IL SOGNO DI IMIZAEL
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IMIZAEL CALASTEI
Diario di Viaggio di Imizael Calastei


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Il mio nome è Imizael.
Il mio nome è Calastei.
Sono un’elfa.
Sono un’umana.
Sono Imizael Calastei, e sono una mezz’elfa.

Il nome che ho scelto di tenere è Imizael.

E' cominciato tutto molti anni fa, ma cosa sono gli anni per un elfo?
Non ricordo tutto, non voglio forzare i muri che la mia mente ha eretto a difesa del mio equilibrio mentale, perciò racconterò partendo da quando ripresi coscienza di me nel monastero di Lathander.

I sacerdoti raccontarono di avermi ritrovata davanti all'ingresso del loro monastero coperta di sangue non mio, ferita e delirante. Dopo alcuni giorni di convalescenza mi ripresi, solo per rendermi conto che nulla ricordavo o sapevo di me stessa. Dopo aver parlato con l’Abate Superiore, che non potè dirmi alcunchè sul mistero che mi circondava, provai a cercare nel mio equipaggiamento segni della mia identità, o almeno indizi per capire da dove venissi o quali fossero le mie capacità. Ma nè lo stocco, di magistrale fattura ed incantato, nè la perfetta e splendente armatura elfica, nè il violino di incredibile perfezione poterono farmi scoprire chi io fossi o cosa ne fosse stato della mia vita sino a quel punto, e così decisi di partire verso Waterdeep, che non distava molto dal monastero.

Lungo la strada venni assalita da un gruppo di briganti; durante lo scontro, che fu brevissimo e mi vide vincitrice, mi resi conto delle mie effettive abilità di guerriera.
Ebbi anche modo, alla sera, di suonare il mio violino, e senza rendermene conto due melodie scaturivano dalle sue corde, una dolce e bucolica e una violenta e minacciosa…

Giunta a Waterdeep, che era in notevole fermento in quei giorni, mi trovai a vagabondare per le vie della città, finchè non giunsi a una casa abbandonata che rievocava in me una strana nostalgia. Decisi perciò di entrare, e dopo pochi minuti venni assalita da un uomo, che mi accusava di essere una ladra. Chiarita la situazione, ebbi una enorme sopresa: costui era conosciuto come "Il Cinghiale di Tir", e mi conosceva da lungo tempo ormai.

Scoprii così da lui qualcosa sul mio passato: ero giunta a Waterdeep tempo prima, e il mio primo incontro con il Chinghiale di Tir era stato a dir poco disastroso: lui era sulle tracce di un'elfa malvagia, un’Eldreth Veluutra, e seguendo le sue tracce era giunto a me; dopo lo scontro si era reso conto del proprio errore, perchè una mezz’elfa non può certo essere una Eldreth Veluutra, ed eravamo divenuti amici. Di me e del mio passato non sapeva purtroppo nulla, nemmeno il mio nome.

Nei giorni che trascorsi a Waterdeep successero alcune cose: una sera venni attaccata da un gruppo piuttosto numeroso di elfi Eldreth Veluutra, il che in effetti mi diede da riflettere sulla coincidenza tra la loro presenza e il racconto del mio ritrovato amico; conobbi anche un uomo, un mercante del Cormir che sosteneva la mia incredibile somiglianza con una contadina del Cormyr da lui conosciuta, tanto che cominciò a chiamarmi come lei, Calastei.

Decisi di partire con la sua carovana, come sua guardia, e così conobbi due miei compagni di viaggio: il nano Cestus, di poche parole ed ossessionato dall’odio verso gli elfi dei boschi, e l’umana Zhen, una monaca viandante esperta nelle arti marziali.
Durante il viaggio nulla accadde di particolare, finchè non giungemmo in una città dove stavano per giustiziare un uomo per omicidio. Il caso attrasse la mia attenzione, poichè le vittime, le due figlie piccole, erano state trovate con spade conficcate nel cranio, come ad emulare il crudele simbolo degli Eldreth Veluutra. Una terza coincidenza, o forse destino? Decisi così di prendere ufficialmente le difese dell’uomo e mi concessero tre giorni per trovare il vero colpevole; Cestus e Zhen decisero di abbandonare con me la carovana e aiutarmi nel mio compito.
Le indagini ci condussero in breve tempo ad un gruppo di elfi che viveva nei boschi vicini alla città, e il loro capo confessò che nascondeva un Eldreth Veluutra tra loro. Concesse di consegnarcelo, se noi prima avessimo per loro ucciso un temibile drago verde (con cui peraltro si erano alleati per lungo tempo, ma che ora esagerava un po’ ed era divenuto scomodo).
Partimmo alla ricerca del Drago e lo sconfiggemmo combattendo assieme affiatati, e così il colpevole dell’omicidio si consegnò a noi. Scoprimmo che era a causa del suo malvagio operato che la famiglia di Cestus era stata trucidata, e i due perciò si sfidarono in un duello all’ultimo sangue. Cestus potè avere la sua vendetta, da lunghi anni attesa, e noi consegnammo il cadavere del colpevole alla giustizia della città, liberando il pover’uomo ingiustamente accusato.

