Diario del viaggio di nozze F&B – martedì 30 giugno: Santa Cruz

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La sveglia era di nuovo alle 5 di mattino. Ero preoccupata di dover di nuovo affrontare la traversata da Isabela a Santa Cruz quindi ho scelto di non mangiare quasi nulla.12115934_10153599971179654_2043628133329521315_n

E’ stato un piccolo dispiacere lasciare la Casita de la Playa e Puerto Villamil. Nelle luci dell’alba siamo tornati vicino alla Concha de Perla: tentazione fortissima di scappare ai piani prefissati e tornare a fare il bagno lì.
Con altri passeggeri siamo stati nuovamente caricati con la solita rocambolesca modalità sul motoscafo: il viaggio è stato molto più tranquillo, a livello di scossoni e mare, che era mosso ma non più grosso.

Purtroppo in realtà sono stata quasi peggio, perchè avevo molta fame ed ero debole, e la pastiglia di xamamina mi dava sonnolenza: ogni volta che mi calavano gli occhi iniziavo a soffrire il dolce moto delle onde.

Siamo scesi a terra dopo meno di due ore, ed ero allo stremo delle forze. Per fortuna avevo i biscotti e mentre attendevamo di essere raccattati come sempre da una guida, che tardava parecchio ad arrivare, ho sgranocchiato qualcosa. Dopo un bel po’ finalmente è arrivato un ragazzo che ci ha fatti portare in un nuovo albergo con un taxi, il North Seymur. https://www.expedia.ca/Santa-Cruz-Island-Hotels-North-Seymour.h9812039.Hotel-Information
Avremmo soggiornato lì due notti e siamo stati felici di vedere che è molto bellino e la nostra stanza era in una bellissima posizione, molto in alto, ampissima e luminosa, spaziosa e comoda.
Purtroppo la notte si è rivelata un po’ rumorosa ma pazienza. Abbiamo anche reincontrato i due romani che abbiamo disprezzato alla fine del viaggio in Perù per la loro mancanza di rispetto delle regole, ma per fortuna erano in partenza. Abbiamo subito fatto colazione in albergo (che freddo, c’era l’aria condizionata fortissima) e poi siamo andati a fare due passi allascopertas di Puerto Ayora.
Avevamo infatti la mattina libera: di nuovo non era una giornata di sole, il cielo era coperto e velato ma più luminoso. Mi sono anche un poco scottata le spalle :)
12065794_10153599972229654_1619132762483054089_nSiamo scesi verso il lungomare camminando su grasiosi marciapiedi di questa cittadina turistica. L’albergo essendo in posizione più periferica è in una zona leggermente più grezza, con tanti lavori in corso. Più ci si avvicina al mare e più le cose sono finite e curate, ci stanno lavorando tanto e il risultato è molto bello secondo me.

Abbiamo visto subito sulla sabbia dei leoni marini che si rilassavano, più o meno di fronte alla zona dei pontili del porto. Volevamo avvicinarci per fare foto ma essendo vicino a una caserma era proibito l’ingresso. Un militare, gentilissimo, ci ha visti ed è venuto a offrirci di scattare una fotografia con dietro di noi un leone marino, sullo sfondo. E’ stato un gesto stupendo anche perchè alla fine non ce ne siamo resi conto, sul momento, ma è l’unica fotografia che abbiamo insieme alle Galapagos :)

Sulla guida si parla del bellissimo mercato del pesce di Puerto Ayora: è davvero stupendo! E’ poco più di una bancarella in una piazzetta, ma è animata da una serie di animali mitici che vivono lì e rubacchiano o elemosinano un po’ di pesce dalle giovani venditrici.
E’ davvero incredibile :)

Ci sono pellicani (che la sera abbiamo visto dormire sulle mangrovie lì vicino) e leoni marini! Quando siamo andati noi ce n’era uno in particolare che elemosinava pesce con l’abilità di un bel cagnolino :) I pellicani cercano continuamente di rubare il pesce, e le venditrici hanno un bel lavoro a tenerli a bada.11403105_10153373235924654_5385014170694773598_n

Proseguendo sulla passeggiata del lungo mare a Puerto Ayora ci sono dei negozi di souvenir davvero incredibili, bellissimi, con oggetti di artigianato stupendi a ottimi prezzi. Uno in particolare specializzato in artigianato in legno è veramente meraviglioso. Abbiamo comprato alcuni souvenir di cui sono ancora super contenta.

Poi abbiamo cercato disperatamente i francobolli che non avevamo potuto trovare a Puerto Villamil: l’impresa si è rivelata ardua, perchè solo il Correjo li vende, ma farsi dire cos’è e dov’è non è stato facile: continuavano a darci indicazioni mooolto discordanti, lo abbiamo trovato solo il giorno seguente mi pare..

A pranzo ci hanno portati in un localino moderno e grazioso sulla passeggiata, dove abbiamo mangiato la solita sopa di antipasto che stavolta era eccellente e un pescado insaporito con una salsa al pesto, e alle due e mezza sono tornati a prenderci: con altre persone ci hanno portati alla nostra meta, che poi si trovava poco oltre sulla promenade ma curiosamente abbiamo raggiunto in auto.
Abbiamo visitato il Centro di Ricerca Charles Darwin, dove si possono osservare le iguane di terra e tantissime razze di tartarughe, e ti spiegano come le accudiscono; per aiutarle a sopravvivere le raccolgono dalle varie isole e poi le crescono qui per i primi anni, finchè sono in grado di cavarsela da sole: fanno anche loro degli allenamenti specifici. Poi le riportano esattamente dove le hanno prese!

E’ stata una visita semplice ma carina, rilassante e addolcita da una pausa gelato all’ombra :)

Siccome avevamo un poco di tempo prima di una visita successiva abbiamo potuto ammirare una spiaggetta lì vicino: è molto suggestivo essere sulla spiaggia bianca di conchiglie, circondata da rocce laviche nerissime e popolate di granchietti.

11402971_10153374470949654_4993860505779082561_nLa guida ci ha di nuovo caricati in auto e abbiamo viaggiato sotto un cielo uggioso verso un allevamento di tartarughe giganti delle Galapagos, la Reserva El Chato.
Come prima cosa abbiamo dovuto toglierci le scarpe e indossare degli stivali in gomma offerti dalla riserva, cosa che non ci ha messo proprio a nostro agio: però era necessaria, perchè la passeggiata si svolge quasi completamente nel fango e non c’è altro modo per non infangarsi completamente.
Le tartarughe sono davvero grandi, impressionanti: le si osserva a una certa distanza, per non disturbarle.
La passeggiata si conclude un po’ senza anticipazioni con una micro escursione in un paio di grotte naturali, di cui una ha un tratto di buio pesto che fa molta impressione: per quanto non abbiamo capito come mai ci sia questo giro, è stato comunque divertente ed interessante :)

Nella tettoia – ristorante del centro ci hanno poi offerto una bella tazzona di Erba Luisa, che abbiamo sorseggiato riposandoci e godendoci il relax di quel pomeriggio.

12112427_10153599975134654_4657069750277853139_nRientrati in albergo, dopo una bella doccetta rinfrescante siamo stati accompagnati a cenare al ristorante Il Giardino, l’unico che a vederlo dalla strada noi avremmo scartato perchè troppo italiano :D

Ci siamo trovati benissimo e il locale è molto bello: eravamo seduti all’aperto e ci siamo goduti la brezza della sera, mentre ogni tanto un gatto veniva a farsi fare due coccole. Abbiamo mangiato tartine di antipasto, il pescado del dia e sulle note delle canzoni di Bon Jovi abbiamo mangiato un ottimo gelato e una torta di banana!

Abbiamo ripreso poi la nostra passeggiata sul lungomare: la piazzetta del mercato del pesce era addormentata, nel senso che i suoi clienti abituali (pellicani e i due leoni marini) dormivano della grossa il sonno dei giusti.

Tornati al porto dell’imbarcadero abbiamo vissuto nuove avventure: di notte si popola di leoni marini che dominano felici il pontile di legno, e in mezzo ai turisti entusiasti gironzolano come se niente fosse e fanno un po’ di show.

11207283_10153599975404654_1745764161639852109_nQuella sera in particolare c’era un gruppo che noi abbiamo identificato come una famiglia, mamma papà e cucciolo. Il cucciolo era frenetico, non ne voleva sapere di andare a dormire, perciò continuava a tormentare gli altri due: e sali, e scendi, e mordi, e spingi, e salta sulla panchina, e torna giù, da morire dal ridere :) siamo stati a lungo a ridere delle loro avventure e a guardarli, e dopo aver ammirato nuotare nell’acqua del porto, dall’alto, uno squaletto e una manta, ci siamo dichiarati soddisfatti e siamo andati verso l’albergo.

In definitiva è stata sicuramente la giornata più sottotono di questa visita alle Galapagos, ma comunque una giornata serena e bellissisma, e le premesse per l’indomani erano emozionanti.
Sul momento, arrivati a Santa Cruz, abbiamo avuto un po’ paura di prendere un bel bidone.
La nostra agenzia infatti evidentemente non aveva prenotato come da noi richiesto l’escursione a Santa Fè che speravamo di fare, e da Isabela ci avevano detto che non potevano aiutarci ma che avremmo dovuto aspettare di essere a Santa Cruz per prenotare qualcosa.
Con gli sforzi congiunti nostri e dell’agenzia via mail abbiamo in qualche modo insistito, e il ragazzo che ci ha accolti quella mattina aveva accennato che alle otto avremmo avuto l’occasione di fare l’escursione richiesta.
11014900_10153374484054654_5951692632510989367_nAndando a cena quella sera stessa i nostri tre accompagnatori ci avevano chiesto cosa avevamo in programma, e si erano detti ignari della famosa escursione a Santa Fè. Qualcosa era andato storto! Ci hanno chiesto se avevamo prenotato la gita o meno, e quanto avremmo dovuto pagare e se eravamo sicuri. Quando abbiamo comunicato loro il prezzo (piuttosto elevato) che ci avevano detto, hanno confabulato un poco e improvvisamente si sono detti sicuri che avremmo fatto la gita, confermandoci l’appuntamento delle 8. La cosa era forse un poco sospetta, ma non ci importava.
Abbiamo chiesto loro se avremmo potuto fare snorkelling e ci hanno confermato, con mia somma gioia, che la gita era quasi tutta di snorkelling e che ci avrebbero fornito tutto l’occorrente loro stessi il giorno dopo.

La cosa mi ha riempita di gioia e siamo andati entrambi a dormire con il sorriso e con grandissime aspettative.

Diario del viaggio di nozze F&B – lunedì 29 giugno: Isabela

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 290615Isabela (11)Il 29 giugno è stata una delle giornate più belle di tutto il nostro viaggio.

La sveglia era ancora settata sull’ora del Perù, pertanto è squillata impietosa un’ora prima di quando avrebbe dovuto.

Quindi alle 5 invece delle 6. Evidentemente non era nostro destino dormire! A quel punto dopo aver poltrito un poco ancora abbiamo deciso di sfruttare la situazione e di andare a esplorare un poco la splendida spiaggia. Il cielo quel giorno era ancora molto coperto quindi non ci siamo potuti godere appieno l’alba, ma lo stesso è stato stupendo.

Vento, sabbia, oceano, e sulla spiaggia impronte di iguane. Granchi e pellicani, e le stesse iguane nere appostate sugli scogli. Che bello! E’ stata una passeggiata splendida. Avrei anche avuto voglia di fare un bagno, ma le onde erano così grosse e il cielo così coperto da non mettere proprio tanta voglia di tuffarsi in serenità.
290615Isabela (5)Siamo rientrati all’hotel e abbiamo fatto una abbondante colazioe, e alle 7.30 ci sono venuti a prendere. Abbiamo viaggiato in una jeep con un autista giovanissimo  e una ragazza inglese molto appariscente, dal nome Charlotte. Considerando che il suo nome era assolutamente coordinato con il personaggio (come lo pronunciava sembrava mancare la C davanti e il “te” finale) e considerando che per una escursione sul vulcano è venuta vestita con una canottina semi trasparente e dei jeans corti così corti e bassi da mostrare comodamente il perizoma di pizzo, ancora mi stupisco che il povero ragazzino sia riuscito a guidare senza cadere vittima di un infarto.

Gita sul Vulcano Sierra Negra

290615Isabela (18)Un signore ecuadoregno, piccolino di statura, gentilissimo e in gamba ci ha fatto da guida per questa stupenda escursione. Eravamo 10 gitanti e ci ha guidati e accompagnati lungo il sentiero, vestito di abiti tecnici e con uno zainetto delle tartarughe ninja. Abbiamo percorso i primi 4 km sino al primo Mirador, e sono stati il tratto più duro: spesso in salita. Ho cominciato a dubitare di riuscire a sopravvivere dignitosamente a tutta l’escursione, essendo fuori allenamento. Per fortuna mi sbagliavo, e dopo aver ingranato Alberto ed io abbiamo onorevolmente macinato tutti i chilometri  rimanenti.
In questo primo punto panoramico si può osservare il cratere più giovane, di soli 60 anni fa. La lava è nerissima. La giornata era sempre molto coperta e spesso ha piovviginato, e me ne dispiacevo: invece probabilmente è stato meglio così perchè in battuta di sole avremmo veramente patito il caldo.
Il panorama era molto suggestivo: un cratere così grande da avere i confini persi nelle brume del mattino, nebbie nate dalla terribile umidità che c’era, e tutto intorno una vita ricchissima di insetti, piante, uccellini (tantissimi i fringuelli di Darwin) e animali: lungo il cammino più avanti abbiamo incrociato il cammino di una splendida enorme tartaruga di terra, che al nostro rientro diverse ore dopo era grossomodo sempre ferma lì ^_^

Poco dopo dalle nebbie che avvolgevano alcuni tratti del sentiero sono sbucati alcuni cavalli.. considerando che il primo di loro aveva solo il muso quasi tutto bianco e sembrava un teschio, è stata una apparizione piuttosto suggestiva :D

290615Isabela (30)La gita è stata ragionevolmente faticosa, con diversi momenti di pausa.
Abbiamo raggiunto presto un paesaggio estremamente suggestivo, che mi ricordava senza dubbio la Mordor della mia fantasia. Nonostante questo alcuni cactus continuavano a crescere lungo il sentiero, e in uno di questi abbiamo visto il bellissimo nido a forma di horno di un uccellino hornero, il quale poco dopo è sbucato dal suo nido apposta per farsi fotografare.

