Diario di viaggio percorrendo la Panamericana Sud:

Ascolto musica tradizionale peruviana mentre guardo fuori dal finestrino.
Paesaggi lunari.
Attraversiamo il deserto.
Intravedo l’oceano a tratti.
Dune e colline brulle.
Improvvisamente zone di verdi palme, poi brulle brughiere.
Baracche, paesi simili a baraccopoli, playe lontane, zone militari.
Ora saliamo: oltre le dune si vede più in basso l’oceano.
Un solitario cartello Propriedad Privada in mezzo alle dune di sabbia e roccia.
Un altro: si vende terreno, e vicino ha impronte nella sabbia.
Il cielo è ancora grigio e fosco. Cupo, un po’ lugubre.
Resti di falò lungo la strada.
Di nuovo si vede il mare: le onde si infrangono su due rotondi isolotti.
Costruzioni sulla riva: sono dei resort??
Scritte: VAMOS PERU’. Seguridad. Oportunidades.
Due cani si rincorrono in un cortile di fronte a una baracca.
Poi territori bassi, spariscono le dune e lasciano il posto a piccoli boschi di cespugli e zone pianeggianti più verdi.
Muri cintati di mattoni rossi. Torrette alte, forse torri di guardia?
I resti distrutti di quella che sembra una vecchia chiesa.
In un campo vecchio c’è un uomo che guida un cavallo che tira un carretto.
Campi di mais!
Un airone vola sul fiume.
Baracche colorate, e dietro l’oceano. Una signora grassa cammina tra i campi.
Improvvisamente verde più scuro.
Alberi bassi da frutta. Campi coltivati.
In mezzo una mucca.
La strada passa tra alte pareti di roccia, e di nuovo in mezzo alle dune.
Di nuovo deserto: dove sono finiti i campi di prima?
Il confine del mare si perde nel cielo plumbeo e fosco. Impossibile vedere dove finisce l’acqua e inizia il cielo.
Quattro pareti di vimini intrecciate fanno una casetta.
Surreali muri in mezzo al nulla.
Edifici sventrati. O non finiti?
Case abbandonate, enormi strutture disabitate.. erano fattorie?
Ho chiusto gli occhi un poco, e riaprendoli ho visto di nuovo verde. Siamo passati vicino a un camposanto: niente lapidi, solo fiori.
Dopo due ore finalmente passiamo in un centro abitato più grosso, che è comunque poco più di una baraccopoli.
Siamo di nuovo nelle campagne. Tra le case c’è un cortile tappezzato di pannocchie gialle e arancioni.
un campo di cotone!
Scorgo in lontananza una distesa di pannocchie buttate in terra, sopra alla quale passeggiano 4-5 cani.
Ora è di nuovo verde. Un branco di capre segue un pastore.
In una viuzza vicino a San Clemente un uomo conduce un carrettino con sopra merci misteriose e un megafono di notevoli dimensioni montato sul carretto.
Ho visto finalmente un gatto in un cortile. Era arancione.
Siamo a Pisco.

Paracas

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Siamo arrivati alla stazione dei bus di Paracas dopo tre ore e mezza di viaggio in un bus molto lussioso. Dopo la sveglia prestissimo Marylin ci ha condotti alla stazione dei bus a Lima dove abbiamo scoperto che non saremmo stati a fianco nell’autobus bensì in due posti separati, e la cosa mi ha seccata non poco.
Quando siamo arrivati alle 10.30 a Paracas nella stazione, che è un riquadro in un cortile di sabbia, con qualche sedia di plastica, un tetto di lamiera malconcio e un piccolo banco di informazioni + negozietto di ciberie, ci siamo trovati dopo un poco completamente soli. Nessuno ad attenderci, nonostante ci fosse stato detto che saremmo stati sempre seguiti da una guida della Limatours.
Dopo che abbiamo iniziato a scorarci e preoccuparci un giovanotto di un’altra agenzia si è interessato a noi e ci ha aiutati, ricostruendo che eravamo attesi lì  a Paracas con il prossimo bus, tre ore dopo!!! Impossibile sapere chi avesse sbagliato e quando, ma qualcuno aveva fatto un po’di casino. Risultato? Siamo partiti per niente alle 7 del mattino, senza far colazione, viaggiando non vicini sul bus, ed essendo troppo in anticipo ci siamo trovati senza stanza di albergo e senza un tubo da fare per tutto il resto della giornata.

