli e grazie al mio micro cannocchiale sempre pronto in borsa ho potuto guardarmeli proprio bene!
200615CanyonColca (106)
La tappa successiva, Juliaca, sarebbe stata da lì a un’ora.

Wilson è passato per il bus dandoci un poco di agua di Florida, un’acqua leggermente profumata da mettere sulle mani; il suo profumo, se annusato, aiuta contor il mal d’altura. E’ molto buono e ad Alberto ha ricordato un profumo d’infanzia, un qualcosa di simile che gli dava sua nonna, così ce ne siamo procurati nei giorni seguenti una bottiglietta :)

A dire la verità non ricordo che alla fine ci siamo fermati a Juliaca, secondo me eravamo in ridardo e siamo andati dritti verso Puno. Si era ormai fatto molto buio ed eravamo stravolti, e ricordo che passando attraverso la cittadina prima di Puno siamo stati avvisati che è un borgo non proprio raccomandabile.
Puno stessa è stata una grossa delusione per me: forse per via del  buio, della stanchezza, dell’ora tarda ma mi è sembrata davvero brutta. Povera e sporca, arroccata sul fianco delle montagne sopra all’enorme lago che si perdeva nel buio.. il nostro albergo era lungo la costiera del lago a una buona distanza dalla città, e mi è sembrato di essere isolata.
L’albergo aveva le solite caratteristiche: freddo e con soffitti altissimi! Era però molto bello, abbiamo soggiornato al Josè Antonio Hotel.

Avremmo dormito lì per due notti (una delle poche volte nella vacanza in cui non ci saremmo mossi subito una notte dopo l’altra in un posto diverso) e siamo stati contenti di avere una camera molto grande, spaziosa e non troppo fredda. Un arredamento modermo e una bella vista sul lago hanno reso la permanenza molto piacevole, e abbiamo trovato ad attenderci una bella fettina di dolce decorato con la scritta Happy Honemooney! :D

Eravamo così stanchi e stravolti alle otto, quando siamo arrivati, che dopo una breve doccia siamo andati a dormire diretti senza cena!
L’indomani avremmo visitato il famosissimo lago :)

Diario del viaggio di nozze F&B – Venerdì 19 giugno: viaggio verso il Canyon

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Colca2Le giornata di viaggio nel Canyon del Colca di venerdì 19 giugno e sabato 20 giugno sono state tra le più simpatiche della vacanza. La ricordo con grande affetto ed emozione.

Ricordo benissimo la sensazione di attesa che provavo quando, alle 7.15, Alberto ed io eravamo nella hall dell’albergo di Arequipa ad attendere che qualcuno venisse a prenderci. Non sapevamo niente di come sarebbe funzionato il viaggio ed eravamo curiosi ed emozionati.

Alla fine è venuto a prenderci un ragazzo simpaticissimo che ci ha fatto da guida per i due giorni seguenti, Peter. Ci ha fatti salire su un pullmino più grande del solito in compagnia di un’altra decina di persone, che abbiamo avuto modo di conoscere pian piano lungo la strada e con cui abbiamo condiviso le esperienze di viaggio nel Canyon, fino a Puno e poi un poco anche a Machu Picchu qualche giorno dopo.

E’ stata una bellissima esperienza perchè erano tutte persone simpatiche e piacevoli e la Peter è stata una delle guide migliori che abbiamo avuto, forse proprio il migliore.
Si è subito informato se qualcuno a bordo parlava spagnolo: tutti tranne noi :) eravamo in compagnia di sei spagnoli, due argentini, due peruviani di cui non mi ricorderei se non lo avessi scritto nel mio diario. Noi avevamo specificatamente chiesto di non viaggiare mai in gruppi italiani ma solo eventualmente anglofoni, ed eravamo stati accontentati.Colca5
Dal momento che lo spagnolo non è troppo complesso abbiamo detto a Peter di parlare piano così avremmo potuto seguire ma di non preoccuparsi a ripetere tutto in inglese, che ci saremmo impegnati noi: la cosa è stata molto apprezzata da tutto il gruppo naturalmente! Siamo subito diventati le mascotte italiane del gruppo.
Peter ci ha subito spiegato come si sarebbe svolta la giornata: avremmo attraversato in autobus diverse zone montane, salendo di quota fino a raggiungere altezze rispettabili: passato il punto più alto di 4910 metri di altitudine avremmo poi raggiunto il Canyon del Colca con i suoi 3635 m s.l.m. e lì avremmo soggiornato, ognuno nella struttura già prenotata.
Per affrontare questa impegnativa salita di quota ci sono diversi consigli da seguire: bere tanto, tanto e ancora tanto; assumere molti zuccheri attraverso caramelle e cioccolato. E naturalmente masticare le foglie di coca. Tutto questo aiuta contro il mal d’altura, il soroche peruviano.

