Diario del viaggio di nozze F&B – sabato 20 giugno: Condor e Puno

Canti, Honeymoon, Love, Perù, vacanza, Viaggi, We Are F&B Commenti disabilitati su Diario del viaggio di nozze F&B – sabato 20 giugno: Condor e Puno
Colca Alle 7.30 siamo partiti come da programma; abbiamo fatto una piccola tappa nel pueblito de Yamque, davvero molto grazioso, colorato da danze e da mercatini variopinti. Abbiamo visitato una chiesetta e ammirato i vestiti tradizionali tipici: in questa Valle del Colca, punteggiata di costruzioni pre incaiche, nei paesini è ancora uso comune vestire nella quotidianeità con gli abiti tradizionali, quantomeno per le donne. Per gli uomini invece solo nelle occasioni di festa.

Ci sono delle simpatiche statue di danzatori che sono riprodotte vicino alla piazzetta del paesino: Peter ci ha quindi spiegato della Danza dell’amor, due mujeres (si scrive così?) danzano insieme e si mandano baci, il baron invece pur essendo anche lui vestito da donna si mette un ampio sombrero.. purtroppo non abbiamo potuto vedere una di queste esibizioni dal vivo.

Colca1Altri aneddoti che ci ha raccontato riguardano le festività che si protraggono con danze e canti per una settimana intera in occasione dell’8 dicembre e avevano come protagonista la bibita nazionale Chicha, la quale veniva prodotta molto amara e rossa come il sangue.

Ora invece viene mischiata alla canna da zucchero, e alle feste va più per la maggiore una buona cerveza fresca.

Comunque: nella piazzetta del paesino c’erano diverse ragazzine che ballavano in tondo a ritmo di musica, raccogliendo poi qualche offerta dai turisti. C’erano anche delle signore peruviane che per qualche soles ti posavano sulla spalla una enorme aquila grigia per fare una foto ricordo, è stato incredibile sentire quanto sia leggera quella creatura così maestosa (e con un’apertura alare di tutto rispetto!) e quanto fosse delicata sul braccio.
Il paesaggio in cui abbiamo viaggiato è qualcosa di stupendo, indimenticabile: ovunque si affacciano gli antichi terrazzamenti chiamati andeneria, in quechua patapata, utilizzati ancora ora per l’agricoltura in alcuni casi.
 Colca11

Abbiamo fatto alcune soste in punti panoramici mozzafiato e Peter ci ha scattato delle belle foto ricordo. Ci sono spesso bellissime bancarelle piazzate nei punti più strategici, mi chiedo come facciano le venditrici ad arrivare fin lì ogni giorno con tutte quelle merci..

Alle 8.45 abbiamo finalmente raggiunto la Cruz del Condor. Nonostante il posto sia gremito di turisti non ci sono problemi a trovare spazio per tutti. E’ vastissimo e ci sono diverse terrazze o punti di avvistamento, quindi non si deve sgomitare. Bisogna solo stare attenti a non sporgersi troppo, il canyon in quei punti è davvero alto e scosceso, da brividi!
Osservare il volo dei condor è una bellissima esperienza. Nel primo mirador ne abbiamo visti alcuni che però parevano lontani, poi ci siamo spostati in una posizione migliore e ci volavano proprio sopra la testa: bellissimo!

Sono davvero delle creature enormi.

Dopo una bella permanenza alla Cruz del Condor ci siamo avviati per il rientro.
La strada panoramica del rientro era la stessa percorsa il giorno prima. In alcuni tratti abbiamo sonnecchiato, in altri io mi beavo dello splendido panorama peruviano ascoltando le musiche della mia infanza del gruppo Machu Picchu :)
Abbiamo fatto una bella tappa in uno dei punti panoramici pieno di banchetti di souvenir, l’ultima tappa al Canyon del Colca, e abbiamo mangiato il Helado di Cactus! C’era sia la versione con latte sia senza, abbiamo preso quella senza per non sfidare troppo Montezuma. Era buonissimoe non abbiamo avuto spiacevoli inconvenienti ;)
 Colca9

A pranzo ci siamo di nuovo fermati a Chivay a pranzare al ristorante del giorno prima, e abbiamo avuto un poco di tempo libero per noi dopo pranzo: siamo andati ad esplorare le graziosa piazzetta del paese con le sue splendide bancarelle e ci siamo avventurati nel mercato locale: i sacconi immensi di mais di qualità, colori e dimensioni diverse e di patate erano davvero memorabili :)

Il rientro verso Chinitos Patahuasi è trascorso sonnecchiando: eravamo davvero stanchi.
Abbiamo avuto il tempo di sorseggiare un altro bicchierone di Mate Inca ma stavolta non è venuto a trovarmi il mio amico gatto ;)

Abbiamo salutato a malincuore la guida Peter e alle 15.20, saliti su un nuovo pullman davvero enorme questa volta, ci siamo avviati sotto la guida di Wilson, in direzione Puno. La previsione era di arrivare a Puno alle 19.Colca8

Ci ha spiegato le tappe che avremmo fatto: una sarebbe stata nel paese più freddo del Perù, a 4100 metri, dove la notte di inverno si toccano i -25°. Una presso il lago più alto -se ho ben capito a 4500 metri, che è più piccolo del Titicaca ma ha comunque questo primato. Il Titicaca invece è il lago più grande del Sudamerica e il lago navigabile più alto del mondo, se ho capito bene.
Una tappa è stata fatta alla Pechegna Laguna, mi sono segnata il Lago Wiges come nome ma devo aver sbagliato, non lo trovo online.. mi sono scritta che era a 4170 metri. Comunque sia era un paesaggio veramente molto suggestivo, reso ancora più esotico dai colori azzurrissimo del cielo e giallo delle colline dei dintorni e dell’erba.
In questa location selvaggia ho nuovamente approfittato dei servizi, in questo caso addirittura per tirare l’acqua si fa a mano: c’è un omino che per 1 soles tira una secchiata d’acqua nel water e fa scendere tutto.

C’erano alcuni lama (o alpaca?) lì vicino, alcuni liberi e altri accompagnati da un pastore. Una turista francese che era in autobus con noi si è avvicinata a uno di loro nonostante lui l’abbia dovutamente avvertita di non voler posare per una foto insieme. Ha iniziato a fare dei suoni disgustosi tipo scatarrata, e quando lei ostinatamente si è avvicinata ancora è arrivato lo sputazzone del lama: una cosa disgustosa, una sorta di improvviso e violento starnuto. L’ha lavata!!! Mi ha fatto così pena che le ho passato una salvietta per pulirsi.

Pochissimo dopo ci siamo fermati per una seconda breve tappa, di fronte a un altro laghetto in cui vivono placidi dei flamingo, dei fenicotteri rosa. Molto belli e grazie al mio micro cannocchiale sempre pronto in borsa ho potuto guardarmeli proprio bene!
200615CanyonColca (106)
La tappa successiva, Juliaca, sarebbe stata da lì a un’ora.

Wilson è passato per il bus dandoci un poco di agua di Florida, un’acqua leggermente profumata da mettere sulle mani; il suo profumo, se annusato, aiuta contor il mal d’altura. E’ molto buono e ad Alberto ha ricordato un profumo d’infanzia, un qualcosa di simile che gli dava sua nonna, così ce ne siamo procurati nei giorni seguenti una bottiglietta :)

A dire la verità non ricordo che alla fine ci siamo fermati a Juliaca, secondo me eravamo in ridardo e siamo andati dritti verso Puno. Si era ormai fatto molto buio ed eravamo stravolti, e ricordo che passando attraverso la cittadina prima di Puno siamo stati avvisati che è un borgo non proprio raccomandabile.
Puno stessa è stata una grossa delusione per me: forse per via del  buio, della stanchezza, dell’ora tarda ma mi è sembrata davvero brutta. Povera e sporca, arroccata sul fianco delle montagne sopra all’enorme lago che si perdeva nel buio.. il nostro albergo era lungo la costiera del lago a una buona distanza dalla città, e mi è sembrato di essere isolata.
L’albergo aveva le solite caratteristiche: freddo e con soffitti altissimi! Era però molto bello, abbiamo soggiornato al Josè Antonio Hotel.