Fantozzi ci fai un baffo!

Ci hanno condotti all’Hotel San Augustin, che è molto bello, sul mare. Non avevamo ovviamente la possibilità (di nuovo!) di fare l’early check in all’albergo, quindi ci siamo di nuovo ritrovati stanchi morti dopo il viaggio e la sveglia presto, con le valige messe dietro al bancone dell’albergo, e senza programmi.

L’albergo offre la possibilità di fare il bagno in piscina o nel mare, perchè la spiaggia si stende subito di fronte a lui ed è molto bella; peccato che con il cielo lattiginoso e circa 18 gradi di temperatura non viene proprio l’istinto di fare un bel tuffo.
Sorge sullo stradone in cui non c’è altro che altri alberghi, e non era chiaro nè dove fosse Paracas nè se, dopo il terremoto di qualche anno prima, ci fosse un centro cittadino in cui recarsi. Considerati i dintorni visti dal finestrino del pullmino che ci ha condotti lì, non veniva voglia di andare in giro a far due passi.
In quella zona non c’è un niente intorno, solo qualche negozietto di alimentari, una sorta di promenad lunga 800 metri, sul mare con 4-5 ristorantini e giusto un paio di bacarini di souvenir artigianali.
Quindi ci siamo ritrovati in questo enorme albergo bello ma disabitato, senza nulla da poter fare e senza una camera almeno fino alle tre del pomeriggio. Erano le 11.30. Panico!

paracas2Per fortuna siamo riusciti ad agguantare la guida che ci ha portati lì e a chiedergli se c’era qualcosa da fare in zona. L’unica cosa che ci ha proposto era un giro in Dune Buggy nel deserto. Abbiamo accettato immediatamente, e lui ci ha organizzato tutto a un prezzo accettabile.
A mezzogiorno sono venuti a prenderci e ci hanno condotto lungo uno stradone fin nel deserto, dove una struttura un po’ malbecciata ospita alcuni mezzi dedicati alle escursioni nelle dune:
Abbiamo indossato gli occhiali protettivi, io mi sono fasciata il viso con la mia sciarpa, e via a tutta birra!
Ero preoccupata perchè l’esperienza analoga a Dubai, nel 2010, era stata orribile: avevo sofferto l’auto e la paura. In questo caso è stato diverso: La dunebuggy, tutta aperta, mi ha permesso di trasformare la paura della discesa dalle dune nell’emozione adrenalinica di andare sulle montagne russe!
E’ stato inebriante, liberatorio, spassoso e folle: ho urlato come una pazza e mi sono super divertita. Quando ci siamo fermati ero intirizzita ma felice :)
Abbiamo fatto un poco di sand boarding, che sarà divertente ma poi che fatica risalire le dune per tornare al punto di partenza!
bello, bello, bello.

Tornati all’albergo erano ormai le due passate e per fortuna ci hanno permesso di prendere la camera prima: una stanza graziosa con il balconcino affacciato sulla spiaggia e con una bella vista sulla baia; letto enorme e comodo. Bagno con il divieto di buttare la carta nel gabinetto, come dappertutto in Perù.paracas3
Abbiamo scelto di pranzare al ristorante dell’albergo ed è stata un’ottima scelta: abbiamo mangiato super bene, io il Lomo peruviano (che buona la carne di alpaca!) e Alberto il suo primo Cheviche di Pescado.

Nel resto del pomeriggio abbiamo passeggiato sulla boulevard sul mare che ho descritto prima, che si percorre comodamente in breve tempo: particolarmente bello guardare le barche dei pescatori ormeggiate nella baia, i pellicani, i gabbiani, i bambini che giocavano e i cani peruviani (che bruttini!).
In uno splendido negozietto di souvenir abbiamo comprato la divinità della pesca, una splendida statuetta di legno scuro foggiata come questa dea: ha in testa una testa di puma e un pesce tra le mani: il proprietario nonchè artigiano creatore ha posato con me per una foto, regalandoci un ricordo splendido!

L’indomani il ritrovo sarebbe stato alle 7.50 del mattino, per imbarcarci al traghetto per la visita alle Isole Ballestas. Appena finito quel tour avremmo dovuto tornare alla stazione e saltare su un bus diretto a Nazca.