Intorno a noi c’erano rocce gialle sulfuree, spettaccolari corridoi di lava rimasti cavi dopo la colata, e enormi fosse e burroni nel cratere. Sicuramente non sono i miei panorami preferiti, ma sono spettacolari.

Quando siamo arrivati sulla cima, il punto finale della nostra escursione, abbiamo potuto mangiare. A ognuno di noi era stato fornito un sacchetto con un frutto, un panino, un pacchetto di biscotti, una bottiglia di acqua e un succo di frutta. Il vulcano è immenso e non se ne vedevano nemmeno i confini.

Una scarpata in pietrisco conduceva a una pietrona posizionata sul ciglio del burrone: sono scesa come tanti altri per scattare una foto ma una volta lì non mi sono certo sentita di mettermici in piedi, che impressione! Nella foto non rende l’idea di quanto era alto ;)

Il rientro è stato molto piacevole nonostante fossimo stanchi: eravamo tremendamente soddisfatti di noi stessi, e le emozioni della giornata erano solo appena cominciate.
290615Isabela (50)Rientrati al nostro albergo avevamo un’oretta di tempo prima che Fernando venisse a prenderci per la seconda attività prevista, sulla quale nutrivo grandissime aspettative: lo snorkelling in una baia chiamata Concha de perla. Abbiamo usato il tempo concesso per mangiare, dato che nonostante il lunch box avevamo un certo appetito, e ci siamo fermati in uno dei bar dietro al nostro albergo, il Mary Sol.
Tavoli di legno tipo banchi di scuola, sabbia ovunque, e una gigantesca tv su cui proiettavano il Signore degli Anelli-Il ritorno del Re in spagnolo ;)
Abbiamo ordinato due hamburger e il mio hamburgesa de queso ha creato un po’ di scalpore: li sentivo chiedersi se era de queso o con queso, abbiamo mandato in totale sbattimento la famigliola che gestisce il bar, è stato davvero comico: alla fine si sono decisi su una ricetta e io ho mangiato un hamburger con formaggio super buono :D
Per digerire ci siamo concessi un poco di relx sulla amaca dell’albergo, di fronte alla spiaggia e al mare: è stato stupendo!

Snorkelling alla Concha de perla

290615Isabela (60)Tempo di metterci i costumi, e via. Fernando ci è venuto a prendere e ci ha portati in un negozietto ad affittare le pinne della nostra misura e maschera e boccaglio, poi in auto ci ha portati nuovamente vicino al molo dove eravamo sbarcati il giorno prima.

Ci ha condotti alla baia: avevamo portato con noi solo i vestiti che avevamo indosso, perciò non abbiamo potuto fare foto. Per mostrarvi di cosa parlo rubo delle foto online. Mi sono molto pentita di non aver portato nemmeno una semplice macchinetta kodak subacquea, quando torneremo in questo paradiso in terra (perchè voglio tornare) rimederemo con più saggezza.

La baia si raggiunge attraverso un pontile di legno che serpeggia in mezzo alle mangrovie. In mezzo al sentiero dormono a 4 di spade enormi iguane giallastre, incuranti di chi passa loro intorno.
Il pontile termina in un moletto di legno a cui è ancorata una sorta di boa che permette, con una scaletta, di scendere in acqua.
La baia è leggermente riparata dagli scogli e le onde dell’oceano, spezzate da queste barriere naturali, non colpiscono più con la loro forza. Fernando ci ha mostrato dove invece le correnti tornano forti e ci ha proibito di nuotare verso quelle zone, pericolose.

Ci ha salutati dandoci appuntamento due ore e mezza dopo.

290615Isabela (61)Ci siamo immediatamente immersi. Ero così emozionata da riuscire a infilarmi maschera e boccaglio senza pensarci troppo. E poi appena immersi l’emozione era già moltissima: pesci coloratissimi e simpaticissimi ovunque si guardasse, ricci di mare, anemoni: un fondale meraviglioso che si alzava a tratti a sufficienza da riposarsi posando con delicatezza i piedi sugli scogli scivolosi, e a tratti si inabissava maggiormente. Ci siamo presi per mano con Alberto e insieme abbiamo nuotato in mezzo alle mangrovie, e all’improvviso da un brando di piccoli pesciolini argentei che nuotava dritto di fronte a noi è sbucata la forma grossa, scura e sinuosa di un leone marino!
E’ stato incredibile, ha nuotato proprio verso di noi e ha iniziato a giocare letteralmente con noi. Passava da uno all’altra, nuotandoci così vicino da poterlo quasi sfiorare: ancora un po’ e affogo per l’emozione, ero senza fiato. Si tuffava in profondità guardandoci, roteava e tornata sul pelo dell’acqua, e poi giù di nuovo invitandoci a seguire le sue movenze: è stata un’esperienza incredibile.
Abbiamo vissuto questo momento speciale tutto nostro perchè eravamo soli in quella zona della baia da soli, poi anche altri turisti si sono accorti della presenza del leone marino e noi ci siamo ritirati a riprendere fiato, lasciando spazio anche a loro.
290615Isabela (59)Eravamo contentissimi e abbiamo continuato a sguazzare nella parte della baia più isolata e senza persone, più vicina al confine proibito.
Ci siamo fermati un momento sugli scogli a pelo dell’acqua che delimitano quelle zone e Alberto si è subito accorto di una presenza da me tanto desiderata. Avevo appena fatto in tempo ad appoggiarmi allo scoglio e a dire che la mia giornata sarebbe stata ancora più perfetta se mai avessi visto un pinguino, che Alberto mi ha indicato una forma a pelo d’acqua: da non crederci! C’era effettivamente uno splendido pinguino delle Galapagos che nuotava a fianco a noi.

Sono rimasta immobile dov’ero per la paura di spaentarlo, ma era concentratissimo nella caccia. Mi nuotava davanti, anche a meno di mezzo metro, e siamo rimastifermi a guardarlo stupefatti e felici: nuotava un po’ sott’acqua, e poi emergeva facendo capolino con la testa ed emettendo un piccolo verso delicato (tipo “mè”), e poi giù di nuovo sott’acqua. Me lo sono guardato bene, felicissima: era proprio stupendo. E a un certo punto, rapido come era comparso, è sparito.

Abbiamo continuato le nostre esplorazioni passando anche dalla zona dei coralli; purtroppo la maschera si appannava spesso. Abbiamo visto uno splendido pesce palla, e altri pesci molto grandi che ci indicavamo l’uno con l’altra senza però sapere cosa fossero. Abbiamo provato anche ad andare nella zona dove la corrente era un po’ più forte ma non ne valeva la pena; l’unica cosa scomoda era la presenza dei tafani, che venivano a infastidirci appena sbucavamo un poco dall’acqua.img_2005

Rientrati nella prima zona vicino al pontile abbiamo ritrovato un leone marino, che però sembrava meno incline a giocare. Si capiva proprio che gli davamo fastidio. Si avvicinava l’ora dell’imbrunire quindi anche lui aveva iniziato a cacciare. Molte delle persone stavano facendo armi e bagagli, e il comportamento degli animali intorno a noi cambiava per la caccia della sera.

Ci siamo fermati a guardare gli scogli pieni di vita. Alcuni granchi rosso fuoco e due uccelli, forse dei cormorani delle Galapagos, hanno iniziato ad appostarsi per la caccia. Noi, fermi fermi nell’acqua, siamo stati spettatori di vari tentativi di uno di loro che però fallivano, finchè l’altro degli uccellini ha acchiappato un pesciolino. Abbiamo riso mentre il primo sembrava rosicare tantissimo. Era un poco in bilico su un ramo di mangrovia, e quando ha alzato una zampetta per grattarsi ha perso la presa ed è scivolato giù. Poi è andato  a protestare dall’altro e il loro alterco ha spaventato il granchio che era lì vicino, che è cascato in acqua. Non vi dico le risate!IMG_5863

Dopo aver osservato ancora un poco il leone marino ci siamo avviati per uscire dall’acqua. Io però non volevo ancora mettere fine a questa esperienza e nonostante fossi infreddolita sono rimasta dentro. Improvvisamente una enorme forma nera mi è passata vicina: una manta, grande più di due metri. Impressionante! Ero così sovra eccitata che non ho nemmeno avuto paura (Alberto sostiene che fosse una razza, e lui ci teneva tanto a vederne una: se l’è guardata da sopra il pontile, ammirandola dall’alto mentre mi nuotava placida vicino. Faceva molta impressione e me la sono guardata per bene. Poi quando si è diretta verso di me mi sono un po’ impressionata e mi sono allontanata, e finalmente sono uscita dall’acqua.

Mentre tornavamo all’albergo accompagnati da Fernando non smetteva di battermi forte il cuore: tutte le splendide emozioni di questa esperienza si alternavano rapide in me ed ero sovreccitata come non mai: vorreri ripeterla cento volte!

Dopo la doccia e un po’ di relax in camera abbiamo fatto due passi in Puerto Villamil cercando francobolli e acquistando piccoli souvenir e cartoline nei negozietti.

Abbiamo cenato di nuovo a El Faro , dove stavolta ci hanno servito un’ottima zuppa e del pesce con una salsa ai gamberetti e riso bianco: di nuovo un’ottima cena.gyclgwaw-1327155919-700x525

All’albergo abbiamo dormito di nuovo benissimo, nonostante fossero arrivati dei ragazzi in gruppo e facessero un po’ di cagnara. Eravamo gratificati dalla splendida giornata appena vissuta :)
Io tornerei a Puerto Villamil subito, e ci trascorrerei almeno 4-5 giorni alternando escursioni come quella sul Sierra Nigra a infiniti bagni nella baia Concha de Perla. Assolutamente uno dei posti più emozionanti che io abbia mai visitato.

Le emozioni di quel giorno

Quel giorno stesso, la sera, ho scritto queste considerazioni:

Non ci sono parole per descrivere la giornata di oggi.
La gita al vulcano è stata bella, faticosa, umidissima, gratificante. Dopo aver pranzato e fatto un poco di siesta sulle sedie sdraio di fronte all’albergo siamo stati portati prima a scegliere pinne maschera e boccaglio e poi alla Concha Perla.
È vicino all’imbarcadero, è una baia protetta da formazioni di scogli quindi per lo più senza corrente forte e molto riparata dalle onde dell’oceano. Mangrovie la circondano e il fondale spesso è costituito di scogli alti su cui ci si può accoccolare.img_2003

In acqua abbiamo visto miriadi di pesci curiosissimi il cui nome ora mi sfugge, pesci anche grossi splendidi, un pesce palla (!!!) Ma soprattutto.. appena entrati in acqua siamo andati solitari vicino alle mangrovie e da un branco di pescetti di fronte a noi è sbucato un leone marino, che si è messo a giocare con noi nuotandoci così vicino da essere quasi toccabile. Non è possibile descrivere cosa sia vederlo che si tuffa e si gira nell’acqua e poi ti guarda come attendendo che lo faccia anche tu. Tu gli nuoti dietro e lui torna e ti passa vicino. Quasi ti sfiora. È davvero incredibile! Eravamo solo noi tre e finché gli altri non si sono accorti di cosa succedeva è stato un momento solo nostro. È stato bellissimo!

 Subito dopo in una zona dove di nuovo eravamo solo Alberto ed io ci ha avvicinati un pinguino. Un pinguino!!!
Si è messo a cacciare a meno di mezzo metro da noi, su e giù nell’acqua! Mamma mia…

 Dopo due ore in acqua non sarei ancora uscita. Non sarei mai uscita!
Abbiamo nuotato di nuovo con il leone marino e poi quando Alberto era già uscito dall’acqua ho visto una forma nera.. enorme…e vicino mi è passata maesosa una manta enorme! È stato incredibile.

 Mentre ci asciugavamo c’erano vicino a noi enormi iguane e sulla spiaggia non distante altri leoni marini addormentati che parevano Morwen quando le prende l’abbiocco.

 Indimenticabile.
Vado a dormire cullata da queste sensazioni.

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Diario del viaggio di nozze F&B – domenica 28 giugno: Galapagos

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  280615Isabela (18) Quella mattina Romiro ci ha accompagnati all’aeroporto in perfetto stile sudamericano: tardissimo, con calma e senza alcuna preoccupazione del fatto che ci fosse troppo poco anticipo rispetto all’orario di partenza del nostro volo.

Partire con il volo da Quito verso le Galapagos significa fare forzatamente scalo a Guayqauil, dove alcuni passeggeri scendono e altri salgono, e passare numerose file di controlli molto rigidi.