Avremmo dormito lì per due notti (una delle poche volte nella vacanza in cui non ci saremmo mossi subito una notte dopo l’altra in un posto diverso) e siamo stati contenti di avere una camera molto grande, spaziosa e non troppo fredda. Un arredamento modermo e una bella vista sul lago hanno reso la permanenza molto piacevole, e abbiamo trovato ad attenderci una bella fettina di dolce decorato con la scritta Happy Honemooney! :D

Eravamo così stanchi e stravolti alle otto, quando siamo arrivati, che dopo una breve doccia siamo andati a dormire diretti senza cena!
L’indomani avremmo visitato il famosissimo lago :)

Diario del viaggio di nozze F&B – Venerdì 19 giugno: viaggio verso il Canyon

Canti, Honeymoon, Love, Matrimonio, Perù, vacanza, Viaggi, We Are F&B Commenti disabilitati su Diario del viaggio di nozze F&B – Venerdì 19 giugno: viaggio verso il Canyon

Colca2Le giornata di viaggio nel Canyon del Colca di venerdì 19 giugno e sabato 20 giugno sono state tra le più simpatiche della vacanza. La ricordo con grande affetto ed emozione.

Ricordo benissimo la sensazione di attesa che provavo quando, alle 7.15, Alberto ed io eravamo nella hall dell’albergo di Arequipa ad attendere che qualcuno venisse a prenderci. Non sapevamo niente di come sarebbe funzionato il viaggio ed eravamo curiosi ed emozionati.

Alla fine è venuto a prenderci un ragazzo simpaticissimo che ci ha fatto da guida per i due giorni seguenti, Peter. Ci ha fatti salire su un pullmino più grande del solito in compagnia di un’altra decina di persone, che abbiamo avuto modo di conoscere pian piano lungo la strada e con cui abbiamo condiviso le esperienze di viaggio nel Canyon, fino a Puno e poi un poco anche a Machu Picchu qualche giorno dopo.

E’ stata una bellissima esperienza perchè erano tutte persone simpatiche e piacevoli e la Peter è stata una delle guide migliori che abbiamo avuto, forse proprio il migliore.
Si è subito informato se qualcuno a bordo parlava spagnolo: tutti tranne noi :) eravamo in compagnia di sei spagnoli, due argentini, due peruviani di cui non mi ricorderei se non lo avessi scritto nel mio diario. Noi avevamo specificatamente chiesto di non viaggiare mai in gruppi italiani ma solo eventualmente anglofoni, ed eravamo stati accontentati.Colca5
Dal momento che lo spagnolo non è troppo complesso abbiamo detto a Peter di parlare piano così avremmo potuto seguire ma di non preoccuparsi a ripetere tutto in inglese, che ci saremmo impegnati noi: la cosa è stata molto apprezzata da tutto il gruppo naturalmente! Siamo subito diventati le mascotte italiane del gruppo.
Peter ci ha subito spiegato come si sarebbe svolta la giornata: avremmo attraversato in autobus diverse zone montane, salendo di quota fino a raggiungere altezze rispettabili: passato il punto più alto di 4910 metri di altitudine avremmo poi raggiunto il Canyon del Colca con i suoi 3635 m s.l.m. e lì avremmo soggiornato, ognuno nella struttura già prenotata.
Per affrontare questa impegnativa salita di quota ci sono diversi consigli da seguire: bere tanto, tanto e ancora tanto; assumere molti zuccheri attraverso caramelle e cioccolato. E naturalmente masticare le foglie di coca. Tutto questo aiuta contro il mal d’altura, il soroche peruviano.

Colca4Alla primissima tappa, subito fuori Arequipa, abbiamo perciò fatto buona scorta di tutti gli elementi consigliati da Peter. Abbiamo comprato acqua, bibite dolci molto zuccherine (tra cui un infuso di foglie di coca conservato in una buffa bottiglietta a testa di inca), cramelle alla coca, cioccolata fondente e naturalmente un bel pacchetto di foglie di coca.

Io ero molto preoccupata di affrontare il viaggio: mi immaginavo che la guida sportiva sudamericana unita a impervie strade tutte curve che si inerpicano sulle ande mi avrebbe dato il colpo di grazia, dal momento che soffro l’auto e qualunque altro mezzo di trasporto. Invece devo spendere solo parole di apprezzamento e ringraziamento per tutti gli autisti che abbiamo avuto, che sono sempre stati coscienziosi, prudenti e bravissimi alla guida e non mi hanno mai fatta soffrire :)

Masticando foglie di coca

cocACoca è una parola Aymara e vuol dire alimento, è una parola molto antica.

Lungo la strada Peter ci ha spiegato molto sulla cultura della coca in Perù, sui suoi legami con la tradizione e sulla necessità di masticare foglie di coca per vivere bene a determinate altezze. Abbiamo scoperto che i peruviani hanno un forte senso dell’umorismo, durante il nostro viaggio. In diverse occasioni le nostre guide hanno scherzato e fatto simpatiche battute.

Ad esempio Peter, dopo aver lungamente spiegato che coca e cocaina sono due cose ben diverse, e che per fare un grammo di cocaina sarebbero necessari non ricordo quanti kg di foglie di coca, e che in Perùle foglie di coca sono legali, etc etc, aspetta che abbiamo tutti le mani dentro il nostro sacchetto per prelevare la prima razione di foglie per dare l’allarme improvviso e concitato: “la polizia, nascondete la coca!” Come risultato più d’uno, sul bus, ha in automatico fatto il gesto spaventato di nascondere il sacchetto XD

Le foglie di coca oltre ad avere anche utilizzi medici  pratici (venivano usate per anestetizzare la zona interessata dalle operazioni dalle popolazioni andine, ad esempio, venivano a volte adorate e più spesso usate come offerte agli dei. Peter ha mostrato un piccolo rituale secondo il quale prima di masticare le foglie ne offre tre in omaggio alle divinità, ad esempio.

A farla breve, dopo aver composto un simpatico arrotolato con una decina di foglie, ci si piazza in mezzo un frammento di un composto minerale nero zuccherino che lui ha chiamato Gipta, se non erro, il quale ha la funzione di dolcificare il sapore della coca (che di per sè, a mio avviso, non è proprio proprio buono) e di velocizzare l’effetto degli alcaloidi contenuti nella coca, i quali andranno a diminuire l’effetto di affaticamento dato dall’altura, ad esempio.

La sensazione è molto strana: appena piazzato in bocca questo malloppetto bisogna cacciarlo nel lato fondo della guancia prescelta, la quale dopo pochi minuti sarà completamente anestetizzata, e cominciare a premere le foglie tra i molari. Non le si mastica proprio, le si macina e schiaccia sostanzialmente. Il loro succo irrora presto la bocca e man mano che viene deglutito e assorbito porta un po’ di energia e tutti i diversi effetti soggettivi. Il masticatore rumina e succhia il succo delle foglie (che finchè è zuccherato da quel pezzettino di cui parlavo è davvero buono), e dopo una mezz’oretta si sputazza il tutto e ci si libera la bocca.

Colca10Non so dirvi quanto questo mi abbia o meno aiutata nella giornata del 19 giugno, ma so dire che non ho avuto il Soroche, a patte un fievole malditesta alla sera. Ho seguito tutte le istruzioni: ho bevuto come un cammello, infatti ad ogni tappa fuggivo a fare pipì come prima cosa, ho mangiato zuccheri e cioccolata, ho masticato coca, e sono stata bene come un fiorellino sostanzialmente! :)
Una nostra compagna di viaggio, quel giorno, ha iniziato a stare male e si è persa il piacere di tutta la giornata. Un altro signore, l’argentino, il giorno dopo a Puno ha dovuto chiedere l’ossigeno in albergo, perchè è stato poco bene.

Fortunatamente non ho provato cosa significhi davvero avere il mal d’altura, e ne sono molto felice!

Il viaggio verso il Canyon

Peter ci ha insegnato  molte cose interessanti lungo il viaggio. Ad esempio che il vulcano Chachani è femminile, in quechua, e significa Donna Vestita (di neve). Il vulcano Misti invece vuol dire “signore”. Poi ha nominato il  Pichu Pichu: i vulcani in quella zona sono tantissimi.

Lungo la strada il panorama si fa davvero splendido quando si arriva alla Riserva Nazionale di Salinas: i primi gruppi di vigogne si aggirano per questo brullo altopiano (che è pieno di immondizie gettate dai guidatori ai lati della strada, che tristezza). Peter ha cercato di spiegarci la differenza tra Vigogne, Alpaca e Lama ma nonostante tutto io ancora non sono riuscita a capire quale di loro abbia la coda all’insù, quale no, il collo corto, il collo lungo, la forma del muso..so solo che le vigogne sono selvatiche e non sono addomesticabili quindi la scelta di solito si riduce a Lama (animale da soma) e Alpaca (buono da mangiare). :P e del guanaco non mi ricordo niente -_-Colca6

La prima tappa è stata splendida: ci siamo fermati in una sorta di stazione di servizio con negozietti, servizi e un bar ristorante. Il posto si chiama Chinitos Patahuasi, a 4018 metri. Abbiamo potuto ordinare un Mate Inca, bevanda splendida composta da un infuso di foglie di coca, chachacoma e muna, tre erbe che con molto zucchero diventano davvero super squisite! Bere nella frizzante arietta andina questa bibita bollente, guardandosi intorno e apprezzando la pausa pigramente rilassati è stato davvero una bella esperienza.
Tutto questo è stato migliorato da un dolcissimo incontro felice e inaspettato. Mentre ero seduta a riposare (la fatica dell’altitudine si sentiva già!) ho sentito un delicato Miao venire da sotto al tavolo. Uno splendido gattino tigrato magro magro mi è camminato incontro, e in risposta al mio saluto stupito mi è saltato subito in braccio e si è immediatamente comodamente sdraiato tra le mie braccia, facendomi fusa rumorose e soddisfatte mentre il lo coccolavo.

