
FOGLI DI PERGAMENA
DAVID GEMMELL LA LEGGENDA DEI DRENAI
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LA TRAMA
Le storie delle gesta eroiche e della vita di Druss la Leggenda, Capitano dell'Ascia, sono conosciute e narrate ovunque; Druss, però, alla fama e alla ricchezza ha preferito il ritirarsi e trascorrere gli ultimi anni della sua gloriosa vita sulle montagne, antiche come lui, solitarie e possenti come lui. Qui, l’ormai attempato guerriero attende la venuta della sua più letale nemica, la Morte.
La possente fortezza di Dros Delnoch, protetta da sei mura finora impenetrabili, si erge ad ultimo baluardo di difesa dell'unico passo montano attraverso cui un'armata possa penetrare nel territorio dell'impero Drenai, ed ora è anche l’ultimo campo di battaglia, perchè tutto quanto è caduto contro l'avanzata delle feroci orde Nadir che stanno attaccando l'impero sotto la guida dell'invincibile Ulric.
E la speranza dell'impero di Drenan, prossimo alla sconfitta, risiede interamente nelle mani di quell'unico vecchio uomo, Druss: l'unico eroe che saprà ispirare i più giovani combattenti Drenai dando loro la forza di resistere all'assedio Nadir, per poter sputare in faccia alla Morte un'ultima volta e scrivere nelle pagine della storia una nuova LEGGENDA.
MY WORDS
La Leggenda dei Drenai è il primo romanzo scritto da Gemmell, e resta secondo me uno dei suoi lavori migliori. E' un'opera che racchiude in sè sia una forte innovazione nel genere sia il mantenimento di un'ingenuità particolare, dovuta all'inesperienza dell'autore -che infatti nelle opere successive la perde in virtù di un'originalità completa.
E' la prima comparsa di Druss la Leggenda, che diviene poi il protagonista assoluto di due romanzi scritti in seguito, Legend of Deathwalker e Druss The Legend, che approfondiscono il suo passato, accennato in questo primo romanzo, la sua vita e la sua persona.
Anche se La Leggenda dei Drenai è un romanzo che presenta numerosi protagonisti e che è molto corale, sono Druss e Snaga, colei che invia, a dominare la scena con la loro presenza.
Morte Che Cammina, Druss la Leggenda, è senza dubbio uno dei personaggi migliori e maggiormente affascinanti che Gemmell abbia mai creato: un meraviglioso eroe completamente umano, dotato di un'abilità particolare che con amarezza ha scoperto essere quella di uccidere gli uomini, e che essendo di animo buono e nobile sfrutta per difendere i deboli e i bisognosi, ergendosi a baluardo per loro che non hanno questa abilità.
Druss ammira ed invidia con tutto il cuore le persone che difende, perchè pur se a loro volta è invidiato da loro, essendo egli la Leggenda, è consapevole che mai avrebbe il coraggio e la fermezza di lasciare il campo di battaglia per vivere come un contadino. La sua amarezza perciò lo accompagna sempre, un uomo dotato del dono di uccidere ma non del dono di creare. Eppure ha creato una leggenda che ispira gli uomini.
Attraverso questo suo primo romanzo Gemmell pone il lettore di fronte a temi profondi, che analizzerà da angolazioni differenti anche nei suoi prossimi lavori, e che rappresentano alcune tematiche che evidentemente ha molto a cuore: l'onore alberga solo nel cuore dei giusti e dei virtuosi? Un uomo comune può elevarsi al di sopra della propria condizione nel momento del bisogno? Qual è la differenza tra un eroe e un codardo e dov'è il punto di rottura? Dove si trova la speranza nel momento della disperazione?
Chi sono i buoni e chi sono i cattivi? Ci sono un bene ed un male assoluto?
In questo primo romanzo dei Drenai non esistono il bene e il male in senso assoluto: esistono solamente due popoli. Uno che desidera ardentemente compiere il proprio destino e l'altro che lotta per la propria sopravvivenza. La nostra scelta di campo dipende solo dall'ottica dell'autore, che scegliendo di rappresentare il punto di vista Drenai ci porta a sperare per loro.
