210615Titicaca (2a) Sotto un bel sole ci siamo svegliati quella domenica a Puno, 3827 m s.l.m.

Alcuni dei nostri compagni di viaggio, come avevo accennato, avevano avuto bisogno delle bombole di ossigeno dell’hotel. Per fortuna noi eravamo un po’ fiappi ma stavamo bene.

Una bella colazione con tè di coca bello caldo ed eravamo pronti alla nostra giornata sul lago Titicaca, con visita alle Isole galleggianti degli Uros annessa!

Imbarcati sul nostro traghetto abbiamo scoperto che era molto divertente anche viaggiare sulla sua sommità, per quanto l’aria fosse piuttosto freddina.

Purtroppo ho subito perso l’orecchino da viaggio, grande lutto che porto tutt’ora perchè non è più in commercio e non ho potuto sostituirlo, e avevamo dimenticato di prelevare un po’ di soles per gli acquisti di souvenir, quindi mi sentivo abbacchiata di avere solo dollari in taglio grosso (intendo tipo banconote da 20/50 $) e di non poter eccedere in eventuali acquisti di artigianato locale economico.

La guida del nostro traghetto ci ha insegnato due parole in lingua Uros, Kamisarachi (ciao come stai?) e guahichi (bene!)

Il lago Titicaca e gli Uros

Più volte nel corso del nostro viaggio ci siamo sentiti raccontare l’origine del nome di questo famoso lago; le versioni serie differiscono spesso, la versione spiritosa delle nostre guide peruviane sostiene che la parte di lago chiamata Titi è la parte peruviana, e la parte boliviana è la “Caca”. La più spiritosa delle nostre guide ha onestamente sottolineato che per i boliviani la divisione è, naturalmente, al contrario :)
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La popolazione degli Uros, direttamente discendente dalla omonima popolazione pre incaica, vive tradizionalmente in mezzo al lago in un arcipelago di isole artificiali fatte di totora, giunchi e canne, dove si era trasferita per sfuggire ai bellicosi incas.

Al giorno d’oggi gli uros vanno a scuola a Puno, fanno la spesa a Puno, e vivono il resto del tempo su queste isole ancorate al lago.
Sostanzialmente è uno strato di giunchi sull’altro, ammassati in modo da creare un’isolotto e legati insieme. Escono dalla superficie del lago di circa un metro (anche meno) e non ricordo onestamente di quanto scendano nel livello dell’acqua. Naturalmente marcisono giorno dopo giorno e vengono rinnovate con strati sulla superficie, uno nuovo ogni settimana.
Ogni cosa è costruita con questa totora, sull’isola: le capanne, i letti, le “sedie”. Solo per cucinare si usa un fornelletto doppio fatto di terracotta.
Per costruire una nuova isola ci vuole circa un anno – considerate che un’isola come quella che abbiamo visto noi è grande come la piazzetta di un paese e ci sono circa 6 capannette al massimo, una per famiglia. Un’isola, completata quando la si ancora al fondo del lago, vive circa 35 anni poi viene abbandonata per una nuova.

Gli uros, che ora vivono naturalmente di turismo, mangiano questi giunchi, piccoli pesci del lago, trote che ora sono infestanti, e uccelli del lago quali i cormorani ad esempio.

210615Titicaca (8)La prima visita alle isole galleggianti degli Uros è stata davvero molto interessante.

Siamo sbarcati sulla Isla Q’hanamarca: scendere su questo strato di giunchi è strano, è come camminare su un enorme materassino gonfiato e messo sull’acqua..
La visita sull’isola inizia con il “sindaco” dell’isolotto che dà il benvenuto ai turisti, e le donne uros vestite in abiti coloratissimi che aiutano i passeggeri del traghetto a saltare sull’isola. Queste donne sono dei bei donnoni peruviani con baricentro classico, basse e tarchiate, con lunghi capelli annodati in trecce nerissime e adornate di ponpon, hanno delle gonne lunghe coloratissime e delle casacche altrettanto variopinte: bellissimo!E’ possibile fare un giro con una delle loro imbarcazioni: sono fatte di giunchi, e hanno una forma particolare che le contraddistingue come taxi d’acqua. Durante il giro si può stare al piano superiore o a livello dell’acqua e le signore che guidano l’imbarcazione permettono a qualche turista di provare a guidarla con i loro remi.
Dopo siamo stati fatti sedere al centro dell’isola su dei fasci di giunchi e ci hanno  mostrato come costruiscono le loro isole e ci hanno mostrato, in scala, tanti modellini per avere un esempio pratico. E’ molto istruttivo e molto interessante e anche se l’isola mi dava un lieve mal di mare è stata un’esperienza unica.210615Titicaca (11)

Gli abitanti dell’isola a quel punto espongono le loro merci: oggetti di artigianato di squisita fattura, belli e coloratissimi, che chiedono a gran voce di essere acquistati. Abbiamo preso qualche bellissimo souvenir lasciando anche qualche dollaro in più del dovuto, ma abbiamo un bel ricordo della famiglia composta da Manuel e Jhianna da cui abbiamo preso un bel tessuto, che adorna la camera degli ospiti in Zugliancastle, e una giostrina per bimbi coloratissima che decora la nostra sala.

