Sri Lanka 2010 – Dambulla e il Palm Garden Village Hotel.

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Come dicevo, ci siamo svegliati sabato 31 luglio pronti all’avventura: il nostro primo giorno in Sri Lanka! Nonostante ci aspettasse un viaggio molto lungo eravamo pieni di curiosità e di aspettativa, e in conclusione non siamo stati delusi.

Dambulla

310710 Dambulla (5)Oltre alle tappe di cui già ho raccontato, nel tardo pomeriggio ci siamo fermati a visitare Dambulla. Il Temple Rock è una meta rinomata e famosissima.
Prima si può visitare un pacchianissimo museo che non contiene davvero molto.. è più emozionante raggiungerne l’entrata tramite una scalinata orrendamente ripida e con gradini irregolari, su cui infatti ci siamo imbelinati tutti e tre a turno, che poi esplorarne le sale.. comunque all’interno è esposto un enorme Batik che rappresenta la festa sacra di Kandy con la processione degli elefanti in onore del Sacro dente di Buddha che è davvero stupendo :)

Al vero Tempio si arriva tramite una bella salita e molti scalini (parte dei quali evitabili con l’auto) a una zona rocciosa che si erge su stupendi panorami di giungla, boschi e valli, e che conduce a uno spiazzo su cui si aprono diverse caverne. Cinque di esse sono aperte al pubblico, e sono fittamente riempite di dipinti e di statue, praticamente tutti rappresentati il Buddha. E’ uno spettacolo davvero suggestivo e strano, vale proprio la pena di entrare nella silenziosa atmosfera di queste grotte, di muoversi tra queste statue a volte immense a volte coloratissime.
SriLanka2010_A (105)Sul fianco della montagna in cui si aprono queste grotte, e di fronte ad esse, è stato costruito un portico bianco splendente che si staglia contro il grigio scuro della roccia, e che quindi incornicia il tutto affacciandosi sullo spiazzo innanzi. In questo spiazzo si erge un maestoso Ficus Religiosa, albero sacro del Buddha, e un focolare sacro dove la fiamma non viene mai lasciata spegnere. Oltre a questo bellissimo “cortile” si stende la vista sulla valle, sulla giungla, e aguzzando lo sguardo si può anche vedere in lontananza Sigiriya!
Scimmie e cani selvaggi popolano la salita che conduce al Temple Rock, così come numerosi venditori ambulanti. Lì abbiamo comprato i primi souvenir, scegliendo delle belle scatole “magiche” di legno in stile indiano: quelle scatole intagliate in cui ci sono alcuni scomparti segreti, da aprirsi facendo scorrere i tasselli di legno. Ci sono poi molti venditori truffaldini, ovviamente: come quello che per vendere le pietre di luna mostra come esse siano vere accendendo una fiammella sotto a quella “dimostrativa”, e vendendo poi ai turisti le copie di plastica! vivi e impara, ci siamo detti noi… ;)

Terminata la discesa, abbiamo anche avvistato un altro incantatore di cobra! ho spronato Alberto ad essere lui se voleva a toccare il temuto serpente, ma sfortunatamente questo suonatore era decisamente fuori di testa.. così subito lo ha invitato ad allungare la mano, poi d’improvviso mentre il serpente sibilava ha fermato Alberto e ha smesso di suonare, insomma era decisamente privo di qualche rotella e così l’episodio si è concluso lì :P

Il Palm Garden Village Hotel

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Abbiamo viaggiato ancora un’ora abbondante, per raggiungere l’albergo, e ormai calava il buio. Non riuscivo a capire, nello stordimento della stanchezza, perchè pur essendo ad Anuradhapura (che essendo un’antica capitale nella mia testa era una città stile Colombo) non fossimo giunti in città.. e poi ho capito. In pratica c’eravamo, ma il termine più adatto è “villaggio”! Abbiamo passato numerosi banchetti e negozietti, tutti splendidamente illuminati per via del buio (alle sette era già notte fonda, come luminosità!), e poi siamo giunti dopo un’ulteriore zona di foresta e giungla sino al nostro albergo.

Si è rivelato in assoluto il più bello in cui siamo stati: il Palm Garden Village Hotel è composto da una serie di suite, di piccoli cottage composti dalla camera da letto e dal bagno, ciascuno con di fronte un piccolo dehor con tavolino e sdraio, immerso nella natura! In pratica le strutture dell’albergo, la hall il ristorante la palestra etc sono sul perimetro esterno di questo giardino interno su cui si affacciano le suite. Nel centro è stato ricreato un piccolo bosco (e c’è anche la piscina!) con sentierini che si aggirano tra le piante, e tutto intorno ci sono i sentieri che circondati di belle aiuole conducono ai piccoli cottage! E’ stupendo, davvero stupendo! Inoltre, in fondo in fondo, c’è un muro di cinta che separa da un altro terreno di proprietà dell’hotel: un terreno con un lago e il bosco che continua a perdita d’occhio, dove vivono animali allo stato libero tra cui molti elefanti! Infatti i resti di grosse caccone di elefante possono essere trovati facilmente poco al di là del muro! ^_^
Una sera Alberto ed io abbiamo deciso di andare alla ventura: dal cancello era visibile una statua di Ganesh incastonata in un albero, oltre al laghetto, e abbiamo percorso il sentiero che costeggiando la giungla conduceva lì. Solo che erano già le 18.20, ed è calato il buio mentre arrivavamo all’albero! Così un po’ intimoriti (non si sa mai che sbuchi davvero un elefante) siamo rapidamente tornati indietro :P

