Ieri notte ho finalmente terminato il romanzo che Alberto mi prestò già a marzo, e che cominciai a leggere quest’estate. Mi è stato compagno di tanti viaggi in treno, questo interessantissimo libro di cui non conoscevo nemmeno l’autore!
non so se capita anche a voi.. spesso quando concludo un romanzo mi prende una grande tristezza, come se abbandonare i personaggi di cui ho letto le avventure e che mi hanno accompagnata per tante ore mi faccia sentire un poco sola.. ho deciso quindi di esorcizzare questa “tristezza post librum” condividendolo con voi, e magari solletticando la vostra curiosità. Secondo me infatti è una buona lettura, e merita molto! :)

Il titolo italiano è “Il Paese delle Due Lune”, perchè in Italia si sa se lasci il titolo originale di un romanzo sei un looser -_-
La Trama, senza spoiler, tratta di un regno nel cui cielo splendono due lune, intriso di magia e misticismo, e della penisola del Palmo, le cui nove province sono state conquistate 20anni prima da due Maghi tiranni: Brandin di Ygrath e Alberico di Barbadior, che ora lottano fra loro per il controllo completo della penisola. Le loro forze magiche e militari però si equivalgono, e il loro regno “diviso” continua…
Un gruppo di patrioti vuole liberare la penisola dalla dominazione straniera, e muove i propri avventurosi passi su una strada di guerra e strategia per riuscire ad abbattere i due maghi contemporaneamente, e riportare al Palmo la libertà perduta.

La Trama, con un piccolo spoiler. Si scopre quasi subito, ma secondo me è talmente un’idea geniale che è bello leggerla direttamente nel romanzo. Chi odia OGNI TIPO anche minimo di spoiler non legga la parte in corsivo che segue..

Durante la guerra il figlio del conquistatore Brandin venne ucciso in battaglia dal principe di Tigana. La vendetta del Mago, completamente accecato dalla furia per la propria perdita, è tremenda: egli scatena tutta la potenza della sua stregoneria per cancellare dalla memoria della popolazione dell’intero Palmo il nome di Tigana. Solo gli abitanti di questa provincia potranno ormai pronunciare o sentire pronunciare da altri il nome della loro madrepatria, la cui storia arte e cultura andrà quindi rapidamente perduta nel tempo..

E’ quindi un gruppo di superstiti della distruzione di Tigana il gruppo di patrioti che lotta per riportare la libertà al Palmo, ma soprattutto per riportare alla memoria della gente il nome di Tigana e distruggere l’incantesimo dello stregone conquistatore.
Fine piccolo spoiler.

La storia è davvero molto bella. La trama è assolutamente lineare, il pregio di Gavriel Kay non è tanto l’intreccio, quanto l’idea di base, assolutamente intrigante, e l’ottima capacità di scrittura.. Ha uno stile molto tranquillo (filtrato ovviamente dalla traduzione italiana, non l’ho letto in originale..) e scorrevole, interessante anche se non gemmeliano (la mia passione!). La lettura è piacevolissima e socrrevole.

I personaggi sono piuttosto interessanti (il personaggio di DIANORA secondo me è davvero molto umano *_*) ma caratterizzati con pochissimi tratti, quasi a lasciare il compito al lettore di immaginarseli tramite le poche notizie del passato e delle esperienze che ognuno di loro ha vissuto (parlo del carattere, più che dell’aspetto fisico!).
E’ un romanzo decisamente corale, in quel senso, che dà più importanza alla visione di insieme piuttosto che ai singoli personaggi.
Per un lettore abituato a Gemmell o Martin, Kay può forse risultare un po’ “buono”, ma del resto ogni tanto un po’ di relax nelle letture ci vuole ;)

Può essere un punto a favore, per noi italiani, il fatto che Kay omaggi molto l’Italia con questo suo romanzo.. il che si comprende subito dal trovare all’inizio del libro una terzina del Paradiso di Dante Alighieri e la citazione della Toscana nei Ringraziamenti ;)
C’è una forte analogia tra la nostra storia rinascimentale la storia del Palmo, penisola che diviene suo malgrado un campo di battaglia tra due conquistatori stranieri, e che viene conquistata per la propria frammentazione: molteplici principati troppo impegnati a combattersi tra loro per capire il vantaggio di fare fronte comune davanti agli invasori.

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Prima di scrivere il mio articolo ho letto qualche recensione in giro per la rete, e da una in particolare voglio trarre le citazioni del romanzo che sono anche a parer mio le più significative:

Father and son, both? What a harvest, prince of Tigana.

Tigana, let my memory of you be like a blade in my soul.

I hate the man down there, I hate everything he stands for. There is no passion in him, no love, no pride. Only ambition. Nothing matters but that. Nothing in the world can move him to pity or grief but his own fate. Everything is a tool, an instrument. He wants the Emperor’s Tiara, everyone knows it, but he doesn’t want it for anything. He only wants. I doubt anything in his life has ever moved him to feel anything for anyone else… love, loss, anything.