Le Galapagos infatti sono una riserva marina e parco nazionale, protette da regole ferree volte a proteggere l’ecosistema dell’arcipelago. I bagagli dei visitatori perciò vengono controllati accuratamente e bisogna dichiarare di non importare ed esportare nulla, nemmeno un sassolino teoricamente. Si paga anche una tassa d’ingresso, insomma le code e i controlli per imbarcarsi sono davvero tanti!

Romiro ci ha salutati dandoci giusto un paio di istruzioni ecuadoregne su come saltare meglio le code ed è ripartito. Siamo rimasti con un palmo di naso e piuttosto nervosi. Per fortuna evidentemente lì sono abituati a questi ritardi quindi ci hanno aiutati a fare tutti i passaggi dovuti e ci hanno in qualche modo aspettati, così ci siamo trovati seduti sul nostro piccolo aereo diretto a Guayaquil.
Il viaggio è stato piuttosto impegnativo per me, dal momento che dopo l’esperienza del sorvolo di Nazca l’aereo mi mette molto in difficoltà. Ad ogni movimento imprevisto o scossone avevo il cuore in gola, e partenza ed atterraggio erano momenti difficili.
Verso le due, dopo quindi tutta la mattina di viaggio in volo tra una cosa e l’altra, siamo arrivati a Baltra Island. L’aeroporto delle Galapagos   è un qualcosa di meraviglioso. Piccolissimo, rustico, installato nel mezzo del nulla brullo dell’isola, con le pareti con enormi spazi aperti che fanno passare l’aria calda e meravigliosa equatoriale.
Da qui in poi il trasporto è stato molto avventuroso: recuperi i bagagli e vieni indirizzato a prendere il bus con tutti gli altri turisti. Ressa per prendere i posti, i bagagli vengono più o meno scaraventati nel ventre del bus e ti chiedi se li rivedrai mai.
5-10 minuti di corsa in bus fino al mare. Imbarcadero: c’è un traghetto che in 5 minuti percorre i 30 metri di acqua che separano Baltra da Santa Cruz. Non c’è un ponte perchè così si evita che specie di animali non indigene dell’isola passino e mettano in pericolo le specie protette. I bagagli vengono lanciati sul taxi d’acqua e tu speri non in acqua.
Alcuni strani uccelli cominciano a volare sopra di te, e dopo 4 giorni in cui ti sembreranno dei draghi capirai che sono le fregate. Un pellicano si tuffa a bomba in acqua. Emozione.
Sbarcati su Santa Cruz ci hanno caricati su un’auto con altri 4 passeggeri e ci hanno portati attraverso tutta l’isola, un viaggio di circa 40 minuti durante il quale l’autista anche cercava di chiacchierare andando su e giù per questa strada a saliscendi, ma il rumore della vettura copriva molto della conversazione.
Arrivati a Puerto Ayora, la cittadina princpale di Santa Cruz, vieni lasciato di fronte all’imbarcadero con poche istruzioni e tanta confusione (e i tuoi fidi bagagli). Ti etichettano con un colore dividendoti per gruppi a seconda della destinazione, e a fianco a numerosissime persone tutte ammassate e confuse attendi speranzoso di essere imbarcato.
Lanciano nuovamente i tuoi bagagli su un motoscafo  e tu guardi verso l’orizzonte. Il cielo è nuvoloso e minaccioso, il mare è scuro e agitato. Anzi, l’oceano. Ci sono tante barche e navi da crociera e speri che il tragitto fino a Isabela, che dovrebbe durare massimo due ore, non venga fatto su questo motoscavo.
Sollievo, ti portano verso un altro, effettivamente. Panico: questo altro è solo di poco più grande, e dopo averci fatto stare non so come i bagagli di tutti ti stivano dentro con 20 persone. Addosso un giubbotto di salvataggio puzzolentissimo, che metti perchè nonsisamai, e alla guida un giovanotto 16enne.
E via!280615Isabela (25)
La traversata è stata veramente indimenticabile, un’esperienza impegnativa. Le onde erano grosse e il mare era mossissimo: il guidatore era effettivamente molto bravo e cercava di accompagnare le onde in quando i salti che facevamo con il motoscafo erano così violenti da farci sbattere prima la testa e poi il sedere. Il maldimare ha subito colpito molte delle persone a bordo, Alberto ed io per fortuna eravamo all’asciutto anche se essendo nella zona coperta del motoscafo non avevamo tanta aria fresca, ma le ragazze che rimettevano venivano fatte spostare verso il sedere dell’imbarcazione dove il vento e gli spruzzi forse le aiutavano a star meglio. Insomma descrivere lo stato di trance mentale in cui si entra in quei casi non è semplice. Cerchi un rifugio nella tua mente e in qualche modo ti diverti a cavalcare le onde, ricordandoti di quando eri bambina e andavi in gommone. Quando sono già due ore che sei lì però cominci ad avere paura di bloccarti con la schiena a furia di prendere colpi. Cominci a pregare che la xamamina presa abbia abbastanza effetto e cerchi di non guardare gli altri che vomitano. E ripensi a quando mesi prima, guardando Master And Commanders, hai capito che avresti voluto visitare le Galapagos e hai chiesto a tuo marito se l’idea, per il viaggio di nozze, gli andava a genio. E ti chiedi perchè invece non sei in un posto più tranquillo come l’Irlanda, e chi te l’ha fatto fare di essere lì.
Più di tre ore. La traversata è durata più di tre ore.
In tutto questo ricordo che eravamo partiti alle sette del mattino e in pancia, oltre alla colazione, avevamo solamente lo snack offerto in aereo (arachidi in sacchetto).
E quando ero lìlì per cedere anche io, abbiamo visto la terra. Ci hanno fatti spostare di nuovo (con lancio di valigie annesso) dal motoscafo al taxi d’acqua, che ci ha portati verso le spiagge; sono scesa traballante sul pontile di Isola Isabela,  e ho visto tutto intorno a me leoni marini. Sdraiati sulla sabbia, a panza all’aria. Sdraiati sulle panchinette lungo la strada. Nell’acqua. E iguane, parimenti rilassate a distanza ravvicinata da noi. Il cielo scuro da tempesta, il caldo umido soffocante, il mare mosso, la fame e i disagi sono immediatamente spariti mentre mi beavo della vista dei leoni marini sulla sabbia bianchissima e delle iguane appostate sulle rocce nerissime.

Ho capito “chi me l’aveva fatto fare”  e sono stata felice, in un modo che mi riempie il cuore nuovamente ogni volta che ripenso a quei giorni.

Purtroppo la nostra nuova guida, un omaccione coprulento che non emanava proprio voglia di lavorare, ci ha subito condotti via e io ero troppo stanca per insistere e fermarmi a fare due foto.

Sotto un tempo scuro, minaccioso e nuvoloso siamo arrivati in questo paesino stupendo di casette e strade di terra battuta che è Puerto Villamil. Meraviglioso. Per arrivare all’ingresso del nostro albergo La casita de la playa Fernando è passato dalla spiaggia praticamente, perchè l’albergo è proprio sul limite di una splendida spiaggiona di sabbia. L’hotel è rustico e dipinto di bianco, il rumore delle onde dell’oceano è onnipresente ed è stupendo. La nostra camera era bellissima, semplice e salata e umida come tutto il resto, con un finestrone gigante che dava sul lato oceano. Siamo stati proprio felici.
Una porta di legno dà sulla grande e spaziosa camera e un piccolo gego ci ha accolti sulla parete.
Eravamo stravolti e sporchi e stanchi. Abbiamo lasciato la valigia e ci siamo subito fatti accompagnare all’escursione concordata, che ahinoi non erano le tartarughe (ci hanno detto che avendo fatto tardi il posto aveva chiuso) bensì i fenicotteri. Che erano degli stupendi fenicotteri rosa in una piccola laguna a poca distanza dal villaggio.
Dopo la bella ma breve visita siamo rimasti soli: abbiamo preso due succhi di frutta al bar dietro l’albergo e ci siamo avviati sulla spiaggia nonostante il vento -e abbiamo fatto bene!
Sugli scogli neri di lava vivono centinaia di granchi, e dal molo di legno vivono e si riparano le Iguane Marine, nere come gli stessi scogli.
E’ stato bellissimo: ogni tanto un pellicano ci passava sulla testa ricordandoci ancora una volta in quale splendido posto esotico fossimo. Ci siamo avventurati in un tratto della spiaggia dove un cartello avvisava di prestare attenzione perchè si stava camminando in una zona di nidificazione delle iguane marine. Saremmo stati ore sul molo in legno e sugli scogli ma ormai era calato il buio, quindi abbiamo lasciato la spiaggia.280615Isabela (22)

Passeggiando per il paese siamo entrati in un piccolo market e ci siamo comprati dei biscotti e una scorta di acqua per l’escursione del giorno seguente.

La cena era già prenotata presso il Ristorante El Faro. E’ molto grazioso, tutto in legno, con dei bei dipinti sulle pareti raffiguranti creature delle Galapagos e i portatovaglioli in legno a forma di fregata e di sula dai piedi azzurri: ce ne siamo anche comprato uno di ricordo apposta, i giorni seguenti. Ci hanno servito il pescado del dia, dopo un antipasto di minestra di verdure e spaghetti al sugo (pure buoni): sembrava una specie di tonno con una salsetta all’arancia molto particolare e molto buona.
Davvero eccellente, e abbondante.. davvero stavo per scoppiare.
All’hotel abbiamo dormito come due pascià, con le onde del mare a cullarci e la ventola attaccata per muovere un minimo l’aria calda e umida della stanza.
280615Isabela (10)Ecco cosa ho scritto nel mio diario prima di crollare a dormire, quella sera:
Siamo rocambolescamente arrivati alla nostra destinazione. Sono un po’ stufa di trascorrere giornate intere a viaggiare. La nostra guida di Quito il sig. Romiro ci ha portati in aeroporto senza grande anticipo, e noi abbiamo patito molto di dover fare tutto di corsa. Ci sono code innumerevoli, controlli, documenti da compilare, visti, tasse e dichiarazioni da fare, tutto solo per accedere alle Galapagos. Sono giustamente molto esigenti e attenti.
L’aereo ha fatto sosta a Guayaquil per fare rifornimento di carburante e per caricare altri passeggeri.
Le pastiglie solite mi han permesso di dormicchiare anche se il volo era un po agitato.. temo di essere rimasta traumatizzata dal volo a Nazca.
Arrivati all’aeroporto delle Galapagos siamo andati in bus fino a un traghetto, cinque minuti ed eravamo sull’isola di fronte (Santa Cruz su cui torneremo) con i bagagli che ci seguivano sempre un po’ rocambolescamente. Tragitto in macchina attraverso l’isola e imbarco al volo su un motoscafo modello guscio di noce. Eravamo pigiati in 20. Puzza umidità poca aria giubbotto di salvataggio appiccicoso di sale vento e mare grosso. Una traversata spaventosa. In tre passeggere son state male e han rimesso. Io grazie alla pastiglia e agli anni sul gommone me la son cavata. Mi hanno comunque dato il sacchetto di plastica per prudenza ma non è servito :)
Ci abbiamo messo tre ore. Tre ore infinite di oceano agitato su una barchetta a riflettere su chi diavolo me lo abbia fatto fare. E sul fatto che dopodomani alle cinque del mattino mi tocca uguale il viaggio di ritorno.
Per fortuna a parte uno snack sull’aereo a mezzogiorno non avevamo mangiato niente!
Arrivati siamo stati gratificati dal vedere leoni marini sguazzare felici a pochi passi da noi nella spiaggia dove siamo sbarcati. Pellicani ovunque vicinissimi. Ma soprattutto i musetti delle otarie o cosa sono che sbucano dal mare e dormono sulla spiaggia.  Purtroppo non abbiamo nemmeno avuto il tempo di fare una foto che la persona che ci aspettava ci ha caricato in auto e portati all’albergo. Ha provato a nicchiare la gita prevista perché era si vede passata l’ora della fine della giornata di lavoro siccome siamo arrivati tardi. Niente tartarughe perché ha detto che il posto era  chiuso. Ci ha portati a vedere i fenicotteri rosa però!280615Isabela (28)Il paese in cui siamo è proprio sulla spiaggia. Strade di terra e sabbia :) tanti bambini che giocano in giro e ragazzini in bici. Spiaggia e baretti e ristoranti rustici. L’albergo è sulla spiaggia e la stanza è pulita e graziosa. Tutto è umido da morire, caldo umido, le onde dell’oceano fanno un rumore fortissimo e abbiamo un piccolo geco in camera.
La spiaggia è sabbia e rocce nere di lava vulcanica. Le quali sono popolate di iguane piccole e nere e di granchi rossicci. Speriamo di poter fare foto domani, oggi è calato il buio subito.

Domani gita al vulcano. Suderemo da morire. Con questo caldo umido si suda a star fermi! Purtroppo il cielo è molto coperto.
Poi snorkelling nella baia Cocha perla. Ci daranno tutto il necessario perché noi abbiamo solo i costumi.. non vedo l’ora di cacciarmi in bocca il boccaglio usato da altri. È un paese di grandi condivisioni.

Diario del viaggio di nozze F&B – sabato 27 giugno: Quito

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270615 Quito (48)Dopo la sfebbrata notturna mi sono sentita un po’ meglio; la colazione in albergo era ricca e abbondante e con tanta scelta, abbiamo fatto un piccolo banchetto e ci siamo preparati per la visita guidata alla città.