E’ stato un momento dolcissimo, e non si sarebbe mai schiodato di lì! :D Si era accomodato e addormentato così bene che anche quando ho provato ad alzarmi perchè il nostro bus doveva ripartire non ne voleva sapere di togliersi, e si è indispettito tanto da soffiarmi quando l’ho sollevato di peso per posarlo sulla panchina lì a fianco: me lo sarei portato via!

Colca7Il viaggio è continuato scandito da alcune bellissime soste che ci permettevano di ammirare i panorami e fotografare le vigogne, i lama e gli alpaca; gli iris e altri uccelli che abitavano uno specchio d’acqua; ci siamo fermati in una zona che equivale a un bofedales, una sorta di zona di lagunette ad alta quota.
APACHITA: sono costruzioni di pietra erette per mostrare rispetto agli dei.

Durante questo indimenticabile viaggio siamo saliti di quota; i panorami erano sempre più suggestivi. L’aria tersa colora tutto in modo differente e gli splendidi sfonti dei vulcani regalano fotografie uniche e caratteristiche dei branchi di alpaca che pascolano lungo la strada. Abbiamo scattato una foto vicino a una piccola formazione di ghiaccio! Scendere dall’autobus e spostarsi diventa faticoso a quelle altezze.

Quando siamo arrivati al MIRADOR DE LOS ANDES a 4910 metri eravamo molto emozionati. Il Passo si chiama anche Patapampa. Appena scesa ho cercato le toilette di cui aveva parlato la guida: aveva un tono scherzoso ma non me ne curavo, in quanto come ho accennato le conseguenze di aver passato tutto il giorno a bene si facevano già sentire. Mi sono avviata a passo sostenuto su per una piccola collinetta decorata da innumerevoli Apachitas di pietra, e subito ho dovuto rallentare il passo! Avevo il fiato corto e cominciavo a sentire qualche vaghissimo indice di soroche.

Il bagno al mirador è costituito da una capanna (una per uomini e una per donne) in cui delle travi formano il pavimento: in mezzo c’è un buco che funge da wc, e via! Naturalmente niente porta, sennò non è abbastanza sportivo :)Colca3

Il Mirador è uno splendido punto panoramico da cui vedere i vulcani El Misti, Chachani, Ampato, Sabancaya. Ci sono i soliti banchetti di souvenir peruviani, che io adoro completamente: abbiamo acquistato uno dei nostri bellissimi teli variopinti raffigurante scene di vita peruviane proprio qui, al Mirador.

Ho ripreso a masticare un’altra dose di foglie di coca per sentirmi meglio, e ha funzionato subito.

Dopo quest’ultima emozionante visita ci siamo fermati a pranzare a Chivay, nel bel ristorante Urinsaya con buffet di piatti tipici locali: abbiamo mangiato benissimo, una vera meraviglia! C’erano diverse sopas e minestre di mais e quinoa. C’era un purè fatto di mais eccellente. Papas nere e bianche. Carne. Frittelle di banana. Peperoni relleni troppo piccanti e molto altro (anche delle tagliatelle, che io naturalmente ho assaggiato). Come dolce c’erano delle sorte di gelatine di prugne e di cactus (prima pensavamo fosse kiwi!), e mousse di ciliegia! Abbiamo mangiato come a un banchetto ed eravamo molto contenti; durante il pranzo un suonatore in abiti tradizionali ci ha intrattenuti con musica peruviana.

Nel primo pomeriggio abbiamo cominciato a separarci dagli altri: molti infatti alloggiavano in altri alberghi, e il pullmino ci ha condotti all’Hotel El Refugio.
Qui abbiamo preso il pacco più grosso di tutto il viaggio dal mio punto di vista. Leggendo online tutti parlano di quanto siano belle le Terme de La Calera di Chivay, e il nostro programma prevedeva proprio un pomeriggio rilassante a queste terme.refugio
Nessuno però ce ne ha più parlato nè ci ha più detto che avremmo potuto farlo e l’albergo El Refugio è assolutamente fuori mano rispetto al paese, è lontano da tutti gli altri posti e non invita a lasciare la location a piedi per avventurarsi nell’ignoto.
Inoltre siamo stati confusi dal fatto che anche lo stesso albergo ha delle piscine termali, per così dire, e quindi abbiamo pensato di aver capito male e che le terme fossero quelle dell’albergo.
Quando ci siamo avventurati a scoprirle però abbiamo scoperto che erano freddisime, ed essendo la temperatura in rapida diminuzione dalle quattro in poi (sia per l’altitudine sia perchè le alte pareti del Canyon fanno subito sparire il sole e il suo caldo) non è che venisse proprio voglia di spogliarsi per entrare in acqua freddina.

Così siamo rimasti interdetti e un po’ fregati, e la cosa mi secca molto perchè avevo messo su il cuore in questa idea delle terme peruviane: mi sono sentita un’allocca quando ho capito di aver preso questo bidone clamoroso, anche perchè erano già pagate: vorrei proprio capire chi è che avrebbe dovuto venirci a prendere e portarci alle terme e perchè non si sono presentati :(

Comunque sia la struttura dell’albergo è stupenda: è tutto rosa e si sviluppa nel Canyon lungo un fiume pescoso (povero Alberto, il fiume di Tantalo). Ogni stanza è ampia e ha una caratteristica che abbiamo riscontrato più volte in Perù: un tetto altissimo, che contribuisce a rendere freddissimo l’ambiente almeno secondo la nostra esperienza. Anche gli infissi peruviani sono tipici: oh poi magari nella loro estate non te ne accorgi, ma io ho avuto talmente tanto freddo durante la nostra vacanza da farci sempre caso: infissi sgangherati in legno che fanno passare spifferi potenti come la bora! Nella nostra stanzetta faceva un freddo lupo e dalla porta finestra dello stupendo balconcino affacciato sul fiume passava un sacco di aria gelida: la notte la temperatura scendeva fino a 4 gradi, perciò fatevi due conti prima di chiamarmi la solita freddolosa.refugio2

Anche nella ampia sala da pranzo faceva super freddo, nonostante ci fossimo messi nel tavolo più vicino possibile al focolare acceso. Durante la notte abbiamo dormito con la stufetta accesa vicino al letto, e dormendo vicini vicini in due in uno di quei bei lettini che c’erano ci siamo più o meno scaldati, ma era come tornare bimba ed essere in un freddo rifugio montano in cui ti cambi sotto la coperta (di lana, by the way) perchè non hai coraggio altrimenti di spogliarti :D

Comunque dicevo: l’albergo è bellissimo e ci sono molte zone da curiosare. Le due vasche di acqua termale in estate sono sicuramente più utilizzabili. Ci sono dei giardini dove allestiscono bar e grigliate, così a naso, e poi alcuni sentierini da percorrere nelle immediate vicinanze. Uno conduceva a dei graffiti che non abbiamo trovato, e un altro a una cascatella che non abbiamo trovato XD
Abbiamo anche cercato di interagire con il lama al guinzaglio che sorvegliava un piccolo giardinetto dell’albergo, ma non si è fatto avvicinare. Almeno non ci ha nemmeno sputazzati :D
Mentre esploravamo il letto del fiume saltellando da una roccia all’altra ci ha tenuto compagnia un cagnolone un po’ pulcioso sconosciuto :)

Verso le sei come sempre era ormai buio pesto e siamo rientrati, perchè faceva davvero freddo. La cena era come sempre già prefissata in un menù preordinato con un minimo di scelta: abbiamo mangiato come sempre molto bene.

L’indomani la partenza sarebbe stata, tanto per cambiare, alle 6.30. Saremmo andati a vedere il volo dei condor!
Abbiamo dormito benissimo nonostante il freddo :)
In albergo con noi c’erano poche persone: e indovinate un po’ tra loro chi c’era? Ma sì, proprio loro: i fastidiosissimi 4 amici emiliani, con il cafonazzo maleducato insopportabile che ha rotto le pelotas tutto il tempo a cena parlando a voce altissima come aveva fatto già durante la visita alle isole ballestas! Se non è fortuna questa! :P
La nota negativa principale della giornata è stata che mentre atraversavamo il parco andino la nuova macchina fotografica, presa come regalo di nozze da parte di zio Renato, si è rotta: ha smesso di funzionare :°( per fortuna avevamo anche una seconda macchina fotografica, ma vi faccio immaginare l’amarezza!
Fantozzi ci fa un baffo!