Era però accaduto un altro fatto strano: dopo lo scontro col Drago si era avvicinata a noi una donna elfa, in pesante armatura scura, che dopo avermi chiamata Imizael mi aveva detto che, se avessi voluto recuperare la memoria, sarei dovuta andare in un luogo preciso di cui ci diede indicazioni, dove avrei scoperto tutto del mio sanguinoso passato.

Io e Zhen perciò ci separammo da Cestus, che aveva altri compiti, per scoprire cosa avesse a che fare il mio passato con gli Eldreth Veluutra. Giunte tramite un portale nei boschi che nascondevano al loro interno la nostra destinazione, ci imbattemmo in ..., un halfling valoroso a capo di un’intera spedizione di Arpisti. Costui -una volta spiegata la situazione- ci disse che a capo di quel numeroso gruppo di Eldreth Veluutra c’era nientemeno che un potente Lich, e ci propose un piano: noi due saremmo dovute introdurci nella fortezza per rubare il filatterio del Lich, mentre lui con il suo esercito avrebbe attirato fuori le forze nemiche.

Così facemmo, ma nella sala dove il filatterio era custodito trovammo ad attenderci la malvagia elfa che già avevamo conosciuto. Mi raccontò del mio passato, rivelandomi come io fossi stata per lungo tempo una degli Eldreth Veluutra più operativi, tanto da meritarmi il ruolo di braccio destro del malvagio Lich; non mi spiegò altro, però, poichè io furiosa per quanto scoperto la attaccai e ingaggiammo combattimento. Purtroppo si rivelò essere un avversario troppo potente, e con la sua ascia mi uccise in maniera violentissima. Mentre io morivo, Zhen tentò di fuggire con il filatterio, ma scoprì poi che era solo un falso.

Ho scritto metre io morivo, si, e fu quello che successe.
Ancora ora non so come potrei descrivere quello che provai alla mia morte, ma di certo fu disperazione. La mia anima si trovò con molte altre, in attesa di proseguire il suo viaggio, ma a differenza della maggior parte di loro io non avevo una fede, non avevo una divinità amica. Il mio terrore era grande, ma non cedetti alla tentazione dei diavoli che infestavano quel luogo nel tentativo di corrompere le anime dei morti lì riunite. Fui poi lentamente attratta verso il Muro, l’orrendo destino che mi si prospettava per la mia mancanza di fede. Posso dire con sicurezza che fu il momento peggiore della mia vita, non potermi opporre e assistere impotente all’inesorabile avvicinarsi della mia anima alla sua fine eterna.
Fu il momento peggiore della mia vita, ma fu seguito dall’evento più luminoso e gioioso che io vivrò mai: quando tutto mi pareva perduto, la mia anima fu salvata da una figura lucente, da una Dea radiosa e gentile, che mi prese per mano e riportò in vita il mio corpo.

La Dama Lucente, che scoprii poi essere la potente Dea Waukeen, mi resuscitò, e mi ritrovai al Suo fianco in una strana sala, piena di macchinari. Qui Ella mi spiegò il mio passato, cosa mi aveva portata alla mia situazione attuale e alla perdita di memoria: la vita malvagia di Eldreth Veluutra non era più ciò che volevo per me già da tempo, e nel mio cuore si faceva strada l’orrore per le malvagità da me stessa compiute. Mi stavo pentendo della mia vita, e quando decisi di abbandonare la strada del male venni scoperta dai miei “compagni”, che per punirmi mi fecero ciò che di peggiore si possa fare ad un elfo con le ideologie di Eldreth Veluutra: mi unirono ad un’umano. Catturarono nel Cormir la povera contadina Calastei, e la unirono a me tramite un terribile macchinario, lo stesso davanti al quale io e Waukeen ci ritrovavamo ora. La mia mente vacillò a lungo per lo shock, e a tratti le due personalità delle due creature che componevano il mio Io attuale essere tornavano alla superficie, creandomi dei forti scompensi mentali. Fu così che il Chinghiale di Tir, seguendo le tracce di Imizael, naturalmente si imbattè in me, e in seguito fu per colpa della mia follia che fuggii da Waterdeep e chissà dopo quali avvenimenti mi ritrovai al monastero di Lathander.