I personaggi di "La Leggenda dei Drenai" non sono i classici "eroi epici" del genere fantasy. Già in questo primo lavoro infatti Gemmell si contraddistingue per la propria abilità nel descrivere personaggi estremamente concreti: l'età di Druss e la sua artrite, le paure di Rek, l'aspetto di Serbitar, il disprezzo nei confronti di Orrin, rendono infatti queste persone completamente umane, profondamente realistiche, però non impediscono loro di essere eroiche nel momento del bisogno.
Gli eroi di Gemmell sono reali, perchè hanno in se stessi un lato oscuro, perchè hanno dubbi e paure –come ognuno di noi. La paura di fallire, la paura di deludere, la paura di crollare e di fuggire, la paura della morte e della vecchiaia sono macigni che pesano sulla coscienza di tutti.
Loro però sanno trovare la propria forza, la forza necessaria per fare ciò che va fatto, all'interno di un rigido codice morale, oppure nell'impossibilità d'ammettere un'inevitabile sconfitta, e anche a volte in un'insana follia.
LE PAROLE DELL'AUTORE
Quella che segue è un'intervista fatta a Gemmell ormai molti anni fa, poco dopo il grande successo di LEGEND.
Intervista a David Gemmell tratta dalla rivista "Fear Magazine" di Nov/Dic 1988
Il famoso scrittore David Gemmell racconta a Stan Nicholls di se stesso e della propria crisi di "vita e morte" attraversata nel 1976, crisi che lo ha condotto sulla via della scrittura.
STAN NICHOLLS- Quando ha iniziato a scrivere romanzi fantasy?
DAVID GEMMELL- nel 1976 ho dovuto fare un test per scoprire se avevo un cancro, e quello è diventato un periodo orribile. Perdevo peso e urinavo sangue, sapevo che qualche cosa doveva non andare per il verso giusto. Credimi, la prospettiva di morte ti schiarisce davvero la mente. Mia moglie mi disse "guarda, perchè non fai qualcosa per togliertelo dalla mente?" così, ho scritto, in due settimane, un libro chiamato "L'assedio di Dros Delnoch". Semplicemente ho tirato fuori questo romanzo, scrivendo otto ore al giorno. Non avevo ancora capito che cosa fosse esattamente, a quel tempo, ma se pensate a "La Leggenda dei Drenai", ciò che sarebbe divenuto più avanti, saprete che i nemici erano i Nadir. La mia mente cosciente non mi aveva detto che questo rappresentava il punto di maggiore disperazione. La fortezza ero io stesso, e i Nadir erano il cancro. Quando l'ho finito ho lasciato il finale aperto, in modo che se fossi andato all'ospedale e mi avessero detto “ragazzo mio, tu hai un cancro e non c'è nulla che possiamo fare per aiutarti" la fortezza sarebbe caduta. Se non fosse stato cancro, o se avessero potuto guarirmi in qualche modo, la fortezza sarebbe sopravvissuta. Questo mi ha dato qualcosa a cui appigliarmi. Comunque, sono ovviamente ancora qui, perchè venne fuori che era una vecchia ferita di quando, come giornalista, ero stato picchiato violentemente: era stato danneggiato uno dei miei reni. Un'infezione aveva causato la perdita di sangue dal mio rene.
Quindi, ho dimenticato il romanzo per qualche tempo, perchè infatti non era quello buono. Nel 1980 un mio amico lesse il manoscritto e disse: "E' pieno di clichè, ma è molto piacevole, e se ci passi qualche tempo sopra potresti ricavarne un buon romanzo". Ho pensato che avrei ricominciato ancora. Mi è servito un anno, ed ecco che compare "La Leggenda dei Drenai". Venne accettato dalla Century Hutchinson alla fine dell’82.
SN- chi o che cosa influenza le sue opere?