Diario del viaggio di nozze F&B – Giovedì 18 giugno: la città bianca

Canti, Honeymoon, Love, Perù, vacanza, Viaggi, We Are F&B Commenti disabilitati su Diario del viaggio di nozze F&B – Giovedì 18 giugno: la città bianca

El Misti

Estratto dal mio diario di quella sera: “Siamo molto stanchi e anche se sono le otto di sera dopo aver scritto la mail andremo dritti a nanna.
Considerando che ho dormito solo 4 ore e Alberto 5 (sia per colpa del jet lag sia perché al mattino alle sei l’albergo era rumorosissimo) è strano che siamo ancora svegli. Forse è merito del mate di cola..”

L’Hotel El Cabildo è meraviglioso: si vedono panorami montani meravigliosi dalle finestre dei suoi corridoi, è molto elegante e ben tenuto, ha un grande cortile interno e splendidi arredi. La nostra stanza era grande e comoda. Però, purtroppo, è rumoroso da morire! I corridoi infatti sono pavimentati con grandi lastre di pietra nera irregolari, da esterni: immaginate che rumore viene prodotto quando i clienti che partono la mattina presto trascinano seco due o tre trolley che saltellano giosamente su quelle pietre! Quando questo non succede, ci pensa la guardia che fa la ronda nell’hotel. Senti i suoi passi e la radio che si accende.. “Fzzzzshhhhh… ckrrhhhhh… todo bien?…. Fzxhssssshhhhhh”, o qualche cane che abbaia nel vicinato.

Risultato? Per forse l’unica mattina della vacanza in cui non avevamo orari e avremmo potuto dormire a manetta io ero sveglia alle 6: occhi a palla (ricordo che la sera prima siamo andati a nanna alle due) e via verso nuove avventure!

Dopo una bella colazione rilassata ci siamo avviati a piedi alla conquista della città, sotto all’azzurrissimo cielo peruviano. La città ha uno splendido centro storico costruito in pietra bianca che è stato dichiarato patrimonio Unesco; sorge a 2335 metri sulle rive del fiume Chili, in una vallata rigogliosa e sotto lo sguardo protettivo del vulcano El Misti e del monte Chachani.
Seguendo i consigli della signora Norma abbiamo visitato il centro Mundo Alpaca.
Abbiamo visto un bellissimo museo sugli alpaca con un recinto con diversi simpaticissimi esemplari e siamo riusciti a non farci sputazzare.

Una gentile signorina ci ha insegnato tante cose degli alpaca, dandoci la possibilità di nutrirli un poco e mostrandoci la lavorazione e colorazione della loro lana; è possibile vedere anche gli artigiani che filano la lana. Abbiamo anche acquistato con grande piacere dei maglioni come souvenir :)

Gironzolando per il centro di Arequipa abbiamo scoperto quanto sia caotica e rumorosa la città, piena di automobili che suonano il clacson e piena di venditori ambulanti -per lo più donne in abito tipico. Per una piccola mancia una signora peruviana mi ha cacciato in braccio un piccolo agnellino e ha fatto una foto con me.

Abbiamo pranzato in uno dei ristoranti consigliati dalla guida Lonely planet, Ary Quepay: Alberto ha preso il Cuy stufato, ovvero il porcellino d’india, e io Alpaca Saldato: da leccarsi i baffi! Eravamo soli (probabilmente il locale vive di più di sera) e abbiamo mangiato benissimo.

Il sole cominciava a picchiare forte, perciò siamo tornati in albergo a riposare mezz’oretta. Norma ci è venuta a prendere in compagnia come sempre di un pullmino dell’agenzia viaggi e di un fidato autista, e ci ha condotti come prima tappa su un belvedere da cui ammirare la città e i suoi splendidi panorami naturali.
Abbiamo poi ammirato da fuori la Chiesa di San Ignazio, senza poterla purtorppo visitare.
In centro città avevamo notato tante venditrici in abito tradizionale Arequipegno che rimestavano qualcosa in una specie di pentolone metallico, con la scritta QUESO HELADO. Norma ci ha convinti ad assaggiarlo anche se avevamo paura di conseguenze montezumegne: si tratta di uno squisito gelato composto di latte intero, latte in polvere, cannella e vaniglia, sostanzialmente, tenuto raffreddato non so come in quei contenitori metallici: spero non abbiamo rischiato troppo mangiandolo, ma vi assicuro che era delizioso!Abbiamo proseguito verso la meta che mi interessava maggiormente: il Monasterio de Santa Catalina .
Qui ci ha accompagnati la minuta e minuscola signora Claudia, dall’unica espressione del viso: serissima e senza un solo movimento muscolare facciale. Ci ha raccontato della vita monastica di queste suore di clausura, spagnole naturalmente, ognuna delle quali aveva un mini appartamento e una servetta peruviana personale, un horno personale e un allevamento di cuy da mangiare.

I muri esterni di chiostri, stanze e corridoi di questa cittadina nascosta nel cuore della città sono stati dipinti di blu, di rosso e di bianco, e l’effetto è veramente suggestivo: è stata una visita molto bella.

Norma ci ha poi portati ad ammirare la Iglesia de la Compañía  : la facciata è mozzafiato, tutta bianca e splendidamente decorata con motivi classici intrecciati a elementi peruviani tipici (piante, animali e fiori ad esempio); all’interno è davvero meravigliosa la Cappella di Sant’Ignazio, affrescata a toni vivaci e davvero coloratissima!
Passando attraverso gli splendidi chiostri della Chiesa siamo arrivati al Museo dedicato alla Mummia Juanita; avevamo fatto tardi purtroppo e  non eravamo più in tempo per la visita guidata: Norma è stata deliziosa e ci ha fatto lei da guida: considerando quanto è appassionata e orgogliosa della propria cultura è stato davvero un onore per noi. Come prima cosa Norma ci ha condotti al cospetto della giovane Juanita: vedere l’amore e la tenerezza con cui ha salutato la mummia e ce l’ha presentata è stato commuovente: ogni anno lei e la sua famiglia continuano la traduzione incaica di lasciare piccole offerte in onore del vulcano o della montagna, quindi il rispetto delle sue radici culturali è molto forte in questa persona.
A malincuore l’abbiamo salutata, ringraziandola di essere stata così brava e gentile con noi: ci ha lasciati a prendere visione del video introduttivo del museo, il quale ricostruisce e spiega l’usanza Inca di sacrificare giovani vergini ai Vulcani, ritenuti divinità potenti che vanno placate con ricchi doni. Racconta poi del ritrovamento di questa preziosa mummia negli alti ghiacciai di El Misti. E’ molto interessante e ben fatto.

Alle 18.30 era buio pesto e freddo: eravamo così stanchi che siamo tornati in albergo a riposare: ci siamo presi il Pisco sour omaggio e abbiamo degustato gli splendidi biscotti che avevamo trovato, all’arrivo, nella nostra camera su un piattino con scritto felicitazioni :)

L’indomani avremmo avuto nuovamente la sveglia alle 6: partenza alle 7.30 in direzione del Canyon del Colca.

Diario del viaggio di nozze F&B – Mercoledì 17 giugno: viaggi in cielo e in terra

Canti, Honeymoon, Love, Perù, vacanza, Viaggi, We Are F&B Commenti disabilitati su Diario del viaggio di nozze F&B – Mercoledì 17 giugno: viaggi in cielo e in terra

  nazca2Per una volta abbiamo potuto rimanere a letto più a lungo: l’appuntamento infatti era alle 9.15 per raggiungere l’aeroporto.
A colazione siamo stati moderati in vista del sorvolo sulle linee di Nazca.
L’attesa è stata lunga e snervante: ci hanno anche pesati per distribuirci meglio sull’aereo!
Vicino all’aeroporto ci sono dei bacarini di souvenir molto belli.