Quello che Waukeen mi offrì, dopo avermi raccontato il mio passato, fu la possibilità di scegliere: restare com’ero al momento o rientrare nel macchinario e scindermi nuovamente nelle mie due metà.
La scelta fu difficile, ma io decisi di restare com’ero, e di tenere il nome Imizael: un monito, a ricordarmi in eterno il mio passato e i miei errori, per aiutarmi a non compierli mai più.
Dopo la scelta, un lampo di luce mi avvolse e il volto lucente, da me tanto amato, della bella Waukeen scomparve alla mia vista.


Mi trovai all’improvviso in una zona sconosciuta, accanto ad una strada, e con me c’era uno strano gruppo di persone: un elfo arcere dall’aria piuttosto scontrosa, un bellissimo umano vestito da avventuriero, con un liuto al fianco, e –cosa che mi sorprese di più- c’erano Cestus e Zhen!

Quando chiarimmo la situazione, comprendemmo che tutti eravamo spariti dal luogo in cui pochi attimi prima ci trovavamo per ricomparire stranamente li riuniti. Poichè io prima del fatto ero in compagnia nientemeno che di una Dea, ero meno preoccupata degli altri.
Tranquillizzai Zhen sul quanto era successo, poichè lei mi aveva vista morire, e scoprii il disastroso esito della missiona degli Arpisti.

Il nuovo gruppo che formavamo viaggiando assieme era alquanto strano, ma Arkanis, così si presentò l’affascinante bardo, possedeva una lettera che spiegava –se il parlare per enigmi può essere chiamato spiegare- il fatto che fosse di vitale importanza per la nostra missione il restare uniti. Ci incamminammo così verso il centro abitato più vicino, e indagando scoprimmo infine di essere molto a sud, nell’Ahmn, e di essere addirittura a Spire Dorate, la città del commercio, la città del culto di Waukeen (fu allora che cominciai a capire che la mia salvatrice era Lei). Scoprimmo però che alcune caratteristiche non coincidevano con quando conosciuto da noi della storia dell’Ahmn e degli stati circostanti, e capimmo così di trovarci nel passato, nel momento storico di un anno precedente al nostro tempo, e per la precisione ci trovavamo nel periodo in cui la Dea Waukeen era sparita senza lasciare segni o tracce, lasciando parte dei suoi dominii alla Dea Liira.