DG- Io non leggo fantasy. Lo facevo tempo fa, ho letto Tolkien, Howard e Lin Carter, gli scrittori di inizio anni Settanta. Ti spaventa l’idea di diventare una specie di plagiario. Sono terrorizzato dall’idea di scrivere una scena che venga in effetti da qualcun altro. Ho un problema adesso con il mio nuovo romanzo, che uscirà a Giugno; si chiama "I Cavalieri di Gabala" (Knights of Dark Renown), un titolo di cui sono soddisfatto. Recentemente qualcuno mi ha chiesto a che cosa stessi lavorando ed io ho risposto "a I Cavalieri di Gabala", allora mi ha detto "l'ho già letto". Ho scoperto che è il nome di un romanzo storico pubblicato intorno al 1955...
SN- perchè ha scelto di scrivere proprio heroic fantasy?
DG- Se dieci anni fa qualcuno mi avesse chiesto che tipo di scrittore sarei diventato, avrei risposto "un romanziere storico". Sono affascinato dalla storia, ma la maggior parte di ciò che mi intriga finisce male. Uno dei miei eroi preferiti è William Wallace, che era scozzese. Nel XIII secolo i Normanni governavano Inghilterra e Scozia e gli Scozzesi stavano invadendo l’Inghilterra; i Normanni venivano uccisi raramente perchè erano tutti nobili e cavalieri e venivano catturati per ricavarne un riscatto. Le persone che venivano macellate erano gli schiavi e i servi della gleba. In questa situazione venne Wallace, che era praticamente un piccolo cavaliere, e rivoluzionò il modo di combattere. Aveva dalla sua parte moltissimi contadini, e li trasformò in un esercito di fanteria, che respinse gli Inglesi indietro a Stirling. I nobili scozzesi, intuendo che gli Inglesi sarebbero stati sconfitti e che ci sarebbe stato un nuovo ordine in Scozia, lo tradirono. Fu condotto a Londra, impiccato, bollito e squartato. Fine della storia.
Se io avessi scritto di William Wallace, sarebbe esistito un mondo dove non sarebbe stato tradito, sarebbe sopravvissuto e avrebbe vinto. Con questo concetto in mente, ho pensato che l'unica cosa da fare sarebbe stata il trovare un compromesso grazie al genere Fantasy.
SN- i suoi personaggi hanno una vita propria?
DG- “La Leggenda dei Drenai” è l’unico romanzo per cui ho conosciuto l’atmosfera della trama in prima persona, perchè l’ho creato come “L’assedio di Dros Delnoch”. Tutti gli altri romanzi che ho scritto iniziano con un personaggio, non con una trama. Dico “è un personaggio interessante, lo faccio montare su un cavallo e cavalcare fuori da una foresta”. Sono molto felssibile. Il segreto più grande che ho scoperto nello scrivere è quello di usare persone reali. Ne “La Leggenda dei Drenai” volevo un personaggio che fosse un ragazzo simpatico, non molto abile, che potesse sempre essere certo di fare la cosa sbagliata. Qualcuno un po’ inesperto. Così ho dipinto un amico particolare. E’ molto più reale, più credibile.
E’ stato lo stesso con il personaggio di Druss. C’è una momento in “La Leggenda dei Drenai” dove ho avuto davvero un problema. Quello che volevo era che il traditore facesse qualcosa di spregievole. Così ho pensato “avvelena il pozzo”. Mi sono chiesto come si poteva scoprirlo, a parte la morte di tutti. Così mi è venuta in mente l’idea di una trasmissione telepatica a Druss da parte dei Trenta “ehi Druss, il pozzo è avvelenato”. Nessun problema. Loro entrano (nella sua mente), e lui cosa fa? Al posto di dire “chi è la?” si mette ad urlare “Fuori dalla mia mente!” e comincia a sfasciare il posto. Lo sto scrivendo, e intanto penso “ascolta, vecchio stupido bastardo, ascolta!”. Non funziona e devo trovare un’altra strada.
SN- Quando finisce un romanzo, lo mette da parte a maturare oppure viene pubblicato direttamente?
DG- Viene subito pubblicato. Ho un superbo editore, Liza Reeves, e posso contare completamente su di lei quando prende il manoscritto per consigliarmi con esattezza il da farsi.
