Colca Alle 7.30 siamo partiti come da programma; abbiamo fatto una piccola tappa nel pueblito de Yamque, davvero molto grazioso, colorato da danze e da mercatini variopinti. Abbiamo visitato una chiesetta e ammirato i vestiti tradizionali tipici: in questa Valle del Colca, punteggiata di costruzioni pre incaiche, nei paesini è ancora uso comune vestire nella quotidianeità con gli abiti tradizionali, quantomeno per le donne. Per gli uomini invece solo nelle occasioni di festa.

Ci sono delle simpatiche statue di danzatori che sono riprodotte vicino alla piazzetta del paesino: Peter ci ha quindi spiegato della Danza dell’amor, due mujeres (si scrive così?) danzano insieme e si mandano baci, il baron invece pur essendo anche lui vestito da donna si mette un ampio sombrero.. purtroppo non abbiamo potuto vedere una di queste esibizioni dal vivo.

Colca1Altri aneddoti che ci ha raccontato riguardano le festività che si protraggono con danze e canti per una settimana intera in occasione dell’8 dicembre e avevano come protagonista la bibita nazionale Chicha, la quale veniva prodotta molto amara e rossa come il sangue.

Ora invece viene mischiata alla canna da zucchero, e alle feste va più per la maggiore una buona cerveza fresca.

Comunque: nella piazzetta del paesino c’erano diverse ragazzine che ballavano in tondo a ritmo di musica, raccogliendo poi qualche offerta dai turisti. C’erano anche delle signore peruviane che per qualche soles ti posavano sulla spalla una enorme aquila grigia per fare una foto ricordo, è stato incredibile sentire quanto sia leggera quella creatura così maestosa (e con un’apertura alare di tutto rispetto!) e quanto fosse delicata sul braccio.
Il paesaggio in cui abbiamo viaggiato è qualcosa di stupendo, indimenticabile: ovunque si affacciano gli antichi terrazzamenti chiamati andeneria, in quechua patapata, utilizzati ancora ora per l’agricoltura in alcuni casi.
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Abbiamo fatto alcune soste in punti panoramici mozzafiato e Peter ci ha scattato delle belle foto ricordo. Ci sono spesso bellissime bancarelle piazzate nei punti più strategici, mi chiedo come facciano le venditrici ad arrivare fin lì ogni giorno con tutte quelle merci..

Alle 8.45 abbiamo finalmente raggiunto la Cruz del Condor. Nonostante il posto sia gremito di turisti non ci sono problemi a trovare spazio per tutti. E’ vastissimo e ci sono diverse terrazze o punti di avvistamento, quindi non si deve sgomitare. Bisogna solo stare attenti a non sporgersi troppo, il canyon in quei punti è davvero alto e scosceso, da brividi!
Osservare il volo dei condor è una bellissima esperienza. Nel primo mirador ne abbiamo visti alcuni che però parevano lontani, poi ci siamo spostati in una posizione migliore e ci volavano proprio sopra la testa: bellissimo!

Sono davvero delle creature enormi.

Dopo una bella permanenza alla Cruz del Condor ci siamo avviati per il rientro.
La strada panoramica del rientro era la stessa percorsa il giorno prima. In alcuni tratti abbiamo sonnecchiato, in altri io mi beavo dello splendido panorama peruviano ascoltando le musiche della mia infanza del gruppo Machu Picchu :)
Abbiamo fatto una bella tappa in uno dei punti panoramici pieno di banchetti di souvenir, l’ultima tappa al Canyon del Colca, e abbiamo mangiato il Helado di Cactus! C’era sia la versione con latte sia senza, abbiamo preso quella senza per non sfidare troppo Montezuma. Era buonissimoe non abbiamo avuto spiacevoli inconvenienti ;)
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A pranzo ci siamo di nuovo fermati a Chivay a pranzare al ristorante del giorno prima, e abbiamo avuto un poco di tempo libero per noi dopo pranzo: siamo andati ad esplorare le graziosa piazzetta del paese con le sue splendide bancarelle e ci siamo avventurati nel mercato locale: i sacconi immensi di mais di qualità, colori e dimensioni diverse e di patate erano davvero memorabili :)