Ci recammo allora dal Gran Sacerdote di Waukeen, il saggio Holy Coin, che era gravemente preoccupato per la salute di una delle Furie, caduta in una specie di catalessi mistica, in uno strano stato di semi incoscienza. Quando andammo a vedere se potevamo aiutarla, ella miracolosamente si riprese, svegliandosi di colpo e aggrappandosi disperatamente ad Arkanis, urlando frasi che allora ci sembrarono sconnesse, ma che alla luce di ciò che scoprimmo dopo rivelavano ciò che era successo alla Dama Lucente.
Grazie all’aiuto della convalescente Furia scoprimmo infatti che Waukeen era prigioniera del Signore dei Demoni Graz’zt, signore di vaste zone dell’Abisso. La nostra missione divenne quindi chiara: eravamo stati portati nel passato dalla forza divina, proprio per salvare la Dea dal suo Destino. Ci equipagiammo adeguatamente e ci preparammo a partire. Ricevemmo in dono dall’Holy Coin dei gioielli, uno ciascuno, che nel caso di nostra morte ci avrebbero riportati in vita. Senza quei gioielli solo io sarei sopravvissuta.
Nel terribile viaggio che seguì, scoprimmo che Graz’zt progettava di rubare alla Dea sua prigioniera i suoi poteri e dominii, sostituendosi a lei. La teneva nascosta bene, e fu difficile per noi affrontare il viaggio nell’Abisso.
Dovemmo prima superare la Scalinata che porta attraverso i piani di esistenza, e giunti nell’Abisso ci trovammo in una situazione di costante pericolo. Giunse in nostro aiuto un misterioso Tiefling, Zexadar, che era schiavo del governatore della città abissale in cui ci trovavamo e che si offrì di farci da guida se noi in cambio lo avessimo poi condotto con noi fuori dall’Abisso. Con il suo aiuto proseguimmo nella missione, affrontando talmente tante avventure che non potrei narrarle tutte; parte di esse sono così orribili che non voglio doverle ricordare, come la terribile scomparsa dell’arcere Douko, come la presenza di una spada malvagia al fianco di Cestus, la stessa spada che aveva posseduto l’elfo Eldreeth Veluutra che lui aveva ucciso in duello tempo prima, spada che creò contrasti tra noi.
Il nostro cammino si incrociò anche con quello del folle sacerdote di Sirik, Gildaar, che conducemmo alla strada del bene, aiutando così un personaggio vitale per la storia dell’Ahmn a redimersi, dando l’avvio alla sua vita di eroe del Bene.
Infine, riuscimmo a penetrare nelle segrete dove la Dea Waukeen giaceva, inchiodata con chiodi d’oro alla parete di una grotta. A sua guardia c’era un malvagio demone, un Marilith, e nel combattimento che seguì contro di lui caddero Cestus e Arkanis, e Zhen fu ridotta in fin di vita. Liberammo la Dea, e fuggimmo portando con noi il suo debole corpo e i corpi dei nostri compagni caduti. Nella fuga venimmo inseguiti dai mastini di Grazt, e per pararci la via di uscita Zexadar si sacrificò per noi. Per sempre ricorderò il suo nobile sacrificio.
Furono momenti terribili, ma li superammo. Waukeen riprese forze, e salvò dalla morte Arkanis e Cestus.
Ripercorremmo la scalinata magica al contrario, e ognuno di noi vide palesarsi dinnanzi a sè la possibilità di proseguire per la propria indipendente strada, che lo avrebbe portato al compimento del proprio destino. Nessuno di noi decise di accettare l’offerta, eccetto Cestus, che partì verso il proprio fato, a noi sconosciuto. La sua spada rimase dinnanzi a noi sulla scalinata, e così potemmo disperderla gettandola nel vuoto, dove non più cercherà il male degli Elfi.


Al nostro ritorno, ricevemmo i ringraziamenti dell’Holy Coin e di tutto il Clero di Waukeen, ma ci eravamo fatti un grande nemico. Il Signore dei Demoni Graz’zt non era certo contento del nostro operato.

A causa dello sbalzo temporale che avevamo affrontato dovemmo rimanere nascosti alla realtà per un anno intero e, perciò, venimmo accolti a Acque Lucenti, dimora di Waukeen, come ospiti d’onore. Conoscemmo qui anche la Sacerdotessa Herastea, che era grandemente felice di accogliere i salvatori della sua Dea e che da li in avanti ci accopagnò sempre.
Trascorso il periodo necessario, scoprimmo che il tempo e le sue vicende si incastravano perfettamente tra loro creando un circolo temporale perfetto: noi eravamo stati prelevati e condotti indietro nel tempo nel momento in cui, nella realtà contemporanea, Graz’zt dopo un anno di ricerche ci avrebbe trovati per vendicarsi. Così, per sfuggire alle sue ire, l’Holy Coin ci propose un piano...

A Spire Dorate ci presentò un Drow, Belgos, originario della città del Sottosuolo di Szit’Morkaine. Questi ci raccontò che nell’Underdark regnava uno stato di grande agitazione, poichè la Dea Ragno Lolth da tempo non comunicava più con le sue Sacerdotesse, nè concedeva loro incantesimi. Ciò stava mettendo a dura prova il regime matriarcale Drow e la sua stabilità, e la preoccupazione di Belgos era nata dal fatto che a Szit’Morkaine la Matrona della Prima Casata, per difendere il proprio potere anche senza il supporto di Lolth, aveva stretto accordi con il Signore dei Demoni Graz’zt. Belgos non voleva il dominio dei demoni sui drow, e così anche lui, come noi, necessitava la morte di Graz’zt. Le nostre strade si potevano unire sfruttando una parte dell’accordo stabilito tra il Signore dei Demoni e la matrona Drow: ella infatti avrebbe inviato cinque dei più valenti Drow maschi della città, un rappresentante per ogni casata, in qualità di fidate guardie del corpo di Graz’zt. Belgos sarebbe stato uno di essi. Se noi fossimo riusciti a sostituirci agli altri quattro Drow, saremmo potuti arrivare talmente vicini al Signore dei Demoni, a sua insaputa, da poter tentare di ucciderlo.
O questo, oppure il venire braccati per tutta la vita...