La nostra suite era davvero stupenda: ampia, pulita, dotata di veleno per le zanzare e di tutti i comfort. Se calcolate che prendere una bottiglietta di vetro nel frigo bar nei lussuosissimi alberghi dello Sri Lanka costa poco meno di un euro e mezzo… insomma si fa la bella vita ^_^
La prima sera, appena arrivati, abbiamo anche scoperto che i pasti sarebbero stati sempre un’esperienza mitica: c’è il buffet in ogni occasione, e la scelta sia a colazione sia a cena è sempre stata ampissima! Abbiamo sempre mangiato benissimo e ovviamente troppissimo, e in quelle notti al Palm Garden abbiamo dormito davvero come dei pupi: la temperatura era infatti più frescolina che da altre parti, e il silenzio di un luogo così immerso nella natura è impagabile.
La prima notte, poi, al rientro in camera abbiamo trovato ospiti! Un paio di minuscole rane quasi bianche e traslucide stava uscendo dalla fessura del lavandino :D è stata, per noi che amiamo le rane, una simpaticissima esperienza! E ce n’erano molte altre fuori dalla porta, tutto il tempo, a sera!
Al mattino abbiamo sempre potuto osservare gli scoiattoli lanciare il loro curiosissimo richiamo, una sera abbiamo visto un’enorme iguana di qualche tipo stravaccata su un albero in una delle “aiuole” tra i sentieri dell’albergo.. e il giorno in cui abbiamo anche fatto un bel bagno nell’enorme piscina a disposizione dei clienti dell’hotel abbiamo avvistato un serpente! Una signora (italiana ovviamente) si è messa a sbraitare terrorizzata: c’era un grosso serpente verde lucidissimo non distante dall’acqua, in un’aiuola! Ho osservato molto incuriosita, mentre un giovanotto del personale dell’albergo lo scacciava con pochi rapidi colpi di piede battuti a terra.

Insomma, la permanenza in questo hotel è stata favolosa. Lo consiglio assolutamente, se qualcuno di voi dovesse mai andare in Sri Lanka! E’ molto centrale per visitare Dambulla, Sigiriya, il Minneriya National Park e Anuradhapura. Ed è stupendo, bellissimo, pulito e per i nostri standard non è per niente caro, pur essendo uno dei più lussuosi alberghi Srilankesi.

D&D – Torri, spettri e cecità.

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Blossom Hill, 23 settembre: fantasmi nella torre

Dopo il combattimento ci siamo dunque rifugiati nella torre, a leccarci le ferite e ponderare sul da farsi.
Le esplorazioni hanno rinvenuto molte cose curiose: in un laboratorio alchemico, tutto rotto e distrutto, c’era al centro della stanza uno strano meccanismo, una cassapanca come dimensioni, ma tutta meccanica fatta di ingranaggi stranissima.
Sotto la torre, nelle celle, abbiamo rinvenuto resti di creature morte (c’era uno strano teschio enorme, rotondo, con un buco centrale come di cavità oculare…) e vecchi strumenti vicini a un tavolo operatorio..
Poi abbiamo trovato una teca di cristallo con dentro un cadavere, mummificato secondo metodi naturali che usavano nelle sepolture dell’antico Narfel, ci ha detto Xamlas (un regno degli inizi dei grandi imperi). In pratica è una bara, e l’etnia a cui appartiene il cadavere esiste ancora!
In una stanza nascosta, poi, abbiamo trovato una strana statua: una bara di un altro uomo, una mummia con indosso solo degli strani bracciali che Mule ha scelto di prendere perchè appartenenti, palesemente, a un maestro di arti marziali! Abbiamo anche rinvenuto delle antiche pergamene di tecniche marziali che lui ha preso, per studiarle.

Esaminando tutte queste stranezze abbiamo tentato di scoprire qualcosa di più sulla mummia del Narfel: Adam l’ha esaminata trovando sotto la sua testa un rotolo di pergamena chiuso in un’elaborata custodia, tessuto con un intricato dedalo di segni e glifi di una lingua morta. C’è su anche un simbolo di due felini rampanti un po’ inquietante e spaventoso. Comunque, ha rimesso poi tutto al suo posto per evitare di profanare eccessivamente tombe pericolose.

Dietro a un muro di mattoni nel sotterraneo abbiamo trovato un cunicolo, un antico passaggio dove ora scorre acqua che conduce ad antichi gradini e a una amplissima caverna sotterranea. In pratica questi gradini (stranamente bassi) conducono a un’apertura su un’ambiente più ampio con volte e cupole e l’acqua che scende come una cascata. Abbiamo deciso di esplorarlo, ma tornando qui più avanti più preparati.

La notte è capitato un episodio inquietante. Mule ha sentito un rumore al piano di sotto, ed è sceso con Adam a vedere. Mentre Adam tornava su convinto di non aver visto niente, il monaco mezz’orco invece rimaneva paralizzato dallo sconcerto a fissare uno spettro di elfo aggirarsi inquieto nella stanza. E’ tornato su e mi ha svegliata: essendo cieca, ha pensato, ed essendo pure una sacerdotessa, avrei potuto forse avvicinare l’entità con meno problemi degli altri. Così mi ha silenziosamente portata di sotto, e mi ha spiegato cosa avevo innanzi.
Parlando con lo spirito dell’Elfo ho scoperto il motivo che lo lega ancora alla vita: ha perduto la sua preziosa spada, ed è ossessionato dal riaverla a tal punto da essere disposto a far passare “l’anima di un vero elfo” attraverso le mie mani chiedendomi aiuto, nonostante per lui io sia un’elfa impura. Dato che questo genere di cose mi stanno antipatiche ho chiamato Rizla Mass e ho lasciato che si arrangiasse lui.