La signora americana Jane ci aveva parlato di Quito e di quanto fosse altrettanto sporca e disastrata come Cusco.
Quella sera ho scritto nel mio diario:
Comincio a sospettare che la signora americana parlando di Quito mi abbia fatto delle supercazzole tipo Amici miei.. non è per niente sporca come Cuzco né è mai piovuto e il sig. Romiro che ci ha fatto da guida stamani ha smentito a sua volta tali voci. Dice che vent’anni fa si era sporca e caotica ma il governo ha investito molto in togliere le bancarelle dalla strada, dando però agli ambulanti e ai venditori uno spazio apposta tipo mercato coperto e finanziandone parte delle spese. Ha finanziato lavori di restauro degli edifici del centro storico. Ha promosso campagne sulla guida sicura delle auto, sull’uso delle cinture di sicurezza e sul non uso del clacson.
Il risultato è una città tutto sommato pulita (meno cacche di cane di Savona, anche se non è che brilli eh) e sembra tranquilla.
La zona della città vecchia è resa bella soprattutto dalla conformazione del territorio che è a saliscendi e regala scorci sulle colline intorno a cui si trova. Le piazze e le chiese principali del centro storico sono molto belle. Pullulano di venditori non insistenti e di lustrascarpe.Abbiamo visto la chiesa più decorata d’oro del mondo e altre graziose chiese in compagnia della nostra guida Romiro, un simpatico ecuadoregno che pareva uscito da un fumetto. Ha vissuto diversi anni in Alassio e la sorella vive ancora lì dopo aver sposato un italiano che guida Porsche..
Rideva in un modo molto curioso ed esagerato, piegandosi addirittura in due, e ci ha dato l’impressione di improvvisarsi guida acculturandosi personalmente leggendo e informandosi. È stato simpatico e ci ha scattato molte foto. Il tour è durato poco più di due ore. Le chiese sono in grande fermento perché due giorni dopo la nostra partenza da qui verrà proprio a Quito e a Guayaquil papa Francesco!270615 Quito (9)Una cattedrale spicca perché invece dei soliti gargoyles ha decorazioni a forma di iguane, pinguini, delfini, pellicani e condor!
Siamo molto contenti. Ci ha fatto venir voglia di tornare a visitare il resto dell’Ecuador.
Romiro ci è venuto a prendere alle nove e mentre ci porta in giro nella Città Vecchia ci spiega la storia dell’Ecuador e di Quito.
Quito vuol dire “metò del mondo”. Quitoquara era il popolo che abitava queste zone; gli Inca sono arrivati da Cuzco e hanno conquistato tutta la zona unendosi agli indigeni anche tramite alleanze matrimoniali. Poi sono arrivati gli spagnoli, e ora più del 50% della popolazione è mestiza.Due parole su Romiro: è stato una guida simpaticissima, molto gentile e sicuramente memorabile.
Un omone imponente, spiritoso e sempre pronto a ridere: ogni tanto ci chiedevamo se ride sempre così o se si sforzava per essere più simpatico.. io penso la prima ;)
Ci ha dato l’idea di essere un gran trafficone, in senso buono, per lo stile che aveva nel salutare tutte le persone che incontravamo e i responsabili delle biglietterie delle varie chiese ed attrazioni. Più di una volta siamo entrati dal retro per evitare le code di turisti, e il modo di fare che aveva ci ha indotti a pensare che sia una guida fai da te, una persona intelligente che si è improvvisata a fare questo mestiere e che con ricerche e approfondimenti studia per conto proprio per sapere poi cosa raccontare ai turisti che gli vengono affidati. E’ stato molto bello averlo come accompagnatore e siamo stati contenti di conoscerlo, ed è stato interessantissimo sentirlo parlare appassionatamente del proprio paese e della propria cultura.

E’ stato attento a farci vedere le cose più belle, e a farci alcune fotografie. Il momento più memorabile è stato quando ci ha portati in un chiosco a bere due succhi di frutta artigianali, rassicurandoci che non ci avrebbero fatto male: ci ha fatto assaggiare Guanabana e Naranjilla, erano letteralmente squisiti, ma ci ha spiazzati bevendo tranquillamente anche lui dal nostro bicchiere: viva la condivisione! ^_^°°°

Ci conduce ad ammirare gli esterni della Basilica Del Voto Nacional: siamo poi tornati nel pomeriggio a visitarla perchè siamo rimasti affascinati dalla sua caratteristica più distintiva: i gargoyles foggiati ad animali dell’Ecuador invece che a demoni classici.

Romiro ci ha accompagnati alla Città Vecchia, dalla strada si vede la famosa collina El Panecillo, con la Virgende Quito che veglia sulla città.
Siamo stati nella bella Plaza Grande, animata da numerosi venditori che chiamano a gran voce per le proprie merci e da tanti lustrascarpe che lavorano con i numerosi impiegati elegantemente vestiti degli uffici che si affacciano sulla piazza; abbiamo visitato la Cattedrale, di cui non ho grandi ricordi ma che agli ecuadoregni è cara anche perchè ospita le tombe di due importanti protagonisti della storia di indipendenza dell’Ecuador, Mariscal Sucre e Garcia Moreno.
Romiro ci ha poi portati a visitare la Compagnia di Jesus, splendida negli interni. Guardatevi le foto online, è impressionante: è tutta ricoperta di oro e di finissime decorazioni, è un vero splendore.
Poi abbiamo visto Plaza San Francisco e l’omonima Chiesa di San Francisco, assolutamente la più bella. Pare che sorga ovviamente su un antico tempio Inca, e ha degli intedni davvero riccamente decorati; c’è un bel chiostro con dei pappagalli ed era allestita anche una piccola mostra di quadri. Nella chiesa c’era una funzione religiosa di ordinamento dei nuovi sacerdoti, il che ci ha resi ancora più discreti nel visitarla.

Dopo di che Romiro, la nostra guida spiritosa e dalla risata fin troppo facile, ci ha lasciati. Ci saremmo rivisti la mattina seguente per andare in aeroporto a prendere il volo per le Galapagos.

 270615 Quito (41)
Appena lo abbiamo salutato ci siamo diretti a piedi alla Basilica, che sorge in cima a una collinetta: è davvero molto caratteristica grazie a questi animali scolpiti nella pietra che protrudono dalle sue pareti: squali, tartarughe, pinguini, scimmie, iguane, coccodrilli, armadilli, delfini, e ancora pellicani, cormorani, gufi e puma.
Siamo potuti salire in cima alla Basilica, dove tra l’altro ci sono un baretto e un paio di negozi di souvenir. Proseguendo la salita si arriva all’altezza del grande Rosone frontale, dove una balconata permette di ammirare la navata e le arcate interne; si può camminare su una passarella di legno che conduce attraverso tutto il tetto della navata centrale, fino all’accesso alle due torri. Si sale fino a 115 metri di altezza e si può ammirare dai corridoi esterni il panorama della città e del famoso Panecillo, e per i più arditi c’è ancora la possibilità di arrampicarsi su una traballante scaletta di ferro su una delle ennesime torrette neogotiche della basilica, raggiungendo il suo punto più alto. Io ero già abbastanza provata dall’altezza, e Alberto il coraggioso invece è salito. Brr!

E’ stata una visita bellissima: tra l’altro di fronte si tenevano delle manifestazioni culturali (come in tutta la città, vivissima da questo punto di vista), e c’erano dei gruppi di ballerini che si stavano esibendo con costumi e musiche tipiche.

270615 Quito (84)Abbiamo pranzato piuttosto tardi in un locale super consigliato dalla nostra guida: il San Agustin Heladeria un locale storico davvero bellissimo! Abbiamo assaggiato qualche piatto tipico rimanendo super soddisfatti ma le dosi, abbondantissime, ci hanno messi ko! Nonostante questo ci siamo regalati una coppa di gelato, hanno dei gusti alla frutta sconosciuti e buonissimi. Abbiamo assaggiato di nuovo Naranjilla e Guanabana, e uvilla. Gnam.

Per tutto il resto del pomeriggio abbiamo passeggiato ininterrottamente su e giù per la città; la via più bella è sicuramente Calle La Ronda, nonostante di notte sia più bella ed animata. Ci sono numerosi negozietti artigianali che sono una vera delizia; in un negozio tutto solo di trottole di legno abbiamo acquistato una trottola per papà, e l’artigiano nonchè venditore ci ha dimostrato sul momento che la trottola funziona bene con una splendida esibizione di bravura: ha fatto volare la trottola in aria, lanciandola con il suo cordino, e se l’è fatta atterrare su una mano che ancora roteava perfettamente :)

270615 Quito (85)Siamo pian piano rientrati verso il Parco El Ejido e abbiamo camminato nel quartiere Mariscal finchè siamo arrivati al Mama Clorinda,  di cui avevamo letto molto bene. Essendo troppo pieni per cenare completamente ci siamo limitati a mangiare delle patatine e il dolce tipico Quilombo, un dolce di mais simile a un plumcake avvolto in una foglia: buono.
Nelle piazze di quella zona c’era una manifestazione gay coloratissima e rumorosa, c’era un concerto in piazza Foch e una folla incredibile di gente che ballava e festeggiava.
E’ stata una bella giornata conclusa degnamente!

Ora andremo a nanna. Domani partenza alle sette e mezza, e viaggio in aereo verso le Galapagos. Avremo un tragitto anche in barca e subito nel primo pomeriggio già una visita all’allevamento di tartarughe.
Pare impossibile.

 

Diario del viaggio di nozze F&B – giovedì 26 giugno: dal Perù all’Ecuador

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270615 Quito (1)  Il 26 abbiamo lasciato Cusco partendo con l’aereo verso Lima, che partiva alle 8.15 del mattino. altre levatacce naturalmente e corse incredibili.
Del cambio a Lima non ho particolari ricordi, così come dei voli: tanto meglio, evidentemente la stanchezza mi ha sopraffatta…
Da Lima con un cambio di volo ci siamo diretti in Ecuador.

Ero davvero emozionata. Avevo addirittura insistito per trascorrere un giorno intero a Quito e uno a Guayaquil prima e dopo la visita alla nostra meta principale, le splendide isole Galapagos. L’idea di tornare come rappresentante Traversa in quelle due città dopo più di trent’anni mi emozionava molto e mi ha resa in qualche modo orgogliosa. Andare alla ricerca di quei luoghi di cui papà mi ha sempre parlato, come per esempio il panettone di Quito o il quartiere spagnolo di Guayaquil, era per me importantissimo :)

 270615 Quito (2)
Purtroppo nel passaggio di confine il raffreddore iniziato il giorno prima mi ha stesa definitivamente, e il primo giorno in Ecuador avevo la febbre. Per fortuna viaggiavo con una vera e propria infermieria da viaggio, quindi un paio di aspirine mi hanno più o meno rimessa in piedi.

All’aeroporto è venuto a prenderci il fratello della nostra guida Ramiro- nome del fratello non pervenuto, ma molto simpatico. Mentre guidava dall’aeroporto a Quito -circa un’ora di macchina- ha chiacchierato molto ed è venuto fuori che lui ha sposato una signora di Alassio e conosce benissimo la riviera ligure: tutto il mondo è paese, eh? ;)

Dopo una breve pausa aspirina in albergo abbiamo deciso di fare due passi per conto nostro e siamo andati a girellare, perchè ero decisa di non farmi fregare dalla febbre. Più tardi quella notte ho sfebbrato un po’ e il giorno dopo stavo già meglio, per la cronaca.

La città è decisamente più moderna ed è in una sfera diversa dalle ultime città peruviane visitate. Gli ecuadoregni di Quito si stanno dando molto da fare per portare la città ai livelli di una capitale europea, però senza perdere troppo di quelle caratteristice eccezionali di individualità che può avere una città dell’Ecuador. Chissà come l’avrebbe trovata diversa papà :)

mo soggiornato per due notti in un albergo moderno bellissimo (che sollievo poter buttare la carta giù nel water per due giorni, che sollievo!!!) che si chiama Mercure Hotel.

Vicino c’è il Parco El Ejido che è bellissimo e animato di vita, era pieno di gente ed è stato stupendo gironzolare e osservare la vita locale, sia il venerdì sia il sabato seguente. C’erano diversi campetti di pallavolo e piccole squadre che giocavano secondo delle regole locali: una folla numerosa di  spettatori di ogni età scambia scommesse, vincite e perdite in base agli esiti della partita.
Ci siamo anche presi un gigantesco spiedino di carni da un venditore, è pieno di tizi con la griglia portatile che cucinano questi profumatissimi spiedi: impossibile resistere ;)
Abbiamo già scoperto che l’Ecuador fa concorrenza alla Inka Cola con una ennesima bibita gassata dolcissima ;)
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Subito dietro all’albergo abbiamo scoperto un negozio di souvenir meraviglioso in cui abbiamo fatto tanti acquisti, ma non quanti avrei voluto: pensavo di trovare altri negozi così stupendi e invece per esempio a Guayaquil non ho trovato un tubo, quindi mi sono amaramente pentita di non aver comprato alcune cose che avevo addocchiato!

Sempre girellando ci siamo imbattuti anche in un mercato strabiliante in cui abbiamo comprato ancora altre cose: hanno un artigianato locale fatto di madreperla vegetale, praticamente dei semi a buccia scura che dentro sono bianchi madreperla, costano pochissimo e vengono intagliati con grandissima maestria: sono spettacolosi!

Di negozio bellissimo in negozio bellissimo si è fatta sera. Qui gli orari di buio e soprattutto la temperatura sono ben diversi dal sud del Perù in cui eravamo solo poche ore prima. Un vero sollievo non dover mettere mille strati per proteggerci dal freddo: non ne potevo più di stare a zotto zero la sera come a Cusco ;) Nonostante questo l’arietta la sera era bella frescolina.