Sul diario scrivo “i dettagli del volo verranno tralasciati perchè sono stata malissimo”.
Effettivamente è stata un’esperienza che non ripeterò mai più. Cercando di non agitarmi sono stata attenta a respirare piano e profondamente, e nonostante questo per il mal d’aria ho avuto una sorta, credo almeno, di attacco di panico. Quando l’ho descritto a Betta mi ha detto che ho avuto una crisi tetanica da panico e se vedete qui vi rendete conto dalla foto di come ero contratta. Non proprio uguale ma simile. Avevo le mani, i gomiti e le gambe paralizzate dalla rigidità dei muscoli; mi stavo rendendo conto di avere problemi, tra l’altro la xamamina da sola non ha funzionato e avevo dimenticato, ahimè, il mio orecchino contro il mal d’aereo/d’auto (che comunque avrei poi perso in traghetto sul lago Titicaca).
Resami conto di stare male, mi sono concentrata sulle figure che ci stavano mostrando. Male per male, almeno me le sono guardate tutte! nazca3L’aereo plana e rotea apposta per farti vedere bene tutto: è da morire se si soffre il mal d’aria come me!
Siamo atterrati giusto un momento prima che io cedessi: non ho rimesso, grazie al cielo, e sono scesa (dopo 10 minuti però) sulle mie proprie gambe: considerate che il servizio lì prevede barelle e sedie a rotelle pronte per i passeggeri che sbarcano dal volo, quindi non è che sono solo io che ho avuto difficoltà X)

Mi sono un po’ ripresa e al rientro in albergo ho anche potuto pranzare, per fortuna!
Abbiamo anche avuto il tempo di fare un ulteriore giretto verso la Piazza sotto al sole caldo, per essere poi alle 14 alla stazione degli autobus.
Il viaggio verso Arequipa, poveri noi, sarebbe durato ben 9 ore e di nuovo non eravamo vicini nell’autobus. Bello essere in viaggio di nozze e non poter viaggiare vicini: che nervi! Mi sembra strano che non si potesse fare in modo diverso, e sono un po’ seccata da questi difetti organizzativi fatti dalle agenzie che ci hanno preparato il viaggio.

nazca4Siamo arrivati ad Arequipa dopo l’una di notte, e siamo stati accolti dalla splendida (e minuscola) signora Norma, che parla italiano. L’albergo El Cabildo è molto bello e sono tutti gentili, premurosi, sorridenti. Siamo andati a dormire alle due del mattino, mentre a Zugliano mamma, papà e le gattine facevano colazione.

Diario del viaggio di nozze F&B – Martedì 16 giugno. Isole Ballestas e arrivo a Nazca

Canti, Honeymoon, Love, Matrimonio, Perù, vacanza, Viaggi, We Are F&B Commenti disabilitati su Diario del viaggio di nozze F&B – Martedì 16 giugno. Isole Ballestas e arrivo a Nazca
estratto di una mail scritta quel giorno:

“Qui viene buio prestissimo e ora che son le sei c’è solo un po di chiarore. Le rondini volano di fronte alla nostra finestra. Un rumoroso uccellino canta dal giardino da almeno un’ora. Ieri abbiamo visto un altro colibrì e Alberto lo ha fotografato.
Tra poco faremo una leggera colazione e ci prepareremo per le Isole del Guano. Chissà che odore.. ci faranno venire nostalgia delle lettiere?
Anche i gabbiani qui fanno un verso differente. Per non parlare degli uccellini che abbiamo chiamato Laser. Il loro verso è uguale al suono dei fucili laser di Guerre Stellari.”

Ci siamo svegliati intorno alle sei: essendo andati a nanna presto la sera prima eravamo abbastanza riposati. La colazione in albergo è stata fredda (ma quanto freddo ho preso in questo viaggio?!) ma super buona.ballestas1

Eravamo pronti per l’escursione alle Isole Ballestas!
All’imbarcadero abbiamo fatto conoscenza con i classici rompiballe da vacanza. Un odioso gruppo di turisti italiani emiliani, in cui spiccava un personaggio sui 60 anni davvero maleducato, che parlava a voce alta continuamente con un atteggiamento strafottente, stupido e antipatico in ogni commento che faceva, davvero un personaggio difficile da tollerare. Preannuncio che ce lo siamo ritrovato tra i piedi più volte nel corso del viaggio, purtroppo!

L’escursione in traghetto è stata molto bella: sotto il solito cielo grigio e plumbeo, divenuto lattiginoso col procedere del giorno, ci siamo avviati su un mare metallico verso le famose isole del guano.
Abbiamo ammirato il famosissimo Candelabro, che contrariamente a ciò che sembra dalle foto è una gigantesca rappresentazione scavata, incisa nella roccia di arenaria rosa, il cui significato è sconosciuto ma dà origine a diverse ipotesi.
Mentre la voce della guida ci raccontava tante interessanti nozioni in inglese, spagnolo, francese, abbiamo potuto ammirare un numero sconcertante di pinguini di Humbolt (che belliiiiii!), pellicani, sule e cormorani, leoni marini simpaticissimi. Questi ultimi ci sono venuti incontro facendo un rumore vivace e assordante quando ci siamo avvicinati a motori spenti alla loro spiaggetta.
Siamo rientrati dall’escursione infreddoliti ma arricchiti da questa splendida esperienza.ballestas2

Dopo aver recuperato i bagagli in albergo ci siamo diretti alla stazione dei bus.
Il giorno prima mi ero accorta con disperazione di aver dimenticato la mia giacca a vento in stazione a Paracas. Ero desolata perchè sapevo che avremmo avuto sempre temperature fredde in questo viaggio ed ero proprio preoccupata: eppure, credeteci o meno, sono stati così bravi e gentili che hanno trovato la mia giacca e il personale della stazione me l’ha restituita il giorno seguente!

Siamo partiti verso Nazca felici di essere, questa volta, vicini sull’autobus. Il bus è super lussuoso, i sedili sono comodi e reclinabili, i passeggeri della nostra classe vip hanno un monitor con cuffie come in aereo: si può vedere film o ascoltare musica e teoricamente navigare in internet. Siamo anche stati dotati di un pranzo al sacco. Non ho mai avuto il coraggio di andare in bagno, nonostante abbiamo dovuto affrontare 4 ore questo giro e il giorno seguente 10 ore di autobus, però volendo c’era anche quella possibilità: anche perchè il viaggio era no stop.Stazione di Paracas

Verso le 17 siamo arrivati a Naza dopo aver attraversato un paesaggio finalmente composto anche dalle prime colline e montagne e qualche bel paesaggio oltre al solito deserto.
La cittadina di Nazca è piccola e molto rustica, è in mezzo a una zona desertica resa coltivabile dagli ingegnosi acquedotti sotterranei inca (che purtroppo non abbiamo visitato). Dietro alle case fatiscenti della periferia della città (cioè a due vie scarse di distanza dalla viuzza pavimentata e sciccosa turistica del centro città) si vedono i profili delle montagne e delle colline.
La stazione dei bus è rustica come quella di Paracas: è un cortile di ghiaia, una tettoia di canne, un baretto/negozietto di micro souvenir, qualche sedia.
Ci ha accolti una nuova guida, gentile, un uomo che parla uno spagnolo pulito e scandito molto comprensibile.
Il nostro albergo Nazca lines era vicinissimo, 100 metri, e molto bello. Entrati in camera abbiamo ricevuto un vassoio di frutta omaggio con un biglietto di augurio di buona luna di miele, un cioccolatino sul cuscino e gli asciugamani piegati a foggiare a cigno. Le camere dell’albergo si affacciano su un cortile porticato in cui due belle piscine sono disponibili per i clienti: la tentazione c’è stata in quanto finalmente eravamo sotto un cielo azzurro, limpido e con l’aria tanto calda da permetterci di girare in canotta.. quantomento fino al calar del sole (cioè alle 6).

nazca1Con il cuore felice siamo andati a fare due passi. La via principale di Nazca è piena di negozietti locali, negozi di souvenire e ristorantini. Ci sono macchine che passano in continuazione suonado il clacson. Belle panchine decorate con le figure delle linee di Nazca.
La via conduce a Plaza de Armas, una graziosa piazzetta rotonda con dei bei giardini rilassanti. Noi abbiamo proseguito fino a giungere in zone meno turistiche e meno frequentate, con case più povere. Nonostante questo non ci siamo mai trovati a disagio.
Qui si trova il Museo Antonini, che si è rivelato molto interessante; ha delle splendide collezioni di reperti, ben descritte e commentate da pannelli e con la possiblità di leggere nella propria lingua la traduzione delle descrizioni.
Nel piccolo negozietto abbiamo preso una splendida ocarina peruviana per papà.

