280615Isabela (18) Quella mattina Romiro ci ha accompagnati all’aeroporto in perfetto stile sudamericano: tardissimo, con calma e senza alcuna preoccupazione del fatto che ci fosse troppo poco anticipo rispetto all’orario di partenza del nostro volo.

Partire con il volo da Quito verso le Galapagos significa fare forzatamente scalo a Guayqauil, dove alcuni passeggeri scendono e altri salgono, e passare numerose file di controlli molto rigidi.

Le Galapagos infatti sono una riserva marina e parco nazionale, protette da regole ferree volte a proteggere l’ecosistema dell’arcipelago. I bagagli dei visitatori perciò vengono controllati accuratamente e bisogna dichiarare di non importare ed esportare nulla, nemmeno un sassolino teoricamente. Si paga anche una tassa d’ingresso, insomma le code e i controlli per imbarcarsi sono davvero tanti!

Romiro ci ha salutati dandoci giusto un paio di istruzioni ecuadoregne su come saltare meglio le code ed è ripartito. Siamo rimasti con un palmo di naso e piuttosto nervosi. Per fortuna evidentemente lì sono abituati a questi ritardi quindi ci hanno aiutati a fare tutti i passaggi dovuti e ci hanno in qualche modo aspettati, così ci siamo trovati seduti sul nostro piccolo aereo diretto a Guayaquil.
Il viaggio è stato piuttosto impegnativo per me, dal momento che dopo l’esperienza del sorvolo di Nazca l’aereo mi mette molto in difficoltà. Ad ogni movimento imprevisto o scossone avevo il cuore in gola, e partenza ed atterraggio erano momenti difficili.
Verso le due, dopo quindi tutta la mattina di viaggio in volo tra una cosa e l’altra, siamo arrivati a Baltra Island. L’aeroporto delle Galapagos   è un qualcosa di meraviglioso. Piccolissimo, rustico, installato nel mezzo del nulla brullo dell’isola, con le pareti con enormi spazi aperti che fanno passare l’aria calda e meravigliosa equatoriale.
Da qui in poi il trasporto è stato molto avventuroso: recuperi i bagagli e vieni indirizzato a prendere il bus con tutti gli altri turisti. Ressa per prendere i posti, i bagagli vengono più o meno scaraventati nel ventre del bus e ti chiedi se li rivedrai mai.
5-10 minuti di corsa in bus fino al mare. Imbarcadero: c’è un traghetto che in 5 minuti percorre i 30 metri di acqua che separano Baltra da Santa Cruz. Non c’è un ponte perchè così si evita che specie di animali non indigene dell’isola passino e mettano in pericolo le specie protette. I bagagli vengono lanciati sul taxi d’acqua e tu speri non in acqua.
Alcuni strani uccelli cominciano a volare sopra di te, e dopo 4 giorni in cui ti sembreranno dei draghi capirai che sono le fregate. Un pellicano si tuffa a bomba in acqua. Emozione.
Sbarcati su Santa Cruz ci hanno caricati su un’auto con altri 4 passeggeri e ci hanno portati attraverso tutta l’isola, un viaggio di circa 40 minuti durante il quale l’autista anche cercava di chiacchierare andando su e giù per questa strada a saliscendi, ma il rumore della vettura copriva molto della conversazione.
Arrivati a Puerto Ayora, la cittadina princpale di Santa Cruz, vieni lasciato di fronte all’imbarcadero con poche istruzioni e tanta confusione (e i tuoi fidi bagagli). Ti etichettano con un colore dividendoti per gruppi a seconda della destinazione, e a fianco a numerosissime persone tutte ammassate e confuse attendi speranzoso di essere imbarcato.
Lanciano nuovamente i tuoi bagagli su un motoscafo  e tu guardi verso l’orizzonte. Il cielo è nuvoloso e minaccioso, il mare è scuro e agitato. Anzi, l’oceano. Ci sono tante barche e navi da crociera e speri che il tragitto fino a Isabela, che dovrebbe durare massimo due ore, non venga fatto su questo motoscavo.
Sollievo, ti portano verso un altro, effettivamente. Panico: questo altro è solo di poco più grande, e dopo averci fatto stare non so come i bagagli di tutti ti stivano dentro con 20 persone. Addosso un giubbotto di salvataggio puzzolentissimo, che metti perchè nonsisamai, e alla guida un giovanotto 16enne.
E via!280615Isabela (25)
La traversata è stata veramente indimenticabile, un’esperienza impegnativa. Le onde erano grosse e il mare era mossissimo: il guidatore era effettivamente molto bravo e cercava di accompagnare le onde in quando i salti che facevamo con il motoscafo erano così violenti da farci sbattere prima la testa e poi il sedere. Il maldimare ha subito colpito molte delle persone a bordo, Alberto ed io per fortuna eravamo all’asciutto anche se essendo nella zona coperta del motoscafo non avevamo tanta aria fresca, ma le ragazze che rimettevano venivano fatte spostare verso il sedere dell’imbarcazione dove il vento e gli spruzzi forse le aiutavano a star meglio. Insomma descrivere lo stato di trance mentale in cui si entra in quei casi non è semplice. Cerchi un rifugio nella tua mente e in qualche modo ti diverti a cavalcare le onde, ricordandoti di quando eri bambina e andavi in gommone. Quando sono già due ore che sei lì però cominci ad avere paura di bloccarti con la schiena a furia di prendere colpi. Cominci a pregare che la xamamina presa abbia abbastanza effetto e cerchi di non guardare gli altri che vomitano. E ripensi a quando mesi prima, guardando Master And Commanders, hai capito che avresti voluto visitare le Galapagos e hai chiesto a tuo marito se l’idea, per il viaggio di nozze, gli andava a genio. E ti chiedi perchè invece non sei in un posto più tranquillo come l’Irlanda, e chi te l’ha fatto fare di essere lì.
Più di tre ore. La traversata è durata più di tre ore.
In tutto questo ricordo che eravamo partiti alle sette del mattino e in pancia, oltre alla colazione, avevamo solamente lo snack offerto in aereo (arachidi in sacchetto).
E quando ero lìlì per cedere anche io, abbiamo visto la terra. Ci hanno fatti spostare di nuovo (con lancio di valigie annesso) dal motoscafo al taxi d’acqua, che ci ha portati verso le spiagge; sono scesa traballante sul pontile di Isola Isabela,  e ho visto tutto intorno a me leoni marini. Sdraiati sulla sabbia, a panza all’aria. Sdraiati sulle panchinette lungo la strada. Nell’acqua. E iguane, parimenti rilassate a distanza ravvicinata da noi. Il cielo scuro da tempesta, il caldo umido soffocante, il mare mosso, la fame e i disagi sono immediatamente spariti mentre mi beavo della vista dei leoni marini sulla sabbia bianchissima e delle iguane appostate sulle rocce nerissime.