Per cena abbiamo improvvisato fermandoci in un locale chiamato Toro Carbon , e mentre mangiavamo carne buonissima abbiamo guardato la partita e poi ce ne siamo andati a letto non tardi: l’indomani Ramiro sarebbe venuto a prenderci alle nove per farci visitare Quito.

Diario del viaggio di nozze F&B – giovedì 25 giugno: Machu Picchu

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250615Machu Picchu (2)La giornata a Machu Picchu è stata indimenticabile, per quanto alla fine sia stata un po’ frenetica come tutto il resto del nostro viaggio.
Come avevo accennato normalmente il tour prevede di fare le cose con più calma partendo da Ollantaytambo, viaggiando verso Machu Picchu, dormendo poi ad Aguas Calientes e avendo così il tempo di visitare con calma tutte le splendide e famosissime rovine Inca.
Noi invece siamo partiti da Cusco e tornati a Cusco tutto in un giorno: stancante, ma ne valeva la pena!

La nostra giornata è iniziata alle 4. E’ stato traumatico. Faceva freddo e il mondo era buio e ostile. Il nostro pullmino è passato a prenderci con 20 minuti di ritardo perchè un altro gitante non si era presentato nella hall dell’albergo. Mentre viaggiavamo a rotta di collo sulle strade della Valle Sacra montane e tortuose a noi già note hanno cercato di accordarsi con questo poveretto (a cui pare nessuno avesse detto bene l’orario di partenza) e alla fine lo abbiamo recuperato in un paesino lungo la strada dove lui si è fatto portare da un taxi, perdendo ulteriore tempo per aspettarlo e tornando indietro per un tratto di strada.
Ho dei ricordi confusi del tragitto fino a Ollantaytambo. Nel bus faceva molto freddo e correvamo come disperati quindi per non temere per la nostra incolumità e per non soffrire mi sono lasciata scivolare in uno stato di semi incoscienza. Probabilmente qui sono stati gettati  i semi della febbre che mi è venuta un paio di giorni dopo: maldigola e raffreddore hanno cominciato a nascere e più tardi ho dato loro la botta finale: il vento freddo all’ombra di Machu Picchu ghiacciava il sudore sulla schiena, dopo che il sole andino faceva sudare un poco…
Scrivo nel diario:
a quel punto dovevamo recuperare il ritardo e il nostro autista ha percorso la strada verso Ollantaytambo con un po’ troppa velocità e fare le tortuose stradine di montagna si è rivelata un’emozione non richiesta. Meno male che non avevo ancora mangiato!
Alla stazione sono arrivata mezza congelata perchè in autobus c’era un freddo cane.

12032018_10153575910339654_2210789239711941634_nAbbiamo fatto una frugale colazione mentre tutti i turisti si accalcavano in questo baretto sui binari, e finalmente è giunto il momento di salire sul trenino per Machu Picchu.
Salendo in treno abbiamo incontrato di nuovo Maria, Josè  e Carmen con il marito: avremmo poi avuto modo di rivederli in cima a Machu Picchu e salutarci adeguatamente.

Il viaggio in treno panoramico verso Machu Picchu è davvero molto grazioso: il trenino è delizioso, con delle finestre anche sul tettuccio che permettono di guardare le vette delle Ande e bearsi degli splendidi paesaggi con più facilità. La valle, fertilissima, è ricca di di corsi d’acqua e di splendidi panorami.
Guardando online vedo che la nostra sistemazione era la Vistadome: infatti nel viaggio avevamo inclusi degli spuntini sia all’andata sia al ritorno con bevande calde e fredde omaggio. Il viaggio procede a velocità ridotta, è proprio un trenino panoramico.
Il ritorno sarebbe poi stato più lungo perchè la stazione di arrivo, se ho ben capito, sarebbe stata Poroy (più vicina a Cusco) e non Ollantaytambo.12009770_10153575913214654_7053620262060507798_n

Arrivati ad Aguas Calientes, il villaggio ai piedi di Machu Picchu. Sembra davvero grazioso e consiglio di soggiornare lì la notte, come già detto. Dopo una breve pausa in un’agenzia turistica (non so perchè… ci sballotavano facilmente perchè dopo 11 giorni di perù eravamo molto malleabili) siamo partiti con l’autobus che ci avrebbe condotti su.

ad Aguas Calientes ci hanno datto delle cuffiette con ricevitori per l’aiudio e la guida Victorci ha accolti e introdotti alla visita. E’ un peruviano che nel modo di fare ci ricordava molto Yoshi.
Victor è un peruviano molto alto, il che significha che è alto più o meno come Alberto e tra i suoi è considerato un gigante :) E’ una persona straordinaria e gentile e immagino che fare la IncaTrail con lui come guida debba essere un’esperienza mistica.

Il viaggio in bus verso la cima è molto avventuroso: l’autobus si inerpica su tornanti montani circondati da alberi e viaggia sul filo di alte scarpate: io ero tralmente elettrizzata da non preoccuparmene, ma ho visto Alberto piuttosto a disagio.
Per intenderci qui mi pare che si veda bene la strada che si percorre, quella zigzagante sulla sinistra.
Tra gli alberi a tratti, girando continuamente su questa strada tortuosa, sbuca la famigliare forma del monte di fronte alla famosissima fortezza Inca.
Avevo il cuore che batteva fortissimo e mi emozionavo tantissimo ogni volta che vedevo sbucare il monte tra gli alberi.

12002235_10153575911284654_592865175567645544_nTra l’altro faccio un sacco di confusione con i nomi, credo che quello che si vede stagliarsi alto dietro alle rovine nelle foto tradizionali sia il Huayna Picchu. Sulla sua cima parte un sentiero che in un’ora circa porta ai resti del Tempio della Luna, un tempio cerimoniale Inca; tutte le zone lì sono ricche di questi luoghi dispersi e suggestivi, e mi piacerebbe tanto tornare per vedermeli tutti :)
Ma sto divagando, e nel frattempo noi siamo arrivati alla fine della corsa dell’autobus e siamo finalmente alle soglie di Machu Picchu.

Dopo aver fatto una veloce fila con controllo all’ingresso si può approfittare del Sello, il timbro speciale di Machu Picchu, e apporlo sul proprio passaporto: ne sono molto orgogliosa!!! è bellissimo :)

Victor ci ha accompagnati su e giù per Machu Picchu raccontandoci tante cose interessanti sulla città, sugli inca e sulla loro cultura. Purtroppo avevamo solamente la mattina a dispozione, Alberto ed io, invece di poter stare lì tutto il giorno come altri visitatori; col senno di poi me ne pento amaramente, ma è stato comunque veramente stupendo.
Avremmo potuto tranquillamente saltare il pranzo e continuare la visita fino al momento di ripartire.. Dopo che il breve tour guidato ha avuto luogo, infatti, ogni persona aveva quanto tempo voleva per gironzolare nel sito. Ci sono diverse mini escursioni da fare -ad esempio verso il Tempio della Luna di cui parlavo prima- ma non avendone il tempo ci siamo limitati a salire dalla città (e vi assicuro che dopo tanti giorni di sveglia presto e tanta altitudine la salita per quanto all’ombra è stata durissima) fino ai punti più alti, per vedere il panorama.

E insomma, sali e sali. Ti fermi a bere. Mangi un pezzo di cioccolata e la offri a due guardie locali che dopo aver fatto un po’ i timidi la accettano e ti regalano un sorriso splendido. Sali ancora e finalmente sbuchi dal sentiero.250615Machu Picchu (49)
E Machu Picchu è ai tuoi piedi. E’ lì, sotto il sole, davanti a te, bella come l’hai sempre sognata.
Non nascondo che ho versato una lacrimuccia di emozione :°)
Che spettacolo, che batticuore: come sono stata felice di vederla!!!

Non saprei dire quando è iniziata la mia passione per il Perù. Penso sia dovuta a quando papà era stato in Ecuador per lavoro e aveva acquistato questa musicassetta chiamata El Condor Pasa, di un gruppo chiamato Machu Picchu.
Da bambina l’ho ascoltata fino a consumarla e ora ho addirittura la copia in cd.
Ascoltavo questa lingua esotica, gli strumenti musicali così strani, il declamare con teatralità alcune introduzioni, e disegnavo. C’è stato un momento in cui l’ho anche portata a scuola, alle elementari, per un esercizio di classe in cui bisognava ascoltare musica e disegnare ciò che la musica ci evocava alla mente.
In qualche modo il nome Machu Picchu, le musiche peruviane e le immagini di questa antica città inca hanno messo radici nel mio subconscio e mi hanno affascinata infinitamente.

Insomma trovarmi di fronte a questo luogo delle fantasie della mia infanzia è stato un momento profondamente emozionante.
Sarei rimasta a lungo a bearmi della vista di questo luogo.

Quando siamo ripartiti abbiamo incontrato nuovamente i nostri amici spagnoli e abbiamo avuto occasione di salutarci e scambiarci i contatti :)
Peccato non avere una foto insieme!

12032961_10153575910644654_9034179418112032010_nVerso le due siamo rientrati per andare ad Aguas Calientes per mangiare; avevamo infatti il pranzo già incluso e prenotato in un posticino che si è rivelato stupendo davvero, Inkaterra
uno dei posti in cui abbiamo mangiato meglio, una location molto suggestiva in muratura bianca con i tetti di paglia tipo capanne, subito sopra al corso dell’Urubamba e affiacciata direttamente sui binari del treno panoramico.

Mentre eravamo comodamente seduti al nostro tavolino, io su un elegantissimo divanetto bianco, e attendevamo il pranzo, ho cominciato a sentire che mi colava il naso.. e ho pensato che fosse il famoso raffreddore che stava prendendo piede. E invece ho cominciato a sanguinare copiosamente dal naso, è stato stranissimo! Non stavo male nè niente.. ma non ho fatto in tempo ad arrivare in bagno senza lasciare la scia di gocce di sangue in terra!
Dopo un po’ mi ha raggiunta Alberto per vedere come stavo e poi mi ha riaccompagnata al tavolo.
Nonostante io avessi rassicurato il personale del ristorante di stare bene mi hanno comunque mandato un medico, che si è presentato con una cassetta di pronto soccorso e mi ha accudita premurosamente. Che carini! Ancora non so cosa mi sia successo e perché, ma non mi è più capitato.

Il pranzo come dicevo è stato uno dei migliori, il che è perfetto considerando che è stato effettivamente l’ultimo pasto consumato con calma in ristorante in Perù.12047048_10153575914419654_7079621188676717707_n

Dopo aver mangiato abbiamo potuto fare due passi per Aguas Calientes e goderci un poco di shopping: nei meravigliosi mercati abbiamo comprato i nostri poncho peruvani, gioiellini per amici e parenti e altri souvenir. È a malincuore giunto il momento di ripartire. Io sarei rimasta volentieri per tornare su a Machu Picchu ma altre mete esotiche ci chiamavano! L’indomani avremmo dovuto affrontare il viaggio di ritorno a Lima e la partenza per Quito.

Il viaggio di rientro è stato lungo e un po’ stancante ma reso più bello dalla conoscenza che abbiamo fatto con Jane e Mike. Viaggiatori avventurosi e piacevolissimi compagni di viaggio.
 Lei è Jane, una dona sportiva di 66 anni, mitica: era empre la prima a fare le cose più strane senza problemi, come ad esempio assaggiare il Cuy al Palo. Lui è Mike, il figlio, un insegnante di scuola media, vengono dalla California. Anche se ora che è in pensione in realtà Jane si è trasferita da San Francisco all’Ecuador, Quito.
Vivono una vacanza davvero avventurosa. Hanno dormito nelle capanne locali nella foresta amazzonica del Perù, ad esempio, e mangiato le formiche. E i pirana.
Il viaggio in treno chiacchierando con loro è stato molto piacevole.

Tornati a Cusco tardi e col buio abbiamo appena avuto la forza di rassettarci,  richiudere le valirge e crollare nel letto.

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Diario del viaggio di nozze F&B – mercoledì 24 giugno: Inti Raymi

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11667368_10153359248754654_1574850987865505702_nIn Perù e in particolare a Cusco il 24 giugno viene celebrata una ricorrenza importante: la cerimonia religiosa inca Inti Raimi, che in quechua significa Festa del sole.
Inti era il dio-sole, e la sua festività segna il solstizio d’inverno: la festa viene celebrata sia in Cusco sia nella fortezza inca Sacsauyhuamàn. Questa festa segnava l’inizio dell’anno, al tempo degli Inca, e durava 9 giorni in cui si festeggiava con balli e con sacrifici al sole.Il Sole (“Apu inti” -“Apu P’unchau”) era assolutamente la divinità principale della cultura Inca ed era considerato come il creatore del mondo e degli incas.
Nella Mitologia Andina doveva essere adorato naturalmente e per ingraziarlo bisognava offrire sacrifici per evitare che durante il suo lungo cammino attraverso il cielo abbandonasse la terra e i suoi figli, che sarebbero rimasti senza luce e calore.  E’ facile immaginare dunque che questa fosse la festa
e più importante degli Inca. Durante il 24 giugno nell’emisfero australe il sole è al suo punto di massima distanza dalla Terra: gli Inca perciò festeggiavano il nuovo anno pregando il Sole di tornare da loro, celebrandolo con danze e sacrifici.Tra il 1500 e il 1600 è stata vietata dai Conquistadores spagnoli ovviamente, in quanto cerimonia pagana. I festeggiamenti sono continuati in forma clandestina e la cerimonia era così importante per la popolazione peruviana da essere ripristinata immediatamente appena raggiunta l’indipendenza.Attualmente la festa ha un’affluenza impressionante ed è spettacolare, sia per i turisti sia per gli abitanti di Cusco e del Perù. I figuranti che contribuiscono con la loro presenza alla manifestazione sono centinaia.
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L’Inti Raymi vissuto da noi

Piccola nota: la cerimonia si svolge parlata in quechua, quindi è incomprensibile ma molto suggestivo: ci avevano fornito dei librettini come a teatro, con il testo in quechua, spagnolo e inglese :)

La manifestazione inizia di fronte al Qoricancha, il Tempio del Sole di Cusco.
Noi avevamo una posizione piuttosto privilegiata in quanto, con altri turisti, eravamo stati accompagnati un poco prima in una scuola elementare che si affaccia su questa piazza della città: dalle finestre di una delle aule abbiamo potuto ammirare l’inizio della cerimonia:

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video dell’inizio della cerimonia

240615 IntiRayimi (104)Il grande sacerdote Willaq Uma invoca Inti, il Sole; centinaia di figuranti arrivano saltellando/marciando a passo ritmato, disponendosi in file lunghissime; ogni gruppo ha un costume differente, colorato e spettacolare, e quelli che si dispongono nel giardino sembrano i raggi stessi del sole.
Sugli spalti della fortezza scendono altri gruppi di sacerdotesse e di guerrieri, altri figuranti conducono diversi alpaca e lama tutti addobbati di fiorellini, diverse fanciulle reggono brocche e vasi di offerte.
Ci sono delle abluzioni rituali eseguite in una pozza di acqua e numerosi musici chiamati Harawis che suonano conchiglie, tamburi, flauti.. la musica è stupenda.