Il mattino dopo abbiamo deciso di far ritorno in città per sistemarci e soprattutto trovare una cura alla mia cecità. Abbiamo cremato il povero mezz’orco senza nome, dandogli una degna cerimonia funebre, e siamo partiti per tornare in locanda. Rientrati a notte fonda abbiamo (beh, gli altri hanno, e poi mi han raccontato) notato quattro strani personaggi. Due fratelli elfi, uno strano uomo vorace coperto da un cappuccio, e un uomo misterioso che stava al tavolo intento in una preghiera interiore, stringendo tra le mani un grosso rosario.

Blossom Hill, 24 settembre: ora che ho perso la vista, ci vedo di più.

Durante la notte il nostro mago si è in qualche modo liberato della fascia della Creatura d’Ossa: ha fatto strani sogni su un guerriero Elfo impazzito dal desiderio di gloria, e al risveglio si è sentito male e nauseato ma quantomeno la fascia si è sciolta.

Al mattino di questo nuovo giorno Xamlas mi ha accompagnata a chiedere aiuto per la mia cecità ai sacerdoti del Tempio di Chauntea, e al Mago della torre. Nessuno di loro però ha potuto aiutarmi, e stavo cadendo preda dello sconforto quando ho chiesto al mezz’elfo di ripetermi la descrizione dell’uomo con il rosario visto la notte prima. Mi ha dato l’idea di un uomo di Fede, e ho voluto chiedere aiuto anche a lui.
Si è rivelato un personaggio decisamente strano: ha gli occhi ciechi, cosa che ho scoperto solo più tardi ovviamente, eppure vede perfettamente. Mi ha raccontato di aver molto peccato nella sua vita, di aver fatto molti gravi errori e di star percorrendo ora un cammino di redenzione personale. ha commesso il più grande errore della sua vita e in seguito ad esso ha abbandonato il suo regno, ma è stato seguito da una persona che non pensava nemmeno esistere. Costui, che era cieco, ha pacificato i suoi inseguitori e gli ha imposto un marchio, dicendogli che avrebbe dovuto fare solo buone azioni o sarebbe morto. Ovviamente era una finta, ma ciò gli insegnò che anche lui poteva fare del bene. Questa persona ha condensato tutti i mali da lui compiuti nel grosso rosario che si porta appresso: ogni buona azione che lui compie distrugge una delle perle del rosario, e aiutando me ha così potuto compiere un passo in più verso la redenzione.
Mi ha promesso inoltre di tornare da me quando si sia purificato di tutto il male: tornerà nel suo vero aspetto, nella sua armatura bianca, e si presenterà a me. Mi ha fatto dono, dopo avermi restituito la vista, di una pietra su cui ha impresso magicamente un simbolo rosso. Con quella pietra potrà ritrovarmi, e quando il colore sarà sbiadito io saprò che lui si è purificato.

E’ stato davvero un incontro decisivo, per me. Spero di conoscere il nome del’uomo con il rosario presto, e di vederlo redento ricominciare la sua vita!

Blossom Hill, 25 settembre: di nuovo nel bosco.

Siamo tornati sulle tracce dell’ettin e dei goblin, nel bosco, per trovare ulteriori indizi per risolvere la questione del mistero del giardino. Abbiamo raggiunto (dopo una curiosa pausa in un tendone rosso lussuosissimo evocato dal nostro mago!) la conca dove crescono quelle erbe strane che avevamo trovato nei distillati dei goblin. Ci sono tutto intorno anche tracce fresche, e ora dobbiamo decidere il da farsi!!!

Sri Lanka 2010 – viaggiando per il paese

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Ci siamo svegliati a Colombo sabato 31 luglio, pronti a un lungo viaggio. La meta finale sarebbe stata Anuradhapura, antica capitale dell’isola, distante nemmeno un paio di centinaia di km da noi; essendo però le strade dello Sri Lanka ben diverse dalle autostrade europee, il tempo di percorrenza con il pullmino sarebbe stato di quasi 5 ore! Pial allora ci ha spiegato che avremmo fatto diverse tappe, per spezzare il viaggio.

Uscire da Colombo

310710_SriLanka (14)Abbiamo iniziato la giornata con la colazione dei campioni come il giorno prima, e presto eravamo anche noi nel traffico di Colombo del mattino! Effettivamente è qualcosa da vedere, ben diverso dal traffico a cui siamo abituati! I tuk tuk imperversano, sono il mezzo più frequente sulla strada, con i loro colori sgargianti e i loro passeggieri decisamente di ogni tipo. Può capitare di venir sorpassati da un motorino con seduto al posto del passeggero un monaco buddista in veste arancione, o di sorprendersi alla vista di una bella donna musulmana con il velo colorato e sopra al velo il casco da moto: è proprio un altro mondo :) e automobili biciclette moto tuktuk pedoni autobus camion sono tutti immersi in questo frenetico traffico, tutti sulla carreggiata a cercare di raggiungere la propria destinazione!