Ho capito “chi me l’aveva fatto fare”  e sono stata felice, in un modo che mi riempie il cuore nuovamente ogni volta che ripenso a quei giorni.

Purtroppo la nostra nuova guida, un omaccione coprulento che non emanava proprio voglia di lavorare, ci ha subito condotti via e io ero troppo stanca per insistere e fermarmi a fare due foto.

Sotto un tempo scuro, minaccioso e nuvoloso siamo arrivati in questo paesino stupendo di casette e strade di terra battuta che è Puerto Villamil. Meraviglioso. Per arrivare all’ingresso del nostro albergo La casita de la playa Fernando è passato dalla spiaggia praticamente, perchè l’albergo è proprio sul limite di una splendida spiaggiona di sabbia. L’hotel è rustico e dipinto di bianco, il rumore delle onde dell’oceano è onnipresente ed è stupendo. La nostra camera era bellissima, semplice e salata e umida come tutto il resto, con un finestrone gigante che dava sul lato oceano. Siamo stati proprio felici.
Una porta di legno dà sulla grande e spaziosa camera e un piccolo gego ci ha accolti sulla parete.
Eravamo stravolti e sporchi e stanchi. Abbiamo lasciato la valigia e ci siamo subito fatti accompagnare all’escursione concordata, che ahinoi non erano le tartarughe (ci hanno detto che avendo fatto tardi il posto aveva chiuso) bensì i fenicotteri. Che erano degli stupendi fenicotteri rosa in una piccola laguna a poca distanza dal villaggio.
Dopo la bella ma breve visita siamo rimasti soli: abbiamo preso due succhi di frutta al bar dietro l’albergo e ci siamo avviati sulla spiaggia nonostante il vento -e abbiamo fatto bene!
Sugli scogli neri di lava vivono centinaia di granchi, e dal molo di legno vivono e si riparano le Iguane Marine, nere come gli stessi scogli.
E’ stato bellissimo: ogni tanto un pellicano ci passava sulla testa ricordandoci ancora una volta in quale splendido posto esotico fossimo. Ci siamo avventurati in un tratto della spiaggia dove un cartello avvisava di prestare attenzione perchè si stava camminando in una zona di nidificazione delle iguane marine. Saremmo stati ore sul molo in legno e sugli scogli ma ormai era calato il buio, quindi abbiamo lasciato la spiaggia.280615Isabela (22)

Passeggiando per il paese siamo entrati in un piccolo market e ci siamo comprati dei biscotti e una scorta di acqua per l’escursione del giorno seguente.