Per esempio, io ero profondamente infelice quando stavo scrivendo "Un lupo nell'ombra". A quel tempo avevo appena perso il mio lavoro, mia madre era molto malata e successivamente è morta. Tutto questo ha influenzato la stesura di "Un lupo nell'ombra". Il personaggio principale, Jon Shannow, divenne sempre più depresso ed il libro prese una piega tremendamente sbagliata, che io però non potevo vedere. Liza li ha rimesso sulla giusta via con una lista di possibili revisioni. Originalmente il libro era una specie di "science fiction", ed allora lei mi ha suggerito di tagliare alcuni elementi di questo genere e di trovarne alcuni magici. Improvvisamente tutto andò per il verso giusto. Ho riscritto la seconda metà in tre settimane. E' stato facile. Quello era il mio primo libro che sarebbe dovuto essere venduto negli Stati Uniti, e questo non sarebbe stato possibile senza l'aiuto di Liza Reeves. Metto sempre il suo nome nei ringraziamenti.
SN- Lei fa una distinzione tra scrittore e narratore, descrivendo se stesso come un narratore
DG- Penso che sia perchè non avrò mai il blocco dello scrittore. La gente parla di me come uno dei più grandi scrittori del genere. Geoff Ryman. Lavora e lavora, bozza dopo bozza. Gli ho chiesto perchè non produce di più. Lui mi ha detto che ha una scena con un uomo che entra in una stanza, e quali sono le sue prime impressioni? C'è un sacco di gente nella stanza? Quale è la sua grandezza? Ed avanti così con interminabili domande. "Entra nella stanza. Fai che succeda qualche cosa, Geoff". Ho parlato con persone che ammirano il suo lavoro e dicono che è uno scrittore straordinario.
Ma non è così per me. Io racconto storie. Ce ne sono probabilmente solo tre o quattro al mondo, ma se vivrò fino a diventare novantenne, ne troverò delle variazioni.
Geoff è essenzialmente un attore. Da una grande performance, là sulla pagina. Sa quando è giusto, e quando ha fatto una grande esibizione. Io applaudo tutto ciò. Ma se ha scritto quattro libri in dodici anni, non può fare carriera come scrittore. Forse tra duecento anni nessuno saprà nulla di David Gemmell e ci saranno corsi universitari su Geoff Ryman. Ma non mi preoccupo di cosa accadrà tra duecento anni.
SN- I suoi personaggi sono interessanti perchè sono incerti su loro stessi, sono persone ordinarie che devono compiere imprese straordinarie; da dove vengono?
DG- Vengono tutti dalla vita. In “La Leggenda dei Drenai” Rek è basato su me stesso, terrorizzato dall’oscurità, che non vuole essere coinvolto in alcun tipo di violenza. Io sono cresciuto in una zona molto violenta. Ho centinaia di punti sul mio corpo causati dalle dispute da ragazzino. Sono stato colpito da bottiglie rotte, ho ferite e cicatrici. Rek era anche un narcisista. Era maggiormente interessato a vedere se il suo mantello era correttamente drappeggiato sulla sella che ad essere coinvolto in qualche problema. Questo sono io. Molti altri personaggi sono basati su alcuni uomini violenti che ho conosciuto crescendo. Il mio patrigno è molto simile a Druss nella "Leggenda dei Drenai". E' un naturale uomo d'azione, ed ha un modo diretto per risolvere i problemi. Ha mani simili a banane, il suo anello con sigillo potrebbe andare oltre il mio pollice. Un vero uomo duro di West London. Tutti i miei personaggi sono persone reali che si trovano ad affrontare situazioni inusuali, è qui che giace il dramma. Non c'è niente di più noioso di un personaggio con muscoli enormi, un cervello brillante e che non perde mai. Sai già dalla prima pagina che ucciderà settantacinque maghi, un paio di eserciti, molti draghi, un po' di lupi mannari, e finisce incoronato Re di Lemuria o di qualche altro posto..
SN- Come Conan?