All’uscita era calato il sole e la temperatura con lui. Tornati sulla piazza principale abbiamo cenato al secondo piano di un simpatico e rustico ristorante, anche se erano solo le sei (avevamo comunque saltato il pranzo).
Un freddo boia, e splendido siparietto di Alberto che cerca di chiudere il vetro finestra a fianco al tavolo per poi scoprire che all’altezza anche c’erano venti centimetri di spazio aperto che correva per tutto il perimetro della stanza, tra la base di legno del muro e la finestra X)
Forse era questo:  non ricordo bene!
A parte il freddo freddissimo abbiamo mangiato stra bene, pollo relleno io e churrasco affumicado Alberto, incacola e via!
A sera abbiamo partecipato alla piccola visita, nel nostro stesso Albergo, all’Osservatorio Maria Reiche: si prende visione di uno splendido documentario, proiettato sul soffitto a cupola dell’osservatorio, che racconta di questa incredibile archeologa tedesca che ha dedicato la propria vita alla riscoperta delle Linee di Nazca: ha vissuto gli ultimi anni proprio nell’albergo in cui eravamo, malata di mille malanni dovuti alla vita nel deserto tra l’altro.
La nostra guida al tour successivo è stata un simpatico signore in là con gli anni, spiritoso e amabile, in gamba davvero: ci ha parlato molto delle costellazioni e ci ha mostrato con un potente telescopio alcuni pianeti. Vedere distintamente Saturno con il suo anello è stato per me davvero emozionante!

Abbiamo concuso la serata al baretto dell’albergo bevendo il pisco sour offertoci da loro come omaggio di benvenuto. Per tutte le sere della nostra vacanza abbiamo avuto modo di seguire l’andamento di importanti partite di calcio che trovavano gli spettatori peruviani molto partecipi :)

Diario del viaggio di nozze F&B – Lunedì 15 giugno: imprevisti a Paracas

Canti, Honeymoon, Love, Matrimonio, Perù, vacanza, Viaggi, We Are F&B Commenti disabilitati su Diario del viaggio di nozze F&B – Lunedì 15 giugno: imprevisti a Paracas

Diario di viaggio percorrendo la Panamericana Sud:

Ascolto musica tradizionale peruviana mentre guardo fuori dal finestrino.
Paesaggi lunari.
Attraversiamo il deserto.
Intravedo l’oceano a tratti.
Dune e colline brulle.
Improvvisamente zone di verdi palme, poi brulle brughiere.
Baracche, paesi simili a baraccopoli, playe lontane, zone militari.
Ora saliamo: oltre le dune si vede più in basso l’oceano.
Un solitario cartello Propriedad Privada in mezzo alle dune di sabbia e roccia.
Un altro: si vende terreno, e vicino ha impronte nella sabbia.
Il cielo è ancora grigio e fosco. Cupo, un po’ lugubre.
Resti di falò lungo la strada.
Di nuovo si vede il mare: le onde si infrangono su due rotondi isolotti.
Costruzioni sulla riva: sono dei resort??
Scritte: VAMOS PERU’. Seguridad. Oportunidades.
Due cani si rincorrono in un cortile di fronte a una baracca.
Poi territori bassi, spariscono le dune e lasciano il posto a piccoli boschi di cespugli e zone pianeggianti più verdi.
Muri cintati di mattoni rossi. Torrette alte, forse torri di guardia?
I resti distrutti di quella che sembra una vecchia chiesa.
In un campo vecchio c’è un uomo che guida un cavallo che tira un carretto.
Campi di mais!
Un airone vola sul fiume.
Baracche colorate, e dietro l’oceano. Una signora grassa cammina tra i campi.
Improvvisamente verde più scuro.
Alberi bassi da frutta. Campi coltivati.
In mezzo una mucca.
La strada passa tra alte pareti di roccia, e di nuovo in mezzo alle dune.
Di nuovo deserto: dove sono finiti i campi di prima?
Il confine del mare si perde nel cielo plumbeo e fosco. Impossibile vedere dove finisce l’acqua e inizia il cielo.
Quattro pareti di vimini intrecciate fanno una casetta.
Surreali muri in mezzo al nulla.
Edifici sventrati. O non finiti?
Case abbandonate, enormi strutture disabitate.. erano fattorie?
Ho chiusto gli occhi un poco, e riaprendoli ho visto di nuovo verde. Siamo passati vicino a un camposanto: niente lapidi, solo fiori.
Dopo due ore finalmente passiamo in un centro abitato più grosso, che è comunque poco più di una baraccopoli.
Siamo di nuovo nelle campagne. Tra le case c’è un cortile tappezzato di pannocchie gialle e arancioni.
un campo di cotone!
Scorgo in lontananza una distesa di pannocchie buttate in terra, sopra alla quale passeggiano 4-5 cani.
Ora è di nuovo verde. Un branco di capre segue un pastore.
In una viuzza vicino a San Clemente un uomo conduce un carrettino con sopra merci misteriose e un megafono di notevoli dimensioni montato sul carretto.
Ho visto finalmente un gatto in un cortile. Era arancione.
Siamo a Pisco.

Paracas

paracas1

Siamo arrivati alla stazione dei bus di Paracas dopo tre ore e mezza di viaggio in un bus molto lussioso. Dopo la sveglia prestissimo Marylin ci ha condotti alla stazione dei bus a Lima dove abbiamo scoperto che non saremmo stati a fianco nell’autobus bensì in due posti separati, e la cosa mi ha seccata non poco.
Quando siamo arrivati alle 10.30 a Paracas nella stazione, che è un riquadro in un cortile di sabbia, con qualche sedia di plastica, un tetto di lamiera malconcio e un piccolo banco di informazioni + negozietto di ciberie, ci siamo trovati dopo un poco completamente soli. Nessuno ad attenderci, nonostante ci fosse stato detto che saremmo stati sempre seguiti da una guida della Limatours.
Dopo che abbiamo iniziato a scorarci e preoccuparci un giovanotto di un’altra agenzia si è interessato a noi e ci ha aiutati, ricostruendo che eravamo attesi lì  a Paracas con il prossimo bus, tre ore dopo!!! Impossibile sapere chi avesse sbagliato e quando, ma qualcuno aveva fatto un po’di casino. Risultato? Siamo partiti per niente alle 7 del mattino, senza far colazione, viaggiando non vicini sul bus, ed essendo troppo in anticipo ci siamo trovati senza stanza di albergo e senza un tubo da fare per tutto il resto della giornata.

Fantozzi ci fai un baffo!

Ci hanno condotti all’Hotel San Augustin, che è molto bello, sul mare. Non avevamo ovviamente la possibilità (di nuovo!) di fare l’early check in all’albergo, quindi ci siamo di nuovo ritrovati stanchi morti dopo il viaggio e la sveglia presto, con le valige messe dietro al bancone dell’albergo, e senza programmi.

L’albergo offre la possibilità di fare il bagno in piscina o nel mare, perchè la spiaggia si stende subito di fronte a lui ed è molto bella; peccato che con il cielo lattiginoso e circa 18 gradi di temperatura non viene proprio l’istinto di fare un bel tuffo.
Sorge sullo stradone in cui non c’è altro che altri alberghi, e non era chiaro nè dove fosse Paracas nè se, dopo il terremoto di qualche anno prima, ci fosse un centro cittadino in cui recarsi. Considerati i dintorni visti dal finestrino del pullmino che ci ha condotti lì, non veniva voglia di andare in giro a far due passi.
In quella zona non c’è un niente intorno, solo qualche negozietto di alimentari, una sorta di promenad lunga 800 metri, sul mare con 4-5 ristorantini e giusto un paio di bacarini di souvenir artigianali.
Quindi ci siamo ritrovati in questo enorme albergo bello ma disabitato, senza nulla da poter fare e senza una camera almeno fino alle tre del pomeriggio. Erano le 11.30. Panico!

paracas2Per fortuna siamo riusciti ad agguantare la guida che ci ha portati lì e a chiedergli se c’era qualcosa da fare in zona. L’unica cosa che ci ha proposto era un giro in Dune Buggy nel deserto. Abbiamo accettato immediatamente, e lui ci ha organizzato tutto a un prezzo accettabile.
A mezzogiorno sono venuti a prenderci e ci hanno condotto lungo uno stradone fin nel deserto, dove una struttura un po’ malbecciata ospita alcuni mezzi dedicati alle escursioni nelle dune:
Abbiamo indossato gli occhiali protettivi, io mi sono fasciata il viso con la mia sciarpa, e via a tutta birra!
Ero preoccupata perchè l’esperienza analoga a Dubai, nel 2010, era stata orribile: avevo sofferto l’auto e la paura. In questo caso è stato diverso: La dunebuggy, tutta aperta, mi ha permesso di trasformare la paura della discesa dalle dune nell’emozione adrenalinica di andare sulle montagne russe!
E’ stato inebriante, liberatorio, spassoso e folle: ho urlato come una pazza e mi sono super divertita. Quando ci siamo fermati ero intirizzita ma felice :)
Abbiamo fatto un poco di sand boarding, che sarà divertente ma poi che fatica risalire le dune per tornare al punto di partenza!
bello, bello, bello.