E tutto intorno sfrecciano i quartieri della città, tra palazzi e grattacieli all’inizio e poi via via sempre più spesso case povere e baracche, ma soprattutto tracce di bosco e foresta tropicale che si insinuano tra un baracchino e l ‘altro. Viaggiando verso la periferia di Colombo, e poi su su verso la zona di Anuradhapura abbiamo visto e scoperto le strade dello Sri Lanka: l’asfalto (solo delle strade principali) corre sempre fiancheggiato da case o baracchini di negozietti. Le case si alternano tra loro: ci sono vecchie costruzioni tipo coloniale inglesi, a volte piccole a volte grosse, spesso in decadimento ma vissute o abitate, in genere circondate da ampi spazi verdi di giungla o di giardino. Poi ci sono case in muratura, a volte in mattoni rossi a vista a volte intonacate, a volte nuove e in costruzione, quindi scheletri ancora aperti o senza il tetto, a volte invece vecchie e quindi già completate e abitate. A volte hanno il tetto in muratura, a volte in lamiera. E poi ci sono le case più povere, una qua e una là: case di fango e terra, con tetti di paglia intrecciati! Senza corrente elettrica, senza acqua corrente, alla vecchia maniera.
Questa alternanza di costruzioni scorre lungo la strada accomunata da un particolare che a me ha colpito molto e che trovo bellissimo. Le case sono spesso abitate, solo a volte sono vuoti scheletri (e rimane il dubbio sottile che siano vuote e distrutte perchè non completate, o perchè rovinate dalla guerra). Nella maggior parte dei casi ci sono famiglie che vivono in ogni casa, e il particolare che mi ha colpito è ciò che fa capire se una casa è abitata oppure no: i panni stesi fuori ad asciugare! Nel giardino/jungla di ogni casa fuori c’è un filo da stendere e colorati panni che sventolano allegri. Spesso bambini giocano nel giardino, e sono scalzi tanto quanto i loro genitori: andare scalzi è davvero una cosa comune a vedersi, in Sri Lanka!
Magari le case non hanno le porte: hanno panni e lenzuoli che coprono l’ingresso. Magari non hanno nemmeno i vetri alle finestre! Ma non è uno scenario di miseria o di povertà preoccupante o pesante. La gente è sempre pulita, ben vestita, nutrita. Tutto dà l’idea di un paese povero, si, dove c’è stata la guerra, si: ma non misero!

Lungo le strade

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Lungo la strada che collega le grandi città poi si trovano i baracchini: sono tantissimi, uno via l’altro, e vendono i prodotti tipici della zona! Frutta, pesce, verdura. Cesti di vimini intrecciato e altri oggetti analoghi. Miele: quelli del miele sono bellissimi, perchè è confezionato in panciute pentolotte di terracotta sigillate, che a me piacciono un sacco! Poi spezie, anacardi, peperoncini.. perfino la frutta cambia di zona in zona, e alterna quindi banchi pieni di frutti della passione, di rambutan, di cocchi oppure di jackfruit!
E’ veramente incredibile vedere quanti banchi ci sono e quante persone si fermano a lato della strada a comprare :)

Lungo le strade vicino alle case o ai centri abitati ci sono anche le fermate delle corriere: sono dei blocchi di cemento letteralmente ricoperti di manifesti e volantini elettorali o pubblicitari distrutti e rovinati dalla pioggia, che lasciano quel pattern di colori e forme caratteristico che accomuna ogni fermata. Le persone che attendono il bus, o che passeggiano lungo la strada, che capita insomma di vedere viaggiando sono generalmente singalesi, qualche arabo musulmano e qualche tamil. Poiuttosto facilmente distinguibili dall’abbigliamento, in genere! Le donne singalesi spesso vestono all’occidentale, con camicette con le maniche a sbuffo e gonne ampie e morbide. E’ bello notare la differenza di gusti e di colori nel vestire: non è infrequente che usino esclusivamente colori, preferibilmente pastello e ben coordinati: una tutta in violetto, una tutta in rosa, e via dicendo! Altre indossano il Sari, e sono stupende avvolte in questo vestito così bello: anche in questo caso, i colori coprono tutta la gamma! Le signore anziane tendono a vestire di bianco :)
Gli uomini portano o vestiti all’occidentale, semplice maglia o camicia e pantaloni, oppure portano il Sarong: e sopra una bella camiciona, e via!
Tutti, uomini e donne, che siano vestiti in un modo o in un altro, spesso sono scalzi. Non è infrequente sbirciare un gruppo di persone alla fermata dell’autobus, non distante da una casa di mattoni e lamiera o di terra e fango, e vedere una persona senza le scarpe. Poi però si guarda meglio, e la persona estrae un cellulare dalla tasca! ;)

Un altra presenza costante lungo le strade, che siano in “città” o nella giungla, sono i cani e in minor misura le mucche. I cani randagi sono ovunque, nel paese. Nelle città, tra le rovine delle città antiche, lungo le strade.. sono malandati e malconci, non sono una gran bella vista :( Le mucche pullulano lungo le strade “extraurbane”. Ci siamo chiesti come si regolino sulla proprietà del bestiame, dato che vagano libere da una casa all’altra, da un giardino all’altro! :)

I rambutan

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Sulla strada che collega Colombo ad Anuradhapura, che abbiamo percorso quel primo giorno, il frutto più diffuso sono i Rambutan! Sono, in soldoni, i cugini primi dei Lychee! Chi di voi mi conosce meglio sa quale sia la mia passione per i lychee.. ora immaginatevi la scena: Previd ferma il nostro pullmino a lato della strada, e Pial scende ed acquista un enorme sacchetto di rambutan. Ci spiega come aprirli, e noi li assaggiamo, e io scopro quanto sono uguali ai lychee e quanto sono buoni…!!! *_* ho fatto talmente tante feste a Pial che da lì in poi ci siamo fermati quasi ogni giorno a comprare un sacchetto di rambutan, tra le risate dei nostri due compagni Srilankesi.
Il penultimo giorno ci hanno fatto un regalo bellissimo: pensando a me e alla mia passione per questi frutti ci hanno portati da alcuni loro amici. Siamo entrati in una zona di campagna tra casette e fasce coltivate sino a giungere in casa loro, ospiti (si spera graditi) di una bella famigliola: ci hanno permesso di salire su tra le loro fasce, dove hanno dei giganteschi alberi di Rambutan, e li abbiamo colti direttamente dai rami, mangiandoli tutti insieme chiacchierando ^_________^ Siamo stati penso anche noi un po’ un’attrazione turistica, ma loro ci hanno fatto il regalo più grande: è un ricordo bellissimo, ed è stata un’esperienza unica.
Il giorno seguente, prima di raggiungere l’aereoporto di Colombo, abbiamo comprato da loro 3 kili di Rambutan: li abbiamo cacciati in valigia e portati in Italia, così Alberto ed io ne abbiamo mangiati ancora a sbafo per una settimana, al rientro!!! :D

Le persone

Quel primo giorno ci ha portati a contatto con le persone dello Sri Lanka per la prima volta, ed si è rivelato subito una bellissima esperienza! Abbiamo incontrato (e i giorni seguenti lo confermavan sempre più) un popolo gentile e disponibile, allegro e bendisposto, e soprattutto sorridente!!!

