La giornata di lunedì 22 giugno prevedeva un lungo spostamento da Puno verso Cuzco (circa 400 km) allietato da diverse tappe “cassiche” per quel giro turistico.

  Pukara
Alla partenza al mattino presto, con la Inkatour, eravamo 40 turisti su un grande bus sciccosissimo, Inka Express. La nostra guida, Manuel, ci ha avvisati che lungo la strada c’è un villaggio di minatori che spesso fa scioperi importanti in occasione dei quali blocca completamente la strada, e quel giorno era probabile che succedesse. Avremmo in caso valutato di fare una deviazione che ci avrebbe portato via del tempo ma che avrebbe evitato di rimanere diverse ore fermi in coda.

Sull’autobus comunque ci avrebbero offerto più volte da bere bibite calde e fredde oppure qualcosina da mangiare.

Le tappe previste nella Ruta Del Sol erano Pukara (con visita al Museo), il Passo di La Raya (il punto più alto, a 4335 metri) dove ci saremmo fermati giusto per scattare qualche foto, Sicuani (pranzo in un ristorante -el buffet andino),  Raqchi (con il famoso tempio di Wiracocha) e infine Andahuaylillas (la Cappella Sistina delle Ande) fino ad arrivare a Cusco, che si trova comunque a 3400 metri quindi un’altitudine di tutto rispetto!

Pukara era la prima tappa, dopo 40 minuti, e abbiamo raggiunto questo paesino in orario: è stato uno dei primi centri abitati rilevanti nella zona del Lago Titicaca, pertanto nel suo museo sono esposti e consevati alcuni splendidi esempi di arte antica preistorica quali sculture monolitiche zoomorfe e geometriche, ma anche antropomorfe; bellissimi in particolare gli omini decapitatori!

La visita al Museo è stata interessante, ma ancor di più mi sono rimasti impressi gli scorci e i colori di questo paesino, color bianco e terracotta: sui tetti infatti sono posti dei tori di terracotta dalla foggia tipica, più o meno grandi e più o meno colorati, sempre in numero pari.

Pukara2Queste coppie di tori sono apotropaiche e vengono messe sul tetto quando la costruzione (chiesa o casa che sia) viene completata, a guardia e buona sorte dell’edificio. Era una traduzione pre ispanica naturalmente, che è stata mutata dalla colonizzazione spagnola: prima le statuette pare raffigurassero lama o animali locali analoghi,e poi sono divenute dei tori.

C’era un piccolo mercatino in piazza e dal momento che avevamo un poco di tempo dopo la visita al museo e che la chiesetta di Pukara era chiusa abbiamo approfittato per fare piccoli acquisti di souvenir molto convenienti e graziosi: avevano dell’artigianato di terracotta e ceramica bellissimo e abbiamo preso, oltre a un po’ di torelli per gli amici, anche una bellissima testa di puma per noi.

Da qui in poi la giornata ha impennato nella quota imprevisti:  causa di questo fantomatico sciopero dei minatori, che per ridere immagineremo così , abbiamo iniziato la deviazione: e quindi il nostro autista ha iniziato a percorrere sperdute stradine montane tortuose portandoci in splendidi panorami desolati; Io e Alberto ci siamo divertiti tantissimo, perchè è stata un’esperienza inaspettata. Ci siamo trovati davvero su stradine impensabili con questo autobus gigantesco, a passare piccoli guadi e chiederci, ogni tanto, se saremmo finiti impantanati. Qualche momento è stato da batticuore (tipo quando avevamo le scarpate a fianco dal mio lato del finestrino e mi chiedevo se ci saremmo capottati di sotto) ma nel complesso non avevamo troppo timore.racqhu
Passavamo davanti a casette sperdute e isolate circondate da campi con qualche mucca e qualche lama al pascolo, e la gente di montagna usciva a guardarci un po’ stupita come chiedendosi cosa ci facessimo lì.

A un certo punto abbiamo anche dovuto scendere tutti dal bus mentre cercava di fare un tornante in salita con guado, sfida particolarmente importante.

Nonostante tutti gli impegni e sforzi l’autista e la guida hanno, per qualche motivo, sbagliato strada. A un certo punto quindi abbiamo dovuto fare retro marcia e tornare indietro fino a un bivio in un paesino preso una ventina di minuti prima.
Tra una cosa e l’altra abbiamo mancato l’appuntamento del pranzo e ci siamo fermati a Maranganì, dove abbiamo pranzato in un ristorante a buffet di cui purtroppo non trovo più i riferimenti.
wiracochaIl detour si è rivelato molto avventuroso, abbiamo percorso strade sterrate spesso strette, e piene di buchi e di corsi d’acqua. Tutto sommato è stato molto divertente e abbiamo visto dei bei posti. Abbiamo perso un poco di tempo però la giornata è stata fin’ora molto piacevole.
Abbiamo ripreso la strada corretta, avendo ormai aggirato lo sciopero. Il tempo così “perso” era stato molto, e tantissima gente del bus era seccata.
Soprattutto i nostri quattro amici spagnoli erano indignati, ed erano stati su di giri per tutto il viaggio in montagna: erano spaventatissimi all’idea di percorrere quelle strade sperdute e tortuose e si lamentavano che gli organizzatori non avessero scelto una diversa soluzione.