Viene cantato un inno al Dio sole Inti da parte dell’imperatore, Inca. Invita la popolazione ad assumere un atteggiamento riverente e lui e i dignitari rappresentanti dell’Impero si ritirano.

La cerimonia si sposta a questo punto nella Plaza De Armas di Cusco, Huaqaypata , dove non avevamo un posto riservato: c’era così tanta gente che abbiamo lasciato perdere ogni intenzione di raggiungere un posto da cui vedere la cerimonia.11667445_10153359247954654_8051285718781266607_n
L’Inca e la guardia reale incontrano il Sindaco della città in un simbolico incontro da antico governo e nuovo. Invocano la benevolenza e supporto degli spiriti delle montagne Apus, mi pare che offrano loro delle foglie di coca e condividano un tè di coca insieme, e poi tutto il corteo procedere verso la antica fortezza dove si svolgerà la parte principale di cerimonia: Saqsayhuaman.

Alberto ed io abbiamo sfruttato il tempo della cerimonia in piazza per fare due passi e qualche acquisto, compreso il mangiare una empanada di spuntino. Alberto ha comprato il bellissimo cappello di cuoio da Indiana Jones che sfoggia nelle foto e poi siamo tornati insieme alla nostra guida Georghe al bus. A passo d’uomo ci siamo diretti al sito archeologico dove erano allestiti gli spalti per gli spettatori. Su tutte le colline dietro a noi la gente era seduta sull’erba e c’era davvero una folla impressionante. Noi abbiamo ricevuto, oltre dei bei posti assegnati (fortunatamente all’ombra delle impalcature, perchè era da scottarsi) un sacchetto con pranzo al sacco contentente succo, acqua, frutta, snack salati e una sorta di paninetto.

240615 IntiRayimi (82)Dopo esserci accomodati abbiamo scoperto con estremo orrore che si sedevano proprio dietro di noi i nostri nemici, il maledettissimo idiota emiliano con pollaio al seguito: anno rotto le palle tutto il tempo in maniera totale, blaterando continuamente. Quando all’estremo della rottura di scatole ci hanno chiesto di toglierti il copricapo di cartoncino che avevamo indossato per festeggiare, che a detta loro copriva le inquadrature della loro videocamera, Alberto molto seccamente ha commentato che lo avrebbe fatto se loro avessero smesso di parlare a voce alta e di rompere gli zebedei.

Il messaggio è arrivato. Quando dopo un’ora di pace hanno ricominciato a scassare, abbiamo rimesso su i cappelli per dar loro fastidio. Non hanno osato dire niente, ma io ho continuato a odiarli profondamente.

A parte questo spiacevolissimo dettaglio di compagnia, per il resto è stato tutto molto bello.
Dopo un po’ di attesa trepidante la cerimonia è iniziata: dei fumogeni colorati hanno iniziato a spandere nuvole coloratissime in cima alla collina e i cortei sono arrivati.
I musicanti hanno continuato tutto il tempo ad accompagnare la cerimonia: il suono delle conchiglie più suggestivo scandiva il ritmo di tamburi e flauti, mentre le varie delegazioni rappresentanti le popolazioni peruviane si schieravano ordinatamente continuando a marchiare a ritmo, rappresentando militari e cittadini dei luoghi più remoti del Perù.

Ecco alcuni video della manifestazione:

inizio della cerimonia

Vi consiglio di guardarveli qui
240615 IntiRayimi (75)Le quattro delegazioni “Suyos” -i quattro punti cardinali dell’Impero- hanno portato di fronte all’altura centrale i loro doni per il dio Sole, e il magnifico Inca in portantina è stato condotto fino di fronte al Sacerdote.
Anche la splendida regina è stata portata, seduta in portantina, di fronte a noi.
Le delegazioni dei Suyos hanno fatto rapporto, per così dire, all’Inca, ciascuno spiegando come fosse andato l’anno: bene, male, ricco, povero, pacifico o con tanti conflitti.
All’ingresso di alcune figure più importanti si vedono delle scene che rimangono storicamente dalle tradizioni inca delle prime rappresentazioni: alcune fanciulle spargono fiori di fronte a chi sta facendo il suo ingresso, e in altri casi un gruppo di “pichaq” spazza il percorso dell’inca affinchè se ne vadano gli spiriti maligni.
Dopo sono iniziati alcuni rituali, durante i quali tutti i figuranti continuavano a marciare sul posto e un omino, vestito da cervo, saltellava in giro. Non trovo riferimenti su di lui e sul suo ruolo: qualcuno ne sa qualcosa e può darmi questa informazione?

Il rito del Pane Sacro Sankhu

I sacerdoti hanno presentato a Inti delle ceste ripiene di Sankhu, del pane fatto di  farina di mais. Queste vengono benedette grazie al sacrificio di un alpaca e, imbevute del suo sangue, vengono mangiate.. questo è legato alla traduzione passata di digiuno di diversi giorni prima dell’Inti Raymi.
Fatto sta che sto povero alpaca è stato davvero sgozzato.. un po’ mi è dispiaciuto, devo dire.

Mi pare che dopo abbiano buttato il suo cuore su un bracere e ne abbiano fatto dei vaticini.240615 IntiRayimi (98)

La cerimonia della chicha

E’ stato molto carino e scenico, praticamente l’Inca solleva questa gigantesca coppa dorata  colma di chicha consacrata offrendola al dio Sole e agli Apus; poi la chica viene versata in terra come offerta alla ormai a noi nota Pachamama, Madre Terra. Poi tutte le figure più importanti (sacertodote e funzionari) bevono altra chicha da coppe d’argento.240615 IntiRayimi (85)

Messaggio finale dell’Inca

Questa proclamazione di messaggio finale tutta in quechua non è semplicissima da seguire, ma l’alternanza precedente di balli, canti e rituali ha comunque tenuto vivo il nostro interesse fino alla fine.
L’Inca esorta tutti i sudditi a dimostrare devozione al sole continuando a proteggere i valori della loro tradizione religiosa.
Dopo questo ultimo messaggio tradizionalmente i festeggiamenti continuano, anche se la rappresentazione teatrale a beneficio dei turisti viene conclusa con una lunga sfilata di tutti i figuranti.

La fine della giornata

Per percorrere due chilometri e tornare a Cusco in bus ci abbiamo messo una vita, dato il traffico e la quantità di gente presente. Siamo tornati stravolti ma molto felici e abbiamo deciso di regalarci una serata in città, stavolta mangiando in un bel ristorantino.
Seguendo i consigli della nostra guida perciò siamo andati al Ristorante El Trucho.

E’ quasi un museo, bellissimo: eravamo in un tavolino in una nicchia con una grande finestra affacciata su una piazzetta: quindi faceva un freddo becco per via del solito problema degli infissi peruviani :D10616602_10153359241749654_1807155534943135421_n

Mentre cenavamo (io dei gamberoni-bidone e Alberto un buon cuy) un piccolo gruppetto di tre suonatori è venuto un’oretta a suonare dal vivo nel ristorante. E’ stato bellissimo e siccome erano molto bravi ho preso un loro cd. Devo dire che ogni tanto lo ascolto ed è proprio gradevole :)
Siamo poi andati a dormire prima delle nove, in quanto la sveglia per la gita a Machu Picchu sarebbe stata super presto il giorno dopo!

Diario del viaggio di nozze F&B – martedì 23 giugno: Valle Sagrada

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230615Vallesacra (0b)La giornata del 23 giugno è stata dedicata alla visita alla Valle Sacra degli Inca.
Normalmente i tour in questa splendida valle sono più rilassati e prevedono che, partiti al mattino da Cusco, ci si fermi poi in zona Ollantaytambo per la notte per poi visitare con calma Machu Picchu il giorno seguente.

Noi invece siamo tornati verso Cusco perchè il 24 giugno in Perù è un giorno molto speciale, e abbiamo voluto approfittare della sorte che ci ha portati in Cusco proprio nel giorno della Festa di Inti Raymi! Ma di questo parlerò domani :)

Siamo partiti come al solito di buon mattino dunque, stavolta alle 8: lusso, quasi “tardi” rispetto al solito :D

In bus eravamo in 16, e nel gruppo c’erano una signora americana 60enne e il figlio 40enne in vacanza insieme: li abbiamo poi reincontrati due giorni dopo nel treno di rientro da Machu Picchu e abbiamo poi avuto occasione di conoscerli meglio, ma già quel 23 giugno avevamo notato che lei era simpatica e spiritosa :)

230615Vallesacra (5)La strada percorsa nella Valle Sacra è stupenda, si snoda nei tornanti della valle (sono riuscita a non soffrire il bus..) lungo il corso del fiume Urubamba e offre dei panorami molto belli e suggestivi. E’ tutto rigoglioso e colorato anche se è inverno: che posti stupendi!

La prima tappa del giorno è stato un posticino dove hanno un allevamento di Lama e Alpaca ed è possibile ammirare anche qualche Vigogna.
E’ stato molto simpatico perchè si può dare da mangiare agli animali (video di ruminante)   e c’è un negozietto in cui abbiamo acquistato un po’ di souvenir mangerecci e del buonissimo tè di coca.
La prima visita “seria” della giornata è uno stupendo sito archeologico nella Valle Sacra, Pisaq.230615Vallesacra (10)
In fondo alla valle si trova il moderno paese omonimo, famosissimo per gli splendidi negozi e mercati, e più in alto sui pendii collinari che lo sovrastano ci sono degli enormi e splendidi terrazzamenti agricoli di pietra delimitano la zona di questa località. La Pisaq antica di cui si possono visitare le rovine era una grande città inca. La passeggiata per raggiungerla parte dal parcheggio dei bus, punteggiato di numerose bancarelle di cibo, bevande e souvenir, e si percorre piano (sempre per via delle altitudini) sino a giungere alle rovine che si possono esplorare autonomamente.

Alberto ed io abbiamo gironzolato felici per questi antichi edifici, godendoci i panorami esotici e il sole che iniziava finalmente a scaldare l’aria che, di primo mattino, era ben fredda.

230615Vallesacra (8)La visita è stata davvero molto interessante: tra le tante cose che ci ha spiegato Ricardo, la nostra guida, abbiamo visto una patata disidratata secondo l’uso dell’epoca: è incredibile, sembra una pietra pomice. Diventa piccola e leggerissima e si può trasportare in enormi quantità senza problemi.
Al termine della visita ci siamo avviati verso il nostro autobus: prima però abbiamo comprato una enorme pannocchia da una venditrice. Era bollita e servita con un formaggio duro salato a fianco. Bianchissima e con chicchi grandi ognuno un paio di cm di lato, un’esperienza mistica rispetto alle pannocchie nostrane.
230615Vallesacra (17)Scesi a Pisaq abbiamo presenziato a una breve visita guidata in una gioielleria: la lavorazione dell’argento è tipica di quella zona perciò ci hanno mostrato la loro tecnica artigianale. Quel negozio aveva effettivamente degli oggetti splendidi a prezzi molto ragionevoli, così ho potuto acquistare alcuni souvenir e dei bellissimi orecchini variopinti raffiguranti i colibrì per me. Quelli foggiati a gattino erano altrettanto stupendi, ma ho talmente amato vedere i colibrì librarsi di fiore in fiore in Perù da non resistere a portarne due con me come ricordo ;)
Ricardo ci ha consigliato poi di provare una famosa empanada di Pisaq: vengono fatte nell’Horno, nei forni di pietra rotondi tipici. Abbiamo preso l’empanada al Santa Lucia Horno Colonial

; era davvero buonissima! E’ stato divertente assaggiarla e poi passeggiare per la splendida piazza del paese. Abbiamo avuto secondo me troppo poco tempo da dedicare allo shopping, a Pisaq l’artigianato era eccellente e i prezzi con un poco di contrattazione erano molto buoni. Abbiamo comprato dei bellissimi souvenir in pietra dura (serpentite, cioè la pietra di Machu Picchu, e altre che non ricordo) e poi era già il momento di ripartire.