Una delle soste che Pial ha deciso lungo il viaggio è stata nei campi di riso: ci siamo fermati, a un certo punto, e scesi dal pullmino lui ci ha condotti in un prato circondato di risaie. Sotto il sole ci ha mostrato le piantine di riso, ci ha spiegato come viene accudito e coltivato, e che anche se Lo Sri Lanka è povero c’è riso per tutti perciò non c’è miseria. Invece che tornare subito sulla strada, abbiamo preso un viale tra i campi che conduceva in mezzo ad alcune case. Percorrendo tra sole e ombra questa viuzza tra le abitazioni abbiamo solo in seguito, dopo una bellissima passeggiata, raggiunto di nuovo l’asfalto.
Mentre camminavamo abbiamo incontrato molte persone: il primo incontro è stato un giovanotto che stava facendo lo shampoo in un laghetto: aveva posato i saponi accanto a sè, ed era immerso nell’acqua con indosso il sarong. La testa bianca di schiuma spiccava sul nero della sua pelle, e ci ha fatto un cenno di saluto mentre passavamo. Dopo poco siamo passati oltre a due signore che lavavano i panni nel laghetto di fiori di loto. Con un sorriso splendido ci hanno salutati, e una di loro si è messa volentieri in posa quando Alberto, mostrandole la macchina fotografica, le ha richiesto con un gesto una fotografia. Avreste dovuto vedere che sorrisi, davvero. Sinceri, aperti, allegri: indimenticabili!
Continuando lungo le case (e a fianco di termitai alti come me e più…) abbiamo naturalmente incrociato i loro abitanti! Un bimbo in piedi di fronte a enormi sacchi di fieno, e con un filo di paglia tra i denti, ci ha salutati con la mano guardandoci incuriosito. Un gruppo di persone, adulti e bambini seduti sotto un porticato, ci ha sorriso e salutato calorosamente mentre ci allontanavamo, dopo averci osservati con evidente allegra curiosità! ^____^

Abbiamo sempre attirato molti sguardi, durante la vacanza: è piuttosto naturale, dato che spiccavamo come papaveri in un campo di orchidee :P non essendoci tantissimo turismo (per fortuna!) spesso eravamo tra i pochissimi occidentali nei paraggi, anche nei luoghi più famosi come Sigiriya o Dambulla.. quante volte passando a fianco a gruppi di donne ho sentito i loro sguardi su di me: e sempre, sempre quando ho ricambiato lo sguardo ho ricevuto enormi splendidi sorrisi. Sorrisi non solo di bocche bellissime, ma sorrisi “completi”: gli occhi brillavano, il viso era luminoso e allegro, e il sorriso avrebbe insegnato molto a chiunque sia troppo chiuso e triste per regalare un benvenuto del genere a uno straniero sconosciuto.

Sri Lanka 2010 – l’arrivo a Colombo

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Era già giugno quando il professor M. ci ha proposto una vacanza insieme. Al rientro dal viaggio in Singapore per via del convegno, infatti, il nostro volo avrebbe fatto scalo a Colombo. A quel punto, perchè non fermarsi nella Lacrima dell’India per una settimana, visitare i suoi bellissimi patrimoni dell’Unesco, e ripartire per l’Italia dopo una vacanzina?
E così abbiamo fatto!

Venerdì 30 Luglio, Arrivo a Colombo

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L’aereo per Colombo partiva all’una di notte da Singapore.. abbiamo fatto una corsa piuttosto angosciante, avendo tardato a cena e poi avendo dovuto aspettare un taxi per quasi venti minuti, ma alla fine ci siamo trovati seduti, pronti al decollo e a un volo di -questa volta- poche ore. Viaggiando siamo tornati indietro nel tempo, e così pur volando 4 ore, solo 1 ora dopo siamo sbarcati a Colombo :P

Il viaggio verso l’albergo è stato come uno strano sogno. Pur essendo tarda ora, l’aria era caldissima dopo il fresco dell’interno dell’aereoporto. Ci ha dato il benvenuto il capo della sede locale della nostra Agenzia viaggi, un ometto che parlava italiano con vigore ma non del tutto correttamente, e ci ha presentati a Previd: sarebbe stato il nostro autista per tutta la vacanza. Siamo saliti sul nostro pullmino: un mezzo atto a trasportare comodamente quattro passeggeri, che è stato decisamente pratico e comodo per tutto il viaggio: gli ampi finestrini ci han sempre permesso con comodo di vedere fuori durante tutti gli spostamenti, e si è rivelato bene o male piuttosto comodo anche per i viaggi più lunghi che abbiamo dovuto fare.
Dall’areoporto a Colombo (quantomeno al quartiere del nostro hotel, che era nel Bambalapitiya) ci vogliono quasi quaranta minuti di viaggio. Nel sonno delle tre di notte, nel torpore mentale del jet lag, nella stanchezza dopo il volo abbiamo guardato i primi panorami dello Sri Lanka scorrere davanti ai nostri occhi assonnati: pochi lampioni illuminavano baracche piuttosto fatiscenti. Numerosi cani randagi vagavano sulla corsia di asfalto della strada, o dormivano sulla terra battuta che la fiancheggia. Le poche luci in genere coincidevano con piccoli santuari luminosi e sorprendendi, varie statue indù buddiste e cristiane di santi o di dei, coronati di lucine a intermittenza.
Posti di blocco, guardie armate, giovani militari con fucili enormi. Ci siamo fermati almeno due volte per i controlli, per poi proseguire tranquilli.
Il tutto non era decisamente un panorama facile da comprendere in quello stato mentale, e mi ha lasciato una sottile sensazione di disagio che poi si sarebbe dissolta da lì a due giorni, non appena lasciata la Capitale del paese!

