250615Machu Picchu (2)La giornata a Machu Picchu è stata indimenticabile, per quanto alla fine sia stata un po’ frenetica come tutto il resto del nostro viaggio.
Come avevo accennato normalmente il tour prevede di fare le cose con più calma partendo da Ollantaytambo, viaggiando verso Machu Picchu, dormendo poi ad Aguas Calientes e avendo così il tempo di visitare con calma tutte le splendide e famosissime rovine Inca.
Noi invece siamo partiti da Cusco e tornati a Cusco tutto in un giorno: stancante, ma ne valeva la pena!

La nostra giornata è iniziata alle 4. E’ stato traumatico. Faceva freddo e il mondo era buio e ostile. Il nostro pullmino è passato a prenderci con 20 minuti di ritardo perchè un altro gitante non si era presentato nella hall dell’albergo. Mentre viaggiavamo a rotta di collo sulle strade della Valle Sacra montane e tortuose a noi già note hanno cercato di accordarsi con questo poveretto (a cui pare nessuno avesse detto bene l’orario di partenza) e alla fine lo abbiamo recuperato in un paesino lungo la strada dove lui si è fatto portare da un taxi, perdendo ulteriore tempo per aspettarlo e tornando indietro per un tratto di strada.
Ho dei ricordi confusi del tragitto fino a Ollantaytambo. Nel bus faceva molto freddo e correvamo come disperati quindi per non temere per la nostra incolumità e per non soffrire mi sono lasciata scivolare in uno stato di semi incoscienza. Probabilmente qui sono stati gettati  i semi della febbre che mi è venuta un paio di giorni dopo: maldigola e raffreddore hanno cominciato a nascere e più tardi ho dato loro la botta finale: il vento freddo all’ombra di Machu Picchu ghiacciava il sudore sulla schiena, dopo che il sole andino faceva sudare un poco…
Scrivo nel diario:
a quel punto dovevamo recuperare il ritardo e il nostro autista ha percorso la strada verso Ollantaytambo con un po’ troppa velocità e fare le tortuose stradine di montagna si è rivelata un’emozione non richiesta. Meno male che non avevo ancora mangiato!
Alla stazione sono arrivata mezza congelata perchè in autobus c’era un freddo cane.

12032018_10153575910339654_2210789239711941634_nAbbiamo fatto una frugale colazione mentre tutti i turisti si accalcavano in questo baretto sui binari, e finalmente è giunto il momento di salire sul trenino per Machu Picchu.
Salendo in treno abbiamo incontrato di nuovo Maria, Josè  e Carmen con il marito: avremmo poi avuto modo di rivederli in cima a Machu Picchu e salutarci adeguatamente.

Il viaggio in treno panoramico verso Machu Picchu è davvero molto grazioso: il trenino è delizioso, con delle finestre anche sul tettuccio che permettono di guardare le vette delle Ande e bearsi degli splendidi paesaggi con più facilità. La valle, fertilissima, è ricca di di corsi d’acqua e di splendidi panorami.
Guardando online vedo che la nostra sistemazione era la Vistadome: infatti nel viaggio avevamo inclusi degli spuntini sia all’andata sia al ritorno con bevande calde e fredde omaggio. Il viaggio procede a velocità ridotta, è proprio un trenino panoramico.
Il ritorno sarebbe poi stato più lungo perchè la stazione di arrivo, se ho ben capito, sarebbe stata Poroy (più vicina a Cusco) e non Ollantaytambo.12009770_10153575913214654_7053620262060507798_n

Arrivati ad Aguas Calientes, il villaggio ai piedi di Machu Picchu. Sembra davvero grazioso e consiglio di soggiornare lì la notte, come già detto. Dopo una breve pausa in un’agenzia turistica (non so perchè… ci sballotavano facilmente perchè dopo 11 giorni di perù eravamo molto malleabili) siamo partiti con l’autobus che ci avrebbe condotti su.

ad Aguas Calientes ci hanno datto delle cuffiette con ricevitori per l’aiudio e la guida Victorci ha accolti e introdotti alla visita. E’ un peruviano che nel modo di fare ci ricordava molto Yoshi.
Victor è un peruviano molto alto, il che significha che è alto più o meno come Alberto e tra i suoi è considerato un gigante :) E’ una persona straordinaria e gentile e immagino che fare la IncaTrail con lui come guida debba essere un’esperienza mistica.