La cena era già prenotata presso il Ristorante El Faro. E’ molto grazioso, tutto in legno, con dei bei dipinti sulle pareti raffiguranti creature delle Galapagos e i portatovaglioli in legno a forma di fregata e di sula dai piedi azzurri: ce ne siamo anche comprato uno di ricordo apposta, i giorni seguenti. Ci hanno servito il pescado del dia, dopo un antipasto di minestra di verdure e spaghetti al sugo (pure buoni): sembrava una specie di tonno con una salsetta all’arancia molto particolare e molto buona.
Davvero eccellente, e abbondante.. davvero stavo per scoppiare.
All’hotel abbiamo dormito come due pascià, con le onde del mare a cullarci e la ventola attaccata per muovere un minimo l’aria calda e umida della stanza.
280615Isabela (10)Ecco cosa ho scritto nel mio diario prima di crollare a dormire, quella sera:
Siamo rocambolescamente arrivati alla nostra destinazione. Sono un po’ stufa di trascorrere giornate intere a viaggiare. La nostra guida di Quito il sig. Romiro ci ha portati in aeroporto senza grande anticipo, e noi abbiamo patito molto di dover fare tutto di corsa. Ci sono code innumerevoli, controlli, documenti da compilare, visti, tasse e dichiarazioni da fare, tutto solo per accedere alle Galapagos. Sono giustamente molto esigenti e attenti.
L’aereo ha fatto sosta a Guayaquil per fare rifornimento di carburante e per caricare altri passeggeri.
Le pastiglie solite mi han permesso di dormicchiare anche se il volo era un po agitato.. temo di essere rimasta traumatizzata dal volo a Nazca.
Arrivati all’aeroporto delle Galapagos siamo andati in bus fino a un traghetto, cinque minuti ed eravamo sull’isola di fronte (Santa Cruz su cui torneremo) con i bagagli che ci seguivano sempre un po’ rocambolescamente. Tragitto in macchina attraverso l’isola e imbarco al volo su un motoscafo modello guscio di noce. Eravamo pigiati in 20. Puzza umidità poca aria giubbotto di salvataggio appiccicoso di sale vento e mare grosso. Una traversata spaventosa. In tre passeggere son state male e han rimesso. Io grazie alla pastiglia e agli anni sul gommone me la son cavata. Mi hanno comunque dato il sacchetto di plastica per prudenza ma non è servito :)
Ci abbiamo messo tre ore. Tre ore infinite di oceano agitato su una barchetta a riflettere su chi diavolo me lo abbia fatto fare. E sul fatto che dopodomani alle cinque del mattino mi tocca uguale il viaggio di ritorno.
Per fortuna a parte uno snack sull’aereo a mezzogiorno non avevamo mangiato niente!
Arrivati siamo stati gratificati dal vedere leoni marini sguazzare felici a pochi passi da noi nella spiaggia dove siamo sbarcati. Pellicani ovunque vicinissimi. Ma soprattutto i musetti delle otarie o cosa sono che sbucano dal mare e dormono sulla spiaggia.  Purtroppo non abbiamo nemmeno avuto il tempo di fare una foto che la persona che ci aspettava ci ha caricato in auto e portati all’albergo. Ha provato a nicchiare la gita prevista perché era si vede passata l’ora della fine della giornata di lavoro siccome siamo arrivati tardi. Niente tartarughe perché ha detto che il posto era  chiuso. Ci ha portati a vedere i fenicotteri rosa però!280615Isabela (28)Il paese in cui siamo è proprio sulla spiaggia. Strade di terra e sabbia :) tanti bambini che giocano in giro e ragazzini in bici. Spiaggia e baretti e ristoranti rustici. L’albergo è sulla spiaggia e la stanza è pulita e graziosa. Tutto è umido da morire, caldo umido, le onde dell’oceano fanno un rumore fortissimo e abbiamo un piccolo geco in camera.
La spiaggia è sabbia e rocce nere di lava vulcanica. Le quali sono popolate di iguane piccole e nere e di granchi rossicci. Speriamo di poter fare foto domani, oggi è calato il buio subito.

Domani gita al vulcano. Suderemo da morire. Con questo caldo umido si suda a star fermi! Purtroppo il cielo è molto coperto.
Poi snorkelling nella baia Cocha perla. Ci daranno tutto il necessario perché noi abbiamo solo i costumi.. non vedo l’ora di cacciarmi in bocca il boccaglio usato da altri. È un paese di grandi condivisioni.