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Sempre in quello strano stato di torpore siamo scesi nel giardino interno del Casa Colombo Hotel, dopo aver passato un cancello ferrato protetto da guardie. Ci siamo trovati presto nella nostra suite, accompagnati da Arrun (che avremmo scoperto essere il nostro Domo, ossia il nostro servitore per tutto il soggiorno in albergo…), e altrettanto presto siamo crollati addormentati.

Al mattino mi sono ripresa lentamente da tutte le emozioni della sera prima: doversi lavare i denti con l’acqua della bottiglietta, stare attenta a cosa mangiare e bere, e usare le altre prudenze di un viaggio del genere sono cose che mi sono pesate prevalentemente solo quel giorno.. da lì in poi mi sono abituata rapidamente e non ci ho più fatto caso. Ma quel primo giorno ero ancora un po’ sballata dal tutto ;)

Praticamente quel venerdì ci siamo alzati all’ora di pranzo, piuttosto riposati, e abbiamo potuto quindi gustare al meglio la nostra prima colazione Sri Lankese! Avendo scelto solo cibi tipici, infatti, siamo decisamente stati facilitati nel pasto dal fatto che fosse mezzogiorno! ;)
Abbiamo subito potuto provare gli Hopper, delle sottili “crepes” locali, e il riso cotto con il latte, il tutto come accompagnamento di curry di pesce e di carne. Mixando a piacere queste due prelibatezze con cipolle, cocco grattato e salsine, si ottengono dei sapori decisamente alieni a quelli a cui siamo abituati, e ottimi! Abbiamo mangiato di gusto, felicissimi, calmando i bollori del curry piccante con succhi di frutta densi e buoni come qui in Italia non si trova certo.. e la colazione era talmente piccante da farmi girare la testa per una mezz’ora buona, dopo mangiato :D

Il Casa Colombo è un’antica casa coloniale ristrutturata. Le foto del sito sono state scattate ad arte non appena completati i lavori (dei quali ci sono molte foto lungo le scale dell’albergo): ora è già rovinato dal tempo inclemente che flagella l’isola, quindi ha quest’atmosfera di fascino un po’ alla Lestat che comunque lo rende una destinazione sicuramente meritevole di soggiorno. La stanza in cui eravamo è una delle enormi suite dell’hotel: sono gigantesche, con soffitti altissimi e con un arredamento lussuoso e strano.
Abbiamo anche deciso di usufruire della piscina, quel giorno, dato che siamo stati riportati in albergo decisamente presto… infatti Pial è venuto a prenderci con Previd quel primo pomeriggio, per portarci a visitare la capitale. Sarebbe stato la nostra guida per tutti i giorni seguenti, e si è rivelato una piacevole compagnia e una guida simpatica e piuttosto in gamba ;)

Il primo impatto non è stato dei migliori, a dire il vero: siamo usciti dall’albergo alle due per rientrare alle cinque, praticamente.. Pial ci ha portati in giro per Colombo con il pullmino, spiegandoci della conformazione in quartieri della città. Mentre attraversavamo i Cinnamons Gardens, da lui definiti il quartiere più lussuoso della città, noi eravamo perplessi nell’osservare una capitale disordinata, sporca, povera, degradata, caotica alternanza di grattacieli e baracche.. per fortuna un’esempio isolato, perchè nel resto dello Sri Lanka non si trovano assolutamente scene di povertà o di degrado come uno potrebbe temere, anzi. A Colombo però l’impressione è stata diversa, soprattutto a sera.. c’è povertà e miseria, e i lavoratori che vengono dalle campagne dormono poi a lato delle strade, insomma non è uno scenario dei più sereni.
SriLanka2010_A (24)Ma sto divagando: quel venerdì, in pratica, abbiamo visitato la Piazza dell’Indipendenza e i giardini del Viharamahadevi Park. Qui abbiamo visto un uomo vestito di un sarong colorato passeggiare con un elefante.. e un altro attendeva i turisti con due ceste contenenti cobra, e li ha svegliati al nostro arrivo cominciando a suonare “incantandoli”. E’ stato uno spettacolo nuovo per me: vederli così vicini, vederli sibilare e scattare aggressivi verso di lui mi ha proprio impressionata, tanto che anche quando mi ha detto che avrei potuto accarezzarli perchè erano innocui non mi sono osata °_°
Da lì abbiamo raggiunto il mare e visitato il Galle Face hotel. Ci siamo detti che se ci portavano a visitare un albergo voleva dire essere alla frutta, e infatti da lì siamo stati riportati in albergo, con la spiegazione che Colombo dopo una certa ora è invivibile per il traffico, non ci si può proprio muovere, e poi tanto non c’è nulla di bello da vedere.. insomma come primo giorno siamo rimasti un po’ preoccupati, perchè stare in giro in visita solo due o tre ore per noi che vogliamo vedere tutto e visitare le nostre mete con cura non era certo il massimo: ma già dal giorno seguente la vacanza è partita a gonfie vele, e noi abbiamo potuto vivere vedere e conoscere lo Sri Lanka con grande soddisfazione.

Ed è stata davvero una vacanza bellissima e indimenticabile, di cui presto continuerò a raccontarvi ;)

D&D – “Mazzate di morte”

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Blossom Hill, 21 settembre: verso i boschi.

