La sveglia era di nuovo alle 5 di mattino. Ero preoccupata di dover di nuovo affrontare la traversata da Isabela a Santa Cruz quindi ho scelto di non mangiare quasi nulla.12115934_10153599971179654_2043628133329521315_n

E’ stato un piccolo dispiacere lasciare la Casita de la Playa e Puerto Villamil. Nelle luci dell’alba siamo tornati vicino alla Concha de Perla: tentazione fortissima di scappare ai piani prefissati e tornare a fare il bagno lì.
Con altri passeggeri siamo stati nuovamente caricati con la solita rocambolesca modalità sul motoscafo: il viaggio è stato molto più tranquillo, a livello di scossoni e mare, che era mosso ma non più grosso.

Purtroppo in realtà sono stata quasi peggio, perchè avevo molta fame ed ero debole, e la pastiglia di xamamina mi dava sonnolenza: ogni volta che mi calavano gli occhi iniziavo a soffrire il dolce moto delle onde.

Siamo scesi a terra dopo meno di due ore, ed ero allo stremo delle forze. Per fortuna avevo i biscotti e mentre attendevamo di essere raccattati come sempre da una guida, che tardava parecchio ad arrivare, ho sgranocchiato qualcosa. Dopo un bel po’ finalmente è arrivato un ragazzo che ci ha fatti portare in un nuovo albergo con un taxi, il North Seymur. https://www.expedia.ca/Santa-Cruz-Island-Hotels-North-Seymour.h9812039.Hotel-Information
Avremmo soggiornato lì due notti e siamo stati felici di vedere che è molto bellino e la nostra stanza era in una bellissima posizione, molto in alto, ampissima e luminosa, spaziosa e comoda.
Purtroppo la notte si è rivelata un po’ rumorosa ma pazienza. Abbiamo anche reincontrato i due romani che abbiamo disprezzato alla fine del viaggio in Perù per la loro mancanza di rispetto delle regole, ma per fortuna erano in partenza. Abbiamo subito fatto colazione in albergo (che freddo, c’era l’aria condizionata fortissima) e poi siamo andati a fare due passi allascopertas di Puerto Ayora.
Avevamo infatti la mattina libera: di nuovo non era una giornata di sole, il cielo era coperto e velato ma più luminoso. Mi sono anche un poco scottata le spalle :)
12065794_10153599972229654_1619132762483054089_nSiamo scesi verso il lungomare camminando su grasiosi marciapiedi di questa cittadina turistica. L’albergo essendo in posizione più periferica è in una zona leggermente più grezza, con tanti lavori in corso. Più ci si avvicina al mare e più le cose sono finite e curate, ci stanno lavorando tanto e il risultato è molto bello secondo me.

Abbiamo visto subito sulla sabbia dei leoni marini che si rilassavano, più o meno di fronte alla zona dei pontili del porto. Volevamo avvicinarci per fare foto ma essendo vicino a una caserma era proibito l’ingresso. Un militare, gentilissimo, ci ha visti ed è venuto a offrirci di scattare una fotografia con dietro di noi un leone marino, sullo sfondo. E’ stato un gesto stupendo anche perchè alla fine non ce ne siamo resi conto, sul momento, ma è l’unica fotografia che abbiamo insieme alle Galapagos :)

Sulla guida si parla del bellissimo mercato del pesce di Puerto Ayora: è davvero stupendo! E’ poco più di una bancarella in una piazzetta, ma è animata da una serie di animali mitici che vivono lì e rubacchiano o elemosinano un po’ di pesce dalle giovani venditrici.
E’ davvero incredibile :)

Ci sono pellicani (che la sera abbiamo visto dormire sulle mangrovie lì vicino) e leoni marini! Quando siamo andati noi ce n’era uno in particolare che elemosinava pesce con l’abilità di un bel cagnolino :) I pellicani cercano continuamente di rubare il pesce, e le venditrici hanno un bel lavoro a tenerli a bada.11403105_10153373235924654_5385014170694773598_n

Proseguendo sulla passeggiata del lungo mare a Puerto Ayora ci sono dei negozi di souvenir davvero incredibili, bellissimi, con oggetti di artigianato stupendi a ottimi prezzi. Uno in particolare specializzato in artigianato in legno è veramente meraviglioso. Abbiamo comprato alcuni souvenir di cui sono ancora super contenta.

Poi abbiamo cercato disperatamente i francobolli che non avevamo potuto trovare a Puerto Villamil: l’impresa si è rivelata ardua, perchè solo il Correjo li vende, ma farsi dire cos’è e dov’è non è stato facile: continuavano a darci indicazioni mooolto discordanti, lo abbiamo trovato solo il giorno seguente mi pare..

A pranzo ci hanno portati in un localino moderno e grazioso sulla passeggiata, dove abbiamo mangiato la solita sopa di antipasto che stavolta era eccellente e un pescado insaporito con una salsa al pesto, e alle due e mezza sono tornati a prenderci: con altre persone ci hanno portati alla nostra meta, che poi si trovava poco oltre sulla promenade ma curiosamente abbiamo raggiunto in auto.
Abbiamo visitato il Centro di Ricerca Charles Darwin, dove si possono osservare le iguane di terra e tantissime razze di tartarughe, e ti spiegano come le accudiscono; per aiutarle a sopravvivere le raccolgono dalle varie isole e poi le crescono qui per i primi anni, finchè sono in grado di cavarsela da sole: fanno anche loro degli allenamenti specifici. Poi le riportano esattamente dove le hanno prese!