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Ripartiamo per una nuova tappa: ci sono una serie di bacarini lungo la strada che arrostiscono un anota prelibatezza locale, il Cuy al palo. Sostanzialmente un porcellino d’india infilato in un palo e arrostito sul fuoco, tutto pieno di erbette profumatissime.

Inutile dire che era squisito: i nostri amici passeggeri del bus ne hanno preso uno solo in condivisione giusto per assaggiare e io ne ho mangiato un pezzettino, mi è piaciuto di più di quello bollito che aveva preso Alberto ad Arequipa!

Il pranzo si è svolto in uno di quei ristoranti a buffet da turisti che usano lì, decisamente il più bello in cui siamo stati anche a livello paesaggistico: il ristorante Tunupa è dentro una villa e ha un giardino che declina leggermente fino al corso del fiume, è splendido. Nel porticato che si affaccia sul giardino ci sono le tavolate dove abbiamo potuto sederci a pranzare, e poi abbiamo fatto un giretto sul prato guardando e fotografando i lama domestici che si trovano lì e gironzolano pacifici.
Una pausa davvero piacevole durante la giornata :) Il giardino è pieno di fiori bellissimi e all’ingresso del ristorante c’erano due pappagalli azzurro-verdi.
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Come sempre abbiamo mangiato molto bene e siamo ripartiti felici e rinfrancati verso la tappa successiva, Ollantaytambo.
Subito appare una imponente gradinata inca in pietra, che pare più alta e suggestiva delle altre già viste.

La fortezza incompleta che c’è in cima è raggiungibile tramite una salita che lascia letteralmente senza fiato. L’altitudine è sempre intorno ai 3000 metri e vi assicuro che la salita è molto lunga, i gradini sono innumerevoli e il sito è gremito di persone. Per fortuna le guide lo sanno e ogni due gradoni fanno fermare tutto il gruppo e raccontano qualche fatto storico o curiosità, spesso mostrando delle dispense fotografiche che si portano dietro nello zaino.

230615Vallesacra (19)La caratteristica di questa fortezza è di vantare grandi costruzioni monolitiche e precisissimi tagli nella pietra, quindi i più fanatici chiamano la presenza extraterrestre a spiegazione dell’abilità tecnica ed ingegneristica degli Inca.
Man mano che si sale sulle rovine, guardando il monte di fronte si possono ammirare delle formazioni rocciose che paiono volti di donne o di regnanti, e altre due grandi costruzioni di templi sul fianco della montagna.

Dall’alto si può ammiare la moderna Ollantaytambo, famosa perchè stazione di partenza del trenino per Machu Picchu. Mi dispiace molto non aver potuto fermarmi qui in zona per la notte, Alberto ed io abbiamo dovuto rifare i 75 km di strada in senso contrario per tornare a Cusco.

Sulla via del ritorno abbiamo fatto un’ultima tappa presso un villaggio che credo si chiamasse Amara, dove c’è una comunità artigianale rinomata per l’abilità tessile.
In un simpatico negozietto delle donne vestite di abiti tradizionali ma con su delle espressioni terribilmente dure e poco accoglienti ci hanno mostrato la lana degli alpaca e i metodi naturali di colorazione tramite utilizzo di pietre, foglie e insetti. Mentre sorseggiavamo un buon tè di muna ci hanno mostrato anche la filatura della lana e i loro prodotti finiti.
Abbiamo fatto qualche acquisto di souvenir prendendo sciarpe, cappelli e guanti molto belli ma devo dire che l’accoglienza e la simpatia in questo caso lasciavano molto a desiderare.
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Al rientro al nostro splendido Hotel a Cusco (nella camera migliore da noi richiesta) abbiamo scoperto che la città era in pieno fermento per la giornata dell’Inti Raymi. C’era gente dappertutto a fare festa, banchetti di fiera, rumore e vita. Abbiamo deciso di buttarci nella calca: lasciati soldi e documenti in camera d’albergo, a parte lo stretto indispensabile, al suono delle musiche peruviane ritmate ci siamo buttati nella folla.
Spintoni, spiaccicamenti e vicinaza troppo intima sono stati caratteristiche prevalenti di questa stranissima esperienza: le piazze e le vie erano gremite di gente, ovunque c’erano banchetti di artigianato -il che significa che per terra erano stesi dei teli zozzi su cui tutta la merce veniva esposta da venditori e venditrici che, seduti per terra, chiamavano a gran voce i possibili compratori. In ogni angolo c’erano tavolini alimentari con in vendita spiedini di carne, minestre, cibanze salate di origini e tipologie misteriose. Banchetti di dolciumi e di bevande e venditori ambulanti completavano il quadro mentre lungo le vie della città passavano sfilate di danzatori in costume tradizionale e di gruppi di ballerini di ogni età.230615Vallesacra (27)
Faceva un freddo becco e tantissima gente indossava normalmente i ponchi peruviani rossi e variopinti tipici, tanto che mi han fatto voglia e un paio di giorni dopo me ne sono comprato uno come souvenir :)
Non lontano dal nostro albergo, anzi proprio sulla piazzetta a fianco, c’erano allestiti numerosi giochi: un intero campo di tavolini di calciobalilla, diversi giochi da lunapark locale (in cui si tira ad esempio un anello intorno ad alcuni oggetti, che possono così essere vinti) e innumerevoli giochi di carte e dadi cui non abbiamo capito le regole.
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Abbiamo cenato da Don Marcelo e poi sempre in mezzo alla folla festante siamo andati verso l’albergo per riposare in vista del giorno seguente.
E’ stato super divertente e super stancante! Certamente non abbiamo potuto vedere niente di Cusco come si farebbe in una occasione normale, come ad esempio le piazze più belle o i monumenti, ma come dicevo la città era sporca da far paura e non particolarmente attraente e almeno la gente metteva allegria.

Diario del viaggio di nozze F&B – lunedì 22 giugno: imprevisti verso Cuzco

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La giornata di lunedì 22 giugno prevedeva un lungo spostamento da Puno verso Cuzco (circa 400 km) allietato da diverse tappe “cassiche” per quel giro turistico.

  Pukara
Alla partenza al mattino presto, con la Inkatour, eravamo 40 turisti su un grande bus sciccosissimo, Inka Express. La nostra guida, Manuel, ci ha avvisati che lungo la strada c’è un villaggio di minatori che spesso fa scioperi importanti in occasione dei quali blocca completamente la strada, e quel giorno era probabile che succedesse. Avremmo in caso valutato di fare una deviazione che ci avrebbe portato via del tempo ma che avrebbe evitato di rimanere diverse ore fermi in coda.

Sull’autobus comunque ci avrebbero offerto più volte da bere bibite calde e fredde oppure qualcosina da mangiare.

Le tappe previste nella Ruta Del Sol erano Pukara (con visita al Museo), il Passo di La Raya (il punto più alto, a 4335 metri) dove ci saremmo fermati giusto per scattare qualche foto, Sicuani (pranzo in un ristorante -el buffet andino),  Raqchi (con il famoso tempio di Wiracocha) e infine Andahuaylillas (la Cappella Sistina delle Ande) fino ad arrivare a Cusco, che si trova comunque a 3400 metri quindi un’altitudine di tutto rispetto!

Pukara era la prima tappa, dopo 40 minuti, e abbiamo raggiunto questo paesino in orario: è stato uno dei primi centri abitati rilevanti nella zona del Lago Titicaca, pertanto nel suo museo sono esposti e consevati alcuni splendidi esempi di arte antica preistorica quali sculture monolitiche zoomorfe e geometriche, ma anche antropomorfe; bellissimi in particolare gli omini decapitatori!

La visita al Museo è stata interessante, ma ancor di più mi sono rimasti impressi gli scorci e i colori di questo paesino, color bianco e terracotta: sui tetti infatti sono posti dei tori di terracotta dalla foggia tipica, più o meno grandi e più o meno colorati, sempre in numero pari.

Pukara2Queste coppie di tori sono apotropaiche e vengono messe sul tetto quando la costruzione (chiesa o casa che sia) viene completata, a guardia e buona sorte dell’edificio. Era una traduzione pre ispanica naturalmente, che è stata mutata dalla colonizzazione spagnola: prima le statuette pare raffigurassero lama o animali locali analoghi,e poi sono divenute dei tori.

C’era un piccolo mercatino in piazza e dal momento che avevamo un poco di tempo dopo la visita al museo e che la chiesetta di Pukara era chiusa abbiamo approfittato per fare piccoli acquisti di souvenir molto convenienti e graziosi: avevano dell’artigianato di terracotta e ceramica bellissimo e abbiamo preso, oltre a un po’ di torelli per gli amici, anche una bellissima testa di puma per noi.

Da qui in poi la giornata ha impennato nella quota imprevisti:  causa di questo fantomatico sciopero dei minatori, che per ridere immagineremo così , abbiamo iniziato la deviazione: e quindi il nostro autista ha iniziato a percorrere sperdute stradine montane tortuose portandoci in splendidi panorami desolati; Io e Alberto ci siamo divertiti tantissimo, perchè è stata un’esperienza inaspettata. Ci siamo trovati davvero su stradine impensabili con questo autobus gigantesco, a passare piccoli guadi e chiederci, ogni tanto, se saremmo finiti impantanati. Qualche momento è stato da batticuore (tipo quando avevamo le scarpate a fianco dal mio lato del finestrino e mi chiedevo se ci saremmo capottati di sotto) ma nel complesso non avevamo troppo timore.racqhu
Passavamo davanti a casette sperdute e isolate circondate da campi con qualche mucca e qualche lama al pascolo, e la gente di montagna usciva a guardarci un po’ stupita come chiedendosi cosa ci facessimo lì.

A un certo punto abbiamo anche dovuto scendere tutti dal bus mentre cercava di fare un tornante in salita con guado, sfida particolarmente importante.

Nonostante tutti gli impegni e sforzi l’autista e la guida hanno, per qualche motivo, sbagliato strada. A un certo punto quindi abbiamo dovuto fare retro marcia e tornare indietro fino a un bivio in un paesino preso una ventina di minuti prima.
Tra una cosa e l’altra abbiamo mancato l’appuntamento del pranzo e ci siamo fermati a Maranganì, dove abbiamo pranzato in un ristorante a buffet di cui purtroppo non trovo più i riferimenti.
wiracochaIl detour si è rivelato molto avventuroso, abbiamo percorso strade sterrate spesso strette, e piene di buchi e di corsi d’acqua. Tutto sommato è stato molto divertente e abbiamo visto dei bei posti. Abbiamo perso un poco di tempo però la giornata è stata fin’ora molto piacevole.
Abbiamo ripreso la strada corretta, avendo ormai aggirato lo sciopero. Il tempo così “perso” era stato molto, e tantissima gente del bus era seccata.
Soprattutto i nostri quattro amici spagnoli erano indignati, ed erano stati su di giri per tutto il viaggio in montagna: erano spaventatissimi all’idea di percorrere quelle strade sperdute e tortuose e si lamentavano che gli organizzatori non avessero scelto una diversa soluzione.

La cosa buffa è che la loro soluzione era la seguente: avrebbero dovuto organizzare delle jeep da 4-5 persone e portarci tutti a destinazione su mezzi più sicuri. Effettivamente mi chiedo come mai non avessero 11-12 jeep pronte all’uso da dedicare per questi 40 turisti che richiedono tale servizio. ;)

Alcune delle tappe minori della gita sono a quel punto state saltate. Ad esempio il Abra La Raya,un passo importante che divide la valle del Lago Titicaca dalla valle che conduce a Cusco e alla Valle Sacra.

Una tappa mantenuta per fortuna perchè molto bella è stata a Raqchi, un piccolo paesino reso famoso ai turisti perchè ospita un famoso e bellissimo sito archeologico di discreta importanza, il Tempio di Wiracocha.
Si può ammirare il tempio centrale parzialmente conservato e poi delle costruzioni chiamate “Qolqas”,  degli edifici circolari di cui non si conosce bene la funzione (magazzini? abitazioni? ostelli  per i pellegrini?): questo luogo era molto importante già in passato, infatti è circondato da una muraglia imponente molto lunga, quasi sicuramente protettiva.

Lo abbiamo visitato al tramonto (verso le cinque) quindi la luce lo ammantava di colori molto suggestivi!

AndauaNonostante fosse poi calato il buio e fossimo tutti stanchi ci hanno permesso di fermarci ad Andahuaylillas: solitamente la visita comprende dei coloratissimi mercatini (sob sob io adoro i coloratissimi mercati peruviani), ma ormai era tutto chiuso. Hanno addirittura tenuto la chiesa aperta solo per noi, per permetterci di visitarla.
Nota di fastidio: in bus c’erano due italiani, una giovane coppia romana, come noi in viaggio di nozze. Hanno chiacchierato tutto il tempo in un buon inglese con una coppia sui 55 anni di canadesi (o erano australiani? in questo momento non ricordo più) e  ci eravamo fatti l’idea che fossero piuttosto civili.

Poi in chiesa abbiamo avuto di che vergognarci, come sempre, perchè era vietato scattare foto e loro sono stati gli unici due babbei che hanno dovuto per forza fare gli italiani di turno e fare fotografie. Che poi: siccome la cappella è molto bella (per attirare turisti la chiamano addirittura la Cappella sistina delle Ande) compreso nel prezzo c’è un cd pieno di fotografie dei suoi interni. Io scommetto quello che volete che sti due burini hanno fatto le foto nonostante il divieto e poi manco se le sono guardate a casa, men che meno hanno guardato il cd. Ci giurerei..