DG- Conan è un po’ diverso. E’ stato costruito meglio; c’è un ritmo, una vitalità nel lavoro di Howard che ti conduce attraverso la storia. Molti imitatori non hanno queste caratteristiche.
Il fantasy migliore che io abbia mai letto è "Il Signore degli Anelli". Se scrivi di fantasy devi stabilire subito la credibilità. E lo fai dando al tuo eroe un ginocchio oppure la schiena in cattive condizioni. Qualcun altro invece può avere mal di denti, o dubbi e paure. Tutte cose in cui il lettore può identificarsi. Così, quando introduci dragoni, lupi mannari e maghi, sono più accettabili, perchè abbiamo già stabilito che il loro è un mondo reale.
SN- Rek ha superato i suoi dubbi. Anche lei ha superato i suoi?
DG- Come Rek, quando ero giovane sono stato costretto a vivere situazioni violente. Mia madre mi ha fatto boxare. Mi ha portato in un club e ha detto "Vai, allenati". Ho imparato a combattere, ma non mi è mai piaciuto e non mi sono mai divertito. Come Rek, io detesto la violenza, farei qualsiasi cosa per allontanarmene. Sono cresciuto con mia madre fino all'età di sei anni, e somigliavo davvero molto a una sorta di libresco giovinetto, come Thuro in "Il re dei fantasmi". Poi nella nostra famiglia venne un uomo che era molto duro, potente, diretto. Non mi ha forzato su niente, tranne che sulla boxe. Tutto quello che diceva era "Figliolo, devi imparate che un pugno in bocca non è tanto sbagliato come nascondersi dietro un muro o fuggire".
L'altra cosa riguardo Rek è che viene cambiato dalla sua amante, Virae, che è basata su una "amazzone" con cui ero solito lavorare. L'essenza di Virae è mia moglie. Per me Val è una roccia. Ci sono io che galleggio, di qua e di là, ma ho questa roccia a cui posso sempre tornare. Questo è quello che succede a Rek in “La Leggenda dei Drenai”, qeusto è ciò che mi ha aiutato sin’ora nella mia vita.
SN- I problemi tendono ad essere risolti da azioni dirette nei suoi libri. Questo riflette una sua personale filosofia?
DG- Si, molto. Tendo ad andare direttamente al problema e a calciarlo via. Sono convinto che veniamo educati fin dal nostro primo giorno di vita ad un’attitudine che dice che se viene fuori un problema, c'è sempre qualcuno che possa risolverlo per noi. Io sono contro questa concezione.
SN- Suona un poco tatcheriano.
DG- Possa la mia lingua diventare nera e cadere, ma sì! Ho sostenuto la campagna per Harold Wilson, andavo in giro portando dei cartelli. Vengo da una famiglia socialista, socialista sotto tutti i punti di vista, ma su questo punto mi infilo nel campo della Tatcher. Esattamente come per le Farklands. La mia opinione è che la task force doveva essere mandata. E' stata un azione diretta e ne sono usciti molti risultati.
SN- Nei suoi romanzi, c’è per caso qualche elemento di allegoria politica?
DG- Ho avuto le conversazione più bizzarre a proposito di questo argomento. Alcune persone dicono di vedere certi messaggi nascosti dell'ala sinistra, altre trovano pensieri dell'ala destra. Tutti i lettori ci trovano cose diverse. Si può facilmente intuire che "La Leggenda dei Drenai" tratta di una civiltà vecchia e corrotta e di una nuova popolazione di barbari. Come noi, lentamente affondano nella decadenza. Ma il romanzo non è stato scritto in questo modo. Come giornalista ho avuto a che fare con molti politici, alcuni dei quali sono ora ministri di gabinetto, e non ne ho mai incontrato uno con cui si sarebbe potuto sedersi assieme da qualche parte e capire se era onesto. Puoi vedere i loro cervelli lavorare. C'è sempre qualcosa dietro a tutto quello che dicono, ed è interesse personale. Attualmente io ammiro Reagan. Ero felicissimo quando è stato eletto. L'unica cosa di cui il presidente degli Stati Uniti non ha bisogno è l’essere intelligente. E' tremendamente pericoloso. Jimmy Carter lo ha dimostrato. Quando avremo un presidente degli U.S.A. o un premier russo che cerchi di vedere entrambi i lati di una domanda, ci sarà pericolo di guerra. Il mondo è salvo perchè i russi sanno che Reagan non è molto sveglio. Votate sempre per il più tonto: John Wayne a parte, penso che Reagan sia il migliore candidato.