Colca4Alla primissima tappa, subito fuori Arequipa, abbiamo perciò fatto buona scorta di tutti gli elementi consigliati da Peter. Abbiamo comprato acqua, bibite dolci molto zuccherine (tra cui un infuso di foglie di coca conservato in una buffa bottiglietta a testa di inca), cramelle alla coca, cioccolata fondente e naturalmente un bel pacchetto di foglie di coca.

Io ero molto preoccupata di affrontare il viaggio: mi immaginavo che la guida sportiva sudamericana unita a impervie strade tutte curve che si inerpicano sulle ande mi avrebbe dato il colpo di grazia, dal momento che soffro l’auto e qualunque altro mezzo di trasporto. Invece devo spendere solo parole di apprezzamento e ringraziamento per tutti gli autisti che abbiamo avuto, che sono sempre stati coscienziosi, prudenti e bravissimi alla guida e non mi hanno mai fatta soffrire :)

Masticando foglie di coca

cocACoca è una parola Aymara e vuol dire alimento, è una parola molto antica.

Lungo la strada Peter ci ha spiegato molto sulla cultura della coca in Perù, sui suoi legami con la tradizione e sulla necessità di masticare foglie di coca per vivere bene a determinate altezze. Abbiamo scoperto che i peruviani hanno un forte senso dell’umorismo, durante il nostro viaggio. In diverse occasioni le nostre guide hanno scherzato e fatto simpatiche battute.

Ad esempio Peter, dopo aver lungamente spiegato che coca e cocaina sono due cose ben diverse, e che per fare un grammo di cocaina sarebbero necessari non ricordo quanti kg di foglie di coca, e che in Perùle foglie di coca sono legali, etc etc, aspetta che abbiamo tutti le mani dentro il nostro sacchetto per prelevare la prima razione di foglie per dare l’allarme improvviso e concitato: “la polizia, nascondete la coca!” Come risultato più d’uno, sul bus, ha in automatico fatto il gesto spaventato di nascondere il sacchetto XD

Le foglie di coca oltre ad avere anche utilizzi medici  pratici (venivano usate per anestetizzare la zona interessata dalle operazioni dalle popolazioni andine, ad esempio, venivano a volte adorate e più spesso usate come offerte agli dei. Peter ha mostrato un piccolo rituale secondo il quale prima di masticare le foglie ne offre tre in omaggio alle divinità, ad esempio.

A farla breve, dopo aver composto un simpatico arrotolato con una decina di foglie, ci si piazza in mezzo un frammento di un composto minerale nero zuccherino che lui ha chiamato Gipta, se non erro, il quale ha la funzione di dolcificare il sapore della coca (che di per sè, a mio avviso, non è proprio proprio buono) e di velocizzare l’effetto degli alcaloidi contenuti nella coca, i quali andranno a diminuire l’effetto di affaticamento dato dall’altura, ad esempio.

La sensazione è molto strana: appena piazzato in bocca questo malloppetto bisogna cacciarlo nel lato fondo della guancia prescelta, la quale dopo pochi minuti sarà completamente anestetizzata, e cominciare a premere le foglie tra i molari. Non le si mastica proprio, le si macina e schiaccia sostanzialmente. Il loro succo irrora presto la bocca e man mano che viene deglutito e assorbito porta un po’ di energia e tutti i diversi effetti soggettivi. Il masticatore rumina e succhia il succo delle foglie (che finchè è zuccherato da quel pezzettino di cui parlavo è davvero buono), e dopo una mezz’oretta si sputazza il tutto e ci si libera la bocca.