Comunque sia: la cappella è davvero stupenda, fatevi un’idea vedendo le foto online.
Era buio e freddo ed eravamo ormai allo stremo.
Siamo finalmente arrivati a Cusco trovandoci in un ambiente ben diverso da quello a cui ci eravamo ormai abituati: una città caotica, un po’ più organizzata in termini di quartieri, pavimentazione, marciapiedi etc, ma rumorosissima e soprattutto sporca.
Abbiamo visto vie intere piene di pattume fino al marciapiede, completamente piene di rifiuti, sacchetti, e in mezzo gente che ravanava nella rumenta e cani che gironzolavano, e tutto questo praticamente dietro al nostro albergo!

Abbiamo pensato che questo disordine e sporco così deprimente fosse dovuto all’affluenza di tutte le persone richiamate in questa grande città dall’Inti Raymi, come noi.. ma non abbiamo modo di saperlo.

Il nostro hotel era il Cusco Jungle.
Non fatevi ingannare dal sito, non era per niente così. (infatti tra l’altro vedo su tripadvisor che ha solo 1 recensione ed è negativa…)
già il fatto che fosse completamente vuoto nonostante questa affluenza dovrebbe dare da pensare: era disastroso.
La stanza che avrebbe dovuto accoglierci per 4 notti, le uniche 4 notti del viaggio di nozze in cui saremmo rimasti nella stessa stanza, era una vera schifezza. Il letto era piccolo, e intorno c’era a malapena lo spazio per camminare, non potevo nemmeno tenere la valigia aperta. Avevamo un bagno minuscolo, senza mensole nè altro per appoggiare le nostre cose, e con il gabinetto che non scaricava. Già in Perù è rarissimo poter tirare lo sciacquone con la carta dentro, vi lascio immaginare se non puoi nemmeno tirare l’acqua.

La camera era sporca, e si congelava. Vi ricordo i 3400 metri: la notte andava sotto zero la temperatura, e avevamo una portafinestra enorme in camera con i classici infissi peruviani, legno con diversi centimetri di spifferi tutto intorno al vetro. In camera saranno stati 10 gradi a esagerare. Abbiamo chiesto una stufetta in reception per fortuna. Inoltre eravamo sulla strada principale e c’era un rumore orribile.

Io sono andata a dormire in lacrime per lo stress e il dispiacere, e il giorno dopo abbiamo chiesto di cambiare stanza perchè davvero era indecente: ci hanno subito spostati in una che non aveva confronto: sempre vecchia e fredda, e un po’ raffazzonata, ma comunque più pulita e leggermente più comoda. E dava sul cortile interno quindi meno rumorosa.

L’albergo non aveva il servizio bar, era deserto e freddissimo, e la colazione faceva davvero pena: ci sono rimasta proprio male di fare 4 giorni in un posto così indecente dopo aver soggiornato al volo per solo una notte in tanti posti bellissimi!
Quella prima notte ho anche fantasticato sul provare a cambiare hotel autonomamente, da tanto ero dispiaciuta ;)

Diario del viaggio di nozze F&B – domenica 21 giugno: lago Titicaca

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210615Titicaca (2a) Sotto un bel sole ci siamo svegliati quella domenica a Puno, 3827 m s.l.m.

Alcuni dei nostri compagni di viaggio, come avevo accennato, avevano avuto bisogno delle bombole di ossigeno dell’hotel. Per fortuna noi eravamo un po’ fiappi ma stavamo bene.

Una bella colazione con tè di coca bello caldo ed eravamo pronti alla nostra giornata sul lago Titicaca, con visita alle Isole galleggianti degli Uros annessa!

Imbarcati sul nostro traghetto abbiamo scoperto che era molto divertente anche viaggiare sulla sua sommità, per quanto l’aria fosse piuttosto freddina.

Purtroppo ho subito perso l’orecchino da viaggio, grande lutto che porto tutt’ora perchè non è più in commercio e non ho potuto sostituirlo, e avevamo dimenticato di prelevare un po’ di soles per gli acquisti di souvenir, quindi mi sentivo abbacchiata di avere solo dollari in taglio grosso (intendo tipo banconote da 20/50 $) e di non poter eccedere in eventuali acquisti di artigianato locale economico.

La guida del nostro traghetto ci ha insegnato due parole in lingua Uros, Kamisarachi (ciao come stai?) e guahichi (bene!)

Il lago Titicaca e gli Uros

Più volte nel corso del nostro viaggio ci siamo sentiti raccontare l’origine del nome di questo famoso lago; le versioni serie differiscono spesso, la versione spiritosa delle nostre guide peruviane sostiene che la parte di lago chiamata Titi è la parte peruviana, e la parte boliviana è la “Caca”. La più spiritosa delle nostre guide ha onestamente sottolineato che per i boliviani la divisione è, naturalmente, al contrario :)
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La popolazione degli Uros, direttamente discendente dalla omonima popolazione pre incaica, vive tradizionalmente in mezzo al lago in un arcipelago di isole artificiali fatte di totora, giunchi e canne, dove si era trasferita per sfuggire ai bellicosi incas.

Al giorno d’oggi gli uros vanno a scuola a Puno, fanno la spesa a Puno, e vivono il resto del tempo su queste isole ancorate al lago.
Sostanzialmente è uno strato di giunchi sull’altro, ammassati in modo da creare un’isolotto e legati insieme. Escono dalla superficie del lago di circa un metro (anche meno) e non ricordo onestamente di quanto scendano nel livello dell’acqua. Naturalmente marcisono giorno dopo giorno e vengono rinnovate con strati sulla superficie, uno nuovo ogni settimana.
Ogni cosa è costruita con questa totora, sull’isola: le capanne, i letti, le “sedie”. Solo per cucinare si usa un fornelletto doppio fatto di terracotta.
Per costruire una nuova isola ci vuole circa un anno – considerate che un’isola come quella che abbiamo visto noi è grande come la piazzetta di un paese e ci sono circa 6 capannette al massimo, una per famiglia. Un’isola, completata quando la si ancora al fondo del lago, vive circa 35 anni poi viene abbandonata per una nuova.

Gli uros, che ora vivono naturalmente di turismo, mangiano questi giunchi, piccoli pesci del lago, trote che ora sono infestanti, e uccelli del lago quali i cormorani ad esempio.

210615Titicaca (8)La prima visita alle isole galleggianti degli Uros è stata davvero molto interessante.

Siamo sbarcati sulla Isla Q’hanamarca: scendere su questo strato di giunchi è strano, è come camminare su un enorme materassino gonfiato e messo sull’acqua..
La visita sull’isola inizia con il “sindaco” dell’isolotto che dà il benvenuto ai turisti, e le donne uros vestite in abiti coloratissimi che aiutano i passeggeri del traghetto a saltare sull’isola. Queste donne sono dei bei donnoni peruviani con baricentro classico, basse e tarchiate, con lunghi capelli annodati in trecce nerissime e adornate di ponpon, hanno delle gonne lunghe coloratissime e delle casacche altrettanto variopinte: bellissimo!E’ possibile fare un giro con una delle loro imbarcazioni: sono fatte di giunchi, e hanno una forma particolare che le contraddistingue come taxi d’acqua. Durante il giro si può stare al piano superiore o a livello dell’acqua e le signore che guidano l’imbarcazione permettono a qualche turista di provare a guidarla con i loro remi.
Dopo siamo stati fatti sedere al centro dell’isola su dei fasci di giunchi e ci hanno  mostrato come costruiscono le loro isole e ci hanno mostrato, in scala, tanti modellini per avere un esempio pratico. E’ molto istruttivo e molto interessante e anche se l’isola mi dava un lieve mal di mare è stata un’esperienza unica.210615Titicaca (11)

Gli abitanti dell’isola a quel punto espongono le loro merci: oggetti di artigianato di squisita fattura, belli e coloratissimi, che chiedono a gran voce di essere acquistati. Abbiamo preso qualche bellissimo souvenir lasciando anche qualche dollaro in più del dovuto, ma abbiamo un bel ricordo della famiglia composta da Manuel e Jhianna da cui abbiamo preso un bel tessuto, che adorna la camera degli ospiti in Zugliancastle, e una giostrina per bimbi coloratissima che decora la nostra sala.

Ripartiti con il traghetto abbiamo fatto una seconda pausa in un’isola più grande, un po’ la capitale di questo arcipelago, Quecha: qui si trovava qualche negozio di souvenir e di ciberie ed è possibile farsi fare sul passaporto un timbro speciale, di cui sono molto orgogliosa :)
Partiti da Quecha ci siamo diretti a tutta birra verso Taquile: il viaggio è stato divertente perchè sono voluta salire nel punto più alto dell’imbarcazione per godermi il panorama, ma si congelava: il vento in mezzo al lago, a quella altitudine, è freddissimo nonostante il sole.

L’isola di Taquile

Taquile è un paradiso, è proprio bella.210615Titicaca (25)
Abbiamo fatto la passeggiata che risale la dolce altura dell’isola per arrivare alla piazzetta principale: credetemi che è stato molto faticoso! Il fiato viene facilmente meno, il sole e caldo e l’altitudine gioca brutti scherzi. Facendo con molta calma e con molte pause abbiamo affrontato la strada beandoci degli splendidi panorami pastorali e lacustri offerti dall’isola.

Al nostro stesso passo saliva un peruviano locale: un signore anziano (forse, perchè in realtà lì è davvero difficile capire l’età delle persone) che portava sulla schiena un sacco di patate ENORME. Lui sembrava pesare 40 kg bagnato, a guardarlo, e portava con flemma sto saccone enorme legato alla schiena. Si fermava spesso a fare pausa e noi, prudentemente, abbiamo preso il suo ritmo e il suo passo.

Nella piazzetta di Taquile ci sono alcuni negozietti e dei negozianti meravigliosi che cucinano ignoti spiedini di carne e piatti di patate sulle griglie. Meno male che non avevamo moneta, così abbiamo resistito a molte tentazioni.
C’è una chiesetta, il municipio e una fabbrica di tessuti con annesso piccolo museo: pensate che l’arte tessile di Taquile è stata proclamata “Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità” dall’UNESCO. Qui ogni tessuto e ogni sua fantasia ha un significato, e le persone vestono abiti tradizionali. Soprattutto i copricapi hanno una lavorazione molto particolare e precisa e vengono fatti a mano dagli uomini: ogni colore indica uno stato civile (sposato, o nubile, ad esempio) e l’abilità con cui un uomo cuce il proprio copricapo è un criterio di scelta di una sua possibile moglie, che saprà che l’uomo è abile e quindi merita di essere preso a marito oppure no.210615Titicaca (26)

Dovreste vedere con che abilità e rapidità tessono il loro tessuto senza nemmeno guardare le mani che lavorano: impressionante.

La visita dopo una sosta in piazza conduce nuovamente su splendidi sentieri e in vista di panorami meravigliosi. Ci siamo fermati a mangiare, con il nostro gruppetto, come fanno tutti i gruppi turistici: presso una famiglia locale che ha allestito nel cortile di casa una grande tavolata, riparata dal sole da una tettoia.
Le portate del pranzo erano: Ochucuta (un preparato fresco di pomodori tagliati a micro cubetti, cipolla, peperoncino relleno) da mangiare sul pane o nella minestra.
Una Quinoa Soup molto semplice, eccellente. E il piatto forte, Trucha a la plancha: era squisita, buonissima! Ci hanno poi offerto uno squisito Mate de Muna da bere. E’ stato un pranzo eccellente allietato da una buona compagnia, abbiamo chiacchierato un poco con alcune ragazze americane (veterinarie militari) in visita in Perù.

La famiglia ospite poi intrattiene i turisti con alcune dimostrazioni di tessitura dei cappelli e di danze tipiche locali, rendendo l’esperienza ancora più simpatica e il ricordo più suggestivo.

Dopo pranzo la passeggiata, ormai in discesa, continua fino all’imbarcadero: il tempo vola ed è già ora di lasciare Taquile alle spalle e tornare a Puno.210615Titicaca (37a)

Durante la giornata eravamo nello stesso gruppo di Maria e Josè, e Carmen e Josè, alcune delle coppie spagnole che erano con noi sul pullman nel Canyon del Colca. Avevamo ormai comiciato a fare amicizia perciò abbiamo deciso che non eravamo ancora abbastanza stanchi per tornare in albergo e avremmo voluto visitare Puno. Abbiamo gironzolato insieme mentre rapidamente calava il buio passeggiando lungo la via turistica della città e comprando numerosissimi souvenir. Alla fine abbiamo deciso di cenare anche insieme e abbiamo scelto, a cuore, il Ristorante La Hosteria.
Carmen e il marito sono tornati in albergo e noi abbiamo trascorso una simpatica serata con Josè e Maria, chiacchierando un po’ in italiano e molto in spagnolo (che nè io nè Alberto, ricordo, sappiamo parlare): il locale ha un servizio impressionantemente lento ma si mangia davvero bene, io hopreso il mio solito amato Lomo saltado e osè aveva preso il Cuy fritto :D

Abbiamo chiacchierato tantissimo con loro e ci siamo trovati davvero bene, scambiando racconti di viaggio e di esperienze. Pensate che loro, appena arrivati a Lima, sono stati rapinati lungo la strada dall’aeroporto all’albergo: una persona ha rotto il vetro del taxi e ha rubato la borsa a Maria :( che brutto!210615Titicaca (35)

E’ stata una serata molto bella: Siamo tornati in albergo alle nove di sera, stanchi morti, e abbiamo così finalmente saputo informandoci noi (c’era stata un po’ di disinformazione nella gestione) presso la hall dell’albergo che l’indomani saremmo dovuti partire verso Cuzco alle 6.30 del mattino: tanto per cambiare :D