Ripartiti con il traghetto abbiamo fatto una seconda pausa in un’isola più grande, un po’ la capitale di questo arcipelago, Quecha: qui si trovava qualche negozio di souvenir e di ciberie ed è possibile farsi fare sul passaporto un timbro speciale, di cui sono molto orgogliosa :)
Partiti da Quecha ci siamo diretti a tutta birra verso Taquile: il viaggio è stato divertente perchè sono voluta salire nel punto più alto dell’imbarcazione per godermi il panorama, ma si congelava: il vento in mezzo al lago, a quella altitudine, è freddissimo nonostante il sole.

L’isola di Taquile

Taquile è un paradiso, è proprio bella.210615Titicaca (25)
Abbiamo fatto la passeggiata che risale la dolce altura dell’isola per arrivare alla piazzetta principale: credetemi che è stato molto faticoso! Il fiato viene facilmente meno, il sole e caldo e l’altitudine gioca brutti scherzi. Facendo con molta calma e con molte pause abbiamo affrontato la strada beandoci degli splendidi panorami pastorali e lacustri offerti dall’isola.

Al nostro stesso passo saliva un peruviano locale: un signore anziano (forse, perchè in realtà lì è davvero difficile capire l’età delle persone) che portava sulla schiena un sacco di patate ENORME. Lui sembrava pesare 40 kg bagnato, a guardarlo, e portava con flemma sto saccone enorme legato alla schiena. Si fermava spesso a fare pausa e noi, prudentemente, abbiamo preso il suo ritmo e il suo passo.

Nella piazzetta di Taquile ci sono alcuni negozietti e dei negozianti meravigliosi che cucinano ignoti spiedini di carne e piatti di patate sulle griglie. Meno male che non avevamo moneta, così abbiamo resistito a molte tentazioni.
C’è una chiesetta, il municipio e una fabbrica di tessuti con annesso piccolo museo: pensate che l’arte tessile di Taquile è stata proclamata “Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità” dall’UNESCO. Qui ogni tessuto e ogni sua fantasia ha un significato, e le persone vestono abiti tradizionali. Soprattutto i copricapi hanno una lavorazione molto particolare e precisa e vengono fatti a mano dagli uomini: ogni colore indica uno stato civile (sposato, o nubile, ad esempio) e l’abilità con cui un uomo cuce il proprio copricapo è un criterio di scelta di una sua possibile moglie, che saprà che l’uomo è abile e quindi merita di essere preso a marito oppure no.210615Titicaca (26)

Dovreste vedere con che abilità e rapidità tessono il loro tessuto senza nemmeno guardare le mani che lavorano: impressionante.

La visita dopo una sosta in piazza conduce nuovamente su splendidi sentieri e in vista di panorami meravigliosi. Ci siamo fermati a mangiare, con il nostro gruppetto, come fanno tutti i gruppi turistici: presso una famiglia locale che ha allestito nel cortile di casa una grande tavolata, riparata dal sole da una tettoia.
Le portate del pranzo erano: Ochucuta (un preparato fresco di pomodori tagliati a micro cubetti, cipolla, peperoncino relleno) da mangiare sul pane o nella minestra.
Una Quinoa Soup molto semplice, eccellente. E il piatto forte, Trucha a la plancha: era squisita, buonissima! Ci hanno poi offerto uno squisito Mate de Muna da bere. E’ stato un pranzo eccellente allietato da una buona compagnia, abbiamo chiacchierato un poco con alcune ragazze americane (veterinarie militari) in visita in Perù.

La famiglia ospite poi intrattiene i turisti con alcune dimostrazioni di tessitura dei cappelli e di danze tipiche locali, rendendo l’esperienza ancora più simpatica e il ricordo più suggestivo.

Dopo pranzo la passeggiata, ormai in discesa, continua fino all’imbarcadero: il tempo vola ed è già ora di lasciare Taquile alle spalle e tornare a Puno.210615Titicaca (37a)

Durante la giornata eravamo nello stesso gruppo di Maria e Josè, e Carmen e Josè, alcune delle coppie spagnole che erano con noi sul pullman nel Canyon del Colca. Avevamo ormai comiciato a fare amicizia perciò abbiamo deciso che non eravamo ancora abbastanza stanchi per tornare in albergo e avremmo voluto visitare Puno. Abbiamo gironzolato insieme mentre rapidamente calava il buio passeggiando lungo la via turistica della città e comprando numerosissimi souvenir. Alla fine abbiamo deciso di cenare anche insieme e abbiamo scelto, a cuore, il Ristorante La Hosteria.
Carmen e il marito sono tornati in albergo e noi abbiamo trascorso una simpatica serata con Josè e Maria, chiacchierando un po’ in italiano e molto in spagnolo (che nè io nè Alberto, ricordo, sappiamo parlare): il locale ha un servizio impressionantemente lento ma si mangia davvero bene, io hopreso il mio solito amato Lomo saltado e osè aveva preso il Cuy fritto :D

Abbiamo chiacchierato tantissimo con loro e ci siamo trovati davvero bene, scambiando racconti di viaggio e di esperienze. Pensate che loro, appena arrivati a Lima, sono stati rapinati lungo la strada dall’aeroporto all’albergo: una persona ha rotto il vetro del taxi e ha rubato la borsa a Maria :( che brutto!210615Titicaca (35)

E’ stata una serata molto bella: Siamo tornati in albergo alle nove di sera, stanchi morti, e abbiamo così finalmente saputo informandoci noi (c’era stata un po’ di disinformazione nella gestione) presso la hall dell’albergo che l’indomani saremmo dovuti partire verso Cuzco alle 6.30 del mattino: tanto per cambiare :D