E’ stata una visita semplice ma carina, rilassante e addolcita da una pausa gelato all’ombra :)

Siccome avevamo un poco di tempo prima di una visita successiva abbiamo potuto ammirare una spiaggetta lì vicino: è molto suggestivo essere sulla spiaggia bianca di conchiglie, circondata da rocce laviche nerissime e popolate di granchietti.

11402971_10153374470949654_4993860505779082561_nLa guida ci ha di nuovo caricati in auto e abbiamo viaggiato sotto un cielo uggioso verso un allevamento di tartarughe giganti delle Galapagos, la Reserva El Chato.
Come prima cosa abbiamo dovuto toglierci le scarpe e indossare degli stivali in gomma offerti dalla riserva, cosa che non ci ha messo proprio a nostro agio: però era necessaria, perchè la passeggiata si svolge quasi completamente nel fango e non c’è altro modo per non infangarsi completamente.
Le tartarughe sono davvero grandi, impressionanti: le si osserva a una certa distanza, per non disturbarle.
La passeggiata si conclude un po’ senza anticipazioni con una micro escursione in un paio di grotte naturali, di cui una ha un tratto di buio pesto che fa molta impressione: per quanto non abbiamo capito come mai ci sia questo giro, è stato comunque divertente ed interessante :)

Nella tettoia – ristorante del centro ci hanno poi offerto una bella tazzona di Erba Luisa, che abbiamo sorseggiato riposandoci e godendoci il relax di quel pomeriggio.

12112427_10153599975134654_4657069750277853139_nRientrati in albergo, dopo una bella doccetta rinfrescante siamo stati accompagnati a cenare al ristorante Il Giardino, l’unico che a vederlo dalla strada noi avremmo scartato perchè troppo italiano :D

Ci siamo trovati benissimo e il locale è molto bello: eravamo seduti all’aperto e ci siamo goduti la brezza della sera, mentre ogni tanto un gatto veniva a farsi fare due coccole. Abbiamo mangiato tartine di antipasto, il pescado del dia e sulle note delle canzoni di Bon Jovi abbiamo mangiato un ottimo gelato e una torta di banana!

Abbiamo ripreso poi la nostra passeggiata sul lungomare: la piazzetta del mercato del pesce era addormentata, nel senso che i suoi clienti abituali (pellicani e i due leoni marini) dormivano della grossa il sonno dei giusti.

Tornati al porto dell’imbarcadero abbiamo vissuto nuove avventure: di notte si popola di leoni marini che dominano felici il pontile di legno, e in mezzo ai turisti entusiasti gironzolano come se niente fosse e fanno un po’ di show.

11207283_10153599975404654_1745764161639852109_nQuella sera in particolare c’era un gruppo che noi abbiamo identificato come una famiglia, mamma papà e cucciolo. Il cucciolo era frenetico, non ne voleva sapere di andare a dormire, perciò continuava a tormentare gli altri due: e sali, e scendi, e mordi, e spingi, e salta sulla panchina, e torna giù, da morire dal ridere :) siamo stati a lungo a ridere delle loro avventure e a guardarli, e dopo aver ammirato nuotare nell’acqua del porto, dall’alto, uno squaletto e una manta, ci siamo dichiarati soddisfatti e siamo andati verso l’albergo.

In definitiva è stata sicuramente la giornata più sottotono di questa visita alle Galapagos, ma comunque una giornata serena e bellissisma, e le premesse per l’indomani erano emozionanti.
Sul momento, arrivati a Santa Cruz, abbiamo avuto un po’ paura di prendere un bel bidone.
La nostra agenzia infatti evidentemente non aveva prenotato come da noi richiesto l’escursione a Santa Fè che speravamo di fare, e da Isabela ci avevano detto che non potevano aiutarci ma che avremmo dovuto aspettare di essere a Santa Cruz per prenotare qualcosa.
Con gli sforzi congiunti nostri e dell’agenzia via mail abbiamo in qualche modo insistito, e il ragazzo che ci ha accolti quella mattina aveva accennato che alle otto avremmo avuto l’occasione di fare l’escursione richiesta.
11014900_10153374484054654_5951692632510989367_nAndando a cena quella sera stessa i nostri tre accompagnatori ci avevano chiesto cosa avevamo in programma, e si erano detti ignari della famosa escursione a Santa Fè. Qualcosa era andato storto! Ci hanno chiesto se avevamo prenotato la gita o meno, e quanto avremmo dovuto pagare e se eravamo sicuri. Quando abbiamo comunicato loro il prezzo (piuttosto elevato) che ci avevano detto, hanno confabulato un poco e improvvisamente si sono detti sicuri che avremmo fatto la gita, confermandoci l’appuntamento delle 8. La cosa era forse un poco sospetta, ma non ci importava.
Abbiamo chiesto loro se avremmo potuto fare snorkelling e ci hanno confermato, con mia somma gioia, che la gita era quasi tutta di snorkelling e che ci avrebbero fornito tutto l’occorrente loro stessi il giorno dopo.

La cosa mi ha riempita di gioia e siamo andati entrambi a dormire con il sorriso e con grandissime aspettative.