Il viaggio in bus verso la cima è molto avventuroso: l’autobus si inerpica su tornanti montani circondati da alberi e viaggia sul filo di alte scarpate: io ero tralmente elettrizzata da non preoccuparmene, ma ho visto Alberto piuttosto a disagio.
Per intenderci qui mi pare che si veda bene la strada che si percorre, quella zigzagante sulla sinistra.
Tra gli alberi a tratti, girando continuamente su questa strada tortuosa, sbuca la famigliare forma del monte di fronte alla famosissima fortezza Inca.
Avevo il cuore che batteva fortissimo e mi emozionavo tantissimo ogni volta che vedevo sbucare il monte tra gli alberi.

12002235_10153575911284654_592865175567645544_nTra l’altro faccio un sacco di confusione con i nomi, credo che quello che si vede stagliarsi alto dietro alle rovine nelle foto tradizionali sia il Huayna Picchu. Sulla sua cima parte un sentiero che in un’ora circa porta ai resti del Tempio della Luna, un tempio cerimoniale Inca; tutte le zone lì sono ricche di questi luoghi dispersi e suggestivi, e mi piacerebbe tanto tornare per vedermeli tutti :)
Ma sto divagando, e nel frattempo noi siamo arrivati alla fine della corsa dell’autobus e siamo finalmente alle soglie di Machu Picchu.

Dopo aver fatto una veloce fila con controllo all’ingresso si può approfittare del Sello, il timbro speciale di Machu Picchu, e apporlo sul proprio passaporto: ne sono molto orgogliosa!!! è bellissimo :)

Victor ci ha accompagnati su e giù per Machu Picchu raccontandoci tante cose interessanti sulla città, sugli inca e sulla loro cultura. Purtroppo avevamo solamente la mattina a dispozione, Alberto ed io, invece di poter stare lì tutto il giorno come altri visitatori; col senno di poi me ne pento amaramente, ma è stato comunque veramente stupendo.
Avremmo potuto tranquillamente saltare il pranzo e continuare la visita fino al momento di ripartire.. Dopo che il breve tour guidato ha avuto luogo, infatti, ogni persona aveva quanto tempo voleva per gironzolare nel sito. Ci sono diverse mini escursioni da fare -ad esempio verso il Tempio della Luna di cui parlavo prima- ma non avendone il tempo ci siamo limitati a salire dalla città (e vi assicuro che dopo tanti giorni di sveglia presto e tanta altitudine la salita per quanto all’ombra è stata durissima) fino ai punti più alti, per vedere il panorama.

E insomma, sali e sali. Ti fermi a bere. Mangi un pezzo di cioccolata e la offri a due guardie locali che dopo aver fatto un po’ i timidi la accettano e ti regalano un sorriso splendido. Sali ancora e finalmente sbuchi dal sentiero.250615Machu Picchu (49)
E Machu Picchu è ai tuoi piedi. E’ lì, sotto il sole, davanti a te, bella come l’hai sempre sognata.
Non nascondo che ho versato una lacrimuccia di emozione :°)
Che spettacolo, che batticuore: come sono stata felice di vederla!!!

