estratto di una mail scritta quel giorno:

“Qui viene buio prestissimo e ora che son le sei c’è solo un po di chiarore. Le rondini volano di fronte alla nostra finestra. Un rumoroso uccellino canta dal giardino da almeno un’ora. Ieri abbiamo visto un altro colibrì e Alberto lo ha fotografato.
Tra poco faremo una leggera colazione e ci prepareremo per le Isole del Guano. Chissà che odore.. ci faranno venire nostalgia delle lettiere?
Anche i gabbiani qui fanno un verso differente. Per non parlare degli uccellini che abbiamo chiamato Laser. Il loro verso è uguale al suono dei fucili laser di Guerre Stellari.”

Ci siamo svegliati intorno alle sei: essendo andati a nanna presto la sera prima eravamo abbastanza riposati. La colazione in albergo è stata fredda (ma quanto freddo ho preso in questo viaggio?!) ma super buona.ballestas1

Eravamo pronti per l’escursione alle Isole Ballestas!
All’imbarcadero abbiamo fatto conoscenza con i classici rompiballe da vacanza. Un odioso gruppo di turisti italiani emiliani, in cui spiccava un personaggio sui 60 anni davvero maleducato, che parlava a voce alta continuamente con un atteggiamento strafottente, stupido e antipatico in ogni commento che faceva, davvero un personaggio difficile da tollerare. Preannuncio che ce lo siamo ritrovato tra i piedi più volte nel corso del viaggio, purtroppo!

L’escursione in traghetto è stata molto bella: sotto il solito cielo grigio e plumbeo, divenuto lattiginoso col procedere del giorno, ci siamo avviati su un mare metallico verso le famose isole del guano.
Abbiamo ammirato il famosissimo Candelabro, che contrariamente a ciò che sembra dalle foto è una gigantesca rappresentazione scavata, incisa nella roccia di arenaria rosa, il cui significato è sconosciuto ma dà origine a diverse ipotesi.
Mentre la voce della guida ci raccontava tante interessanti nozioni in inglese, spagnolo, francese, abbiamo potuto ammirare un numero sconcertante di pinguini di Humbolt (che belliiiiii!), pellicani, sule e cormorani, leoni marini simpaticissimi. Questi ultimi ci sono venuti incontro facendo un rumore vivace e assordante quando ci siamo avvicinati a motori spenti alla loro spiaggetta.
Siamo rientrati dall’escursione infreddoliti ma arricchiti da questa splendida esperienza.ballestas2

Dopo aver recuperato i bagagli in albergo ci siamo diretti alla stazione dei bus.
Il giorno prima mi ero accorta con disperazione di aver dimenticato la mia giacca a vento in stazione a Paracas. Ero desolata perchè sapevo che avremmo avuto sempre temperature fredde in questo viaggio ed ero proprio preoccupata: eppure, credeteci o meno, sono stati così bravi e gentili che hanno trovato la mia giacca e il personale della stazione me l’ha restituita il giorno seguente!

Siamo partiti verso Nazca felici di essere, questa volta, vicini sull’autobus. Il bus è super lussuoso, i sedili sono comodi e reclinabili, i passeggeri della nostra classe vip hanno un monitor con cuffie come in aereo: si può vedere film o ascoltare musica e teoricamente navigare in internet. Siamo anche stati dotati di un pranzo al sacco. Non ho mai avuto il coraggio di andare in bagno, nonostante abbiamo dovuto affrontare 4 ore questo giro e il giorno seguente 10 ore di autobus, però volendo c’era anche quella possibilità: anche perchè il viaggio era no stop.Stazione di Paracas