Dopo aver sconfitto i ragnoni ed esaminato il curioso tatuaggio sulle loro schiene, abbiamo deciso di proseguire sulle tracce dell’Ettin. Da lì a poco però sarebbe cominciato a piovere, così abbiamo stabilito di dividerci. Adam ed io abbiamo continuato a seguire la traccia prima che la pioggia la distruggesse, e gli altri invece si sono fermati e hanno approntato il campo per la notte. Abbiamo proseguito per un paio d’ore, prima di decidere di tornare indietro.. ma siamo stati attaccati da uno strano goblin che abbiamo dovuto uccidere: attaccava con particolare ferocia soprattutto me, forse perchè ho castato un incantesimo. Era bene armato e ben vestito, all’apparenza un cacciatore. Era tutto tatuato, come se sulle spalle ci fossero dei “normali” tatuaggi di tribù goblinesca, continuati poi da un reticolo di stranissimi simboli.
Tornati al campo ormai già sotto la pioggia, abbiamo dovuto attendere che essa cessasse sino al mattino dopo..

Blossom Hill, 22 settembre: boschi, torri e volatili per diabetici

Ormai verso pranzo siamo ripartiti, quando finalmente è spiovuto. Passata un’altura siamo giunti su una valle piuttosto grande, coperta da boschi. Abbiamo visto volare una strana creatura, e questo ha attirato la nostra attenzione: un essere dal corpo di aquila e dalla testa di cervo, una bestia forse di origini mitologiche (secondo i miti elfi fu creato per ripicca da una dea, o forse da un mago che voleva farne il suo guardiano.. qualunque sia la leggenda a cui far fede, in entrambe questa creatura mangia il cuore delle persone!).

Ipotizzando che la bestia possa essere un guardiano di maghi abbiamo deciso di seguirne il volo, e abbiamo scoperto che due di quelle creature erano effettivamente a guardia di una costruzione di pietra in cima a una collina. Ci siamo avvicinati a questa torre (nuda e cruda, praticamente senza finestre con solo una sottile feritoia!) e abbiamo provato ad approcciare chiunque fosse all’interno in modo pacifico, chiamando a voce mentre ci avvicinavamo.
Purtroppo c’era ben poco di pacifico da fare: dalla torre è uscito una creatura simile a uno scheletro, che io ho riconosciuto essere una Creatura d’ossa ben più pericolosa (come quelle che si formano quando un tentativo di divenire Lich va a male!) Il combattimento è stato feroce perchè l’avversario era davvero temibile: ha ucciso il Mezz’orco senza nome, lanciandogli un Phantasmal Killer.. e ha accecato me. Stavamo per essere sconfitti quando finalmente lo abbiamo distrutto, ma a che prezzo!

Per fuggire dai volatili cervoidi siamo corsi nella torre, al sicuro.. e abbiamo cercato di esplorarla.
Quando Xamlas ha indossato la fascia dello scheletro ha avuto altre visioni: il passato di chiunque fosse stato quell’uomo un tempo, della costruzione della torre.. siccome ha visto dei sotterranei con imprigionate delle persone, cercheremo di trovarli per vedere che non ci siano dei prigionieri davvero.
Piccolo dettaglio.. la fascia gli si è saltata al cranio, e ora non può più levarla…

D&D – di giardini, di esplosioni velenose e di Ettin.

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Tirato fuori l’Elfo dall’Albero assassino, abbiamo rattoppato alla meglio le nostre ferite e abbiamo continuato a perlustrare il giardino, non dopo aver provato a capirci qualcosa di tutta la situazione confrontando le nostre idee.. dato che però non possiamo basarci di sole teorie, abbiamo proseguito.
Il nostro scout Adam ha intravisto un goblin fuggire, e seguendo i suoi passi siamo giunti a una specie di spiazzo nel giardino; una strana capanna si ergeva malevola dinnanzi a noi, decorata con ossa appese e altre diavolerie, e non distante una zona brulla su cui vegliava uno spaventapasseri piuttosto losco, con un teschio per testa.
Adam ha dato una sbirciatina nella capanna, vedendo all’interno una sorta di altare su cui bruciavano forti incensi, e una creatura goblinoide chinata come a pregare. Si è accorta in modo innaturale della presenza dello gnomo, e ha girato di scatto la testa -in modo davvero impossible- fissandolo con occhi rossi.
Da lì a pochi attimi Adam correva verso di noi, con dietro questo orribile goblin enorme e deforme.. il combattimento è scattato subito, e sono accorsi due di quegli uomini arbusti a supportare questo guerriero contro di noi. Quella.. cosa, creatura, ha combattuto in modo stranissimo: ci siamo accorti che doveva essersi iniettato quel liquido giallastro di cui abbiamo trovato già trace, e le erbe e le sostanze che aveva assunto devono avergli conferito una sorta di forza innaturale.. come delle droghe.

Terminato il combattimento ho provato a raccogliere il Falchion dello gnomo, venendo bruciata dall’elsa: ho udito un forte ringhio, quando l’ho toccata. Per fortuna invece Mule ha potuto prenderlo senza problemi, così potremo distruggerlo o metterlo al sicuro, perchè io temo sia un’arma pericolosa.
Abbiamo anche distrutto il teschio dello spaventapasseri, che probabilmente era una sorta di allarme perchè ha fatto un flash magico prima di esplodere.
Analizzando bene la capanna e l’altarino, ho visto che era consacrato a Maglubiyet, divinità goblin malvagia. Abbiamo anche trovato uno scrignetto con all’interno un pugnale contorto, tutto a punte, rituale.