Colca10Non so dirvi quanto questo mi abbia o meno aiutata nella giornata del 19 giugno, ma so dire che non ho avuto il Soroche, a patte un fievole malditesta alla sera. Ho seguito tutte le istruzioni: ho bevuto come un cammello, infatti ad ogni tappa fuggivo a fare pipì come prima cosa, ho mangiato zuccheri e cioccolata, ho masticato coca, e sono stata bene come un fiorellino sostanzialmente! :)
Una nostra compagna di viaggio, quel giorno, ha iniziato a stare male e si è persa il piacere di tutta la giornata. Un altro signore, l’argentino, il giorno dopo a Puno ha dovuto chiedere l’ossigeno in albergo, perchè è stato poco bene.

Fortunatamente non ho provato cosa significhi davvero avere il mal d’altura, e ne sono molto felice!

Il viaggio verso il Canyon

Peter ci ha insegnato  molte cose interessanti lungo il viaggio. Ad esempio che il vulcano Chachani è femminile, in quechua, e significa Donna Vestita (di neve). Il vulcano Misti invece vuol dire “signore”. Poi ha nominato il  Pichu Pichu: i vulcani in quella zona sono tantissimi.

Lungo la strada il panorama si fa davvero splendido quando si arriva alla Riserva Nazionale di Salinas: i primi gruppi di vigogne si aggirano per questo brullo altopiano (che è pieno di immondizie gettate dai guidatori ai lati della strada, che tristezza). Peter ha cercato di spiegarci la differenza tra Vigogne, Alpaca e Lama ma nonostante tutto io ancora non sono riuscita a capire quale di loro abbia la coda all’insù, quale no, il collo corto, il collo lungo, la forma del muso..so solo che le vigogne sono selvatiche e non sono addomesticabili quindi la scelta di solito si riduce a Lama (animale da soma) e Alpaca (buono da mangiare). :P e del guanaco non mi ricordo niente -_-Colca6

La prima tappa è stata splendida: ci siamo fermati in una sorta di stazione di servizio con negozietti, servizi e un bar ristorante. Il posto si chiama Chinitos Patahuasi, a 4018 metri. Abbiamo potuto ordinare un Mate Inca, bevanda splendida composta da un infuso di foglie di coca, chachacoma e muna, tre erbe che con molto zucchero diventano davvero super squisite! Bere nella frizzante arietta andina questa bibita bollente, guardandosi intorno e apprezzando la pausa pigramente rilassati è stato davvero una bella esperienza.
Tutto questo è stato migliorato da un dolcissimo incontro felice e inaspettato. Mentre ero seduta a riposare (la fatica dell’altitudine si sentiva già!) ho sentito un delicato Miao venire da sotto al tavolo. Uno splendido gattino tigrato magro magro mi è camminato incontro, e in risposta al mio saluto stupito mi è saltato subito in braccio e si è immediatamente comodamente sdraiato tra le mie braccia, facendomi fusa rumorose e soddisfatte mentre il lo coccolavo.

E’ stato un momento dolcissimo, e non si sarebbe mai schiodato di lì! :D Si era accomodato e addormentato così bene che anche quando ho provato ad alzarmi perchè il nostro bus doveva ripartire non ne voleva sapere di togliersi, e si è indispettito tanto da soffiarmi quando l’ho sollevato di peso per posarlo sulla panchina lì a fianco: me lo sarei portato via!

Colca7Il viaggio è continuato scandito da alcune bellissime soste che ci permettevano di ammirare i panorami e fotografare le vigogne, i lama e gli alpaca; gli iris e altri uccelli che abitavano uno specchio d’acqua; ci siamo fermati in una zona che equivale a un bofedales, una sorta di zona di lagunette ad alta quota.
APACHITA: sono costruzioni di pietra erette per mostrare rispetto agli dei.

Durante questo indimenticabile viaggio siamo saliti di quota; i panorami erano sempre più suggestivi. L’aria tersa colora tutto in modo differente e gli splendidi sfonti dei vulcani regalano fotografie uniche e caratteristiche dei branchi di alpaca che pascolano lungo la strada. Abbiamo scattato una foto vicino a una piccola formazione di ghiaccio! Scendere dall’autobus e spostarsi diventa faticoso a quelle altezze.