SN- Questo mi sembra il momento giusto per chiederle che cosa voleva dire quando una volta ha sostenuto di voler essere il John Wayne del fantasy.
DG- Dunque, questo non ha niente a che fare con la politica. Una delle cose che ha reso Wayne una persolalità tanto duratura nel mondo del cinema è che lui non si è mai considerato un grande attore. Si considerava un viaggiatore e tentava di imparare qualcosa di tutti i luoghi in cui girava. Mirava sempre ad essere qualcuno.
Quello che voglio è mantenere l'ideale che lui possedeva, lasciare il processo di apprendimento sempre aperto e non diventare mai troppo “sfiorito”.
SN- Non sarebbe bello vedere "La Leggenda dei Drenai", su un altro livello, come se fosse basato su Alamo?
DG- Sì, Alamo ha avuto un grande effetto su di me la prima volta che ne ho letto; sfortunatamente adesso conosco la verità sul fatto. Non è una storia di vero eroismo, nessuno si aspettava di morire laggiù. Non sto dicendo che non fossero uomini coraggiosi. Ma l'intera cosa era stata mal amministrata fino al punto di diventare inettitudine. C'è persino una versione che dice che Davy Crockett fu scoperto mentre si nascondeva sotto una pila di abiti femminili e cercava di scappare. L'hanno preso e gli hanno sparato. Non mi piace crederci, ma è la verità della vita, quindi forse non avrei dovuto studiare Alamo. "La Leggenda dei Drenai" è lo spirito di Alamo, o almeno è lo spirito di quello che Alamo avrebbe dovuto essere.
SN- Nei suoi romanzi ci sono molti gruppi di èlite come i Trenta e il Drago. Sono solo buoni stratagemmi letterari?
DG- Non voglio diventare troppo psicologico, ma, nella mia infanzia, non appartenevo a gruppi e non avevo amici. Questo mi ha fatto passare molto tempo da solo. Sognavo di avere un sacco di amici. Quindi in qualche modo i gruppi di èlite derivano da questo. Sono affascinato dalla disciplina e dal cameratismo.
SN- Alcune delle sue èlite sembrano avere basi mitologiche. C'è forse un motivo religioso in questo?
DG- Questo è sicuramente vero. Tutti i miei libri hanno basi religiose. Sono essenzialmente cristiani. Io sono cristiano ed ho delle opinioni molto ben definite sul Cristianesimo. Per esempio Serbitar dei Trenta dice "Perchè sono io il capo?" Sicuramente lui è il capo perchè è il più debole. La Bibbia dice “gli ultimi saranno i primi”.
SN- Avrebbe scritto romanzi diversi se non fosse stato cristiano?
DG- Certo che sì. C'è uno scrittore, George G. Gillman, che scrive di Edge, un uomo che può rollare una sigaretta con una mano mentre sta stuprando una donna e tagliando la gola di molti soldati messicani. Se non fossi stato cristiano avrei potuto scrivere libri del genere, se ne avessi ricavato profitto. La Cristianità mi impedisce di farlo; penso che in questo modo potrei promuovere la causa del male.
SN- Si vede sempre come scrittore fantasy?
DG- Sto Scrivendo dei thriller al momento, ma quando li guardo bene penso che assomiglino molto a dei romanzi fantasy. Gli eroi non sono molto differenti, mi interessa solo che dei bravi ragazzi vincano il male, e le persone lo accettano meglio in un'ambientazione fantasy. Comunque penso che continuerò con il genere fantasy per il resto della mia vita: mi diverto troppo a scriverne!
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