Tornati all’albergo erano ormai le due passate e per fortuna ci hanno permesso di prendere la camera prima: una stanza graziosa con il balconcino affacciato sulla spiaggia e con una bella vista sulla baia; letto enorme e comodo. Bagno con il divieto di buttare la carta nel gabinetto, come dappertutto in Perù.paracas3
Abbiamo scelto di pranzare al ristorante dell’albergo ed è stata un’ottima scelta: abbiamo mangiato super bene, io il Lomo peruviano (che buona la carne di alpaca!) e Alberto il suo primo Cheviche di Pescado.

Nel resto del pomeriggio abbiamo passeggiato sulla boulevard sul mare che ho descritto prima, che si percorre comodamente in breve tempo: particolarmente bello guardare le barche dei pescatori ormeggiate nella baia, i pellicani, i gabbiani, i bambini che giocavano e i cani peruviani (che bruttini!).
In uno splendido negozietto di souvenir abbiamo comprato la divinità della pesca, una splendida statuetta di legno scuro foggiata come questa dea: ha in testa una testa di puma e un pesce tra le mani: il proprietario nonchè artigiano creatore ha posato con me per una foto, regalandoci un ricordo splendido!

L’indomani il ritrovo sarebbe stato alle 7.50 del mattino, per imbarcarci al traghetto per la visita alle Isole Ballestas. Appena finito quel tour avremmo dovuto tornare alla stazione e saltare su un bus diretto a Nazca.

Diario del viaggio di nozze F&B – domenica 14 giugno 2015

Canti, Honeymoon, Love, Matrimonio, Perù, vacanza, Viaggi, We Are F&B Commenti disabilitati su Diario del viaggio di nozze F&B – domenica 14 giugno 2015
Il volo per fortuna è andato molto bene: nella tappa fino a Madrid ho provato a guardare il più possibile fuori dal finestrino per abituarmi al sorvolo delle linee di Nazca (spoiler: è stato inutile).

La seconda metà del viaggio, lunghissima, è stata scandita da saporite dormite e dalla canonica visione di film (Grand Budapest Hotel e The Lone Ranger. L’audio era orribile ed erano senza sottotitoli quindi non ci ho capito poi granchè).

Primo giorno in Perù, visita a Lima

Arrivati a Lima siamo stati accolti da un cielo lattParco dei Gattiiginoso (erano le sei del mattino circa), e dalla signorina Marylin, gentilissima, che in pullmino ci ha portati fino all’Hotel Casa Andina. Qui si è verificato il primo degli inconvenienti del viaggio, per colpa di un fraintendimento tra l’agenzia viaggi locale e la nostra.
Avevamo chiaramente richiesto un albergo che avesse l’early check in, e siamo invece rimasti senza. Il che significa che dopo un viaggio di 18 ore circa (tra una cosa e l’altra anche di più) ci siamo trovati alle 7.27 del mattino stravolti e senza una camera in cui sdraiarci un minuto o fare una doccetta :(
Io ero distrutta e molto infastidita. Il personale dell’albergo è stato molto gentile, perchè ci ha offerto tutte le comodità che poteva: ci hanno dato la possibilità di andare all’11esimo piano dove c’è la palestra dell’albergo a fare la doccia e a riposare nella saletta relax che hanno.
Alla fine dopo mezz’oretta di “riposo” e un cambio tattico di scarpe abbiamo deciso di uscire e fare due passi prima di iniziare il tour della città alle 9.00, anche per smaltire il nervoso.
Prima tappa d’obbligo (dopo aver sbavato sulle vetrine di negozietti di artigianato locale) supermercato: inca cola (urgh che dolce!) e inca chips a manetta :P

h. 13.00 Le tortore locali fanno un verso strano, come se avessero un flauto di pan nel becco.

Dopo pochi passi abbiamo scoperto un bellissimo parco pieno di gatti in centro città. Ma pieno vuol dire proprio pieno :D erano ovunque, più o meno in forma, sugli alberi sull’erba sulle panchine sui monumenti!

Più tardi la nostra guida di quella mattinata, Abel, ci ha raccontato di questo parco che si chiama Parque Kennedy – Parque Central de Miraflores in cui i gattari accudiscono i gatti e c’è anche una regolamentazione per cui vengono curati, sterilizzati e affidati in adozione dopo vari controlli a chi dimostri di volerne uno :)

 Lima2La visita guidata della città in compagnia di Abel ha portato i nostri passi (ruotati, perchè ci siamo mossi in pullmino) nei pagraggi del sito archeologico Huaca Pucllana (che ci siamo ripromessi di visitare nel pomeriggio) e poi fino alla prima tappa: il Monasterio di San Francisco.
Siamo entrati- nella chiesa tenevano messa e si sentiva cantare mentre visitavamo il chiostro.
La chiesa è molto bella e suggestiva, l’interno è riccamente decorato. La visita guidata comprende un complesso di catacombe dove hanno rinvenuto moltissime ossa, che hanno disposto in modo suggestivo lungo le cripte.
Il chiostro è decorato con piastrelle di ispirazione ispanico-moresca e ha i soffitti di legno intarsiato e lavorato che sono una meraviglia. Il refettorio mostra degli affreschi interessanti tra cui l’ultima cena in versione Peruviana, con il Cuy in tavola :D

Degna di nota anche la splendida biblioteca.

Il Tour è continuato in Plaza De Armas, è molto bella e noi siaom stati attirati da una processione che era in corso, c’erano persone in costume tipico che ballavano, ogni gruppo con la sua musica. Avremmo voluto fermarci a guardare ma Abel scalpitava per proseguire.

Ci ha condotti all’ingresso della più grande villa colonica della città; ne abbiamo visitato gli interni: indubbiamente molto bella, ma non è proprio la prima cosa che io e Alberto saremmo andati a vedere in Perù. Si chiama Casa De Aliaga !Lima3

Dopo la visita ci hanno condotti nuovamente in auto al museo Enrico Poli. http://www.limaeasy.com/culture-guide/museums-lima/museum-enrico-poli Davvero molto bello, vanta splendide collezioni di artigianato precolombiano.

A quel punto il programma del mattino era concluso e ci hanno lasciati da soli. Ci siamo fatti accompagnare al sito archeologico Huaca Cullana: Alberto era rimasto molto colpito dalla piramide preincaica vista di sfuggita. La visita è stata molto interessante: abbiamo anche visto i nostri primi lama/alpaca e cuy.
In taxi ci siamo recati al mall perchè per me la tappa all’Hard Rock cafè è obbligata: così abbiamo pranzato una empanada al volo e proseguito la visita sotto una odiosa aquerugiola.
Lima ha un cielo lattiginoso veramente poco allegro, quasi non si distingue l’ora del giorno e pesa sul capo e sull’umore in modo inquietante.. e da quello che ho capito è sempre così (almeno in inverno). Decisamente brutto soprattuto in confronto ai famosi cieli azzurrissimi peruviani delle zone andine.

Lima4Siccome il tassista ci aveva tanto parlato dell’altro sito archeologico Huaca Huallamarca (una piramide della cultura Maranga nel quartiere di San Isidro) “fondamentale per capire Machu Picchu e le linee di Nazca” ci siamo recati anche lì. Un po’ deludente dopo il primo.
Per tornare in albergo abbiamo deciso di farla a piedi nonostante fossero più di 3 km.. non è stata una grande idea perchè io ero distrutta, e alla fine per la stanchezza del viaggio e della giornata non abbiamo visto alcune zone di Lima che forse meritavano (tipo il Parco degli innamorati, sul mare). Abbiamo attraversato sia zone belle come il Parco El Olivar, pienone di ulivi, sia zone poco interessanti.
Passando nuovamente per il parco dei gatti abbiamo visto quanta bella vita domenicale lo ravvivi: c’erano decine di danzanti coppie di tutte le età che si esibivano in un piccolo anfiteatro, ballando di fronte a tanti spettatori. Che simpatico!
(video)

Finalmente abbiamo potuto entrare in albergo: camera semplice e spartana, nessun segno di benvenuto tipo “buon viaggio di nozze” nè trattamenti speciali, ma tutto quello di cui avevo bisogno era di riposare la schiena e farmi una doccia.
Alle 19.30 ci sono venuti a prendere per la cena.
Siccome nessuno ci aveva spiegato cosa sarebbe successo eravamo dubbiosi e confusi: avremmo dovuto pagare noi? dove saremmo andati? mah.