Quando siamo arrivati al MIRADOR DE LOS ANDES a 4910 metri eravamo molto emozionati. Il Passo si chiama anche Patapampa. Appena scesa ho cercato le toilette di cui aveva parlato la guida: aveva un tono scherzoso ma non me ne curavo, in quanto come ho accennato le conseguenze di aver passato tutto il giorno a bene si facevano già sentire. Mi sono avviata a passo sostenuto su per una piccola collinetta decorata da innumerevoli Apachitas di pietra, e subito ho dovuto rallentare il passo! Avevo il fiato corto e cominciavo a sentire qualche vaghissimo indice di soroche.

Il bagno al mirador è costituito da una capanna (una per uomini e una per donne) in cui delle travi formano il pavimento: in mezzo c’è un buco che funge da wc, e via! Naturalmente niente porta, sennò non è abbastanza sportivo :)Colca3

Il Mirador è uno splendido punto panoramico da cui vedere i vulcani El Misti, Chachani, Ampato, Sabancaya. Ci sono i soliti banchetti di souvenir peruviani, che io adoro completamente: abbiamo acquistato uno dei nostri bellissimi teli variopinti raffigurante scene di vita peruviane proprio qui, al Mirador.

Ho ripreso a masticare un’altra dose di foglie di coca per sentirmi meglio, e ha funzionato subito.

Dopo quest’ultima emozionante visita ci siamo fermati a pranzare a Chivay, nel bel ristorante Urinsaya con buffet di piatti tipici locali: abbiamo mangiato benissimo, una vera meraviglia! C’erano diverse sopas e minestre di mais e quinoa. C’era un purè fatto di mais eccellente. Papas nere e bianche. Carne. Frittelle di banana. Peperoni relleni troppo piccanti e molto altro (anche delle tagliatelle, che io naturalmente ho assaggiato). Come dolce c’erano delle sorte di gelatine di prugne e di cactus (prima pensavamo fosse kiwi!), e mousse di ciliegia! Abbiamo mangiato come a un banchetto ed eravamo molto contenti; durante il pranzo un suonatore in abiti tradizionali ci ha intrattenuti con musica peruviana.

Nel primo pomeriggio abbiamo cominciato a separarci dagli altri: molti infatti alloggiavano in altri alberghi, e il pullmino ci ha condotti all’Hotel El Refugio.
Qui abbiamo preso il pacco più grosso di tutto il viaggio dal mio punto di vista. Leggendo online tutti parlano di quanto siano belle le Terme de La Calera di Chivay, e il nostro programma prevedeva proprio un pomeriggio rilassante a queste terme.refugio
Nessuno però ce ne ha più parlato nè ci ha più detto che avremmo potuto farlo e l’albergo El Refugio è assolutamente fuori mano rispetto al paese, è lontano da tutti gli altri posti e non invita a lasciare la location a piedi per avventurarsi nell’ignoto.
Inoltre siamo stati confusi dal fatto che anche lo stesso albergo ha delle piscine termali, per così dire, e quindi abbiamo pensato di aver capito male e che le terme fossero quelle dell’albergo.
Quando ci siamo avventurati a scoprirle però abbiamo scoperto che erano freddisime, ed essendo la temperatura in rapida diminuzione dalle quattro in poi (sia per l’altitudine sia perchè le alte pareti del Canyon fanno subito sparire il sole e il suo caldo) non è che venisse proprio voglia di spogliarsi per entrare in acqua freddina.

Così siamo rimasti interdetti e un po’ fregati, e la cosa mi secca molto perchè avevo messo su il cuore in questa idea delle terme peruviane: mi sono sentita un’allocca quando ho capito di aver preso questo bidone clamoroso, anche perchè erano già pagate: vorrei proprio capire chi è che avrebbe dovuto venirci a prendere e portarci alle terme e perchè non si sono presentati :(

Comunque sia la struttura dell’albergo è stupenda: è tutto rosa e si sviluppa nel Canyon lungo un fiume pescoso (povero Alberto, il fiume di Tantalo). Ogni stanza è ampia e ha una caratteristica che abbiamo riscontrato più volte in Perù: un tetto altissimo, che contribuisce a rendere freddissimo l’ambiente almeno secondo la nostra esperienza. Anche gli infissi peruviani sono tipici: oh poi magari nella loro estate non te ne accorgi, ma io ho avuto talmente tanto freddo durante la nostra vacanza da farci sempre caso: infissi sgangherati in legno che fanno passare spifferi potenti come la bora! Nella nostra stanzetta faceva un freddo lupo e dalla porta finestra dello stupendo balconcino affacciato sul fiume passava un sacco di aria gelida: la notte la temperatura scendeva fino a 4 gradi, perciò fatevi due conti prima di chiamarmi la solita freddolosa.refugio2