Verso le 17 siamo arrivati a Naza dopo aver attraversato un paesaggio finalmente composto anche dalle prime colline e montagne e qualche bel paesaggio oltre al solito deserto.
La cittadina di Nazca è piccola e molto rustica, è in mezzo a una zona desertica resa coltivabile dagli ingegnosi acquedotti sotterranei inca (che purtroppo non abbiamo visitato). Dietro alle case fatiscenti della periferia della città (cioè a due vie scarse di distanza dalla viuzza pavimentata e sciccosa turistica del centro città) si vedono i profili delle montagne e delle colline.
La stazione dei bus è rustica come quella di Paracas: è un cortile di ghiaia, una tettoia di canne, un baretto/negozietto di micro souvenir, qualche sedia.
Ci ha accolti una nuova guida, gentile, un uomo che parla uno spagnolo pulito e scandito molto comprensibile.
Il nostro albergo Nazca lines era vicinissimo, 100 metri, e molto bello. Entrati in camera abbiamo ricevuto un vassoio di frutta omaggio con un biglietto di augurio di buona luna di miele, un cioccolatino sul cuscino e gli asciugamani piegati a foggiare a cigno. Le camere dell’albergo si affacciano su un cortile porticato in cui due belle piscine sono disponibili per i clienti: la tentazione c’è stata in quanto finalmente eravamo sotto un cielo azzurro, limpido e con l’aria tanto calda da permetterci di girare in canotta.. quantomento fino al calar del sole (cioè alle 6).

nazca1Con il cuore felice siamo andati a fare due passi. La via principale di Nazca è piena di negozietti locali, negozi di souvenire e ristorantini. Ci sono macchine che passano in continuazione suonado il clacson. Belle panchine decorate con le figure delle linee di Nazca.
La via conduce a Plaza de Armas, una graziosa piazzetta rotonda con dei bei giardini rilassanti. Noi abbiamo proseguito fino a giungere in zone meno turistiche e meno frequentate, con case più povere. Nonostante questo non ci siamo mai trovati a disagio.
Qui si trova il Museo Antonini, che si è rivelato molto interessante; ha delle splendide collezioni di reperti, ben descritte e commentate da pannelli e con la possiblità di leggere nella propria lingua la traduzione delle descrizioni.
Nel piccolo negozietto abbiamo preso una splendida ocarina peruviana per papà.

All’uscita era calato il sole e la temperatura con lui. Tornati sulla piazza principale abbiamo cenato al secondo piano di un simpatico e rustico ristorante, anche se erano solo le sei (avevamo comunque saltato il pranzo).
Un freddo boia, e splendido siparietto di Alberto che cerca di chiudere il vetro finestra a fianco al tavolo per poi scoprire che all’altezza anche c’erano venti centimetri di spazio aperto che correva per tutto il perimetro della stanza, tra la base di legno del muro e la finestra X)
Forse era questo:  non ricordo bene!
A parte il freddo freddissimo abbiamo mangiato stra bene, pollo relleno io e churrasco affumicado Alberto, incacola e via!
A sera abbiamo partecipato alla piccola visita, nel nostro stesso Albergo, all’Osservatorio Maria Reiche: si prende visione di uno splendido documentario, proiettato sul soffitto a cupola dell’osservatorio, che racconta di questa incredibile archeologa tedesca che ha dedicato la propria vita alla riscoperta delle Linee di Nazca: ha vissuto gli ultimi anni proprio nell’albergo in cui eravamo, malata di mille malanni dovuti alla vita nel deserto tra l’altro.
La nostra guida al tour successivo è stata un simpatico signore in là con gli anni, spiritoso e amabile, in gamba davvero: ci ha parlato molto delle costellazioni e ci ha mostrato con un potente telescopio alcuni pianeti. Vedere distintamente Saturno con il suo anello è stato per me davvero emozionante!

Abbiamo concuso la serata al baretto dell’albergo bevendo il pisco sour offertoci da loro come omaggio di benvenuto. Per tutte le sere della nostra vacanza abbiamo avuto modo di seguire l’andamento di importanti partite di calcio che trovavano gli spettatori peruviani molto partecipi :)