Non saprei dire quando è iniziata la mia passione per il Perù. Penso sia dovuta a quando papà era stato in Ecuador per lavoro e aveva acquistato questa musicassetta chiamata El Condor Pasa, di un gruppo chiamato Machu Picchu.
Da bambina l’ho ascoltata fino a consumarla e ora ho addirittura la copia in cd.
Ascoltavo questa lingua esotica, gli strumenti musicali così strani, il declamare con teatralità alcune introduzioni, e disegnavo. C’è stato un momento in cui l’ho anche portata a scuola, alle elementari, per un esercizio di classe in cui bisognava ascoltare musica e disegnare ciò che la musica ci evocava alla mente.
In qualche modo il nome Machu Picchu, le musiche peruviane e le immagini di questa antica città inca hanno messo radici nel mio subconscio e mi hanno affascinata infinitamente.

Insomma trovarmi di fronte a questo luogo delle fantasie della mia infanzia è stato un momento profondamente emozionante.
Sarei rimasta a lungo a bearmi della vista di questo luogo.

Quando siamo ripartiti abbiamo incontrato nuovamente i nostri amici spagnoli e abbiamo avuto occasione di salutarci e scambiarci i contatti :)
Peccato non avere una foto insieme!

12032961_10153575910644654_9034179418112032010_nVerso le due siamo rientrati per andare ad Aguas Calientes per mangiare; avevamo infatti il pranzo già incluso e prenotato in un posticino che si è rivelato stupendo davvero, Inkaterra
uno dei posti in cui abbiamo mangiato meglio, una location molto suggestiva in muratura bianca con i tetti di paglia tipo capanne, subito sopra al corso dell’Urubamba e affiacciata direttamente sui binari del treno panoramico.

Mentre eravamo comodamente seduti al nostro tavolino, io su un elegantissimo divanetto bianco, e attendevamo il pranzo, ho cominciato a sentire che mi colava il naso.. e ho pensato che fosse il famoso raffreddore che stava prendendo piede. E invece ho cominciato a sanguinare copiosamente dal naso, è stato stranissimo! Non stavo male nè niente.. ma non ho fatto in tempo ad arrivare in bagno senza lasciare la scia di gocce di sangue in terra!
Dopo un po’ mi ha raggiunta Alberto per vedere come stavo e poi mi ha riaccompagnata al tavolo.
Nonostante io avessi rassicurato il personale del ristorante di stare bene mi hanno comunque mandato un medico, che si è presentato con una cassetta di pronto soccorso e mi ha accudita premurosamente. Che carini! Ancora non so cosa mi sia successo e perché, ma non mi è più capitato.

Il pranzo come dicevo è stato uno dei migliori, il che è perfetto considerando che è stato effettivamente l’ultimo pasto consumato con calma in ristorante in Perù.12047048_10153575914419654_7079621188676717707_n

Dopo aver mangiato abbiamo potuto fare due passi per Aguas Calientes e goderci un poco di shopping: nei meravigliosi mercati abbiamo comprato i nostri poncho peruvani, gioiellini per amici e parenti e altri souvenir. È a malincuore giunto il momento di ripartire. Io sarei rimasta volentieri per tornare su a Machu Picchu ma altre mete esotiche ci chiamavano! L’indomani avremmo dovuto affrontare il viaggio di ritorno a Lima e la partenza per Quito.

Il viaggio di rientro è stato lungo e un po’ stancante ma reso più bello dalla conoscenza che abbiamo fatto con Jane e Mike. Viaggiatori avventurosi e piacevolissimi compagni di viaggio.
 Lei è Jane, una dona sportiva di 66 anni, mitica: era empre la prima a fare le cose più strane senza problemi, come ad esempio assaggiare il Cuy al Palo. Lui è Mike, il figlio, un insegnante di scuola media, vengono dalla California. Anche se ora che è in pensione in realtà Jane si è trasferita da San Francisco all’Ecuador, Quito.
Vivono una vacanza davvero avventurosa. Hanno dormito nelle capanne locali nella foresta amazzonica del Perù, ad esempio, e mangiato le formiche. E i pirana.
Il viaggio in treno chiacchierando con loro è stato molto piacevole.

Tornati a Cusco tardi e col buio abbiamo appena avuto la forza di rassettarci,  richiudere le valirge e crollare nel letto.

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