Anche nella ampia sala da pranzo faceva super freddo, nonostante ci fossimo messi nel tavolo più vicino possibile al focolare acceso. Durante la notte abbiamo dormito con la stufetta accesa vicino al letto, e dormendo vicini vicini in due in uno di quei bei lettini che c’erano ci siamo più o meno scaldati, ma era come tornare bimba ed essere in un freddo rifugio montano in cui ti cambi sotto la coperta (di lana, by the way) perchè non hai coraggio altrimenti di spogliarti :D

Comunque dicevo: l’albergo è bellissimo e ci sono molte zone da curiosare. Le due vasche di acqua termale in estate sono sicuramente più utilizzabili. Ci sono dei giardini dove allestiscono bar e grigliate, così a naso, e poi alcuni sentierini da percorrere nelle immediate vicinanze. Uno conduceva a dei graffiti che non abbiamo trovato, e un altro a una cascatella che non abbiamo trovato XD
Abbiamo anche cercato di interagire con il lama al guinzaglio che sorvegliava un piccolo giardinetto dell’albergo, ma non si è fatto avvicinare. Almeno non ci ha nemmeno sputazzati :D
Mentre esploravamo il letto del fiume saltellando da una roccia all’altra ci ha tenuto compagnia un cagnolone un po’ pulcioso sconosciuto :)

Verso le sei come sempre era ormai buio pesto e siamo rientrati, perchè faceva davvero freddo. La cena era come sempre già prefissata in un menù preordinato con un minimo di scelta: abbiamo mangiato come sempre molto bene.

L’indomani la partenza sarebbe stata, tanto per cambiare, alle 6.30. Saremmo andati a vedere il volo dei condor!
Abbiamo dormito benissimo nonostante il freddo :)
In albergo con noi c’erano poche persone: e indovinate un po’ tra loro chi c’era? Ma sì, proprio loro: i fastidiosissimi 4 amici emiliani, con il cafonazzo maleducato insopportabile che ha rotto le pelotas tutto il tempo a cena parlando a voce altissima come aveva fatto già durante la visita alle isole ballestas! Se non è fortuna questa! :P
La nota negativa principale della giornata è stata che mentre atraversavamo il parco andino la nuova macchina fotografica, presa come regalo di nozze da parte di zio Renato, si è rotta: ha smesso di funzionare :°( per fortuna avevamo anche una seconda macchina fotografica, ma vi faccio immaginare l’amarezza!
Fantozzi ci fa un baffo!

Diario del viaggio di nozze F&B – Giovedì 18 giugno: la città bianca

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El Misti

Estratto dal mio diario di quella sera: “Siamo molto stanchi e anche se sono le otto di sera dopo aver scritto la mail andremo dritti a nanna.
Considerando che ho dormito solo 4 ore e Alberto 5 (sia per colpa del jet lag sia perché al mattino alle sei l’albergo era rumorosissimo) è strano che siamo ancora svegli. Forse è merito del mate di cola..”

L’Hotel El Cabildo è meraviglioso: si vedono panorami montani meravigliosi dalle finestre dei suoi corridoi, è molto elegante e ben tenuto, ha un grande cortile interno e splendidi arredi. La nostra stanza era grande e comoda. Però, purtroppo, è rumoroso da morire! I corridoi infatti sono pavimentati con grandi lastre di pietra nera irregolari, da esterni: immaginate che rumore viene prodotto quando i clienti che partono la mattina presto trascinano seco due o tre trolley che saltellano giosamente su quelle pietre! Quando questo non succede, ci pensa la guardia che fa la ronda nell’hotel. Senti i suoi passi e la radio che si accende.. “Fzzzzshhhhh… ckrrhhhhh… todo bien?…. Fzxhssssshhhhhh”, o qualche cane che abbaia nel vicinato.

Risultato? Per forse l’unica mattina della vacanza in cui non avevamo orari e avremmo potuto dormire a manetta io ero sveglia alle 6: occhi a palla (ricordo che la sera prima siamo andati a nanna alle due) e via verso nuove avventure!