Il rientro verso Chinitos Patahuasi è trascorso sonnecchiando: eravamo davvero stanchi.
Abbiamo avuto il tempo di sorseggiare un altro bicchierone di Mate Inca ma stavolta non è venuto a trovarmi il mio amico gatto ;)

Abbiamo salutato a malincuore la guida Peter e alle 15.20, saliti su un nuovo pullman davvero enorme questa volta, ci siamo avviati sotto la guida di Wilson, in direzione Puno. La previsione era di arrivare a Puno alle 19.Colca8

Ci ha spiegato le tappe che avremmo fatto: una sarebbe stata nel paese più freddo del Perù, a 4100 metri, dove la notte di inverno si toccano i -25°. Una presso il lago più alto -se ho ben capito a 4500 metri, che è più piccolo del Titicaca ma ha comunque questo primato. Il Titicaca invece è il lago più grande del Sudamerica e il lago navigabile più alto del mondo, se ho capito bene.
Una tappa è stata fatta alla Pechegna Laguna, mi sono segnata il Lago Wiges come nome ma devo aver sbagliato, non lo trovo online.. mi sono scritta che era a 4170 metri. Comunque sia era un paesaggio veramente molto suggestivo, reso ancora più esotico dai colori azzurrissimo del cielo e giallo delle colline dei dintorni e dell’erba.
In questa location selvaggia ho nuovamente approfittato dei servizi, in questo caso addirittura per tirare l’acqua si fa a mano: c’è un omino che per 1 soles tira una secchiata d’acqua nel water e fa scendere tutto.

C’erano alcuni lama (o alpaca?) lì vicino, alcuni liberi e altri accompagnati da un pastore. Una turista francese che era in autobus con noi si è avvicinata a uno di loro nonostante lui l’abbia dovutamente avvertita di non voler posare per una foto insieme. Ha iniziato a fare dei suoni disgustosi tipo scatarrata, e quando lei ostinatamente si è avvicinata ancora è arrivato lo sputazzone del lama: una cosa disgustosa, una sorta di improvviso e violento starnuto. L’ha lavata!!! Mi ha fatto così pena che le ho passato una salvietta per pulirsi.

Pochissimo dopo ci siamo fermati per una seconda breve tappa, di fronte a un altro laghetto in cui vivono placidi dei flamingo, dei fenicotteri rosa. Molto belli e grazie al mio micro cannocchiale sempre pronto in borsa ho potuto guardarmeli proprio bene!
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La tappa successiva, Juliaca, sarebbe stata da lì a un’ora.

Wilson è passato per il bus dandoci un poco di agua di Florida, un’acqua leggermente profumata da mettere sulle mani; il suo profumo, se annusato, aiuta contor il mal d’altura. E’ molto buono e ad Alberto ha ricordato un profumo d’infanzia, un qualcosa di simile che gli dava sua nonna, così ce ne siamo procurati nei giorni seguenti una bottiglietta :)

A dire la verità non ricordo che alla fine ci siamo fermati a Juliaca, secondo me eravamo in ridardo e siamo andati dritti verso Puno. Si era ormai fatto molto buio ed eravamo stravolti, e ricordo che passando attraverso la cittadina prima di Puno siamo stati avvisati che è un borgo non proprio raccomandabile.
Puno stessa è stata una grossa delusione per me: forse per via del  buio, della stanchezza, dell’ora tarda ma mi è sembrata davvero brutta. Povera e sporca, arroccata sul fianco delle montagne sopra all’enorme lago che si perdeva nel buio.. il nostro albergo era lungo la costiera del lago a una buona distanza dalla città, e mi è sembrato di essere isolata.
L’albergo aveva le solite caratteristiche: freddo e con soffitti altissimi! Era però molto bello, abbiamo soggiornato al Josè Antonio Hotel.

Avremmo dormito lì per due notti (una delle poche volte nella vacanza in cui non ci saremmo mossi subito una notte dopo l’altra in un posto diverso) e siamo stati contenti di avere una camera molto grande, spaziosa e non troppo fredda. Un arredamento modermo e una bella vista sul lago hanno reso la permanenza molto piacevole, e abbiamo trovato ad attenderci una bella fettina di dolce decorato con la scritta Happy Honemooney! :D

Eravamo così stanchi e stravolti alle otto, quando siamo arrivati, che dopo una breve doccia siamo andati a dormire diretti senza cena!
L’indomani avremmo visitato il famosissimo lago :)