Marylin è venuta a prenderci e in una sera decisamente freddina ci ha accompagnati alla zona del mare. Nei pressi del Love Park c’è un luminoso Mall che si abbarbica sulla scogliera, su più piani, una struttura molto interessante. Senza permetterci di curiosare e in stile molto militare lei ci ha condotti al nostro ristrante, il Mangos Restaurant: una terrazza pavimentata in ghiaietto affacciata sull’oceano offriva dei bei tavolini romantici scaldati (per modo di dire) dai classici funghetti. Un freddo boia! ci saran stati 11 gradi ventosi. Bello il rombo del mare, ma che freddo :D
Lima5Marylin ci fa accomodare (ormai erano le 20.00) e ci dice “va bene se vi vengo a prendere alle nove no? buon appetito, ciao.”
Cavoli! lì mi sono di nuovo infastidita. Ma scusa.. la nostra prima cena in viaggio di nozze e ci dai pure solo un’ora di tempo? Che modi.
Inoltre il menù era già prefissato e sfiga vuole era un menù di cucina italiana.. ci hanno servito zuppa di cipolle e gnocchiai 4 formaggi!
L’unica cosa tipica peruviana che abbiamo potuto assaggiare nella nostra prima cena in luna di miele è stato il Pisco Sour,   e la Chicha.

Comunque a parte l’organizzazione che ha lasciato a desiderare in questi dettagli è stata ugualmente una splendida serata. Abbiamo mangiato benissimo (obiettivamente gli gnocchi ai formaggi migliori che io abbia mai preso, lol), il rombo dell’oceano era splendido, e nonostante il freddo siamo stati felici. Dopo il dolcino alla cannella che era in menù i gestori del Ristorante ci hanno omaggiati di un creme caramel decorato con un cuore e una scritta “feliz dia”, che dolci :)

Alle nove spaccate Marylin è comparsa in una nuvola di zolfo (scherzo) e ci ha condotti in albergo. Abbiamo dovuto nuovamente discutere, perchè per partire alle 7 con il bus da Lima diretto verso Paracas la mattina seguente avremmo dovuto essere pronti alle 5 e uscire. Però all’albergo davano la colazione solo dalle 5 in poi. Le abbiamo chiesto di darci solo 15 minuti di tempo per farla e avere il pancino pieno, e lei era un po’ seccata.
Spoilero il racconto del giorno seguente: alla fine alle 5.05 era lì a farci segno di muoverci e di partire mentre noi cercavamo di mandar giù una tazza di thè alla coca.. oh belin che stress è stato XD Peggio ancora, dal momento che poi abbiamo scoperto che per errore ci hanno fatti partire troppo presto e avremmo potuto dormire due ore in più.

Ma questo lo racconto domani… ;)

Link al video della cena: https://www.facebook.com/Imizael/videos/vb.799794653/10153575593959654/?type=3&theater

Diario del viaggio di nozze F&B – sabato 13 giugno 2015

Canti, Fotografie, Honeymoon, Love, Perù, vacanza, Viaggi, We Are F&B Commenti disabilitati su Diario del viaggio di nozze F&B – sabato 13 giugno 2015

Finalmente, a un anno di distanza, inauguro i post contenenti il diario di viaggio del nostro meraviglioso Viaggio di Nozze in Perù e in Ecuador: grazie ancora a tutti gli amici che hanno contribuito a rendere possibile questa avventura.

Sabato 13 giugno avevamo il volo aereo a sera, a Venezia; ci avrebbe accompagnato lo zio Gianni, quindi siamo andati a Villa Vicentina dove avremmo lasciato l’automobile nel cortile di casa di Alberto. Abbiamo potuto salutare Marcella e Beppe prima di partire, ed è stato molto carino trovarci tutti in cucina con anche i genitori di Alberto e condividere con loro l’emozione della partenza :)

Partenza per il Perù!
In aeroporto abbiamo concluso il check in con un buon anticipo come al solito e ci siamo dedicati un aperitivo per brindare all’inizio di una grande avventura e un gigantesco hamburger, tanto per tenerci leggeri.
Eravamo molto emozionati.

Ho iniziato subito a tenere il diario nel nostro libbricino di pelle stile Indiana Jones, ed ecco cosa scrivo dall’aeroporto:
Alberto legge il libro del Perù. Io sento nella mia immaginazione le canzoni della mia infanzia dei Machu Picchu.

I racconti del viaggio di nozze di Fanciullino e Bimbaverde

Canti, Fotografie, Honeymoon, Love, Matrimonio, Perù, vacanza, Viaggi Commenti disabilitati su I racconti del viaggio di nozze di Fanciullino e Bimbaverde

I racconti di viaggio che seguiranno sono relativi al nostro bellissimo Viaggio di Nozze in Perù e in Ecuador.benvenuti in Perù

Visti con una certa ottica possono fare invidia a Fantozzi, onestamente, perchè abbiamo avuto tante avventure e tanti imprevisti che sul momento sono stati seccanti e faticosi ma con un buon senso dell’umorismo possono essere rivissuti ridendone.
Abbiamo volontariamente fatto un tour de force notevole, e forse in futuro non lo rifarei: però abbiamo vissuto tutto come sempre al 1000% e non siamo assolutamente pentiti.

In 21 giorni era più che normale che diverse cose andassero storte, ma è stata ugualmente un’esperienza splendida e indimenticabile. Alcuni imprevisti sono stati le sveglie troppo presto per erorri degli organizzatori, hotel senza l’early check in per errori dell’agenzia, terme programmate ma saltate per motivi misteriosi; la scelta volontaria di vivere al massimo ogni giorno, con conseguente sveglia prima delle 7 la maggior parte dei giorni, alle 4 del mattino almeno tre volte e dopo le 8 del mattino solo 1-2 giorni in tutto. Ma soprattutto visita a posti splendidi, viaggi in bus nel panorama indimenticabile del canyon del Colca, lacrime di emozione di fronte a Machu Picchu, batticuore subaqueo nuotando con i leoni marini e i pinguini, e lo sputazzone di un lama visto in prima fila (ma non a noi).
Viaggi in bus di 10 ore, traversate in barca di tre ore con oceano grosso, sorvoli impressionanti sul deserto..

Siete pronti a tutto questo? Partiamo!!!

Heritage Card dell’Irlanda

Canti, Irlanda, vacanza, Viaggi, We Are F&B Commenti disabilitati su Heritage Card dell’Irlanda
irlanda2Chi mi conosce sa (o forse no?) che ho una grande passione per l’Irlanda.

Dopo essere finalmente riuscita a visitare questo splendido paese nel 2006 ho atteso ogni anno di poterci tornare.

Finalmente quest’anno, a 10 anni tondi di distanza, riesco a tornarci con Alberto! Desidero davvero tantissimo rivedere alcune delle cose che ho visitato nel 2006 e vederne altre con lui che non vedo l’ora che venga agosto!

Ma in questo post non voglio raccontare nei dettagli il viaggio che faremo, vorrei piuttosto parlare della esperienza avuta riguardo alla Heritage Card.
Questa carta serve sostanzialmente ad accedere a numerosi siti Irlandesi avendo pagato in anticipo una piccola quota fissa. Diventa davvero molto vantaggiosa se nel proprio itinerario si vogliono includere visite a luogi quali castelli (Ross Castle e Trim castle per dirne due), siti monastici (Clonmacnoise, Jerpoint Abbey, Glendalough…)  molto altro!
Qui trovate tutte le informazioni relative: http://www.heritageireland.ie/en/

Nel 2006 essendo meno organizzati e un po’ più sprovveduti in questo genere di cose non sapevamo che esistesse e ne siamo stati informati solo dopo aver già visitato alcune strutture del circuito; anche così comunque avevamo avuto modo di approfittare vantaggiosamente di questa card.

In Scozia nel 2008 avevamo fatto tesoro dell’esperienza irlandese procurandoci in tempo la carta analoga per i castelli e le abbazie scozzesi.

Un mese fa perciò mi sono interessata di capire come ottenere in anticipo la Heritage card, per evitare imprevisti a Dublino e partire già sicura di averla.
Sono rimasta sul momento un po’ indecisa su come procedere, in quanto il sistema online prevede di scaricare un pdf, compilarlo e stamparlo, e inviarlo via fax o via posta in Irlanda unitamente ai dati della propria carta di credito. Non mi pareva il metodo più sicuro e moderno del mondo..

Ho deciso di farlo ugualmente a metà maggio in quanto avrei comunque cambiato la mia carta di credito, in scadenza a fine mese, perciò mi pareva che il rischio fosse in questo modo limitato.

Quando venerdì scorso ho fatto il cambio della carta in banca, dopo aver spedito la busta appena 10 giorni prima, ho pensato che ormai la cosa non fosse andata in porto.. e invece ho trovato una piacevole sorpresa proprio quel giorno nella cassetta della posta!

Il sistema ha funzionato egregiamente e i responsabili del servizio del circuito Heritage irlandese hanno fatto il loro lavoro: Alberto ed io siamo due felici possessori della Card.

Yeha!