Dopo una bella colazione rilassata ci siamo avviati a piedi alla conquista della città, sotto all’azzurrissimo cielo peruviano. La città ha uno splendido centro storico costruito in pietra bianca che è stato dichiarato patrimonio Unesco; sorge a 2335 metri sulle rive del fiume Chili, in una vallata rigogliosa e sotto lo sguardo protettivo del vulcano El Misti e del monte Chachani.
Seguendo i consigli della signora Norma abbiamo visitato il centro Mundo Alpaca.
Abbiamo visto un bellissimo museo sugli alpaca con un recinto con diversi simpaticissimi esemplari e siamo riusciti a non farci sputazzare.

Una gentile signorina ci ha insegnato tante cose degli alpaca, dandoci la possibilità di nutrirli un poco e mostrandoci la lavorazione e colorazione della loro lana; è possibile vedere anche gli artigiani che filano la lana. Abbiamo anche acquistato con grande piacere dei maglioni come souvenir :)

Gironzolando per il centro di Arequipa abbiamo scoperto quanto sia caotica e rumorosa la città, piena di automobili che suonano il clacson e piena di venditori ambulanti -per lo più donne in abito tipico. Per una piccola mancia una signora peruviana mi ha cacciato in braccio un piccolo agnellino e ha fatto una foto con me.

Abbiamo pranzato in uno dei ristoranti consigliati dalla guida Lonely planet, Ary Quepay: Alberto ha preso il Cuy stufato, ovvero il porcellino d’india, e io Alpaca Saldato: da leccarsi i baffi! Eravamo soli (probabilmente il locale vive di più di sera) e abbiamo mangiato benissimo.

Il sole cominciava a picchiare forte, perciò siamo tornati in albergo a riposare mezz’oretta. Norma ci è venuta a prendere in compagnia come sempre di un pullmino dell’agenzia viaggi e di un fidato autista, e ci ha condotti come prima tappa su un belvedere da cui ammirare la città e i suoi splendidi panorami naturali.
Abbiamo poi ammirato da fuori la Chiesa di San Ignazio, senza poterla purtorppo visitare.
In centro città avevamo notato tante venditrici in abito tradizionale Arequipegno che rimestavano qualcosa in una specie di pentolone metallico, con la scritta QUESO HELADO. Norma ci ha convinti ad assaggiarlo anche se avevamo paura di conseguenze montezumegne: si tratta di uno squisito gelato composto di latte intero, latte in polvere, cannella e vaniglia, sostanzialmente, tenuto raffreddato non so come in quei contenitori metallici: spero non abbiamo rischiato troppo mangiandolo, ma vi assicuro che era delizioso!Abbiamo proseguito verso la meta che mi interessava maggiormente: il Monasterio de Santa Catalina .
Qui ci ha accompagnati la minuta e minuscola signora Claudia, dall’unica espressione del viso: serissima e senza un solo movimento muscolare facciale. Ci ha raccontato della vita monastica di queste suore di clausura, spagnole naturalmente, ognuna delle quali aveva un mini appartamento e una servetta peruviana personale, un horno personale e un allevamento di cuy da mangiare.

I muri esterni di chiostri, stanze e corridoi di questa cittadina nascosta nel cuore della città sono stati dipinti di blu, di rosso e di bianco, e l’effetto è veramente suggestivo: è stata una visita molto bella.

Norma ci ha poi portati ad ammirare la Iglesia de la Compañía  : la facciata è mozzafiato, tutta bianca e splendidamente decorata con motivi classici intrecciati a elementi peruviani tipici (piante, animali e fiori ad esempio); all’interno è davvero meravigliosa la Cappella di Sant’Ignazio, affrescata a toni vivaci e davvero coloratissima!
Passando attraverso gli splendidi chiostri della Chiesa siamo arrivati al Museo dedicato alla Mummia Juanita; avevamo fatto tardi purtroppo e  non eravamo più in tempo per la visita guidata: Norma è stata deliziosa e ci ha fatto lei da guida: considerando quanto è appassionata e orgogliosa della propria cultura è stato davvero un onore per noi. Come prima cosa Norma ci ha condotti al cospetto della giovane Juanita: vedere l’amore e la tenerezza con cui ha salutato la mummia e ce l’ha presentata è stato commuovente: ogni anno lei e la sua famiglia continuano la traduzione incaica di lasciare piccole offerte in onore del vulcano o della montagna, quindi il rispetto delle sue radici culturali è molto forte in questa persona.
A malincuore l’abbiamo salutata, ringraziandola di essere stata così brava e gentile con noi: ci ha lasciati a prendere visione del video introduttivo del museo, il quale ricostruisce e spiega l’usanza Inca di sacrificare giovani vergini ai Vulcani, ritenuti divinità potenti che vanno placate con ricchi doni. Racconta poi del ritrovamento di questa preziosa mummia negli alti ghiacciai di El Misti. E’ molto interessante e ben fatto.

