El Misti

Estratto dal mio diario di quella sera: “Siamo molto stanchi e anche se sono le otto di sera dopo aver scritto la mail andremo dritti a nanna.
Considerando che ho dormito solo 4 ore e Alberto 5 (sia per colpa del jet lag sia perché al mattino alle sei l’albergo era rumorosissimo) è strano che siamo ancora svegli. Forse è merito del mate di cola..”

L’Hotel El Cabildo è meraviglioso: si vedono panorami montani meravigliosi dalle finestre dei suoi corridoi, è molto elegante e ben tenuto, ha un grande cortile interno e splendidi arredi. La nostra stanza era grande e comoda. Però, purtroppo, è rumoroso da morire! I corridoi infatti sono pavimentati con grandi lastre di pietra nera irregolari, da esterni: immaginate che rumore viene prodotto quando i clienti che partono la mattina presto trascinano seco due o tre trolley che saltellano giosamente su quelle pietre! Quando questo non succede, ci pensa la guardia che fa la ronda nell’hotel. Senti i suoi passi e la radio che si accende.. “Fzzzzshhhhh… ckrrhhhhh… todo bien?…. Fzxhssssshhhhhh”, o qualche cane che abbaia nel vicinato.

Risultato? Per forse l’unica mattina della vacanza in cui non avevamo orari e avremmo potuto dormire a manetta io ero sveglia alle 6: occhi a palla (ricordo che la sera prima siamo andati a nanna alle due) e via verso nuove avventure!

Dopo una bella colazione rilassata ci siamo avviati a piedi alla conquista della città, sotto all’azzurrissimo cielo peruviano. La città ha uno splendido centro storico costruito in pietra bianca che è stato dichiarato patrimonio Unesco; sorge a 2335 metri sulle rive del fiume Chili, in una vallata rigogliosa e sotto lo sguardo protettivo del vulcano El Misti e del monte Chachani.
Seguendo i consigli della signora Norma abbiamo visitato il centro Mundo Alpaca.
Abbiamo visto un bellissimo museo sugli alpaca con un recinto con diversi simpaticissimi esemplari e siamo riusciti a non farci sputazzare.

Una gentile signorina ci ha insegnato tante cose degli alpaca, dandoci la possibilità di nutrirli un poco e mostrandoci la lavorazione e colorazione della loro lana; è possibile vedere anche gli artigiani che filano la lana. Abbiamo anche acquistato con grande piacere dei maglioni come souvenir :)

Gironzolando per il centro di Arequipa abbiamo scoperto quanto sia caotica e rumorosa la città, piena di automobili che suonano il clacson e piena di venditori ambulanti -per lo più donne in abito tipico. Per una piccola mancia una signora peruviana mi ha cacciato in braccio un piccolo agnellino e ha fatto una foto con me.

Abbiamo pranzato in uno dei ristoranti consigliati dalla guida Lonely planet, Ary Quepay: Alberto ha preso il Cuy stufato, ovvero il porcellino d’india, e io Alpaca Saldato: da leccarsi i baffi! Eravamo soli (probabilmente il locale vive di più di sera) e abbiamo mangiato benissimo.

Il sole cominciava a picchiare forte, perciò siamo tornati in albergo a riposare mezz’oretta. Norma ci è venuta a prendere in compagnia come sempre di un pullmino dell’agenzia viaggi e di un fidato autista, e ci ha condotti come prima tappa su un belvedere da cui ammirare la città e i suoi splendidi panorami naturali.
Abbiamo poi ammirato da fuori la Chiesa di San Ignazio, senza poterla purtorppo visitare.
In centro città avevamo notato tante venditrici in abito tradizionale Arequipegno che rimestavano qualcosa in una specie di pentolone metallico, con la scritta QUESO HELADO. Norma ci ha convinti ad assaggiarlo anche se avevamo paura di conseguenze montezumegne: si tratta di uno squisito gelato composto di latte intero, latte in polvere, cannella e vaniglia, sostanzialmente, tenuto raffreddato non so come in quei contenitori metallici: spero non abbiamo rischiato troppo mangiandolo, ma vi assicuro che era delizioso!Abbiamo proseguito verso la meta che mi interessava maggiormente: il Monasterio de Santa Catalina .
Qui ci ha accompagnati la minuta e minuscola signora Claudia, dall’unica espressione del viso: serissima e senza un solo movimento muscolare facciale. Ci ha raccontato della vita monastica di queste suore di clausura, spagnole naturalmente, ognuna delle quali aveva un mini appartamento e una servetta peruviana personale, un horno personale e un allevamento di cuy da mangiare.

I muri esterni di chiostri, stanze e corridoi di questa cittadina nascosta nel cuore della città sono stati dipinti di blu, di rosso e di bianco, e l’effetto è veramente suggestivo: è stata una visita molto bella.

Norma ci ha poi portati ad ammirare la Iglesia de la Compañía  : la facciata è mozzafiato, tutta bianca e splendidamente decorata con motivi classici intrecciati a elementi peruviani tipici (piante, animali e fiori ad esempio); all’interno è davvero meravigliosa la Cappella di Sant’Ignazio, affrescata a toni vivaci e davvero coloratissima!
Passando attraverso gli splendidi chiostri della Chiesa siamo arrivati al Museo dedicato alla Mummia Juanita; avevamo fatto tardi purtroppo e  non eravamo più in tempo per la visita guidata: Norma è stata deliziosa e ci ha fatto lei da guida: considerando quanto è appassionata e orgogliosa della propria cultura è stato davvero un onore per noi. Come prima cosa Norma ci ha condotti al cospetto della giovane Juanita: vedere l’amore e la tenerezza con cui ha salutato la mummia e ce l’ha presentata è stato commuovente: ogni anno lei e la sua famiglia continuano la traduzione incaica di lasciare piccole offerte in onore del vulcano o della montagna, quindi il rispetto delle sue radici culturali è molto forte in questa persona.
A malincuore l’abbiamo salutata, ringraziandola di essere stata così brava e gentile con noi: ci ha lasciati a prendere visione del video introduttivo del museo, il quale ricostruisce e spiega l’usanza Inca di sacrificare giovani vergini ai Vulcani, ritenuti divinità potenti che vanno placate con ricchi doni. Racconta poi del ritrovamento di questa preziosa mummia negli alti ghiacciai di El Misti. E’ molto interessante e ben fatto.

Alle 18.30 era buio pesto e freddo: eravamo così stanchi che siamo tornati in albergo a riposare: ci siamo presi il Pisco sour omaggio e abbiamo degustato gli splendidi biscotti che avevamo trovato, all’arrivo, nella nostra camera su un piattino con scritto felicitazioni :)

L’indomani avremmo avuto nuovamente la sveglia alle 6: partenza alle 7.30 in direzione del Canyon del Colca.