Nonstante fossimo restii a fingerci Drow e a tentare questo piano, alla fine accettammo. L’Holy Coin dovette tessere dei potenti incantesimi su di noi, dei Miracoli che ci mostravano come i Drow delle Casate di Szit’Morkaine, sempre tranne che all’esposizione diretta della luce del sole. Partimmo per la Città e ognuno di noi si sostituì al Drow relativo, ma non tutti con completo successo.
Comunque, in un modo o nell’altro, il piano proseguì. Le matrone ci assegnarono un compito da portare a termine per meritarci il ruolo di guardie del corpo di Graz’zt, e questo compito era il recarci a Maerimidra, città Drow molto lontana, per scoprire se anche li la Dea Lolth avesse smesso di comunicare con le sue Sacerdotesse, e per accertare le voci secondo cui la città era sotto assedio.

Così partimmo.
La prima parte del viaggio fu carica di tensione: nessuno di noi aveva potuto comunicare con i suoi compagni, perciò nessuno di noi poteva sapere se i Drow che lo accompagnavano erano i suoi amici trasmutati oppure i legittimi Figli di Casata, poichè nessuno aveva potuto sapere se gli altri si fossero sostituiti al loro bersaglio con successo. Alla fine, riuscimmo a scoprire le identità reciproche e con sollievo capimmo che eravamo tutti riuniti, anche se Arkanis era stato scoperto dalla Matrona Lich della sua casata, che gli aveva concesso il dono della vita purchè durante il viaggio lui avesse ucciso alcuni di noi, bersagli precisi per via della Casata. Ognuno di noi aveva un compito analogo, ma relegammo il problema di risolvere quella questione a missione compiuta.
Giunti nell’Underdark, ci imbattemmo nei primi segni che indicavano che qualcosa di terribile fosse successo a Maerimidra: proseguendo, capimmo pian piano che nella città, sfruttando il mancato contatto con Lolth, una schiera di seguaci della Dea Drow della Non Morte, Kiaransalee la Banshee Bianca aveva preso il potere, rovesciando il regime religioso.
Il maggior pericolo che corremmo in quella parte del viaggio fu quando attraversammo l’avamposto Drow di ..., dove dovemmo scontrarci con i figli della Matrona Irae Tsz’Arran, la seguace di Kiaransalee che ora governava Maerimidra. Riuscimmo con molta fatica ad “allearci” con l’Arcimago dell’avamposto, che avrebbe avuto vantaggio dalla caduta dei Tsz’Arran, e penetrammo nel Tempio dove risiedevano la vampira Dorina e suo fratello. Dopo che li uccidemmo, con molta difficoltà, scoprimmo che Irae stava preparando, in Maerimidra, un potente incantesimo: il Grande Redivivo, con il quale creare un enorme esercito di non morti.

Lasciato l’avamposto, proseguimmo a lungo per la strada che conduceva a Maerimidra.. grazie a un incantesimo di Herastea, potemmo seguire sempre i sentieri giusti e più brevi, ma il viaggio di due mesi non fu privo di pericoli.

Un altro “compagno” si unì a noi, il misterioso Waylanos, le cui stupefacenti abilità gli permisero di pedinarci per molto tempo senza farsi vedere, e di accertarsi così che i panni Drow che vestivamo non rappresentavano ciò che realmente eravamo. Questi era interessato a penetrare nel Castello Tsz’Arran per cacciare una creatura, una donna licantropo, con cui aveva dei trascorsi rancorosi. Si unì a noi, per trovare vendetta.

Finalmente, giungemmo alla città Drow. Qui, scoprimmo che le voci che le “nostre” Matrone ci avevano riportato a riguardo dell’invasione della città erano vere: Maerimidra era ancora sotto assedio, da parte nientemeno che di un esercito composto da Giganti, goblin, Ogre Magi e molte altre creature, giudato da Demoni (forse al servizio dello stesso Graz’zt!). Riuscimmo a penetrare nelle rovine della città che circondavano il Castello Tsz’Arran, e con la collaborazione di un gruppo di ribelli che incontrammo lì potemmo penetrare le difese del castello...








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Creato e curato da Paola Traversa - imizael.bladesinger@gmail.com
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