Alle 18.30 era buio pesto e freddo: eravamo così stanchi che siamo tornati in albergo a riposare: ci siamo presi il Pisco sour omaggio e abbiamo degustato gli splendidi biscotti che avevamo trovato, all’arrivo, nella nostra camera su un piattino con scritto felicitazioni :)

L’indomani avremmo avuto nuovamente la sveglia alle 6: partenza alle 7.30 in direzione del Canyon del Colca.

Diario del viaggio di nozze F&B – Mercoledì 17 giugno: viaggi in cielo e in terra

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  nazca2Per una volta abbiamo potuto rimanere a letto più a lungo: l’appuntamento infatti era alle 9.15 per raggiungere l’aeroporto.
A colazione siamo stati moderati in vista del sorvolo sulle linee di Nazca.
L’attesa è stata lunga e snervante: ci hanno anche pesati per distribuirci meglio sull’aereo!
Vicino all’aeroporto ci sono dei bacarini di souvenir molto belli.

Sul diario scrivo “i dettagli del volo verranno tralasciati perchè sono stata malissimo”.
Effettivamente è stata un’esperienza che non ripeterò mai più. Cercando di non agitarmi sono stata attenta a respirare piano e profondamente, e nonostante questo per il mal d’aria ho avuto una sorta, credo almeno, di attacco di panico. Quando l’ho descritto a Betta mi ha detto che ho avuto una crisi tetanica da panico e se vedete qui vi rendete conto dalla foto di come ero contratta. Non proprio uguale ma simile. Avevo le mani, i gomiti e le gambe paralizzate dalla rigidità dei muscoli; mi stavo rendendo conto di avere problemi, tra l’altro la xamamina da sola non ha funzionato e avevo dimenticato, ahimè, il mio orecchino contro il mal d’aereo/d’auto (che comunque avrei poi perso in traghetto sul lago Titicaca).
Resami conto di stare male, mi sono concentrata sulle figure che ci stavano mostrando. Male per male, almeno me le sono guardate tutte! nazca3L’aereo plana e rotea apposta per farti vedere bene tutto: è da morire se si soffre il mal d’aria come me!
Siamo atterrati giusto un momento prima che io cedessi: non ho rimesso, grazie al cielo, e sono scesa (dopo 10 minuti però) sulle mie proprie gambe: considerate che il servizio lì prevede barelle e sedie a rotelle pronte per i passeggeri che sbarcano dal volo, quindi non è che sono solo io che ho avuto difficoltà X)

Mi sono un po’ ripresa e al rientro in albergo ho anche potuto pranzare, per fortuna!
Abbiamo anche avuto il tempo di fare un ulteriore giretto verso la Piazza sotto al sole caldo, per essere poi alle 14 alla stazione degli autobus.
Il viaggio verso Arequipa, poveri noi, sarebbe durato ben 9 ore e di nuovo non eravamo vicini nell’autobus. Bello essere in viaggio di nozze e non poter viaggiare vicini: che nervi! Mi sembra strano che non si potesse fare in modo diverso, e sono un po’ seccata da questi difetti organizzativi fatti dalle agenzie che ci hanno preparato il viaggio.

nazca4Siamo arrivati ad Arequipa dopo l’una di notte, e siamo stati accolti dalla splendida (e minuscola) signora Norma, che parla italiano. L’albergo El Cabildo è molto bello e sono tutti gentili, premurosi, sorridenti. Siamo andati a dormire alle due del mattino, mentre a Zugliano mamma, papà e le gattine facevano colazione.