Al calar del buio abbiamo deciso, per meglio continuare le nostre indagini, di non uscire dal giardino e di accamparci lì…

Blossom Hill, 20 settembre: se una testa non basta…

Per fortuna Adam era stato prudente: durante la notte siamo stati svegliati da un goblin, che cercando di fuggire dal nostro accampamento è finito nella tagliola che lo gnomo aveva saggiamente posizionato nell’erba. Purtroppo nessuno di noi parla la lingua goblin, quindi non siamo riusciti a comunicare con lui dopo averlo catturato. Sembrava però spaventatissimo, non da noi: cercava di fuggire pur con la gamba nella tagliola; abbiamo provato con il nome Krag ma non abbiamo ancvora capito chi sia nè che stia succedendo.

Mentre attendevamo l’alba per riprovare a interrogare il prigioniero c’è stata un’esplosione lontana, seguita subito dopo da un’orribile evento! Una nube venefica si è subito diffusa in tutto il giardino, una nebbiolina verde giallastra nauseante che ha coperto tutto e ci ha intossicati -e ha ucciso il goblin avvelenandolo! (La cosa strana, per la mia conoscenza dei veleni, che l’effetto secondario è stato più leggero del primario.. stranissimo.) Quando la nube si è dissolta abbiamo visto che tutte le piante del giardino erano agitate, in qualche modo si muovevano come a manifestare una sorta di ansia, o di rabbia, chissà…

Abbiamo deciso di inoltrarci nel giardino cercando il punto di origine dell’esplosione, e l’abbiamo fatto, pur incontrando sul nostro percorso sempre più spesso roseti impazziti che ci ostacolavano.
Abbiamo trovato un accampamento goblin evidentemente abbandonato di fretta e furia. Alcuni cadaveri, morti avvelenati per la nube, e i resti di vetro di un laboratorio alchemico ormai distrutto! Ho anche trovato delle istruzioni per montare uno di quei laboratori, ma mancano delle pagine…

In quel momento hanno cominciato a suonare le campane del villaggio, un suono di allarme! Siamo corsi a vedere e c’erano tutti gli uomini del villaggio che correvano ad armarsi alla guarnigione, mentre la popolazione si preparava a chiudersi in casa: un gigante era stato avvistato!
Siamo andati oltre la collina e oltre al tempio di Chauntea, verso dove era in arrivo il mostro: abbiamo scoperto che si trattava di un Ettin, e Adam ed io gli siamo andati incontro per provare a sviarlo.. nel frattempo ci ha raggiunti uno gnomo del villaggio, decisamente antipatico tra l’altro: uno stregone che lavora alla Vetreria, un certo Florium, che ha voluto combattere con noi.
Purtroppo parlamentare non è servito, ovviamente, con l’Ettin: ma ci ha dato modo di capire che lui stava andando al villaggio su minaccia di qualcuno, che gli ha messo sulla schiena uno strano tatuaggio -anzi una specie di cicatrice rituale- dicendogli di averlo maledetto, e che l’unico modo per togliere la maledizione sarebbe stato sterminare e mangiare gli umani del villaggio.

Abbiamo combattuto l’Ettin, ed esaminando la runa rituale sulla schiena del cadavere io ho dedotto che sia una specie di magia che gli dà poteri, ma lo lega a sè in qualche modo. Inoltre, è della stessa fattura delle misteriose rune che abbiamo trovato nel doppiofondo dello scrigno del pugnale rituale goblin!
Nella sacca del mostro inoltre abbiamo trovato i resti mangiati di un nano chierico di SilverBeard, così abbiamo deciso di dargli degna sepoltura..

Morto il gigante, sono arrivate le autorità del paese. Abbiamo spiegato la situazione all’Halfling e poi siamo andati a riprenderci un attimo in Locanda, per poi andare a parlare con il mago (il nostro sospetto n°1 peraltro)nel pomeriggio.
Non abbiamo scoperto molto, in realtà. Gli abbiamo dato le piante e i campioni del giardino, veleni e fiori e droghe. Ne ha individuata una, di pianta, che cresce in una zona che si trova non distante da qui, ed è proprio verso la zona da cui veniva l’Ettin. Io cercherei indizi laggiù…

to be continued..

NdDM: da qui in poi descrivo io (il DM) gli eventi di questa sessione perché l’autrice era già andata a nanna!
E difatti questa è la decisione presa dal gruppo, ma è meglio mettersi in viaggio l’indomani.

Blossom Hill, 21 settembre: verso i boschi.

Proprio così, le tracce e gli indizi scoperti dai nostri eroi puntano ai boschi ad est di Blossmhill; si tratta di una passeggiatina di circa otto o dieci ore per raggiungere un territorio boscoso piuttosto esteso e con solo lievi ondulazioni del terreno.

Le prima ore della passeggiata sono tranquille e senza eventi degni di nota, anzi la maggior preoccupazione degli avventurieri è quella di seguire le grosse orme del gigante a due teste (cosa per ora non difficile). È quando i campi coltivati lasciano spazio ai terreni incolti ed ai primi alberelli che cominciano i pericoli …
Ed è proprio da una serie di alberelli che circondano la strada che scatta un agguato contro i nostri eroi: due ragni, grandi come cani lupo e dall’aspetto malefico condito da fattezze più demoniache del normale sputano le loro ragnatele contro i nostri eroi e quindi balzano a terra attaccando con le loro pericolose mandibole …

Una dura prova, tra il veleno dei due giganteschi insetti che indebolisce chi sta corpo a corpo e gli incantesimi del mago che si rivelano molto meno efficaci del previsto … Una dura prova che vede trionfare i nostri eroi, e vede il giovane mezz’orco senza nome impossessarsi di una sontuosa falce da guerra appartenuta a chissà chi, una precedente vittima dei due ragnoni.
Si noti che anche i due ragni avevano uno strano tatuaggio/cicatrice sulla schiena … ed i nostri eroi, alla luce di tutto ciò, cominciano a preoccuparsi sul serio!