270615 Quito (1)  Il 26 abbiamo lasciato Cusco partendo con l’aereo verso Lima, che partiva alle 8.15 del mattino. altre levatacce naturalmente e corse incredibili.
Del cambio a Lima non ho particolari ricordi, così come dei voli: tanto meglio, evidentemente la stanchezza mi ha sopraffatta…
Da Lima con un cambio di volo ci siamo diretti in Ecuador.

Ero davvero emozionata. Avevo addirittura insistito per trascorrere un giorno intero a Quito e uno a Guayaquil prima e dopo la visita alla nostra meta principale, le splendide isole Galapagos. L’idea di tornare come rappresentante Traversa in quelle due città dopo più di trent’anni mi emozionava molto e mi ha resa in qualche modo orgogliosa. Andare alla ricerca di quei luoghi di cui papà mi ha sempre parlato, come per esempio il panettone di Quito o il quartiere spagnolo di Guayaquil, era per me importantissimo :)

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Purtroppo nel passaggio di confine il raffreddore iniziato il giorno prima mi ha stesa definitivamente, e il primo giorno in Ecuador avevo la febbre. Per fortuna viaggiavo con una vera e propria infermieria da viaggio, quindi un paio di aspirine mi hanno più o meno rimessa in piedi.

All’aeroporto è venuto a prenderci il fratello della nostra guida Ramiro- nome del fratello non pervenuto, ma molto simpatico. Mentre guidava dall’aeroporto a Quito -circa un’ora di macchina- ha chiacchierato molto ed è venuto fuori che lui ha sposato una signora di Alassio e conosce benissimo la riviera ligure: tutto il mondo è paese, eh? ;)

Dopo una breve pausa aspirina in albergo abbiamo deciso di fare due passi per conto nostro e siamo andati a girellare, perchè ero decisa di non farmi fregare dalla febbre. Più tardi quella notte ho sfebbrato un po’ e il giorno dopo stavo già meglio, per la cronaca.

La città è decisamente più moderna ed è in una sfera diversa dalle ultime città peruviane visitate. Gli ecuadoregni di Quito si stanno dando molto da fare per portare la città ai livelli di una capitale europea, però senza perdere troppo di quelle caratteristice eccezionali di individualità che può avere una città dell’Ecuador. Chissà come l’avrebbe trovata diversa papà :)

mo soggiornato per due notti in un albergo moderno bellissimo (che sollievo poter buttare la carta giù nel water per due giorni, che sollievo!!!) che si chiama Mercure Hotel.

Vicino c’è il Parco El Ejido che è bellissimo e animato di vita, era pieno di gente ed è stato stupendo gironzolare e osservare la vita locale, sia il venerdì sia il sabato seguente. C’erano diversi campetti di pallavolo e piccole squadre che giocavano secondo delle regole locali: una folla numerosa di  spettatori di ogni età scambia scommesse, vincite e perdite in base agli esiti della partita.
Ci siamo anche presi un gigantesco spiedino di carni da un venditore, è pieno di tizi con la griglia portatile che cucinano questi profumatissimi spiedi: impossibile resistere ;)
Abbiamo già scoperto che l’Ecuador fa concorrenza alla Inka Cola con una ennesima bibita gassata dolcissima ;)
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Subito dietro all’albergo abbiamo scoperto un negozio di souvenir meraviglioso in cui abbiamo fatto tanti acquisti, ma non quanti avrei voluto: pensavo di trovare altri negozi così stupendi e invece per esempio a Guayaquil non ho trovato un tubo, quindi mi sono amaramente pentita di non aver comprato alcune cose che avevo addocchiato!

Sempre girellando ci siamo imbattuti anche in un mercato strabiliante in cui abbiamo comprato ancora altre cose: hanno un artigianato locale fatto di madreperla vegetale, praticamente dei semi a buccia scura che dentro sono bianchi madreperla, costano pochissimo e vengono intagliati con grandissima maestria: sono spettacolosi!

Di negozio bellissimo in negozio bellissimo si è fatta sera. Qui gli orari di buio e soprattutto la temperatura sono ben diversi dal sud del Perù in cui eravamo solo poche ore prima. Un vero sollievo non dover mettere mille strati per proteggerci dal freddo: non ne potevo più di stare a zotto zero la sera come a Cusco ;) Nonostante questo l’arietta la sera era bella frescolina.

Per cena abbiamo improvvisato fermandoci in un locale chiamato Toro Carbon , e mentre mangiavamo carne buonissima abbiamo guardato la partita e poi ce ne siamo andati a letto non tardi: l’indomani Ramiro sarebbe venuto a prenderci alle nove per farci visitare Quito.