La cosa buffa è che la loro soluzione era la seguente: avrebbero dovuto organizzare delle jeep da 4-5 persone e portarci tutti a destinazione su mezzi più sicuri. Effettivamente mi chiedo come mai non avessero 11-12 jeep pronte all’uso da dedicare per questi 40 turisti che richiedono tale servizio. ;)

Alcune delle tappe minori della gita sono a quel punto state saltate. Ad esempio il Abra La Raya,un passo importante che divide la valle del Lago Titicaca dalla valle che conduce a Cusco e alla Valle Sacra.

Una tappa mantenuta per fortuna perchè molto bella è stata a Raqchi, un piccolo paesino reso famoso ai turisti perchè ospita un famoso e bellissimo sito archeologico di discreta importanza, il Tempio di Wiracocha.
Si può ammirare il tempio centrale parzialmente conservato e poi delle costruzioni chiamate “Qolqas”,  degli edifici circolari di cui non si conosce bene la funzione (magazzini? abitazioni? ostelli  per i pellegrini?): questo luogo era molto importante già in passato, infatti è circondato da una muraglia imponente molto lunga, quasi sicuramente protettiva.

Lo abbiamo visitato al tramonto (verso le cinque) quindi la luce lo ammantava di colori molto suggestivi!

AndauaNonostante fosse poi calato il buio e fossimo tutti stanchi ci hanno permesso di fermarci ad Andahuaylillas: solitamente la visita comprende dei coloratissimi mercatini (sob sob io adoro i coloratissimi mercati peruviani), ma ormai era tutto chiuso. Hanno addirittura tenuto la chiesa aperta solo per noi, per permetterci di visitarla.
Nota di fastidio: in bus c’erano due italiani, una giovane coppia romana, come noi in viaggio di nozze. Hanno chiacchierato tutto il tempo in un buon inglese con una coppia sui 55 anni di canadesi (o erano australiani? in questo momento non ricordo più) e  ci eravamo fatti l’idea che fossero piuttosto civili.

Poi in chiesa abbiamo avuto di che vergognarci, come sempre, perchè era vietato scattare foto e loro sono stati gli unici due babbei che hanno dovuto per forza fare gli italiani di turno e fare fotografie. Che poi: siccome la cappella è molto bella (per attirare turisti la chiamano addirittura la Cappella sistina delle Ande) compreso nel prezzo c’è un cd pieno di fotografie dei suoi interni. Io scommetto quello che volete che sti due burini hanno fatto le foto nonostante il divieto e poi manco se le sono guardate a casa, men che meno hanno guardato il cd. Ci giurerei..

Comunque sia: la cappella è davvero stupenda, fatevi un’idea vedendo le foto online.
Era buio e freddo ed eravamo ormai allo stremo.
Siamo finalmente arrivati a Cusco trovandoci in un ambiente ben diverso da quello a cui ci eravamo ormai abituati: una città caotica, un po’ più organizzata in termini di quartieri, pavimentazione, marciapiedi etc, ma rumorosissima e soprattutto sporca.
Abbiamo visto vie intere piene di pattume fino al marciapiede, completamente piene di rifiuti, sacchetti, e in mezzo gente che ravanava nella rumenta e cani che gironzolavano, e tutto questo praticamente dietro al nostro albergo!

Abbiamo pensato che questo disordine e sporco così deprimente fosse dovuto all’affluenza di tutte le persone richiamate in questa grande città dall’Inti Raymi, come noi.. ma non abbiamo modo di saperlo.

Il nostro hotel era il Cusco Jungle.
Non fatevi ingannare dal sito, non era per niente così. (infatti tra l’altro vedo su tripadvisor che ha solo 1 recensione ed è negativa…)
già il fatto che fosse completamente vuoto nonostante questa affluenza dovrebbe dare da pensare: era disastroso.
La stanza che avrebbe dovuto accoglierci per 4 notti, le uniche 4 notti del viaggio di nozze in cui saremmo rimasti nella stessa stanza, era una vera schifezza. Il letto era piccolo, e intorno c’era a malapena lo spazio per camminare, non potevo nemmeno tenere la valigia aperta. Avevamo un bagno minuscolo, senza mensole nè altro per appoggiare le nostre cose, e con il gabinetto che non scaricava. Già in Perù è rarissimo poter tirare lo sciacquone con la carta dentro, vi lascio immaginare se non puoi nemmeno tirare l’acqua.

La camera era sporca, e si congelava. Vi ricordo i 3400 metri: la notte andava sotto zero la temperatura, e avevamo una portafinestra enorme in camera con i classici infissi peruviani, legno con diversi centimetri di spifferi tutto intorno al vetro. In camera saranno stati 10 gradi a esagerare. Abbiamo chiesto una stufetta in reception per fortuna. Inoltre eravamo sulla strada principale e c’era un rumore orribile.

Io sono andata a dormire in lacrime per lo stress e il dispiacere, e il giorno dopo abbiamo chiesto di cambiare stanza perchè davvero era indecente: ci hanno subito spostati in una che non aveva confronto: sempre vecchia e fredda, e un po’ raffazzonata, ma comunque più pulita e leggermente più comoda. E dava sul cortile interno quindi meno rumorosa.

L’albergo non aveva il servizio bar, era deserto e freddissimo, e la colazione faceva davvero pena: ci sono rimasta proprio male di fare 4 giorni in un posto così indecente dopo aver soggiornato al volo per solo una notte in tanti posti bellissimi!
Quella prima notte ho anche fantasticato sul provare a cambiare hotel autonomamente, da tanto ero dispiaciuta ;)